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Che idea abbiamo della realtà che ci circonda? Quale conoscenza abbiamo dei problemi delle persone oppresse e sfruttate che vivono attorno a noi? In quale misura riteniamo che le lotte possano anche essere uno strumento per tentar di far fronte a questi problemi? E poi, al di là della semplice retorica, in che termini ci sentiamo oltre che compagni anche parte di quella classe sociale con cui vorremmo ribellarci?
Il presente ci pone delle sfide, e queste sono alcune delle domande cui urge rispondere, per provare a scalfire «quell’ombra di irreversibilità che il capitalismo ha gettato sulle nostre vite».
Il testo che vi proponiamo, scritto da alcuni dei curatori di questo blog, tenta di addentrarsi in quest’ordine di problemi.
Constatando la difficoltà per molti compagni, passata una certa età, di continuare a lottare, anche a causa dei problemi legati alla propria vita quotidiana, ci si è domandati se proprio questi problemi non possano diventare occasioni di lotta.
Dopo aver cominciato a guardare la realtà con questa lente, quali terreni di scontro si aprono all’orizzonte? Come portare avanti delle lotte parziali che avanzano delle rivendicazioni, nel tentativo di produrre delle rotture nella normalità abbastanza ampie e durature da potervi respirare dentro? Per arrivare infine a domandarsi, con quell’audacia immaginativa spesso schiacciata dall’esistente: come, a partire da tutto ciò, tornare a parlare di Rivoluzione?

Se vi è venuta voglia di leggerlo e se volete scaricarlo potete cliccare qui.

macerie @ Dicembre 31, 2018

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