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Gli sfratti al tempo di Salvini

Diario

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Uno sfratto a sorpresa particolarmente violento, quello compiuto questa mattina dalle forze dell’ordine in via Brandizzo 4. Sono le otto e improvvisamente Joy sente dei colpi alla porta, neanche il tempo di uscire dal bagno e si ritrova dentro il suo appartamento vari sbirri in borghese. Gli agenti vanno decisamente di fretta e in poco tempo Joy viene portata di peso fuori dall’appartamento, malmenata e ammanettata. Stessa sorte tocca al figlio più grande, tornato di gran corsa dalla scuola per occuparsi dei due fratellini più piccoli, che inveisce contro gli agenti dopo aver visto il trattamento riservato alla madre. Entrambi finiscono alla Questura centrale dove passano parecchio tempo tra foto segnaletiche, impronte e ore d’attesa nelle celle di sicurezza. Da qui vengono poi trasferiti al commissariato di via Botticelli dove vengono dapprima perquisiti e poi divisi: il ragazzo, ancora minorenne, viene rilasciato con una denuncia per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, dopo che gli agenti avevano comunque tentato di farlo rinchiudere in una comunità; Joy invece viene trattenuta nelle cellette di via Botticelli in attesa di un processo per direttissima o di un  trasferimento in carcere, al momento non è dato saperlo.

A luglio di un anno fa Joy aveva già resistito a un tentativo dei carabinieri di sbatterla fuori di casa, chiudendosi in casa e chiamando amici e solidali conosciuti durante la lotta agli sfratti e per le occupazioni di case popolari, conquistandosi di fatto un anno di rinvio. Questa volta però la rapidità e irruenza dei poliziotti non ha lasciato scampo, spiccando per la particolare violenza messa in campo in un’operazione purtroppo abbastanza ordinaria. Di certo le costanti dichiarazioni degli ultimi mesi del loro boss sulla sacralità della proprietà e sulla necessità di procedere a ritmo serrato con gli sgomberi, unite alle nuove norme sulle occupazioni, li avrà caricati non poco. Senza contare che le lotte non godono di buona salute e non riescono ad opporre particolare forza.

Una brutta storia di ordinaria violenza di classe, quella verificatasi questa mattina in Barriera di Milano, che conferma una volta di più come, se non si riesce ad alzare al testa contro padroni e governanti, se non si riesce a opporsi alle loro deicisioni in maniera forte e determinata, il conto da pagare non risulta più leggero, ma rischia di essere sempre più salato.

Ascolta qui l’intervista con E., il figlio di Joy presente allo sfratto.

macerie @ Novembre 22, 2018

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