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Resistenze e quotidianità al Cpr - aggiornato

Diario

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I fine settimana dentro al Centro di c.so Brunelleschi non passano mai lisci.

Infatti il sabato e la domenica sono i giorni prediletti per l’irruzione delle forze dell’ordine nelle aree e la successiva deportazione di chi non ha le scartoffie in regola, come è accaduto lo scorso week-end. Negli ultimi mesi, come è stato riportato più volte, le espulsioni sono avvenute perlopiù ai danni dei tunisini, che all’oggi costituiscono la maggioranza nel Cpr torinese.

Il sabato appena trascorso venti poliziotti accompagnati dai lavoranti della ditta di gestione (la multinazionale francese Gepsa, specializzata nel fare profitto con i luoghi detentivi) sono entrati nell’area bianca per prendere tre ragazzi, ma hanno avuto da faticare perché nessuno di loro voleva dargliela vinta tanto facilmente: uno è salito sul tetto con una corda minacciando di impiccarsi, il secondo si è cosparso di merda per non farsi toccare, il terzo ha ingoiato lo shampo. Quello della merda è stato portato in carcere dopo essere stato avvolto con una telo di plastica, gli altri due pestati e portati all’ospedaletto. Gli altri detenuti mentre era in corso l’operazione hanno fatto casino lanciando quello che potevano contro i militari.

Non si conoscono ancora le accuse che hanno portato alla traduzione in carcere di uno dei ragazzi, dal cilindro dei codici avranno tirato fuori un’ipotesi accusatoria non troppo raffinata ma sufficiente. Vedremo nei prossimi giorni di che si tratta.

Dopo il breve periodo di Pasqua, con una relativa pausa nelle deportazioni, il viavai tra ingressi, uscite ed espulsioni sembra essere dunque ripreso a pieno ritmo. Nel Centro a piena capienza capita persino che qualcuno debba dormire su dei materassi buttati a terra nella sala mensa, come si può vedere dall’immagine che qualcuno è riuscito a inviarci da dentro e che riportiamo qui sotto. Per chi non lo sapesse, dentro ai Cpr per i detenuti non sono ammesse fotocamere, quelle dei cellulari vengono spaccate all’ingresso.

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Anche la situazione dei pasti è sempre ignobile, marci e con i soliti sonniferi dentro. Appena i reclusi mandano giù l’ultimo boccone arriva la catalessi. Come se non bastasse, vengono serviti fuori orario: la colazione intorno alle 11, il pranzo non prima delle 14. A occuparsene è di nuovo una multinazionale francese, la Sodexo, che in passato, parliamo del 2009, riforniva il vitto del Cie di Ponte Galeria a Roma e via Corelli a Milano. A Torino attualmente ha l’appalto in alcune mense universitarie, tra cui quella del Politecnico di c.so Castelfidardo. Proprio questa informazione fa sorgere un dubbio più che motivato: i pasti che vengono portati ai reclusi in c.so Brunelleschi sono forse quelli avanzati nelle mense a gestione Sodexo, come quella del Politecnico? Certo, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E a noi, che peccatori lo siamo di fabbrica, sembra proprio una strana faccenda che le confezioni che arrivano dentro contengano tutti cibi diversi, oltre a essere marcescenti. Che veramente l’azienda francese si prodighi a offrire tutta questa differenziazione di menù ci sembra poco compatibile con i loro profitti, mentre sembra più razionale che ai detenuti diano gli scarti.

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Aggiornamento del 30 aprile

Il ragazzo che era stato portato via dal centro dopo essersi spalmato le feci ha subito un giudizio direttissimo: un anno e un mese a piede libero, ragione per la quale è stato ricondotto in c.so Brunelleschi.

Gli altri ragazzi dentro informano che lui e i due che si sono opposti alla propria deportazione sono ancora all’ospedaletto per il pestaggio subito sabato dalle forze dell’ordine. Pare che mentre venivano malmenati dagli agenti, i lavoranti della ditta Gepsa stessero compiaciuti a guardare.

macerie @ Aprile 30, 2018

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