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Da zero a cento

Diario

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Il blocco del servizio di martedì scorso dei riders Deliveroo sembra aver ricalcato le mosse degli scioperi precedenti seppur, stando alle parole di alcuni fattorini, con una partecipazione di colleghi e solidali leggermente più allargata.

Circa una decina di lavoratori, quasi la totalità dei fattorini in turno per quella sera, e altrettanti supporters si sono riversati a piccoli gruppi per le vie del centro città, pedalando al ritmo della pioggia battente. Obiettivo non solo rifiutare gli ordini in arrivo ma recarsi nei vari ristoranti per intercettare altri colleghi, ignari dell’iniziativa o semplicemente crumiri, nel tentativo di convincerli ad aderire o quantomeno impedirgli di nuocere.

Cinque ordini inevasi, il servizio interrotto dall’azienda quasi a inizio serata e due riders ignari dello sciopero che, raggiunti dai colleghi, hanno deciso di aggregarsi sul momento. Ed è proprio in uno di questi due incontri che la presenza di solidali è stata determinante, poiché assieme alla manciata di colleghi recatisi al ristorante hanno potuto interloquire con il fattorino ancora in turno, spiegargli assieme le ragioni della protesta ma soprattutto mostrare una coralità e una volontà diffuse, non più prerogativa di quei “soliti lavoratori scontenti e casinisti”. Una coralità davanti alla quale continuare a lavorare sarebbe sembrato uno sgarbo tutt’altro che pacifico.

Come un disco rotto al primo giro, senza nemmeno il classico brusio di fondo dei vecchi vinili, continua il muro di silenzio dai vertici di Milano, la cui politica è ben rappresentata dall’atteggiamento tenuto mercoledì mattina, il giorno successivo all’interruzione del servizio, dai delegati dell’azienda in visita a Torino. Una decina di lavoratori si sono recati al classico Sportello Rider mensile, dedicato al cambio di materiale e alla oramai tradizionale pagliacciata della raccolta di lamentele e di inutili “riferirò”. Questa volta però i lavoratori hanno deciso di entrare in blocco nella stanza colloqui, chiedendo a gran voce una risposta alla mail appena inoltrata con le rivendicazioni legate allo sciopero del giorno prima. Lapidario il mantra ripetuto dalla responsabile dell’azienda, messa lì a fare da cuscinetto tra la nuova applicazione e la rabbia dei lavoratori: “Io posso parlarvi solo individualmente!”.
Entrare uno alla volta così da poter riportare, da buoni collaboratori, ognuno il proprio feedback. Nessun confronto collettivo, nessun riconoscimento né di una forza espressa né di una volontà comune, come se la monogamia con l’azienda imposta dalle piattaforme digitali non lasci altra strada che piegare i rapporti reali all’unica forma possibile: il rapporto di lavoro.

La cantilena continua imperterrita, ma con un disagio palpabile e crescente, sia davanti alle rimostranze più accanite sia davanti a quelle più pacate. Infine i lavoratori accorsi fanno capire chiaramente che non hanno intenzione di andarsene fino a che la responsabile non contatti, seduta stante, una delle sue “due linee superiori” (tali Fabrizio e Martino, quest’ultimo probabilmente l’Head of operations sig. Madelli). Chiara, la responsabile in questione, decide allora di acconsentire a patto però che la decina di riders esca dalla sala, condizione a cui i fattorini acconsentono con un po’ di ingenuità. Non si fa attendere infatti un taxi dove, nel giro di pochi minuti, salgono in fretta e furia i due burocrati aziendali, mentre decretano la sospensione dello Sportello Rider. Si verrà poi a sapere che anche la distribuzione del kit ai nuovi assunti, prevista per quel pomeriggio, è stata rinviata  per “problemi organizzativi” a data da destinarsi. Una data che, stando agli ultimissimi aggirnamenti, non arriverà mai visto che Deliveroo ha deciso, almeno per i neoassunti di Torino, di spedire direttamente a casa tutto il materiale (divisa , cassone, casco, ecc…) così da non dover più mettere piede, almeno per ora, nel capoluogo piemontese.

Difficile dare una valutazione anche solo parziale di quanto accaduto, del tentativo dei riders in lotta di interrompere l’attacco perpetuato dall’azienda alle condizioni di lavoro e soprattutto alle possibilità di sopravvivenza di questi lavoratori-a-zero-ore: da un lato la giornata di sciopero ha mostrato una forza, in grado di intercettare anche il malessere di una parte dei nuovi assunti, di ricostruire una minima abitudine alla lotta tra una “generazione” occupata in lavori con spazi di incontro e solidarietà tra colleghi sempre più risicati. La sospensione dello sportello ha a sua volta mostrato che è possibile, se si è uniti, quantomeno interrompere il normale funzionamento dell’azienda che allo stato attuale consiste, tra le varie cose, anche in una sfrenata politica di assunzione a cottimo, così da rendere ogni lavoratore estremamente sostituibile. Un funzionamento che, tuttavia, è in grado di riadattarsi e ristabilirsi molto velocemente con alcune semplici mosse dal quartier generale di Milano. D’altro canto il silenzio della controparte e l’incapacità dei riders di raggiungere anche solo dei minimi obiettivi che, per come è organizzato oggi il lavoro, sono interamente nelle mani di chi gestisce l’applicazione, rischiano di diffondere scoramento, soprattutto tra chi è indeciso se prendere parte o meno alla lotta.

Insomma occorrerà ingegnarsi ancora e, probabilmente, alzare un po’ il tiro. Ed è proprio qui che si palesa una cifra dei tempi cupi in cui viviamo, per quanto ricco di possibili imprevisti: dover mettere sul piatto cento per ottenere anche solo dieci, o uno. Danneggiare il più possibile la controparte anche solo per ottenere una semplice redistribuzione dei turni, affinché nessuno resti senza ore di lavoro o per garantire un risarcimento a un collega infortunato. Se, però, si riuscisse ad alzare il tiro, potenziando le reti di relazioni reali tra persone che lottano, fino a diffondere la buona abitudine di scatenare l’inferno ogni qualvolta si voglia cambiare anche solo un piccolo aspetto parziale, non solo diventerebbe un bel grattacapo per la controparte ma ci si approccerebbe a questo maledetto ‘mondo del lavoro’ con molta meno ansia e insofferenza.

macerie @ Marzo 28, 2018

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