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Riceviamo direttamente da Parigi e pubblichiamo questo breve testo intorno ad un processo che si aprirà tra qualche giorno contro quattro compagni e, soprattutto, intorno al business umanitario che, soprattutto di questi tempi, funziona a pieno regime da un lato e dall’altro delle frontiere.

Per Emmaus la repressione è più forte della solidarietà
Sugli arresti dei nostri 4 compagni e il dispositivo di accoglienza per i/le migranti

Martedì 11 agosto 2015, molti migranti alloggiati in un centro d’accoglienza Emmaus [nome di una nota associazione che gestice l’accoglienza in Francia ma che esiste anche in Italia, NDT] nel quattordicesimo arrondissement, hanno iniziato uno sciopero della fame. Alloggiati nel centro dal 28 luglio, giorno di un ennesimo sgombero dell’accampamento di lotta della halle Pajol, rivendicano migliori condizioni d’accoglienza e un’accelerazione delle pratiche d’asilo.
Il giorno successivo, 12 agosto, delle persone solidali, incontrate durante la lotta, sono state chiamate per verificare le condizioni del centro. Di fronte al rifiuto di trattare del personale di Emmaus, i/le migranti hanno deciso di occupare il centro per chiedere un incontro col direttore dell’OFPRA [l’ufficio francese che si occupa della protezione di rifugiati e apolidi, NDT], con un responsabile di Emmaus e con il municipio. In risposta hanno ottenuto un intervento massiccio della polizia.
Dal 2 giugno 2015, il comune di Parigi attua una politica di sgombero degli accampamenti cittadini e smistamento dei migranti in differenti centri d’accoglienza nella regione della capitale. È la soluzione preferita da tutte le autorità, che infatti ne decantano i meriti sui media. Inizialmente soddisfati, i/le migranti si sono rapidamente disillusi. Alcun* hanno addirittura preferito tornare negli accampamenti e ritrovare una vita collettiva piuttosto che ritrovarsi isolati e dispersi.
Nei centri d’accoglienza, le persone sono spossessate della loro vita e non hanno presa sulla quotidianità: coprifuoco, pasti imposti, divieto di visite… Sotto la copertura dell’umanitarismo, i centri d’accoglienza sono di fatto un metodo di gestione e sorveglianza delle popolazioni. Divengono progressivamente uno strumento di controllo e di smistamento dei richiedenti asilo, una frontiera supplementare per i/le migranti. Ovunque si trovino dei/delle migranti, lo Stato reintroduce delle frontiere e, come in altri paesi europei, la Francia cerca di imprigionare i richiedenti asilo. Un centro d’accoglienza aperto recentemente si situa addirittura dentro il complesso detentivo di Vincennes.
Per gestire questi centri, lo Stato delega a delle associazioni (Emmaus, Aurore, France Terra d’Asile, Groupe SOS…) che in cambio ricevono generose sovvenzioni. Ad esempio, nel 2013 Emmaus ha ricevuto 30 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche. Dietro le buone intenzioni si nasconde il business dell’umanitarismo: maggiore è il numero di centri d’accoglienza affidati alla gestione di un’associazione, maggiore saranno le sovvenzioni monetarie per quello stesso gruppo. Succede così che le associazioni non cerchino di risolvere i problemi delle persone che prendono in carica, perché senza quelle persone non avrebbero senso di esistere. Finanziate dallo Stato, le associazioni sono in realtà il braccio umanitario del potere nella guerra agli indesiderabili.
In seguito all’occupazione del centro e all’intervento della polizia di mercoledì 12 agosto, quattro persone sono state fermate e messe in stato di arresto, accusate di sequestro di persona [ai danni del personale di Emmaus, NDT]. Dopo 48 ore al commissariato e 20 ore al “dépot”, tutti e quattro gli arrestati sono stati liberati sotto controllo giudiziario (divieto di incontrarsi) in attesa di un processo per “sequestro di persona” e “rifiuto di sottomettersi a prelievi biologici” che si terrà il 9 ottobre.
Repressione e controllo giudiziario hanno per obiettivo la paura e l’isolamento, ma la solidarietà con i/le migranti non si indebolisce!
Libertà per tutti, con o senza documenti!

macerie @ Ottobre 4, 2015

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