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«Quasi un anno fa la Procura di Torino ha fatto arrestare noi e altri compagni, ed è riuscita a farci tenere sei mesi in cella o agli arresti domiciliari per aver lottato con tanti uomini e donne perché tutti abbiano una casa in questa città. Il prossimo 21 maggio ci presenterà invece il conto anche per decine di altri episodi di lotta per i quali non è riuscita – o prevede di non riuscire – a farci punire come e quanto avrebbe desiderato: questa volta chiederà al Tribunale di sottoporci alla sorveglianza speciale, grazie alla quale spera di recuperare il terreno perduto e di forzare l’inefficacia del diritto penale nel contrastare i conflitti sociali e punire chi vi partecipa.
È di questo che stiamo parlando, difatti, è di questo che parlano i fascicoli che la pubblica accusa ha prodotto per l’occasione: in quelle pagine non ci sono solo le
biografie devianti di otto sovversivi, ma il ritratto di una città divisa e delle lotte che la attraversano. Da un lato chi ha tutto: il denaro, la forza della legge e pure gli strumenti della conoscenza. Dall’altro chi ha sempre di meno, schiacciato tanto all’angolo da considerare un privilegio avere un lavoro precario e sfruttato e un pericoloso concorrente chi è più precario e sfruttato di lui, chi vive ancora più di espedienti, chi è ancora più privato della cultura e della capacità di immaginare un mondo diverso. È sulle asprezze di questa frattura che abbiamo poggiato lo sguardo, e dalle scintille che ne scaturiscono che ci siamo lasciati scottare. Ci siamo schierati tutte le volte che abbiamo potuto e con i mezzi che avevamo, anche quando schierarsi voleva dire commettere reati. Per non commetterne avremmo dovuto voltare la testa quando una famiglia veniva sbattuta fuori di casa; ignorare le lotte di uomini e donne chiusi in gabbia perché troppo poveri per essere stranieri; essere altrove quando uomini messi al lavoro come schiavi si ribellavano ai propri padroni o quando truppe bene armate cercavano di imporre opere utili solo ad ingrassare affaristi e politici. Avremmo dovuto mettere a tacere, insomma, quel senso di giustizia che ognuno di noi si porta dentro e che viene offeso ogni giorno dalla violenza della legge e della economia.
E invece abbiamo scelto di non tacere. Di più, abbiamo sempre pensato che si possa, e si debba, mettersi in mezzo concretamente: l’abbiamo fatto in pochi quando eravamo da soli; in tanti quando altri erano con noi e da singoli gesti di resistenza si è riusciti a costruire una lotta che facesse ritrovare agli esclusi la forza di resistere, intravvedendo intanto la possibilità di vivere diversamente, senza ingiustizie sociali e sfruttamento.
La Procura ci dipinge come i capi di una congrega di malfattori, noi che non abbiamo mai voluto né ubbidire né comandare, oppure come degli incorreggibili. Chiedendo al Tribunale di punire noi pochi che saremo in aula il 21 di maggio vorrebbe in realtà spaventare i tanti che rimarranno fuori, nella speranza di prevenire che nelle strade ci sia ancora chi propone agli sfruttati di contendere il terreno portone dopo portone, metro dopo metro, a chi li costringe ad una vita di esclusione.
Se gli uomini del Tribunale le daranno ragione sarà un gioco tutto sommato facile per i questurini tenerci sotto stretta sorveglianza una manciata di anni. Ma dubitiamo che altri si lasceranno spaventare e siamo certi che, con noi o senza, resistenze e conflitti continueranno a dare grattacapi ai padroni di questa città, e alla Procura con loro.
Qualunque sarà la decisione che prenderanno, allora, avranno solo perso tempo.
»

 

Questa che avete appena letto è la dichiarazione preparata dai compagni che la Procura di Torino vorrebbe sottoporre alla Sorveglianza speciale. Dopo vari rinvii l’udienza, a porte aperte, è stata fissata per questo giovedì 21 maggio, dalle ore 10 nell’aula 4 del Palazzo di giustizia. In aula ci saranno sette compagni, e non otto come vi avevamo annunciato qualche mese fa: uno aspetta ancora la notifica del provvedimento, per cui contro di lui il Tribunale procederà separatamente.

Non ci dilungheremo qui a parlarvi più approfonditamente di questa misura, di come e perché secondo noi Rinaudo e compagnia abbiano deciso di richiederne tanto ampiamente l’applicazione in città: su questo vi rimandiamo a quel che abbiamo già scritto (1, 2) e detto (3, 4) in passato. L’unica novità che non vi abbiamo ancora comunicato è che, proprio come è successo a Saronno, anche tre delle quattro richieste di sorveglianza fatte dalla Questura di Bologna contro dei compagni sono finite con un buco nell’acqua; della quarta non si conosce ancora l’esito, mentre è giunta la notizia di una quinta richiesta. Procure e questure, insomma, lavorano alacremente ma fino ad oggi senza alcun risultato: vedremo come andrà a Torino. Aspettando l’udienza, però, vi riproniamo “Che sarà sarà (perché la Sorveglianza speciale non fermerà le lotte)”, il corto sull’argomento che già vi avevamo presentato a febbraio.

 

macerie @ Maggio 19, 2015

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