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Più di una consueta domenica

Diario

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Sono le due di pomeriggio quando le prime camionette di celere iniziano ad allontanarsi da Piazza della Repubblica. Doveva essere il grande giorno della cacciata degli abusivi da Porta Palazzo, territorio d’investimento della Compagnia di San Paolo, della Lavazza, della scuola Holden e dei vari padroni che tirano i fili dei processi di riqualificazione urbana. Gli assessori Curti e Mangone avevano già cantato vittoria e credevano di aver pensato a tutto. Per l’occasione vigili urbani e polizia erano stati mobilitati da sabato notte, disposti ai quattro angoli della piazza a controllare che nessun abusivo osasse posizionare il suo telo. A dar manforte ai civich, domenica mattina presto era giunta la celere, accompagnata dagli immancabili agenti in borghese del commissariato e della Digos. Per occupare la piazza ed evitare sorprese, la Giunta comunale e gli uomini di The Gate avevano sfoderato la loro ultima trovata, un ricco programma di iniziative chiamato Scopri Porta Palazzo: dalla musica ai giocolieri, dai cani addestrati alle bancarelle vintage, senza farsi mancare pizzette e calzoni fritti. La cacciata degli abusivi e di tutti quelli che abitualmente frequentavano il mercato, poveri non spendibili in termini di promozione del quartiere, era stata da tempo accompagnata da una becera campagna mediatica. Negli ultimi mesi diversi cronisti locali si sono più volte scagliati contro quello che viene considerato il suk torinese: un mercato di «immondizia e merce di dubbia provenienza», animato da «zombie e disperati», presentato come un ostacolo degradante e indecoroso alla tanto agognata riqualificazione del quartiere.

Ma la giornata è andata diversamente da come avrebbero voluto Comune, The Gate e Questura. Se al mattino presto sembrava che l’operazione di desertificazione della piazza fosse riuscita e a parte la polizia in piazza non c’era praticamente nessuno, nel giro di poche ore la situazione è rapidamente cambiata. Proprio quando gli agenti erano pronti a cedere il posto a saltimbanchi e ammaestratori di cani, un numeroso e rumoroso gruppo di abusivi entra in piazza: non sono tantissimi, ma sono ben determinati a riprendersi lo spazio che gli era stato tolto. Qualche ora prima all’Ex Scalo Vanchiglia, l’area abbandonata vicino al Cimitero Monumentale dove il Comune ha deciso di relegare il mercato domenicale, la situazione era piuttosto concitata. «Qui si possono vendere solo i topi» dice un abusivo con i piedi immersi nel fango, «ci hanno messo vicino ai morti!», grida qualcun altro. Altri lì vicino aggiungono ironizzando: «Quel cancello sembra la dogana, anzi no sembra Auschwitz» riferendosi al fatto che l’area è completamente recintata e l’unico ingresso è presidiato dai vigili, impegnati a distribuire un regolamento che stabilisce cosa si può vendere e cosa no. Data la situazione insostenibile in molti si trovano d’accordo sul fatto che l’unica cosa da fare sia tornare in Piazza della Repubblica. Così verso le nove del mattino si forma una corteo di auto e furgoni che tra fischi e strombazzate di clacson intona il coro «Tutti a Porta Palazzo!». Arrivati in piazza gli abusivi occupano subito la tettoia dei casalinghi; i celerini, presi un po’ alla sprovvista, scendono dalle camionette con fare minaccioso, iniziando a mostrare scudi e manganelli. Dopo un po’ di indecisione, qualcuno in mezzo agli abusivi inizia a stendere un telo e a esporre la propria roba, e quando altri timidamente seguono l’esempio un piccolo mercato inizia a prendere vita. Altri ancora non hanno il coraggio di piazzarsi, ma allo stesso tempo non se ne vogliono andare, e restano lì a discutere su cosa fare per le prossime settimane.

La piazza è semideserta, ma comunque divisa in due. Gli unici luoghi popolati sono le due tettoie che riparano dalla pioggia, quella dei casalinghi e quella dei contadini, due mondi completamente diversi a pochi metri di distanza tra loro: da una parte decine di abusivi con i loro teli e la loro merce di dubbia provenienza, dall’altra poche bancarelle che espongono costosi oggetti d’artigianato di dubbio gusto. Una parte della piazza è animata da vivaci discussioni sul futuro del mercato abusivo, nell’altra Ilda Curti, assessore alla Rigenerazione Urbana nonché ex presidente di The Gate, è costretta a constatare il fallimento dell’iniziativa che avrebbe dovuto risolvere definitivamente il problema abusivi. Da una parte i poliziotti mostrano i muscoli, ma non hanno il coraggio di intervenire, dall’altra passeggiano sorridenti con le mani in tasca, a difendere quattro bancarelle per radical chic. Sembra essersi formata una frattura che delimita una frontiera basata sulla distinzione di classe; gli unici incontri possibili sono rapide incursioni: alcuni frequentatori del mercato, presenti per dar man forte agli abusivi che non vogliono lasciare la piazza, vanno a stringere ironicamente la mano all’assessore complimentandosi per la riuscita l’iniziativa; contemporaneamente qualche giovane presente in piazza per le iniziative di Scopri Porta Palazzo, più o meno consapevole del reale scopo della giornata, si fa un giro a visitare il pericoloso suk che Comune e The Gate volevano allontanare.

Poco dopo le due di pomeriggio gli ultimi abusivi lasciano la piazza. Il mercato per oggi è finito, quasi nessuno ha venduto granché: complice la giornata di pioggia e la massiccia presenza di polizia in molti han preferito tenersi alla larga. Sotto la tettoia dei contadini alcuni saltimbanchi resteranno un po’ più a lungo, nell’angolo più nascosto di una piazza rimasta per tutto il giorno mezza deserta. Al momento nessuno può sapere con certezza cosa succederà in piazza la prossima domenica. La macchina delle trattative è già in moto, qualcuno vocifera di incontri in Comune per trovare soluzioni che mettano d’accordo tutti e anche la Questura è già al lavoro, con i soliti metodi fatti di minacce e promesse. A rimescolare le carte quando i giochi sembravano fatti è stato un gruppo di abusivi ostinati a non farsi cacciare: incuranti della presenza minacciosa di decine di agenti in assetto antisommossa, hanno scelto di riprendersi quell’angolo di piazza diventato così strategico per i nuovi assetti della città. Un piccolo ma coraggioso gesto di resistenza, un piccolo ma significativo pezzo di quel conflitto che ogni giorno si può incontrare nelle strade di Porta Palazzo.

macerie @ Aprile 27, 2014

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