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Deve essere faticoso, di questi tempi, fare l’Ispettore di polizia dentro uno dei tanti Cie italiani. Certo, ci sono dei periodi in cui gli ingranaggi della macchina delle espulsioni girano ben oliati e veloci: ingressi e deportazioni a ciclo continuo, poche ed episodiche liberazioni, al massimo qualche gesto di autolesionismo che macchia di sangue il selciato dei cortili e che ti obbliga a chiamar l’ambulanza… ma è sangue che si lava via velocemente, e al quale i questurini sono tanto abituati da restare indifferenti. Un lavoro da ragionieri più che da poliziotti, che consiste soprattutto nel far coincidere le visite consolari con gli orari degli aerei e delle navi delle deportazioni e nel compilare statistiche ad uso del ministero degli Interni e dei giornali.

Ora però, e da molti mesi oramai, governare la vita del Centro non è mai tanto semplice. La resistenza dei reclusi è continua e ben organizzata, così come i tentativi di fuga e le sommosse; i reclusi non sembrano farsi intimidire più di tanto dai manganelli che i militari di guardia tengono sempre ben in mostra alla cintola. Allora i ragionieri in divisa devono ritornare ad esser sbirri, e sbirri dalla testa fina, che lavorano di manganello e di minacce ma pure d’astuzia al fine di prevenire ogni intoppo.

E così in questi giorni, intanto che facevan saldare lastre di metallo a rinforzare le reti e i cancelli più volte violati nell’ultimo mese, i funzionari della Questura hanno studiato accorgimenti nuovi per riuscire a costringere reclusi tanto riottosi a quei rimpatri di massa previsti dai nuovi accordi con la Tunisia. Intanto, ed è un metodo già in auge da tempo, quelli considerati più caparbi vengono messi in isolamento, in modo da restar divisi dai propri compagni ed essere più deboli; poi, i funzionari hanno tessuto una fitta rete di menzogne, giurate e spergiurate dagli agenti di guardia: «state tranquilli, state per uscire, fra poco sarete liberi…»; ancora, ostacolare i contatti con l’esterno quando è il momento della partenza e ci potrebbero essere resistenze: da qualche giorno allora, le batterie dei telefonini vengono ricaricate sempre e solo di quel tanto che basta perché questi restino accesi durante il giorno e vengano riconsegnati ogni sera ai militari per essere nuovamente ricaricati nella notte (cosa che ovviamente, i reclusi non possono far da sé). E poi gli orari: la gente da deportare non viene più svegliata all’alba e fatta preparare con relativa calma, ma viene invece tirata fuori dalle gabbie all’improvviso, in piena notte e proprio quando nessuno ha il telefono, e distribuendo pure qualche bastanata affinché tutti si lascino fascettare le mani e caricare nei pullman verso l’aeroporto. Per il resto la modalità è la solita: voli speciali, probabilmente i soliti delle Poste Italiane, due poliziotti ogni prigioniero, uno scalo a Palermo per espletare le formalità consolari e poi via, tutti a Tunisi.

Con questo sistema, dettaglio più dettaglio meno, son stati portati via una vagonata di prigionieri tunisini l’altroieri notte da via Corelli a Milano e ventisei da corso Brunelleschi la notte successiva.

E poi Ismael. La polizia si è ingegnata ed è riuscita a portar via pure lui senza intoppi: portato via dalla cella in piena notte, senza che potesse chiamar nessuno, cellulare sequestrato fino all’imbarco, doppia scorta. Vi daremo altri dettagli del suo viaggio nei prossimi giorni, se ce ne saranno di più. I suoi amici, che sono stati un po’ il cuore delle mobilitazioni contro al Cie delle ultime settimane, intanto hanno già lasciato scritto che «se pensano di aver risolto il problema si sbagliano di grosso!!! Noi continueremo a lottare senza tregua e paura, per tutti gli Ysmael chiusi lì dentro…» Un bel messaggio, che dà l’idea di come si possa radicare socialmente la lotta contro i Centri e di quanto poco abbiano seminato paura le cariche dell’altro sabato.

Un altro fatto, poi, sempre nel senso dell’allargamento della lotta e del coraggio. Al termine della manifestazione che si terrà questa mattina a Torino, un gruppo di studenti medi libertari ha proposto di spostarsi davanti al Centro e di dar vita ad un presidio. L’appuntamento è per le 13,30 in corso Brunelleschi all’angolo con via Monginevro.

Aggiornamento ore 20.00. Bello, rumoroso e partecipato il presidio di oggi al Cie di Torino. Un centinaio di persone sparse tra le siepi di corso Brunelleschi a urlare, fischiare e battere pali. E di queste cento, almeno una ottantina erano… minorenni, provenienti dal corteo degli studenti medi che aveva appena finito di sfilare nelle strade del centro. Molti di loro sicuramente non avevano mai visto prima di oggi le mura di un Cie, con le reti e le gabbie che si intravedono dietro: e già solo per questo chi ha avuto l’idea di far circolare la proposta in corteo ha speso bene il proprio tempo. Vedremo nei prossimi mesi se questa presenza nuova rimarrà solo una questione di numeri e di età dei militanti interessati all’argomento oppure se saprà portare con sé un allargamento sociale della complicità con le lotte dei senza-documenti (siamo sicuri, tanto per dire, che ci sono sempre prigionieri che hanno un pezzo di famiglia radicato in città, con tanto di ragazzi che frequentano le scuole). Ma questo è un altro discorso.

macerie @ Ottobre 7, 2011

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