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Notte di rivolta

Rassegna Stampa

Torino, 23 settembre
«Rivolta al Cie, 9 agenti feriti
Scontri con la polizia: dieci clandestini arrestati ma di altri 12 si perdono le tracce

Volano le palline da tennis oltre le reti del Cie di Torino. Le apri, e dentro ci sono piccoli fogli di carta. Con le disposizioni scritte in arabo. E’ il segnale della rivolta, che vorrebbe essere sincrona con gli altri centri e anche per protesta dopo il caso Lampedusa. I telefonini servono per comunicare sugli aspetti più politici.
Ma quando oltrepassi il muro e corri in una città sconosciuta bisogna sapere dove andare, dove cercare rifugio. C’è un’organizzazione in grado di accogliere e nascondere gli evasi. I messaggi contenuti nelle palline servono a quello, per la logistica della fuga. Le lanciano un esiguo gruppo di anarco-insurrezionalisti torinesi che - in accordo con altre realtà radicate soprattutto nel Nord Est, a Bologna e nel Lazio - stanno portando avanti da mesi la campagna contro i centri di detenzione.
E l’altra notte, nel Cie di Torino, una cinquantina di ragazzi tunisini tenta un’evasione di massa. Ci riescono in 22, 10 vengono arrestati per danneggiamento e resistenza, 9 i feriti nel presidio interforze. Tre poliziotti, quattro carabinieri, un soldato e un milite della Croce Rossa. Danni gravi. Dall’inizio dell’anno, questa nuova struttura costata undici milioni di euro, considerata un modello da seguire, non solo per le comodità (aria condizionate, tv, mensa, infermerie e altro) ma anche per l’aspetto più simile a un residence che a una prigione, ha subito danni per oltre centomila euro. Però, proprio per queste caratteristiche speciali, si riesce a fuggire con più facilità.
Il capo dell’Ufficio stranieri di Torino, Rosanna Lavezzaro spiega che “i lacrimogeni non sono stati usati, solo gli idranti”. Venti giorni fa erano fuggiti dal Cie altri 12 tunisini, 2 gli arresti. Qualcuno era riuscito a consegnare loro, come nei film di Totò, dei seghetti per tagliare le sbarre. Sospetti? Tutti concentrati sugli attivisti che organizzano le manifestazioni di sostegno sotto le reti del Cie, in grado accogliere 180 persone. Slogan, urla, scritte sui muri. A proposito: tutte le sezioni sono ormai esaurite, non c’è spazio per nuovi arrivi, almeno in teoria.
Mauro Maurino, manager di Connecting People, che si occupa della gestione di alcuni centri e di altre situazione di emergenza, dice che “tra fine settembre e ottobre potrebbe arrivare una nuova grande ondata di immigrazione clandestina dalle coste tunisine”. Perchè? “Semplice. Laggiù ci sono le elezioni, ci sono trattati da rinnovare, vicini alla scadenza. Tanti si stanno preparando a partire. E le nostre strutture sono già tutte in overbooking. Lasciando perdere, per carità di patria, le vicende di Lampedusa”.

La Stampa Torino

Torino, 23 settembre

«“La nostra vita rovinata dal Cie”
Pozzo Strada, un quartiere in rivolta contro il centro di corso Brunelleschi: «L’altra notte è stata una guerra». I residenti convivono con degrado e paura, scende anche il prezzo delle case. «E la sera non si può più uscire»

«E voi non vi vergognate?». L’hanno scritto qualche settimana fa sui muri di corso Brunelleschi. Vernice nera sui palazzi che sovrastano il Cie. Non vi vergognate ad accettare quel che succede là dentro senza fiatare? No, non si vergognano. Però hanno paura. Ma non degli immigrati rinchiusi dentro il Centro di identificazione. Hanno paura di quel che succede intorno. «L’altra notte qui sotto c’era una guerra. Ho visto tutto dalla finestra. Sono arrivate una decina di persone. Gridavano “libertà, libertà”. Poi ho sentito dei botti. Non so che cosa fosse. Sono rientrata in casa. Io sono anziana, vivo sola, tremavo come una foglia».
Quando parlano del Cie i residenti non hanno nome. Troppa paura. Chi si è esposto ha subito minacce. «Mi hanno suonato al citofono: bastardo, la prossima volta saliamo di sopra», racconta un signore. Corso Brunelleschi è un mondo a due facce. «Di giorno è tutto tranquillo. Arrivano quando fa buio, spesso tardi». Chi? «Gli anarchici. Si piazzano davanti al muraglione e iniziano a lanciare di tutto all’interno. Urlano, battono contro i pali. Fino a qualche anno fa, d’estate, la sera ci sedevamo sulle panchine del viale, fino a mezzanotte. Ora non usciamo nemmeno per portare a spasso il cane. È cambiato tutto».
Qualcuno ha provato ad andarsene. Non ha trovato nessuno a cui vendere casa. Alex Pavanello fa l’agente immobiliare in corso Monginevro, appena girato l’angolo. «Questa è una bella zona, le case si vendono. Lo chiamiamo mercato interno: chi abita qui, se si sposta, lo fa nel perimetro del quartiere». Ma da un po’ non tutto ha lo stesso valore. I dati Tecnocasa dicono 2200 euro al metro quadrato in quel frammento di Pozzo Strada. «Non intorno al Cie», assicura Pavanello. «Lì non si sale sopra i 1800 euro. E ai piani bassi è ancora peggio».
La verità, raccontano di fronte alle scritte che incitano alla rivolta, è che questa storia è nata male. «Non dovevano farlo qui, in un quartiere popolare, in mezzo alle case. L’altra sera c’erano macchine della polizia ovunque, gente che correva da tutte le parti. Trovarsi in strada al momento sbagliato è pericoloso». Dal balcone di casa, una ragazza ha visto una sua coetanea. «Era sola in macchina. Si è bloccata, non sapeva più che fare». Ieri pomeriggio nel cortile della scuola media Palazzeschi, in via Lancia, i ragazzi hanno trovato un tunisino con una gamba sfasciata. Era caduto tentando di scavalcare. Forse è uno dei fuggitivi, forse no. Ma la psicosi gioca brutti scherzi e la voce che gira nel quartiere non conosce dubbi: è uno di loro.
Dicono che raccoglieranno le firme, ma non sanno a chi portarle e cosa chiedere. Il Cie non chiuderà. Lo sanno. L’hanno ampliato da poco. «Non possiamo rassegnarci», dice un’anziana. «A me i ragazzi chiusi là dentro fanno tenerezza. In un Paese civile posti così non dovrebbero esistere. Però ci sono. E allora che li proteggano. Che proteggano chi abita intorno. Schierino le forze dell’ordine lungo il perimetro, non solo davanti all’ingresso. Sempre: giorno e notte. Almeno quello».

La Stampa

 

Torino, 23 settembre

«Trasferire l’ex-Cpt e sgomberare i centri sociali

Leggi l’articolo de Il giornale del Piemonte

 

Torino, 23 settembre

«Cie, venti in fuga dopo la rivolta

Notte di violenza: calcinacci e modbili contro le forze dell’ordine, 9 feriti

Leggi l’articolo di La Repubblica

 

Torino, 23 settembre

«Notte di rivolta al Cie, 22 clandestini in fuga. Feriti agenti e militari

Cinque ore di battaglia nel centro e in strada. Fermati altri dieci stranieri, due in manette.

Leggi l’articolo di Torino Cronaca

macerie @ Settembre 23, 2011

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