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Diario, Rassegna Stampa

Bari, 31 luglio 2010 - Due giorni fa nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari-Palese è scoppiata una protesta. Una trentina di persone lì detenute, gli “ospiti”, hanno distrutto alcuni edifici, ferito sei agenti tra carabinieri e militari, per riparare poi sui tetti. Sei persone sarebbero in questa occasione riuscite a fuggire. La settimana scorsa nel Cie di Torino un immigrato tunisino ha inscenato una protesta simbolica, contro il rimpatrio previsto a breve, rimanendo sul tetto per quasi una settimana. Meno di quindici giorni fa dal centro di via Corelli, a Milano, sono fuggiti tre stranieri, mentre, in quello di Gradisca si è verificato un tentativo fallito. A sentire di tutte queste proteste viene da pensare che si tratti proprio di ospiti molto poco riconoscenti. La loro permanenza nei Cie è stata infatti prolungata dal pacchetto sicurezza 2009, fino a raggiungere i sei mesi, senza escludere la possibilità di prorogare ulteriormente il periodo di soggiorno. Il risultato finale è, nella maggioranza dei casi, l’espulsione coatta. Per tutti gli altri un foglio di via e il passaggio a una condizione di assoluta marginalità. Ma a questo punto i conti non tornano. Chi sono gli altri? E chi sono questi ospiti che inscenano le proteste? E chi sono i 210 trattenuti a Ponte Galeria? Andrebbe chiesto proprio al ministro Ignazio La Russa che, sabato scorsa a Orvieto, ha dichiarato: “nei Cie non c’è nessuno” e poi – visto lo sguardo esterrefatto del sottosegretario Alfredo Mantovano – ha aggiustato: “non c’è pressoché nessuno”. Ma, allora perché investire soldi e fatica nella realizzazione di un nuovo Cie vicino a Verona se, le tredici strutture già presenti, sono deserte?

(l’Unità)

macerie @ Luglio 31, 2010

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