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Sono qui…

Diario

«Qui, è molto dura!
Poco fa, c’era molta gente, fuori, che gridava “Libertà! Libertà!Libertà!”. Anche noi abbiamo gridato “Libertà! Libertà! Libertà!”. Poi è arrivata la polizia. Ci hanno calmati. Subito dopo, un tipo ha mangiato delle lamette e delle monete da 50 centesimi. È caduto a terra. Ha vomitato. Lo hanno portato in infermeria. Gli hanno dato una medicina. Non hanno nemmeno chiamato l’ambulanza!
Qui, è una merda!
Il cibo ci viene sempre dato al limite della scadenza. Oggi, a mezzogiorno, il cibo era datato 14 luglio! Ho mangiato solo il pane ed il formaggio. Il cibo puzza! Se lo mangio, vomito. Oggi, c’era della carne, l’ho messa in bocca, poi l’ho vomitata! Ho perso 7 chili da quando sono qui.
Sono passato davanti al giudice, mi ha dato 15 giorni. Mia moglie ha pianto. È incinta di 4 mesi. Ha detto al giudice che aveva bisogno di me. L’avvocato invece non ha detto niente! Ero arrabbiato, ho gettato il foglio con la sentenza. Lo sbirro mi ha colpito. Arrabbiandomi, mi sono fatto male ad un braccio. Tornando dal tribunale, la polizia mi ha messo nel furgone. I poliziotti mi hanno dato dei colpi. Non riuscivo a respirare. Sanguinavo, il poliziotto mi ha messo una maschera. Il sangue ci è andato sopra. Lo sbirro mi ha detto: “Se mordi la maschera, ti metto nella macchina, vedrai cosa ti succederà”. Mi hanno portato a Chatelet [centro di Parigi, NdT]. Ho chiesto perché. Ho capito che era perché ho spaccato una porta. L’ASSFAM [Association Service Social Familial Migrants, un’associazione di aiuto agli immigrati, NdT] mi dato un pezzo di carta che diceva che la polizia mi ha picchiato. Lo hanno visto. I poliziotti mi hanno preso da parte come un cane. Mi hanno detto: “Chiudi il becco! Vedrai cosa ti capiterà!”.
Ho un problema di salute che mi causa dei dolori. All’infermeria mi hanno dato delle pillole per dormire. Ho detto: “No, non voglio queste pillole”. Mi sveglio la notte a causa dei dolori. Ho chiesto di andare all’ospedale. Mi hanno risposto: “No, non ci vai. Non sei tu che decidi”.
Volevo chiamare il padrone, perché non mi paga. Dice che non ha soldi. Quelli dell’ASSFAM mi hanno detto che loro non possono farci niente. Mia moglie ha cercato di chiamare, lui diceva che era partito in vacanza. Poi, non sono più riuscito a trovarlo al telefono. L’altra associazione (l’OFII) l’ha chiamato. Il padrone ha avuto un po’ paura. Mi ha dato 100 euro sui 5000 che mi deve.
Ho una moglie, è incinta di 4 mesi. Non siamo ancora sposati, perché lei è minorenne. È venuta a farmi visita, ma mi hanno vietato di toccarle la mano. Sono rimasto una settimana senza scarpe. Ieri, mia moglie me le ha portate.
Ho chiesto l’asilo politico perché se vengo espulso, finisco in prigione perché non ho fatto il servizio militare e anche perché sono partito dal Paese in barca (senza visto), cosa vietata.
Sono qui, ho perso il lavoro. Sono lontano da mia moglie.»

Testimonianza di un detenuto del CRA di Vincennes (Parigi) - 14 luglio 2011

da Indymedia Parigi

macerie @ Luglio 16, 2011

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