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L’ultimo autunno

Diario

I documenti che vi proponiamo qua sotto sono stati prodotti e distribuiti nelle strade - poi riportati in sedi telematiche - durante l’ultima ondata di mobilitazioni studentesche l’autunno passato. Non è umanamente possibile riportare tutte le scartoffie che ci son passate tra le mani o sotto agli occhi. Per questo abbiamo scelto riportare proprio questi. Una selezione che non è dettata dal rigore di impostazioni ideologiche o dalla totale condivisione dei contenuti. Più modestamente, ci sembra che da questi foglietti emergano delle esigenze, esigenze che più di altre si son rivelate effettive/efficaci. E nella policromia (che come si sa, alla fine compone un solo colore) del movimento studentesco, non è poco.

San Paolo 3

E quindi, abbiamo intravisto, magari più nei toni che nelle parole, delle linee di fuga:

- L’essersi lasciati alle spalle tutto il campo grigio e viscoso della rappresentanza, palude in cui si dibattono leaderini, strutture, vertici, servizi d’ordine e direttive. Con essa, è andata persa un poco anche la necessità della (auto)rappresentazione, ovvero la faticosa costruzione di identità politiche, lavoro che passa dal rapporto con senati di facoltà, giornalisti, sociologi, fotografi, mamme e papà.
- L’abbandono delle richieste, in cui i diritti si controbilanciano con i doveri, e imboccare gioiosamente la via della riappropriazione, cioè mettere in campo, in situazioni in cui davvero ne va di qualcosa, pratiche incisive. Incisive, cioè capaci di tagliuzzare la liscia coltre di normalità che ricopre la vita dello studente medio in quanto studente medio.
- La consapevolezza che lo studente è molto di più e molto di meno di ciò che dice di essere: molto di più perchè, dopo i libri e gli esami, è, come tutti, immerso in rapporti sociali che eccedono Palazzo Nuovo e la Sapienza; molto di meno perchè la sua lotta specifica non interessa proprio a nessuno, oltrechè a se stesso. E quindi ha provato ad aprirsi al mondo, e mettere da parte l’etichetta-schermo che lo rinchiude nella gabbia della lotta parziale.
- La capacità nuovamente, o per la prima volta, di agire eticamente: ovvero trovarsi di fronte ad un dilemma, saper scegliere proprio in quel momento il da farsi. Traducendo: la non-violenza è etica, in questo senso, nel momento in cui si ha una pietra in mano e un poliziotto davanti. Solo in quel momento si può scegliere davvero cosa fare o non fare.

Ecco cosa si è trovato in queste pagine. Difficile affermare che ciò che è poi successo abbia trovato origine in queste parole, ma per questo pochi trovano la ricetta giusta…

 

macerie @ Gennaio 26, 2011

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