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Dalle strade di Redeyef, o di Annaba, fino a Lampedusa e a Torino. Dalle fabbriche di Brescia, o dalle gabbie di un Cie, fino ai sobborghi di Tunisi o a Boumerdès. In mezzo navi traballanti, fili spinati, sfruttamento bestiale, manette e poliziotti di scorta. Le vicende di questo proletariato in eccesso che, sballottato da una costa all’altra del Mediterraneo, si ostina a vivere e a ribellarsi, nelle voci dei corrispondenti di Radio Blackout.Sabato scorso, un racconto della rivolta algerina fatto dall’interno da un ex-recluso del Cie di Torino, protagonista delle mobilitazioni dei prigionieri nell’inverno passato in corso Brunelleschi e adesso, oramai deportato, parte della folla che ogni giorno è scesa in strada nel nord dell’Algeria per una settimana intera:Oggi, forse l’avete già ascoltato, un recluso di corso Brunelleschi che mentre ci parla dello sciopero della fame dentro al Centro ci parla anche del suo paese, delle lotte e della repressione bestiale di queste ore:E poi un compagno cabilo, ex-dj della nostra radio, che racconta del movimento algerino e che ragiona intorno alle sommosse della settimana scorsa e alla grande insurrezione del 2001:E, per la serie “intifada ovunque”, scarica stampa e diffondi queste locandine in italiano [1] [2] e in arabo [3] [4].

macerie @ Gennaio 13, 2011

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