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Tigri di carta

Diritto e rovescio

30 novembre. Dalle 8 di lunedì sera fino alle 8 di martedì mattina, dodici ore passate nella Questura di Torino rischiando di essere espulso dall’Italia, e senza neanche passare dal Cie. È successo a un compagno francese, fermato dalla Digos “per un normale controllo” mentre si trovava al parco del Valentino assieme ad altri due giovani compagni italiani. Portati in via Grattoni per i soliti accertamenti, salta fuori - ma guarda un po’ - che il compagno francese si era guadagnato un bel foglio di via dall’Italia, in seguito allo sgombero del Palazzo Occupato.

E così, in silenzio, senza la noia di dover avvisare un avvocato o un congiunto, la burocrazia questurina si mette all’opera. Perché deportare un “cittadino comunitario”, anche se più facile che arrestarlo, è comunque un lavoraccio: bisogna scrivere al Ministero degli Interni per richiedere gentilmente un ordine, oppure ripiegare sulla Prefettura se sua eccellenza il Ministro è impegnato chissadove, e poi mandare un fax al Tribunale per cercare un Giudice disposto a controfirmare il tutto. Insomma una fatica e un gran disturbo per tutti quanti, ma ne vale pur sempre la pena se si tratta di levarsi un sovversivo dalla scatole, e niente è impossibile per i solerti scribacchini della Questura. Peccato che quel branco di teste di legno non fosse stato informato che quel famoso foglio di via, la carta su cui poggiava tutto il loro castello, era stato… sospeso per un ricorso. E se ne sono accorti solo quando un avvocato si è dovuto disturbare a portargli la “sospensiva” sulla scrivania, costringendoli a lasciar andare il compagno, e soprattutto a buttare tutto quel popò di carta nervosamente dentro al cesso.

macerie @ Novembre 30, 2010

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