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Di pace?

Diario

Ore 10.40, Bologna. «Un gruppo di solidali è entrato nell’edificio dei Giudici di Pace di Bologna con striscioni, volantini e megafono per sostenere le/i reclusi in lotta del Cie di Via Mattei.
Si è saputo in queste ultime ore che una quindicina di immigrati sono stati trasferiti in altri Cie a seguito della rivolta di sabato 17 a Bologna quando, oltre a iniziare lo sciopero della fame, era stato dato fuoco a letti, sedie e masserizie varie.»

Leggi il volantino che stanno distribuendo.

Ascolta  la diretta trasmessa da Radio Blackout:


Aggiornamento. Usciti dall’ufficio dei Giudici di Pace, i solidali con i senza-documenti in lotta sono stati fermati dagli agenti della Digos che, chiamati nutriti rinforzi, li ha perquisiti e ha sequestrato loro striscioni e volantini. Tra identificazioni e notifiche, gli uomini della polizia politica hanno tenuto in strada i compagni e le compagne per circa quattro ore: tutto il tempo per far arrivare giornalisti e curiosi e rendere l’iniziativa ancor più rumorosa…

  Solidarietà con le/gli immigrati in sciopero della fame

 

Da sabato 17 aprile le/i reclusi del Centro di Identificazione ed Espulsione (ex Cpt) di Bologna sono entrati in sciopero della fame per protestare contro il prolungamento a sei mesi del tempo di detenzione e contro le condizioni disumane che sono costretti a patire ogni giorno. Sabato, stremati dall’angoscia di dover restare rinchiusi senza nemmeno capirne la ragione, hanno dato fuoco alle misere masserizie che vengono loro fornite.

In questo genere di Centri finiscono persone che hanno la sola colpa di non possedere il permesso di soggiorno. La convalida per l’internamento, il prolungamento della “pena” di due mesi in due mesi, l’espulsione e il reato di clandestinità vengono sentenziati dai Giudici di Pace (di Pace?). Basta una loro firma per rubare fino a sei mesi di vita a una donna o a un uomo solo perché non sono italiani. È per tale motivo che oggi si è scelto questo luogo per richiamare l’attenzione sul trattamento razzista che viene riservato a coloro che entrano in Italia con «le mani vuote e le tasche vuote», come ci ha detto un ragazzo recluso sottolineando come invece gli «italiani le armi   le portano eccome in giro per il mondo con le loro guerre!».

Sebbene il reato di immigrazione clandestina sia amministrativo, come una multa, chi viene rinchiuso in un Cie non può uscirne. Sono dei lager dentro i quali i soprusi si ripetono incessanti e feroci, si va dall’indifferenza per qualunque necessità i detenuti manifestino, ai pestaggi se protestano, alle molestie e stupri su donne e trans, alla somministrazione, nel pessimo cibo spesso pieno di vermi o scarafaggi, di psicofarmaci affinché rimangano sedati. Con le nuove leggi, in vigore dall’agosto scorso, si è introdotto il reato di clandestinità che rende definitivamente impossibile la vita delle/degli immigrati nel “Bel Paese” ed è stato prolungato a sei mesi il trattenimento nei Cie. Questa gente deve lavorare per gli italiani e sparire quando non serve più.

Nella tua città c’è un Lager - Fino a quando vuoi restare complice?

C.I.E. – Via Mattei 60, Bologna, tel. 051 6027521/ fax 051 531344

macerie @ Aprile 21, 2010

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