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«Maroni schiavista, schiavista di merda»

Diario

rosarno 4Nel pomeriggio un gruppone di giovani si materializza in mezzo al popoloso quartiere torinese di San Salvario, proprio di fronte alla solita sede della Lega Nord di largo Saluzzo. Qualcuno entra, con in mano una tenda da campeggio ed una missiva da inviare al ministero degli Interni: la tenda è presto montata, nella stanza un po’ angusta e gremita di vecchi. Inviare lo scritto, invece, è più complicato: alla scrivania dove è appoggiato il fax c’è il responsabile che sbraita e protesta e telefona nervosamente alla polizia, mentre toglie i fogli dalla macchinetta. Da bravo difensore dell’Europa cristiana, dopo pochi secondi e con un gran «Porco Dio!» il leghista tira un furioso cazzotto sul tavolo facendo perdere qualche pezzo al fax rendendolo inutilizzabile. Niente da fare, allora: la missiva al Ministro sarà consegnata a mano, magari dagli agenti della Digos che arriveranno anche questa volta troppo tardi. Sopra c’è scritto che Maroni è uno «schiavista di merda» e si ricordano i fatti di Rosarno, gli stranieri rastrellati con l’inganno e trattenuti dentro a tende da profughi nel Cie di Bari in attesa dell’espulsione. Ancora qualche minuto a riempire di insulti i leghisti, e i nostri sono di nuovo fuori dalla sede insieme agli altri che intanto hanno tirato fuori striscione megafono. Si parte in corteo per il quartiere, riempiendo l’aria di slogan e i muri di manifesti.

 

Si parla di Rosarno, certo, ma anche della morte di Mohammed a San Vittore e del processo per il rogo di Vincennes in corso a Parigi. Arriva anche una pattuglia con i lampeggianti, che i manifestanti dribblano senza difficoltà. Come sempre a San Salvario, i passanti si fermano, commentano, approvano, si mettono a parlare: fino a quando, in piazza Madama Cristina, il piccolo corteo scompare nel nulla.

 

Ascolta il racconto che ne fa un redattore di Radio Blackout:

 

Leggi il fax intestato al ministro Maroni.

(Ah, dimenticavamo un piccolo particolare. Preso dal panico per non essere stato in grado di difendere il buon nome di un Ministro indifendibile, Luigi Sinatora, il responsabile della Lega Nord di Largo Saluzzo, ha puntato per un breve attimo un paio di forbici contro uno dei contestatori entrati nel suo ufficio. Noi non abbiamo niente da ridire, per carità: al Ministro i manganelli e i blindati, all’attempato scagnozzo le armi bianche. Ma lui forse qualche perplessità se l’è fatta venire, visto successivamente  ha rilasciato lunghe e poco convinte dichiarazioni sulla saldezza dei propri nervi)

macerie @ Gennaio 25, 2010

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