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Una mezzoretta fa ci è arrivata una telefonata da dentro uno dei Cie qui del nord Italia: gira voce, ci hanno detto, che in via Corelli sarebbe morto un recluso, suicida. E proprio mentre cominciavamo a fare qualche verifica abbiamo rintracciato in rete questo lancio di agenzia:

«Un trasessuale brasiliano di 34 anni, bloccato domenica scorsa perché irregolare, si è impiccato nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Per uccidersi ha usato un lenzuolo, fissato alle sbarre della finestra della sua stanza al Cie. Il cadavere è stato scoperto intorno all 15,30 da un altro immigrato trattenuto nel centro, che ha dato l’allarme.

 

Secondo la prima ricostruzione, il transessuale sarebbe entrato nella sua stanza attorno alle 14 e da quel momento nulla di strano è stato notato fino alla tragica scoperta del suo gesto. Liberato dalla stretta del lenzuolo, il trans è stato subito portato in infermeria dove sono iniziate, senza esito, le manovre rianimatorie. Quando è arrivata l’ambulanza, il rianimatore non ha potuto fare altro che constatare la morte. Ignota al momento la causa del suicidio. La polizia tiene a sottolineare che in questi giorni il Cie non è particolarmente affollato.»

Aggiornamento ore 23.oo. E già. Nel reparto trans di via Corelli, riaperto da pochissimo, una reclusa si è impiccata. Era stata catturata cinque giorni fa e, dai racconti che siamo riusciti a raccogliere fino ad adesso, prima di uccidersi avrebbe chiesto senza essere ascoltata di essere trasferita in un’altra sezione.

Ascolta questo racconto a più voci, raccolto da Macerie per Radio Blackout, di alcuni reclusi di via Corelli:

Aggiornamento 26 dicembre. Un rumoroso presidio di fronte al Centro porta, questo pomeriggio, la solidarietà degli antirazzisti milanesi ai reclusi di via Corelli. Un altro, più piccolo e improvvisato, si era svolto già ieri sera. Mentre fuori dai cancelli si batte e si fa rumore, da dentro si infittiscono le telefonate e si chiariscono i fatti di questi giorni. La reclusa suicida era in “isolamento” perché ultimamente era un po’ troppo agitata: il suo passaporto era in mano alla persona sbagliata, che la terrorizzava. E se arrivi dal Brasile, e sei trans, e sei nelle mani di questurini bugiardi il tuo passaporto è una questione di vita o di morte. E poi un fiume di storie, un po’ dal “reparto trans” di via Corelli appena riaperto, un po’ dal reparto delle donne: tentativi di suicidio, scioperi della fame, disperazione e prepotenze della polizia.

Ascoltate queste due testimonianze agghiaccianti, raccolte telefonicamente dalle redattrici di “Silenzio assordante”, la trasmissione di Radio Onda Rossa  dedicata alle lotte nei Centri: 

macerie @ Dicembre 25, 2009

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