Ultime Notizie

Decoder

Diario

Sempre più inviperiti per non poter più guardare la televisione, i reclusi del Cie di corso Brunelleschi a Torino oggi per protestare hanno gettato tutta l’immondizia per terra e hanno impedito l’ingresso agli addetti alle pulizie. Il Direttore del lager, con disprezzo, dice loro di chiedere il decoder “ai vostri amici che vi telefonano.” E Torino Cronaca ironizza sulle “assurde pretese di chi non dovrebbe neppure essere in Italia.” Ma al posto di leggere l’editoriale di Andrea Monticone, leggete la storia di un recluso nel Cie di Torino, tratta dal sito Fortress Europe.

Durante il liceo lavoravo come magazziniere in un consorzio agrario, a Porcari, in provincia di Lucca. Ci andavo quasi ogni pomeriggio. Con un ciclomotore Grillo. E spesso mi fermavo a fare miscela dall’unico benzinaio di strada, davanti allo stadio comunale, prima del ponte sul Leccio. Sono passati dieci anni. E confesso che mi ero persino dimenticato dell’esistenza di quel benzinaio. Ma poi stamani ho ricevuto una telefonata da un ragazzo di Agadir. Si chiama H., mi chiamava dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, dove è rinchiuso da quattro mesi. Parlava lento, con la bocca impastata di quando in infermeria abbondano con gli psicofarmaci. Gliel’ho chiesto quasi svogliatamente, in quel momento avevo altre cose urgenti da fare. Dov’è che ti hanno preso? A Porcari ha risposto. Allora ho messo da parte le carte su cui stavo lavorando e gli ho chiesto qualche dettaglio in più.

Lavorava al benzinaio. Al benzinaio davanti allo stadio comunale, prima del ponte sul Leccio, quello dove ai tempi del liceo facevo miscela al Grillo quando andavo a lavorare al consorzio agrario a Porcari. Era in Italia dal 2005, sbarcato in Sicilia. Ma in Europa c’era già stato nel 2002, per un anno, in Francia, per un corso di formazione professionale in informatica, dopo le scuole superiori, entrando con un visto regolare per motivi di studi. Parliamo in italiano e in francese. L’hanno fermato il 16 giugno alla stazione di Porcari. Una volante della polizia era intervenuta per bloccare un balordo ubriaco. Ma è finita che si sono portati via pure lui, che stava lì a guardare, in attesa del treno delle 22:12 per Lucca. Dalla questura l’hanno spedito in Calabria, al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lamezia Terme. Doveva uscire il 16 agosto. Ma una settimana prima, l’8 agosto, è entrato in vigore il pacchetto sicurezza che ha prolungato da due a sei mesi il limite del trattenimento nei Cie. Quando il 14 agoto è scoppiata la rivolta, con un incendio appiccato nelle sezioni del Cie calabrese, lui si è tagliato le braccia con una lametta di rasoio dopo aver bevuto un bicchiere di bagnoschiuma. Ma l’unico risultato che ha ottenuto è stato un trasferimento. Da Lamezia a Torino.

E a Torino ha festeggiato il suo venticinquesimo compleanno. Lo scorso 19 settembre. E li ha festeggiati con un’anestesia locale al pronto soccorso, dove gli hanno levato i due denti rotti dai pugni in faccia. A colpirlo è stato un militare italiano. Uno di quelli che vigilano il Cie di Corso Brunelleschi. Con un futile pretesto, la sera del 13 settembre. Da quel giorno questo ragazzo ha paura. Tanta paura che si imbottisce ogni mattina con 30 gocce di Minias e ogni sera con 60 di Valium. Ma gli psicofarmaci non gli restituiranno la libertà che questo paese gli ha tolto. Né diminuiranno l’onta dell’espulsione, di un ritorno da perdente in Marocco, dalla madre e dai fratelli più piccoli.

macerie @ Ottobre 10, 2009

Spiacente, al momento l’inserimento di commenti non è consentito.