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Un grido da Gradisca

Diario

Un grido di disperazione dal Cie di Gradisca d’Isonzo. Nel pomeriggio alcune camere sono aperte e, quando è ora di rientrare, inizia un diverbio tra i poliziotti e i reclusi. Una porta è rotta, la polizia si inalbera, accusa i reclusi e minaccia di picchiarli con i manganelli. I reclusi esplodono: sanno che l’unico modo per non farsi fare del male dalla polizia è farsi male da soli e in sei o sette cominciano ad urlare e a tagliarsi. La polizia si ritira, e guarda scorrere il sangue da lontano. Era solo da alcuni giorni che la direzione del Centro aveva cominciato ad allentare un po’ il regime di massima sicurezza applicato sui detenuti sin dalla grande rivolta di inizio agosto.

Ascolta il grido dei reclusi di Gradisca:


Aggiornamento. La porta della quale si parla nell’intervista era rotta perché un recluso l’aveva spaccata per provare a scappare. La sua fuga, purtroppo, non ha avuto esito e la ventilata rappresaglia della polizia - che se l’è presa con tutti i reclusi - ha fatto scoppiare questa protesta disperata. Forse il nervosismo della polizia era dovuto ad un’altra fuga, riuscita!, avvenuta un paio di giorni fa e della quale nessuno aveva ancora dato notizia.

macerie @ Settembre 14, 2009

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