Ecco come difendersi
Incontro in biblioteca di appassionati
"Come difendersi dagli attacchi ai computer"
GIANLUCA MONASTRA A PAGINA II
NIENTE nome, deve bastare il nickname, cioè il soprannome. Nessun gruppo di lavoro, ma solo una lista di posta elettronica. Pochi contatti, meglio un messaggio sul computer. Più semplicemente una dozzina di esperti di informatica, qualcuno per professione altri solo per hobby, che si è trovato nella biblioteca di via dell'Olivuzzo, fra vecchi testi e documenti della guerra partigiana, locandine di fiere e corsi di pittura, per «difendere il diritto alla circolazione libera e gratuita del sapere attraverso il computer». Questo è l'Hacklab, e nessuno si sogni di definirlo ritrovo di pirati informatici. «perché è tutta un'altra cosa». E cioè: «Hacker è colui che vuole mettere le mani su nuovi strumenti tecnologici della comunicazione in modo da comprenderne funzionamento e potenzialità, per realizzare qualcosa di geniale che li migliori». Nemmeno due mesi di vita, già qualche iniziativa alle spalle. Come quella di ieri, una giornata interamente dedicata alla sicurezza in rete. Dalle undici di mattino a sera. Video accesi, una rete locale allestita per l'occasione, l'opportunità di offrire contributi e conoscenze. Partendo da un presupposto: difendersi scoprendo come si attacca. «In pratica - dicono - abbiamo dato a chiunque la possibilità di imparare, oppure spiegare agli altri, le tecniche con le quali è possibile forzare computer collegati in rete e quindi poterli difendere». In più di cinquanta si sono presentati nella biblioteca-laboratorio, prima esperienza in tutta Italia.
Studenti e appassionati, età media sotto i trent'anni, ambiente modello sala lezioni alla facoltà di ingegneria. Per tutti loro, un menù di basi teoriche e configurazioni di programmi in modo da proteggere il proprio computer da occhi indiscreti. Necessario per difendersi, è scoprire i trucchi per penetrare nei segreti altrui. «Più che necessario - replicano all'Hacklab - è inevitabile. La costruzione del nostro scudo deve passare attraverso la conoscenza dei meccanismi di attacco. Non c'è altra strada. Del resto mica puoi dare la patente a qualcuno obbligandolo a garantire che non farà mai un incidente».
Metafora per spiegare che si corre sul filo, rischiando uno slalom a cavallo fra quello che si può e quello che non si può fare. «Proprio per questo - continuano - ci impegniamo ad organizzare incontri così. Per insegnare la legislatura specifica, comprendere ciò che discrimina il legale dall'illegale. L'etico dal non etico».
Prima della sicurezza in rete, l'Hacklab aveva dedicato una serata ai brevetti software. Nei prossimi incontri invece, toccherà all'arte applicata al computer - e viceversa - e alla conoscenza dell'Mp3, standard per la compressione dei file musicali che permette una riproduzione molto vicina a quella garantita dall'uso dei Cd.
Sala parto dell'Hacklab è stato l'Hack-meeting di Roma organizzato qualche mese fa, dal quale venne lanciata l'idea di partenza: diffondere questo tipo di esperienza in più zone possibili. «A Firenze - spiegano - è stato possibile grazie alla biblioteca popolare dell'Olivuzzo». Punto di ritrovo (con tremila libri, tutti donati, dove dicono: «Da venti anni il nostro spazio è un luogo aperto chiunque. Abbiamo ospitato mostre di pittura, corsi di inglese, feste ed escursioni, dibattiti sull'Aids e proiezioni dei film, adesso tocca ai computer». E al laboratorio dei senza-nome «perché non importa saperlo, anche fra di noi ci chiamiamo col nickname, è sufficiente, persino più sicuro».
Riquadro al lato.
Un meeting informatico al mese e un sito per il progetto
L'HACKLAB di Firenze è nato lo scorso settembre. La sede è all'interno della biblioteca popolare in via dell'Olivuzzo, al numero 174 (telefono: 055/73.98.850).
Esiste un indirizzo e-mail per contatti di posta elettronica:
hacklab@firenze.linux.it. Il sito ufficiale (http://firenze.hacklab.org) è composto da un paio di pagine che spiegano progetto ed idee, illustrano appuntamenti e calendario dei vari incontri. L'obiettivo alla base dell'esperienza è mettere in piedi almeno un meeting al mese, dove confrontarsi e offrire nuovi strumenti di conoscenza sull'informatica.