Il 3 febbraio presso la Casa del popolo di san Giusto a Scandicci (Fi) si è svolto un incontro su rete e informazione dal basso. Se ne possono trovare scarne notizie su http://firenze.linux.it/~leandro/hacklab - l'hack lab di firenze è stato l'ospite. L'iniziativa testimonia il bisogno della crescita di una riflessione all'interno di quel circuito di esperienze italiane che manifestamente rappresentano la "memoria storica" e le più interessanti e "forti" esperienze in rete. Alcune, mi pare, erano assenti, come tactical media crew - http://www.tmcrew.org/ - e Av.a.Na. di Roma - http://www.ecn.org/forte/hckm2000/frameset.htm -, ma non era una chiamata di appello generale, solo un passo. E' nel senso di un contributo a questa riflessione che può essere letto questo articolo. Gli elementi di nuova determinazione dello scenario sono fondamentalmente due: primo, la diversificazione e la concentrazione di grandi corporation dei media e, secondo, l'avvento di Internet in modi più "popolari" e lo sbarco qui delle grandi corporation. Come mai accaduto nella storia della comunicazione (dove la lotta si è sempre e solo posta in termini di concentrazione e distribuzione di potere e di controllo) oggi attorno l'informazione ruotano fondamentalmente esigenze dell'economia - e la new economy ne è in buona misura caratterizzata. Il tramite, la rivoluzione strutturale che ha determinato questo passaggio, è la tecnologia informatica e in buona sostanza la rete. L'informazione è oro e la corsa ai titoli del Nasdaq sembra quella dei cercatori di Chaplin verso l'Alaska. Se raffrontiamo un personaggio come Hearst, l'adombrato Citizen Kane di Orson Welles, ai manager dell'accordo Aol-Time credo si possa avere un senso figurato della continuità e dei mutamenti in questo secolo e nel suo scorcio riguardo il potere nell'informazione. Forse solo adesso sta cambiando la forma della preghiera mattutina dell'uomo moderno da quando Hegel parlò, con un velo di disgusto, della lettura del quotidiano come orazione: l'accensione del computer e la connessione in rete (da chi controlla la posta a chi verifica l'andamento delle Borse a chi sguarda le notizie dal mondo) sono i nostri primi gesti pubblici d'ogni giorno, il passaggio dall'intimità alla vita sociale. Non per tutti è così, per molti è già significativamente così. Per tutto questo tempo (circa due secoli) ci siamo comportati come i contemporanei del filosofo di Jena (1806). D'altronde, è nel Settecento che si codificano la filiera produttiva della carta stampata e dell'editoria in genere come noi ancora la conosciamo e quella categoria di "opinione pubblica" ormai poco praticabile. La diversificazione e la concentrazione di testate (l'accordo Aol-Time è l'esempio più evidente, presto seguito da dinamiche simili ovunque, che da noi assumono l'aspetto dei maggiori quotidiani in rete come veri e propri portali con servizi molteplici) comportano una capacità da parte dei grandi media di fornire informazioni sempre più dettagliate, sempre più rapide, sempre più geograficamente minuziose e in forme (media) differenziate per pubblici differenziati. Comportano certo una "coazione a ripetere": un piccolo recente esempio è stato il "levantamiento popular" in Ecuador da tutti trattato come un coup d'état (il web di Carta è andato fuori dal coro, vedi http://www.carta.org/agenzia/index3.htm). Comportano anche un enorme "potere d'archivio", cioè la gestione e il controllo di risorse importanti, di "memoria informativa" (il mercato dei contents) per fare ricerca, consultare dati, valutare vicende ed evoluzioni nel tempo, tutte cose che nel costruire e dare notizie hanno un peso specifico. In relazione con questo, l'ingresso massiccio delle corporation dei media in Internet proprio nel momento della sua espansione sta estinguendo la sua fase sperimentale, avventurosa: la sinergia tra spettacolo, intrattenimento, televisione via cavo o satellitare o via etere, carta stampata che questi grandi media "mettono sul mercato" della rete è davvero impressionante (realizzando quel nesso tra broadcasting e networking che finora sembrava non colmabile). Di fronte a quest'invasione ed invadenza è evidente a tutti - anche piccola editoria, autoproduzione, stampa di lotta - che la questione non si pone solo nella forma e nei contenuti con cui si pose a tutte quelle esperienze di radio libere che alla fine degli anni settanta e nei primi ottanta esplosero in Italia e presto cercarono modi di relazione reciproca, di costruire network, per resistere e crescere (benché qui e lì qualcuno lo pensi, ad esempio la International Small Press Network a http://www.artopos.org/smpress/) . Chi in Italia ha amato e ama il circuito delle BBS (Bulletin Board System) e ricorda quei periodi pioneristici sembra parlare di un'epoca remota, eppure sono solo pochissimi anni fa, e qualcosa d'altronde resiste e bene come la stessa Av.A.na BBS (e ci si prova ancora, vedi http://www.ecn.org/lists/cyber-rights/200002/msg00154.html). Ci sono state alcune esperienze "lunghe" come la msgboard cyberpunk su fidonet, a fine anni ottanta (vedi rivista Decoder), la rete di bbs ecn e quella di peacelink - http://www.peacelink.it - nella prima metà degli anni novanta (cfr. in Telematica per la pace, cooperazione, diritti umani, ecologia, di Carlo Gubitosa, Enrico Marcandalli, Alessandro Marescotti, ed. Apogeo). Ma certo (come recita la presentazione di Sandro Moretti di Isole nella Rete - http://www.ecn.org - in un seminario tenuto alla facoltà di Scienze politiche di Firenze) non funziona più quell'uso della telematica spesso solo come "un telefax, una bacheca a cui appendere i propri volantini". Di quel periodo rimangono generalizzati alcuni tratti positivi, "poveri" non per amore di frugalità francescana ma di ricerca di essenzialità e funzionalità. Basta guardare le interfacce grafiche, semplici e ben orientative, oppure la velocità di caricamento dei materiali sempre pensando ai costi di connessione per gli utenti o ancora gli editor di costruzione delle pagine, sempre asciutti, senza fronzoli, gesti controcorrente, spesso di senso militante: c'è una "filosofia" nella scelta di Linux, nel sottrarsi quanto si può agli applet java, nel non abusare di editor visuali. La crescita di quelle esperienze, le capacità accumulate, l'abilità nel fornire servizi si basano ancora proprio su un "programma di riforma", nuove tesi luterane appese alle porte di Internet in cui ci si schiera a fianco dei "senza voce" e quindi "senza diritti". Tanta militanza, tante piccole soddisfazioni, tanto "senso", tanta fatica e soldi di tasca propria (va letto, di Ferry Byte, di strano network, l'Appello per Isole nella rete a http://www.ecn.org/lists/cyber-rights/200002/msg00106.html). Spesso si è riusciti a tenere insieme la volontà di cittadinanza con la volontà di fare informazione (senza passare per l'albo dei giornalisti che d'altronde mai ha garantito indipendenza, correttezza, qualità). Ma la volontà diffusa e la riflessione partono da una netta dichiarazione d'intenti: nessuno ha voglia di relegarsi in una posizione marginale, o - come dice De Andreis di Punto Informatico - (http://www.punto-informatico.it) - "ciò che va promosso non è l'occupazione di una posizione di nicchia 'contro' ma l'occupazione del centro del palcoscenico". E' possibile dare misura a quest'ambizione? Credo che uno snodo dei ragionamenti in merito possa essere il fatto che in rete fare informazione significa anche fare associazione (di idee, di soggetti), un'attività palindroma nel senso che può leggersi al contrario: fare associazione (di idee, di soggetti) significa anche fare informazione. Dalle prime notizie sul Chiapas che divennero presto organizzazione di solidarietà e resistenza internazionali in poi non mancano certo gli esempi: in rete le informazioni viaggiano come pacchetti distribuiti separatamente ma poi tendono a convergere ed essere riassemblati in certi punti per essere fruiti complessivamente, intieramente. Proprio seguendo la logica del TCP/IP. Ecco, questi nodi, questi bivi di convergenza che nulla sottraggono all'autonomia dei singoli "mittenti" e svolgono magnificamente il loro ruolo di servizio nel senso "nobile" e forte del termine, vanno potenziati. Politicamente anzitutto. E questo può accadere se le diverse comunità di ricezione e trasmissione ne comprendono l'importanza e il valore, diciamo se ne fanno carico insieme. Nello stesso tempo, i nodi potrebbero svolgere un passaggio di irrobustimento del proprio ruolo, ovvero di valorizzazione di questa o quella notizia, non limitarsi cioè a una "esposizione" come nelle mailing list e le loro Re:, ma dare visibilità a quell'episodio, a quell'iniziativa, a quell'evento in cui appaiono sinteticamente i segni e i significati della lotta, del "fare società". In fondo, è quello che proviamo a fare con il nostro sito.