Free software is a political action

Quello che segue è la traduzione di un articolo di una rivista telematica (heise) nella quale è riportata una intervista a Richard Stallman.

Traduzione a cura di Claudio Cicali (FleXer)

9 Settembre 1999

Questo è il link all'articolo originale (in inglese):

Prima di intervistare Richard Stallman, fondatore delle Free Software Foundation e l'uomo dietro il sistema operativo GNU, decisi che era necessario avessi i fatti chiari. Abbiamo sentito parlare un sacco di Free Software e Open Source, ma quanti di noi realmente hanno chiara la cruciale distinzione tra i due concetti? Per questo ho speso un po' di tempo cercando di chiarire questi concetti - cosa sia il Free Software (e cioè non necessariamente gratis, ma libero di essere distribuito, aperto e modificato secondo desiderio); come questo differisca dall'Open Source (questo nato da un'idea di Eric Raymond: tu puoi guardare ed analizzare i codici sorgenti perfino di un sistema operativo, senza però avere altri diritti su questi); cosa poi sia la GPL (la General Public License, quella che copre tutto il Free Software ed è passata automaticamente da un utente all'altro) o anche la distinzione tra Copyright e Copyleft (che da nome al concetto di distribuzione raccolto nella GPL). È un lavoro duro, ma alla fine dell'articolo penso che riuscirò ad avere più o meno tutto chiaro.

Ma ora dimenticate tutto. Questo articolo non parlerà di licenze. Non parlerà di definizioni (anche se Richard Stallman è un uomo profondamente ossessionato dalla chiarezza, che usa il linguaggio in maniera precisa, quasi come fosse proprio un tipo di linguaggio di programmazione esteso - fino a dirmi "happy hacking" non appena me ne stavo andando a scrivere questo pezzo) - no, la chiave per capire questo uomo, il self-styled Santo IGNUcius, e la base del codice free che lui ha concepito, è l'ideologia. L'iniziativa GNU è un tentativo di reinserire l'ideologia nello sviluppo del software, per far si che gli hacker e gli utenti prendano atto delle implicazioni politiche insite nel processo di sviluppo, distribuzione ed uso del software.

C'era una volta, tanto tempo fa, una situazione nel quale nessuno si sognava di formalizzare la proprietà del software libero, e nessuno si preoccupava di fare niente per promulgare l'etica dietro a questo. Nei primi anni 70, quando Richard Stallman lavorava al laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, egli era parte di una comunità di libero scambio del software che era già in piedi da diversi anni. Era una comunità come tante, nella quale la condivisione del software era considerata una parte fondamentale del processo di lavoro.

<< Non chiamavamo il nostro software "free software" >>,

dice Richard Stallman,

<<perché quel termine ancora non esisteva; ma questo era ciò che era. Quando le persone di un'altra università o compagnia voleva fare il porting o usare un determinato programma, noi semplicemente lo permettevamo. Se tu vedevi qualcuno usare un programma non familiare e interessante, tu comunque potevi chiedere di dare un'occhiata al codice, cosicchè tu potessi leggerlo, modificarlo o cannibalizzarne parti per creare un nuovo programma >>.

Ma nei primi anni 80, la situazione iniziò a cambiare definitivamente. Quando il MIT abbandonò i computer della serire PDP-10, praticamente tutto il software scritto per il libero sistema ITS, che ci girava sopra, fu perso.

Richard Stallman: << Quando furono abbandonati i PDP10, la maggior parte del nostro software diventò inutile, in quanto questo era stato scritto specificamente per il PDP10, e non poteva essere portato su un altro sistema. A quel punto arrivo la spin-off company, Symbolics, che sparpagliò la comunità del MIT assumendo fuori praticamente tutti gli hackers del laboratorio di intelligenza artificiale. Veramente pochi hackers rimasero al MIT, e quei pochi non riuscivano a far andare avanti tutto il sistema. Non potevamo sostenere neanche noi stessi. Quello era stato l'hard core degli hackers del free software ed adesso se ne era andato >>.

Successivi contributi ad una già disdicevole situazione furono i modelli negativi dati da gente come Brian Reed, che sviluppò Scribe ("un rispettabile pezzo di software, il primo formattatore testuale con una semantica dei simboli", commenta Stallman), e costoro, invece di condividere il software con la comunità, li vendevano ad una compagnia.

<< Quella fu veramente una cattiva ispirazione per un sacco di persone. La gente pensava che la persone come Brian Reed stessero facendo un sacco di soldi e così anche loro volevano fare lo stesso. Successivamente egli stesso avrebbe affermato che in realtà non realizzò molto. Per questo motivo quella fu una decisione che non portò benefici a nessuno>>.

Data la situazione generale e modelli come Reed, molti hacker cominciarono a vedere il sistema di software proprietario, nel quale ai compratori non è permesso modificare o condividere le applicazioni che essi comprano, come un paradigma accettabile che permettesse loro nel contempo di fare e soldi e di scrivere del buon software. Ma questo è accaduto in un modo frammentario, o erano le aziende grandi come Microsoft, con il loro impegno per assumere la direzione del mercato domestico del PC, ad essere coinvolte?

<<La Microsoft è completamente irrilevante. Essi stavano facendo un sistema operativo per dei computer giocattolo nel quale nessuno di noi aveva il minimo interesse dal momento che apparivano così deboli in confronto ai computer al quale eravamo abituati. Al giorno d'oggi un PC è computer da tutti i punti di vista, ma al tempo esso era perlopiù un giocattolo. Microsoft, fino alla fine degli anni 80, non era poi così potente. È stato solo negli anni 90 che essa è divenuta dominante. Così le persone che inquadrano la Microsoft come la forza chiave nella privatizzazione del software, commettono un errore. Microsoft è semplicemente la ditta che ha avuto più successo. Gli altri hanno soggiogato meno utenti, ma non per non averci provato. Per quanto mi riguarda, dal momento che è da questo che capisco se sono o non sono libero, non mi interessa se sono incatenato da una grossa compagnia come Microsoft o da una piccola come Sun, o un compagnia appena nata o da singoli individui o chissà che altro. Io non voglio avere un capo. Non sono disposto ad accettare catene, chiunque sia a tenerle. Dovremmo focalizzarci su quello che la Microsoft fa per soggiogare le persone, e non sul fatto che cercano di farlo su moltissime persone nello stesso tempo>>.

Per Richard Stallman, poi, lo spettacolo degli utenti del software che sono sempre di più soggiogati dagli sviluppatori di software proprietario, ha invocato una crisi di coscienza.

<<Sono stato messo davanti ad una scelta. Uno: entrare nel mondo del software proprietario, firmare i nondisclosure agreement e promettere di non aiutare i miei colleghi hacker. Due: lasciare completamente il campo dell'informatica. O, tre, trovare un maniera secondo la quale un programmatore possa fare qualcosa di buono. Mi sono chiesto se potesse esistere un programma o alcuni programmi che potessi scrivere, in modo da rendere di nuovo possibile la comunità >>

Come poi avremmo saputo, questo programma esisteva: il sistema operativo GNU, un sistema operativo free, con il quale

<<noi potevamo di nuovo avere una comunità di hacker cooperativi e nella quale potevamo invitare ognuno a partecipare >>.

GNU doveva essere un sistema Unix-compatibile composto da parti discrete di software free, sviluppate in una comunità aperta nella quale fosse possibile condividere e distribuire liberamente ogni singolo pezzo di codice. Questo doveva essere la base politica ed ideologica del movimento Free software, protetto dalla licenza Copyleft, che assicura che nessun pezzo di codice GNU possa mai essere usato in un prodotto proprietario. << Qualche ditta ci ha mai provato? >> ho chiesto.

<< Certo, >> ha risposto, << un paio di volte, ma non li abbiamo ripresi, impugnando la licenza, e loro sono stati costretti a tornare sui loro propri passi.>>

Copyleft usa la stessa legge del Copyright, ma invece di essere un metodo per privatizzare il software, essa la rigira per servire il concetto opposto, mantenendo il software free.

<<Ognuno>> spiega Stallman <<riceve il permesso di eseguire il programma, copiare il programma, modificarlo e distribuirne la versione modificata, ma non il permesso di aggiungere restrizioni per proprio conto. Per questo motivo i fabbricanti di software proprietario non possono ottenerlo>>.

E a proposito del movimento Open Source di Eric Raymond? Condivide alcune somiglianze con il Free Software ?

Richard Stallman : <<Il Free Software è un'azione politica che pone i principi della libertà sopra ogni altra cosa. Esso è completamento diverso dall'Open Source, che è puramente un modo pratico di scrivere il software e non solleva il punto che gli utenti meritano libertà. In una parola, l'Open Source non è una ideologia.>>

Ma non è l'Open Source ideologico nel senso che esso è parte di quel modello neo-liberista nel quale "il libero mercato decide", e il miglior ambiente per lo sviluppo è uno che sia aperto, distribuito e senza restrizioni ?

Richard Stallman: << Potresti avere ragione. L'Open Source potrebbe essere in effetti il miglior modo per sviluppare software. Potrebbe anche produrre miglior software di quello prodotto dal Free Software. Non so niente di questo, non saprei dire. Ma la cosa più importante per il futuro della comunità del software è che la gente tenga sempre presente l'importanza della libertà. Per questo dobbiamo stare attenti a quelle persone che ci invitano a lasciar perdere, ad abbandonare questo obiettivo. Perchè questo è quello che succede. C'è una gran quantità di software proprietario che tu puoi comprare e poi far girare su un sistema operativo free come GNU/Linux. Ed ognuno di essi è una opportunità per sacrificare la libertà in nome della convenienza >>.

Il suo punto di vista è chiaro. Dopo aver speso così tanto tempo ed aver coinvolto così tante persone nel programmare il sistema operativo GNU, sarebbe una vera tragedia se i privati infestassero il sistema con pezzi di codice proprietario, giusto per convenienza. Quello sarebbe il trionfo del pragmatismo brutale, un pragmatismo che se ne frega di mettere l'etica davanti, di pensare al futuro, di pensare a qualsiasi cosa se non al presente, sopra gli sforzi politici, appena considerati, di tutto il movimento Free Software.

<<Queste persone non stanno contribuendo alla comunità del software>> esclama Richard Stallman con ovvio disgusto. << Costoro stanno giusto facendo un software non-libero>>.

Nel mentre egli accetta la praticità della posizione presa dai sostenitori dell'Open Source - e la possibilità che esso possa produrre software migliore - Richard Stallman pone la libertà del software GNU sopra tutti gli altri imperativi.

Così l'ideologia del Free Software viene prima di tutto. Ma quanto è preparata la fondazione del Free Software a limitare alcune libertà per cercare di mantenere forte il movimento? La licenza Copyleft è sufficiente? Non dovreste prepararvi a battaglie strettamente legali per proteggere il principio stesso di libertà ?

Richard Stallman: << Oh, sì, assolutamente! Alcuni valori nella società devono essere protetti. È una questione di quali tipi di libertà tu voglia avere. Non tutte le libertà possono coesistere: alcune prendono il sopravvento su altre. E infatti, oggi stiamo entrando in un tempo nel quale le libertà offerte dai proprietari di marchi o possessori di licenze stanno creando una situazione nella quale la libertà che uno puo' avere dipende totalmente dalla quantità di denaro che questi possiede. Tu hai ancora la possibilità di avere la libertà totale, ma quanta tu ne possa realmente avere dipende da quanto tu sia facoltoso. È uno scenario veramente spaventoso. Sono impegnato a dire alla gente quali siano le cose che mettono in pericolo la loro libertà nell'usare Internet e, più in generale, i loro computer. Il Copyright è la più importante e la più draconiana forma di regolamentazione di Internet che esista. Esso ha effetto su più persone, e ha effetto su quello che le persone vogliono fare molto più di altre forme di regolamentazione (come l'ICANN), di quante se ne freghino >>.

E cosa mi dici dell'MP3 o della crescita del Warez? Non pensi che l'aumentata capacità di copiare e distribuire file digitali stia contribuendo ad una situazione nella quale i produttori di software commerciale debbano pensare a forme alternative di produzione? Non è che siamo giunti alla fine del software commerciale?

Richard Stallman: <<Non sottovalutare il potere delle compagnie di software. Non sottostimare il potere di quella gente. Essi hanno un incredibile quantità di denaro e grosse influenza politiche. Sei in grave pericolo se parli di assicurare un futuro nel quale si possa distribuire gratis software o musica. C'è sicuramente motivo di pensare che quelle persone troveranno un modo vincente di combattere quell'eventualità. E ricorda che lo Warez non è "Free Software". È solo un file binario gratis. Tu puoi scambiarlo con chiunque, certo, ma non sei comunque in grado di prendere il sorgente e modificarlo come ti pare >>.

Così tu condividi lo scambio di warez, sostanzialmente, anche se questo ha poco a che vedere con il concetto di free software.

Richard Stallman: <<Sì. Sarebbe una cosa terribile dover dire che non lo condivido. Io penso che se tu usi un software e questo ti piace, tu dovresti essere in grado di poterlo dare ad un amico. Dovresti avere questa libertà. Naturalmente, comunque, noi della FSF non trattiamo copie di software commerciale. Non vogliamo grane legali.>>

Dunque, essenzialmente, quello che tu e tutta la FSF vuole è il diritto per tutti di poter scambiare software liberamente, avere il diritto di modificarlo e non preoccuparsi quando qualcuno lo fa?

Richard Stallman: << Esattamente. E qualche volta noi dobbiamo fare delle concessioni, per arrivare a ciò. Nella fattispecie, quando noi cominciammo a scrivere il software GNU, fummo forzati ad usare Unix in quanto non avevamo altri sistemi operativi sul quale basarci. Pensai a lungo su questo e alla fine decisi di darmi una giustificazione nel fatto che noi stavamo utilizzandolo nell'ottica di eliminare la necessità della sua esistenza. Ancora adesso quel principio continua a valere. Ognuno dei nostri sviluppatori può usare un pezzo di codice di un prodotto commerciale, ma solo se lo stanno copiando in modo che questo possa essere poi gettato via >>.

Pensi che le cose si complicheranno in futuro? Non è sempre più difficile per la FSF sopravvivere in un ambiente sempre più online e sempre più commercializzato?

Richard Stallman: << Non penso che in questo campo ci possa essere una dinamica lineare. Tutte queste attività vanno avanti fianco a fianco. Se aumenta l'attività commerciale, questo non vuol dire che l'attività non commerciale diminuisca o che questa debba essere modificata in qualche modo. La rete non è uniforme, essa è eterogenea e una quantità di persone che lavorano sul sotware commerciale o sull'open software possono variare le loro attitudini. Non stanno tutti pensando la solita cosa. Alcuni sono exploiter senza vergogna. Altri realmente vogliono sentire che loro stanno contribuendo, alcuni stanno sulla difensiva dicendo "Mica siamo tutti ricchi come te.". Un sacco di gente da per scontato che io debba essere stato ricco non appena detti vita al progetto GNU e per questo potevo benissimo non occuparmi di quell'aspetto. Invece me ne preoccupavo eccome. Ancora non so come riuscissi a tirare avanti a quei tempi>>.

E allora dicci, come pensi di poter vivere adesso ?

Richard Stallman : << Attualmente ho avuto del denaro in molti modi da quando ho iniziato il prgetto GNU. Dopo che lasciai il mio lavoro al MIT, scrissi un po' di documentazione, migliorando quella del MIT. Poi, quando venne fuori lo GNU Emacs, cominciai a venderne delle copie fino a che questo non venne gestito dalla FSF. A quel punto cominciai a ricevere soldi come consulente per il free software, più di quelli che ricevevo dal MIT. Poi, nel 1990, vinsi il premio McArthur Fellowship che ho messo da parte come investimento. Non ho fatto molto caso a quanto questo mi renda, ma penso che sarò a posto per un po'>>.

Ebbene, qual'è il piano a lungo termine ?

Richard Stallman <<Attualmente non ne ho. Le cose cambiano in maniera così imprevedibile da mandare a pallino qualsiasi piano a lungo termine. Io vedo quali sono i problemi, e cerco le opportunità per effettivamente porvi rimedio. Potremmo non fare progressi in un'area particolare, ma come minimo, so che comunque faremo progressi>>.