Premettendo, per l'ennesima volta, che non sono un hacker, manco da lontano; che la mia *cultura* di rete data non piu' di un anno, vorrei proporvi le mie riflessioni su quanto e' successo e, soprattutto, su cosa potrebbe succedere dopo gli attacchi (li chiamo cosi'; chi ha una definizione migliore la proponga) a Yahoo & C. Tutto l'aspetto *tecnico* della cosa sara' descritto da altri in altra sede; e con esso si potra', forse, cercare di capire chi e perche', in quale *ambiente* e per quali motivi, faccia questi attacchi. Voglio dire solo due cose che possono essere di qualche utilita' per il mio discorso: 1) la rete, cosi' come e' stata progettata e cosi' per come e' *utile* (al capitale, al business, ecc.), e' INSICURA. Insicura come lo sono sono tutti i *sistemi aperti*, cioe' quei sistemi che hanno, in qualche modo, un accesso d/all'*esterno*. Percio' tutto il discorso, fatto dai media e dai vari governi, sulla necessita' di rendere la rete piu' *sicura* e' una presa per il culo; 2) per quello che ho capito questo tipo di attacchi sono all'ordine del giorno, avvengono sistematicamente e quotidianamente. Come mai solo in questo caso si e' aperto 'sto gran bordello? Che centri, in qualche modo, il nodo e-commerce? Non a caso il cuore del mio discorso vorrebbe essere proprio l'aspetto *economia*, e cioe' come, da un ventina di anni a questa parte, il modo di produrre si sia radicalmente trasformato nei paesi occidentali. E di come, per questo motivo, la rete sia diventata strategica per il *potere*. Per alcuni saranno discorsi triti e ritriti (e causa di ferocissimi dibattiti, come al solito), per altri sicuramente no. Vediamo di essere brevi, comunque. - DAL FORDISMO ALLA SOCIETA' DELLA COMUNICAZIONE E' in quegli anni, diciamo per comodita' dal 1975, che diventa evidente che il vecchio paradigma di produzione, chiamato FORDISTA, sta per essere abbandonato per un altro (genericamente chiamato POSTFORDISTA). Il PRIMO basava l'intero ciclo sulle cosidette *ECONOMIE DI SCALA* e cioe' sul fatto di produrre, al minor costo possibile, il maggior numero di merci al prezzo piu' basso (concorenziale); cio' portava ad avere grossi stock di magazzino, in modo tale da poter esaudire le richieste di merci il piu' in fretta possibile e a prezzi bassi grazie al grande numero di merci prodotte. Un meccanismo ben oliato che domino' per tutto il secondo dopoguerra, e che divideva la societa' in classi piuttosto ben definite; e che, soprattutto, rendeva il lavoro altrettanto ben suddivisibile tra lavoro MANUALE e lavoro INTELLETTUALE. Ovviamente questo modello di produzione aveva svariati difettucci, alcuni intrinsechi alle dinamiche economiche (nei periodi di stagnazione le 100.000 auto posteggiate nel parco macchine, Agnelli se le infilava nel culo), altri estrinsechi (vedi l'*autunno caldo* 1969). Alla fine degli anni '60 il modello entra in crisi per svariati motivi, non ultimo le lotte operaie e sociali, e il capitale (o come cazzo volete chiamarlo/i) si trova costretto a cambiare tutto. Ecco che, dalla meta' degli anni '70, iniziano le grandi manovre per portare le economie occidentali verso quella che oggi viene chiamata GLOBALIZZAZIONE o POSTFORDISMO. Gran casino impossibile da spiegare in poche righe. Vediamo, pero', quali sono le caratteristiche del SECONDO paradigma che interessano il mio discorso: 1) nell'odierno modo di produzione assume un ruolo centrale la COMUNICAZIONE. Con questo termine non si intende semplicemente la possibilita' di *comunicare* rapidamente, ma soprattutto il fatto che, tendenzialmente, non esistendo piu' le economie di scala e i grandi stock di magazzino (Agnelli non e' un pirla che fa due volte lo stesso errore), il prodotto viene messo in produzione nel momento in cui il cliente lo compra. Perche' la cosa non diventi troppo lenta (e che la gente, rottasi i coglioni, compri una Skoda invece della schifosissima fiat), tutto il ciclo di produzione, e quindi anche il settore *rapporo coi clienti* deve essere strettamente collegato. Per *comunicazione*, quindi, si intende il rapporto tra cliente e venditore; quello tra il venditore e la produzione; all'interno dello stesso comparto produttivo i vari reparti che materialmente producono la merce. Insomma, per *comunicazione* si intendono gli svariati modi e strumenti di comunicazione che possano rendere il piu' veloce ed agile possibile la produzione di merci; 2) in questo paradigma la distinzione tra lavoro MANUALE e lavoro INETELLETTUALE non e' piu cosi' chiara come poteva essere prima, e non e' raro trovare operai di una grande fabbrica che lavorano di fronte ad una tastiera mentre verniciano la scocca di un veicolo; 3) non e' un caso che proprio in questi anni si abbia il boom delle tecnologie *comunicative* e, non ultimo, che internet diventi un fenomeno di massa. 4) a voi l'e-commerce. Faccio un esempio molto esplicativo, per me, che ho letto recentemente purtroppo non ricordo dove: la Ford sta sperimentando un progetto per vendere le auto in internet. Direte, e allora? La cosa a mio avviso eccezionale sta nel fatto che il cliente puo' *personalizzarsi* la macchina. Insomma, dalle fiat 500 (bellissima) con cui i nostri genitori andavano in villeggiatura, tutte uguali tra loro, alla ford *sti cazzi* che uno si *costruisce* in rete e che poi gli viene consegnata a casa. Ho veramente banalizzato un discorso su cui sono stati spesi (spesso inutilmente) fiumi d'inchiostro. Per dire che oggi la rete (e le reti che verranno) e' sempre piu' strategica nei piani dei padroni del mondo. E' lo e' grazie alla sua caratteristica di essere APERTA; un *luogo*, cioe', dove tutti (e nessuno?) ha diritto di movimento e d'azione. E proprio per questa sua caratteristica, fondamentale per il business, la rete e' strutturalmente INSICURA. Tutto lo scambio di informazione-comunicazione tra-da le aziende gia' avviene e sempre piu' avverra' sulla rete. E con le nuove tecnologie wireles (telefonini, palmari, ecc.) la cosa si generalizzara' ulteriormente. In una situazione del genere, che fare, dire *guardate, la rete e' inicura*? Mi sembra improbabile. Verra' messa in atto, a mio avviso, quella che chiamo la tecnica dell'*acchiappa il tossico*. Considerando che chi ci governa, a livello inter/nazionale, non ha nessuna intenzione di fermare il *traffico* delle sostanze stupefacenti (pesanti e leggere), anche perche' e' il principale businnes a livello planetario; ma che la cosa non si puo' dire, per problemucci di *faccia*; ogni tanto, quando si solleva (ad arte) il polverone *difendiamo le giovani generazioni*, ecco che scatta la caccia al tossico. Ne viene arresata una bella mandria (meta' della popolazione carceraria italiana), la si da in pasto alla *stampa*, ed ecco fatta pulizia. Ovviamente i grossi spacciatori, quelli che fanno girare i miliardi di miliardi, sono perfetamete tranquilli nelle loro villone e nei loro panfili. Ma la coscenza e' pulita (e la pubblica opinione tranquillizzata dalla professionalita' e tempestivita' della forze dell'or.. d...,.§). Temo che in rete si possa innescare il medesimo meccanismo: *ACCHIAPPA L'HACKER*. Con in piu' un notevole vantaggio, rispetto al tossico: quest'ultimo ha una fisionomia abbastanza ri/conoscibile dalla maggioranza delle casalinghe di Voghera. Quindi quando scatta l'*acchiappa il tossico* deve essere rispettata una certa tipologia di persone (anche se oggi il problema e' stato brillantemente superato grazie all'utilizzo dell'immigrato extraeuropeo); l'hacker, invece, non l'ha mai visto nessuno, e sono convinto che se si chiedesse a mia madre come se ne immagina uno (e anche alle vostre) verrebbero delle risposte divertenti. quindi per i tutori dell'or...., ½..d.. diventa facile dire *ecco!!!, questo e' un pericolossissssssimo hackerz*. Ecco che, a mio avviso molto probabilmente e molto presto, il problema SICUREZZA sara' brillantemente risolto, dai soliti noti, con lo strumento REPRESSIONE.