
Non mi sento adeguato al termine "contro informazione". Perché sottointende due
cose: la prima è che ci sia una informazione ufficiale e la seconda che non si
faccia informazione ma, appunto, informazione contro.
Io credo si debba operare per riguadagnare al senso critico, al buon senso,
alla lealtà verso le debolezze e allo stupore per il coraggio, la centralità
del territorio informativo. Ciò che va promosso, credo, non è l'occupazione di
una posizione di nicchia "contro" ma l'occupazione del centro del palcoscenico,
in una lotta titanica per allontanare da quella posizione chi la occupa e ne
abusa.
Al di là dei numeri occorre essere consapevoli che a vincere possono essere le
idee.
I giornali più accreditati, pur nelle numerose eccezioni di singole firme più o
meno autonome, sono solo uno dei veicoli con cui l'informazione oggi viene
proposta. O meglio, con cui una calibrata distorsione dei fatti e degli eventi
arriva al grande pubblico.
Così i pubblicitari, la cui creatività è messa al servizio dell'impresa, cosa
in sé tutt'altro che dannosa ma resa tale dalla distorsione, anche qui, del
reale, con la proposizione di tendenze, gusti, pensieri costruiti in
laboratorio e "fatti" per incidere abusivamente sull'immaginario individuale e
collettivo.
Credo sia necessario però compiere un passaggio in avanti, perché se
l'informazione la percepiamo come distorta, se non addirittura mignotta perché
al servizio del denaro cioè del potere nel suo senso più crudele, ciò si deve
all'impostazione istituzionale che in questo paese si dà all'informazione.
Gli esami di giornalismo dell'Ordine, i suoi balzelli e i suoi bollini blu sono
proposti come strumenti di tutela e rappresentano invece il più sordido e
solido ostacolo ad una libera informazione. E così tutto quello che ne deriva,
dai sindacati dei giornalisti alle mutue speciali.
Chi fa contro informazione, oggi, in realtà, sono coloro che ci hanno sottratto
la possibilità di essere e di fare informazione liberamente, coloro che hanno
tradito una Costituzione da questo punto di vista ineccepibile, coloro che
associano la manifestazione del pensiero a mezzo stampa on e off line allo
status di una distinzione di classe tra cittadini e cittadini-giornalisti.
Il giorno in cui chi fa informazione non vorrà più definirsi giornalista sarà
il giorno in cui avremo vinto una battaglia centrale per la libertà di tutti.
Ma non si pensi di vincerla senza mettere sé stessi al centro dell'arena.
Un saluto.
Paolo De Andreis, di Punto Informatico (http://www.punto-informatico.it)
Dario Meoli - ZEUS News
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Pagina aggiornata il 14 Febbraio 2000