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Alcuni commenti sulla vicenda della causa fra la RIAA e MP3.com

La società MP3.com - che distribuisce gratuitamente musica sulla rete - è stata condannata ieri negli Stati Uniti a pagare un risarcimento di circa 120 milioni di dollari (260 miliardi di lire) alla casa discografica Universal music group, per violazione dei copyrights.

Al momento della lettura della sentenza, il giudice federale Jed Rakoff ha ricordato di avere la possibilità di condannare MP3.com ad un risarcimento massimo di 150 mila dollari (320 milioni di lire) per ogni compact disc presente nel suo catalogo. Se ha deciso per una somma molto inferiore (cioè 25 mila dollari), è stato solo per quello che ha definito un "comportamento responsabile" da parte della società telematica.

La MP3.com, in sostanza, aveva già ammesso la sua colpevolezza. Nei mesi scorsi era infatti scesa a patti con le altre case discografiche americane con una transazione. Le cifre di quegli accordi non sono mai state rese note. I titoli di MP3 sono stati sospesi prima dell'annuncio della decisione del giudice federale. Nell'ultima seduta avevano perso circa il 9 per cento. Nello stesso giorno c'è da registrare anche l'accordo tra Yahoo, il più grande portale internet, e la Recording industry association of America che consentirà di trasmettere brani musicali in rete pagando regolarmente i diritti d'autore. I termini dell'accordo non sono stati resi noti.

L'applicazione delle norme sul diritto d'autore alle nuove tecnologie è prevista anche in Italia. Oggi rafforzata con la nuova legge approvata a fine luglio dalla Camera, era stata perņ introdotta già due anni fa.

Pagina aggiornata il 10 Settembre 2000