--------------------------------------- La Siae e internet Fondata nel 1882 per difendere i ricavi delle opere dell'ingegno, oggi la Siae e' un allegro carrozzone semipubblico con 1600 dipendenti diretti, pagati in media 115 milioni l'anno a testa, 800 agenti mandatari (che utilizzano oltre 5000 collaboratori part time, fra cui insegnanti, artigiani e perfino parroci di campagna) e piu' di 3000 altri collaboratori e consulenti a vario titolo. Tutta questa pletora costa alla Siae oltre 300 miliardi l'anno, di cui appena 100 coperti dall'attivita' di intermediazione dei diritti d'autore. Il resto proviene dalle attivita' di esattore fiscale per conto dello stato, ma con l'anno 2000 tale attivita' tornera' in carico allo stato. Gia' il bilancio '98 evidenziava una perdita di gestione significativa, ripianata facendo ricorso alle riserve. Il preventivo '99 mette in conto una perdita di 54 miliardi. Troppo, per la Ragioneria dello Stato e dello stesso Governo che a maggio di quest'anno ha deciso di commissariare l'organizzazione, per la seconda volta nello stesso decennio. La legge del '42 affida alla Siae il diritto di rappresentare in modo esclusivo tutto l'universo degli operatori dell'ingegno. Nel 1995 l'Antitrust ha stigmatizzato tale monopolio, invitando il Governo e il Parlamento a porvi rimedio. Il sistema principe inventato dalla Siae per proteggere gli autori e garantire loro che gli editori pagassero effettivamente le royalty su tutte le copie vendute e' il "bollino" emesso da questo ente e che l'editore deve apporre in ogni copia prodotta. Incidentalmente va ricordato che un sistema analogo, tranne che in Grecia, non esiste in alcun altro paese del mondo. Col tempo, e in particolare con una norma del 1994 (l'art. 171 ter 1 della legge sul diritto d'autore, col quale si minaccia "la reclusione da tre mesi a tre anni e la multa da lire cinquecentomila a lire sei milioni" per chiunque "vende o noleggia videocassette, musicassette o altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento non contrassegnate dalla Siae"), il bollino ha assunto il ruolo di una specie di "garanzia" di autenticita' dei prodotti editoriali e musicali. Una discutibilissima sentenza di Cassazione del marzo di quest'anno ha "esteso" lo stesso obbligo anche ai videogiochi.