Queer Fire

copertinaGli anni 70, i cosiddetti anni di piombo, hanno visto la fioritura di una molteplicità di pratiche, idee e pensieri, che vanno a comporre un multiforme movimento rivoluzionario mondiale che per una ventina d’anni scosse tutto la terra.
Conosciamo a menadito le gesta di gruppi guerriglieri quali la RAF tedesca, le BR italiane, partiti “dell’insurrezione” quali il Black Panther Party o Potere Operaio in Italia, lotte diffuse quali Autonomia Operaia o Action Directe, eppure intorno a questa caotica storia si dimenticano tanti movimenti che si proponevano di cambiare l’esistente partendo dalla stessa strutturazione delle loro lotte.
La Brigata George Jackson è un gruppo di guerriglia urbana che fra il 1975 e il 78 mette a segno una serie di azioni armate capaci di scuotere a fondo la società americana.
Ideologicamente vari/e, con un parte di militanti anarrchicx e una comunistx, avevano un’organizzazione non gerarchica e strutturata per affinità, un modello simile alle Angry Brigades e ad Azione Rivoluzionaria ma non solo: la BGJ è una delle prime strutture organizzate in cui la lotta queer e quella contro le carceri diventano inscindibili.
Con un gruppo dirigente formato in larga parte da donne-lesbiche e da individualità non cisgenere, la BGJ porta subito come critica pratica la segregazione delle persone non binarie nella “più grande democrazia del mondo”, la stessa che pochi anni prima si era trovata a scappare dai sassi gettati dalle persone trans durante i moti di Stonewall.
Il fatto che un percorso del genere sia oggi dimenticato non ci fa stupire: da una parte è interesse di chi fa pinkwashing di creare una storia LGBTQ pacificata, colorata e “gaia”, che solo in Stonewall ha un suo momento di rabbia da inserire però in un contesto temporale ben determinato, dall’altra vediamo i/le militanti di professione preferire parlar di storie che non mettano in dubbio i loro privilegi di genere o di sessualità.
A noi, cui piace mettere in dubbio tutto, preme disseppellire dalle sabbie del tempo una storia di lotta breve ma intensa, un’ascia di guerra che ancora oggi danneggia galere e omofobi.

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