Lettera del compagno anarchico imprigionato Eric King – ‘Flipping the Script’ (Capovolgere il copione)

Eric King si descrive come un 33enne anarchico vegano, prigioniero politico e poeta anarchico, arrestato e accusato di un tentato attacco incendiario all’ufficio di un deputato di Kansas City, Missouri, nel settembre 2014. King è stato accusato di aver lanciato un martello contro una finestra dell’edificio, seguito da due Molotov accese. La denuncia penale afferma che entrambi i dispositivi incendiari non sono riusciti ad accendersi. King è stato identificato come sospettato dalla polizia locale perché in precedenza era stato sospettato di graffiti antigovernativi e antipolizia. Dopo aver accettato un patteggiamento non collaborativo, King è stato condannato a dieci anni nel giugno 2016. La sua data di rilascio è l’ottobre 2023. Ha scontato la sua pena in varie strutture dell’Ufficio federale delle prigioni (BOP).

Attualmente King sta affrontando un’accusa di aggressione a un funzionario governativo per un incidente avvenuto nell’agosto 2018 presso l’Istituto Federale di Correzione (FCI) di Florence. Secondo il racconto di King, è stato portato in un ripostiglio di stracci, fuori dalla vista delle telecamere del carcere, e picchiato da un agente di polizia penitenziaria. L’agente ha poi detto che King lo aveva aggredito. King è detenuto in una cella di isolamento presso la FCI Englewood dall’agosto del 2019, per combattere questa accusa. Nel complesso, King ha trascorso circa tre anni in isolamento. Ora deve affrontare un massimo di altri 20 anni di prigione. Per saperne di più su Eric King, leggi qui: supportericking.org.

Il mio gabinetto è proprio accanto al viso del mio compagno di cella, non in modo iperbolico, è letteralmente a tre pollici da dove posa la testa. Sono nella FCI Englewood Secure Housing Unit (SHU), la più strana SHU del Bureau. In questa unità di segregazione, si trovano detenuti della Bassa [prigione di sicurezza], persone in attesa di giudizio e persone come me e il mio compagno di cella, che sono sotto inchiesta [che hanno un caso giudiziario] da altri penitenziari. Questa strana combinazione non ha senso e causa un sistema di classe localizzato, il tutto fa parte degli psicopatici di questo strano secchio arrugginito di una prigione.

Il 17 agosto 2017, sono stato portato in un ripostiglio di stracci, dal Super Patriot Lieutenant. Da allora sono stato in isolamento da 19 mesi e non ho mai smesso. Ho imparato quanto male può andare, scoprendo nuovi modi in cui possono torturarti; mentalmente e fisicamente. Sia che si tratti di essere soffocato mentre si è trattenuti in una cella per sette ore, sia che si sia trattenuti in una cella per quattro giorni senza un gabinetto funzionale riempito con le feci di qualcun altro, ho visto la loro brutalità e sono più forte per questo. Lo spero.

L’ultimo isolamento in cui sono stato prima dell’atto d’accusa è stato il penitenziario in Virginia: USP Lee. Non c’è nessuna sorveglianza in questi locali. Alla USP Lee non c’è niente da fare. NULLA. Non si possono ricevere o comprare riviste, giornali, libri, radio, caffè, prodotti igienici o penne. Potete comprare una matita che si vede orribilmente su tutti i giornali. Siete completamente isolati, il che, nel mio caso, includeva il divieto di telefonare da un precedente SHU e le restrizioni sulle visite che non mi sono mai state spiegate. Questa è una SHU che contiene 200 e aveva solo 150 materassi, molti dei quali non hanno copertura e sono solo lastre di schiuma che puzzano di urina. Se non stai in piedi per il conteggio, prendono il tuo materasso come punizione. Se saltate una seconda volta il conteggio, vi porteranno fuori e sostituiranno i vostri vestiti con “vestiti di carta”: camicia arancione trasparente e pantaloni trasparenti. Sarete fatte marciare su e giù per la gradinata mentre la guardia vi chiamerà “finocchio” e i “detenuti” senza spina dorsale si uniranno ai fischi e al “cat calls”. La prossima volta vi alzerete in piedi. Se rifiutate il nuovo guardaroba, verrete picchiati e accusati di aggressione al personale. Questa è la SHU del BOP. La resistenza non è tollerata e nessuno vi sentirà urlare. Nessuno vi ascolta.

Mi è stato detto che sarei tornato in Colorado il 10 agosto, dopo un breve e glorioso soggiorno di quattro giorni nella prigione della contea di Grady. I Marshal degli Stati Uniti mi hanno riportato alla FCI Englewood SHU, dove ho saputo che avrei dovuto affrontare altri 20 anni per l’incidente dell’armadio degli stracci di oltre un anno fa. Mi fanno pagare per avermi aggredito: il classico BOP.

Sono in questa SHU da allora, sette mesi a partire da marzo 2020. Ho affrontato e combattuto le accuse del BOP mentre ero detenuto in una struttura BOP, in isolamento, per garantire che qualsiasi difesa fosse interrotta e complicata. Lasciate che vi parli della mia esistenza fisica. Non è bella. Le celle qui sono le più piccole che abbia mai sperimentato. Non sono sicuro che possano letteralmente diventare più piccole. 6 x 8 metri e mezzo – doppie a cuccetta. Queste celle sono state costruite per i bambini con problemi negli anni ’30. Questa non dovrebbe essere un’unità di segregazione a lungo termine, e lo diventa solo per persone come me. Poi diventa davvero opprimente e mentalmente estenuante. Questo è il piano del Bureau; frantumare lo spirito, interrompere il dissenso, dare la colpa a te per gli orrori di questo SHU, poi aspettarsi la lealtà dei cagnolini quando danno piccoli conforti.

Alle 6 del mattino in punto, la luce fluorescente lunga un metro e mezzo si accende e rimane accesa fino a sera. Questa luce è a circa un metro dalla mia faccia e potrebbe rendere omicida anche la persona con la testa più calma. La colazione viene portata verso le 6:15 del mattino, farina d’avena calda e una strana torta che induce i crampi, sette giorni su sette. E ‘a colazione dove è possibile prenotare (grazie al vostro governo che lo ha approvato) un’ora di ricreazione “all’aperto” o “rec”. Il rec è fondamentalmente lo stesso ovunque: un’ora in piedi in una cuccia per cani. A Englewood, c’è un cortile collegato a una catena, in modo da poter almeno vedere il cielo e fingere di sentire il canto degli uccelli. Anche andare a fare ricreazione può essere una maledizione; facciamo la doccia solo il lunedì, il mercoledì e il venerdì sul mio campo. Se sbagliate e sudate un po’, darete fastidio al vostro compagno di cella e agli uccelli che fanno il bagno [pulendosi al lavandino].

Per qualche empia ragione, non ci è permesso comprare sapone, dentifricio, detersivo per il corpo, shampoo o deodorante decente. Un tempo avevamo questo diritto e dopo che hanno annunciato la cancellazione dell’igiene, del caffè e delle radio dalla mensa, il mio attuale compagno di cella ha organizzato una barricata di celle in tutta la SHU, per costringerli a venire a prendere le nostre cose. Non stavamo consegnando le nostre uniche comodità. La paura dell’amministrazione e l’alto livello di leccata di stivali è incredibilmente reale. La gente pugnalerà il vicino per un francobollo, ma non alzerà un mignolo per la propria dignità contro i vestiti e le cravatte. Le barricate hanno prodotto un sacco di palline di spray al pepe e settimane di vestiti di carta. Ci siamo alzati in piedi, però, e loro se lo ricordano, spesso agendo in modo più rispettoso.

La mia esistenza in isolamento, fino a poco tempo fa, è stata di una solitudine schiacciante. A partire dal novembre 2018, la banda e i terroristi dell’USP Leavenworth mi hanno interdetto definitivamente dal telefono dopo che un sito web anarchico ha pubblicato aggiornamenti sul mio precedente pestaggio. Quel divieto e un divieto di visita mi hanno seguito qui alla FCI Englewood e mi hanno bloccato. Gli altri prigionieri dell’USP non hanno molto di meglio da fare con una sola telefonata, 15 minuti al massimo, al mese. Se la persona amata si disconnette accidentalmente, è dura. Dopo la barricata, ho organizzato uno sciopero della fame di tre persone per riavere i privilegi delle visite. Diciotto persone hanno saltato i pasti più tardi e sono state ripristinate le visite senza contatto per un’ora alla settimana. Il 14 dicembre ho potuto vedere mia moglie per la prima volta in 16 mesi. Plexiglass o no, è stato uno dei giorni più belli della mia vita.

Si tratta di una SHU molto violenta, ma non nei modi tipici. Nella maggior parte delle SHU, la violenza deriva dal fatto che il personale mette insieme nemici conosciuti e poi ama lo spettacolo quando si scatena l’inferno. L’ho sperimentato in prima persona alla FCI Florence. Di sicuro amano una bella battaglia. Qui, però, è TUTTO psicologico e molte persone, me compreso per un certo periodo di tempo, hanno avuto difficoltà a gestirlo. Ogni martedì, l’amministrazione (direttore, assistente del direttore, capitano, ecc.) farà la sua passeggiata insieme alla S.I.S. (i sicari delle indagini) e al vostro team di unità (consulente e simili, personale che si occupa delle vostre visite legali e delle chiamate, delle visite normali, dei trasferimenti). Questa è l’unica possibilità che avete di cercare di conoscere la vostra situazione, di uscire o di ottenere moduli di reclamo. Nel Bureau of Prisons, la nostra unica protezione legale contro gli amministratori eccessivamente zelanti, è il processo di reclamo. Dovete presentare questi moduli per risolvere un problema prima di avviare una causa. L’unica persona che può darli o riceverli da voi è il vostro consulente.

Hanno fatto propria questa routine per garantire che i detenuti in isolamento rimangano confusi, arrabbiati, nervosi o semplicemente a pezzi e si arrendano. Si sentirà la gente supplicare la S.I.S. o il Direttore di uscire e, essendo esperti, la rigireranno così delicatamente che crederà davvero che la aiuteranno. La prossima settimana, la stessa cosa. La prossima settimana, sempre la stessa cosa. A questo punto, urli e perdi la testa e loro te lo diranno: “Non puoi comportarti così se vuoi che ti aiuti”, capovolgendo il copione. Forse ti rendi conto dei giochi, quindi chiedi al tuo consulente un modulo di reclamo per la BP-8. Beh, non sai che è fuori, ma tornerà tra un giorno o due… Non lo vedrai per settimane! Alla fine lo vedete e ricevete un BP-8, ma la settimana dopo perde la risposta. Ricominciate da capo… È pazzesco al di là delle parole fino a quando non si vede il loro gioco. Quando si rovescia il tavolo o si urla, loro lo adorano perché hanno il controllo. Ti hanno messo in questa rete malata in cui inizi a cercare la loro approvazione, quando per tutto il tempo non sei mai stato vicino alla soluzione dei tuoi problemi. Ma ti senti bene perché loro “_saranno a guardare dentro_”…

Un altro modo in cui si gioca è con la posta. In isolamento, sei alla loro mercé per la posta. Non c’è niente che si possa fare quando si sa di avere delle lettere. Ti stuzzicano spudoratamente con un “Scusa, non c’è niente per te”. Sicuro che l’hanno spedita loro?” Sono stato fortunato ad avere sempre giorni di posta abbastanza solidi quando decidono di consegnarla. Il mese scorso, dopo settimane di lamentele al tenente dell’SHU per la posta mancante, cercando di convincere che la S.I.S. sta facendo troppo, il tenente e il capitano sono andati a prendere una grossa cassa piena di lettere e riviste vecchie di mesi della S.I.S. (che sosteneva di averla “trascurata”).

Se siete una specie di attivisti, la S.I.S. leggerà e ispezionerà ogni lettera. In teoria, devono comunque seguire le linee guida e farvele pervenire entro 48 ore. Questo non è mai successo durante tutta la mia frase. Anche con il capitano che costringeva la S.I.S. a consegnare a mano la mia posta, la mia lettera più recente risale a otto giorni fa. La posta di mia moglie e dei miei amici richiederà almeno 10-15 giorni. L’isolamento come tattica, tagliarti fuori dal mondo, farti sentire dimenticato e non amato e poi presentarti con una pila di lettere che dicono “_Vedi, non la teniamo in mano_”, fa sì che alcune persone li ringraziano e si strisciano. Segno i giorni e lascio che i miei avvocati si battano per me, ma non otterranno mai un “_grazie, capo_” da me!

Sono stato imprigionato 69 mesi, di cui 38 sono stati in isolamento (quasi tre anni della mia vita), e non mi hanno mai abbandonato fino a dopo il processo in agosto. Ho visto tutti gli orrori che si pregano di non vedere mai: suicidi, omicidi, pestaggi brutali, scioperi della fame e dell’acqua, granate lampo e schiuma spray al peperoncino. Ho visto inondazioni, incendi e prigionieri che cadono sul cranio senza cura o preoccupazione. Ho visto relazioni felici ridotte a brandelli dall’isolamento forzato; ho visto droghe che fanno uscire la gente di testa. Ma ci sono anche vittorie sparse in piccole sacche di vita in cui le persone detenute mostrano un vero cuore e una vera autodeterminazione. Persone che si alzano in piedi anche quando i loro compagni di prigionia si tirano indietro. Una volta che hai affrontato il loro peggio e sei sopravvissuto, hai vinto; ora devono lavorare con te perché non possono calpestarti. Facciamo letture di poesie, manteniamo viva la nostra famiglia con storie, facciamo conversazioni ferme sul nostro valore e sul nostro potere, reintroducendo ciò che il sistema cerca di prendere.

I nuovi arrivati vanno e vengono ogni settimana, io e il mio compagno di cella cerchiamo di prepararli, di preparare la loro mente alle bugie, alle giornate noiose e alle notti noiose. Condivido sempre riviste e francobolli per aiutare la gente a rimettersi in piedi e a eliminare la disperazione e il panico. Per far sapere loro che non sono soli e dare loro spazio per esprimersi, sia con lamenti, spavalderie, canti, eccetera. Il personale del carcere vuole che litighiamo e lottiamo tra di noi per dividerci e conquistare. Noi non lo facciamo. Io non lo permetterò.

Lettera di Thomas Meyer-Falk per la Settimana internazionale di solidarietà con i/le prigionierx anarchicx (Germania)

Le prigioni sono luoghi di tenebre, di oscurità, la vita reale non può fiorire lì. Perché cos’è la “vita reale”? È una vita in libertà, integrata in relazioni amichevoli, che fa esperienza di sé come individuo. Perché viviamo noi stessi e non siamo vissuti.

Non a caso la critica al carcere è quindi sempre anche una critica fondamentale della società e del sistema, perché dentro le mura del carcere prevalgono gli stessi meccanismi che fuori dai cancelli, solo in forma molto più severa.

La settimana di Solidarietà per i/le detenutx anarchicx dell’ABC si svolge in un periodo segnato dalla pandemia di Corona virus. La pandemia, in particolare, rivela ancora una volta chiaramente le ingiustizie.
Le persone dei gruppi sociali più emarginati hanno un rischio di infezione, malattia e morte sproporzionatamente più elevato (il che vale anche al di fuori dei tempi della pandemia, ma solo attualmente è particolarmente evidente). E quellx che si trovano in carcere sono ancora più vulnerabili, perché le condizioni generali, come sottolinea instancabilmente anche l’Unione dei detenuti (GG/BO), sono spesso piuttosto pessime.

Le settimane di azione sono molto più che semplici rituali, perché l’ABC ha sempre un effetto sulla società nel suo complesso – e l’abolizione delle prigioni è un mega-quadro  di grande spessore che stiamo trivellando, perché significa superare la società contemporanea.

Saluti di cuore e di solidarietà da Friburgo

Thomas Meyer-Falk

Su se stesso: Nato il 15 maggio 1971, sono in carcere dal mio arresto nel 1996, prima in custodia cautelare a Stoccarda Stammheim fino alla primavera del 1998, poi un po’ “rilassato” a Straubing in Baviera, dall’autunno 1998 in custodia cautelare a Bruchsal. Sono stato condannato nel 1997 per una rapina in banca con presa di ostaggi, in occasione della quale dovevano essere presi soldi per progetti politici di sinistra legali e illegali. Sono un cosiddetto red-skin / rash = skinhead rosso & anarchico e dato che a volte mi esprimo apertamente, nel 2000 e nel 2004 sono state fatte ulteriori condanne per coercizione, insulti, minacce – come lo chiamano gli avvocati – “a scapito” di avvocati della prigione, giudici, procuratori, così come di alcuni politici (e di alcuni altri). a. il cancelliere federale Schroeder, il ministro degli interni bavarese Beckstein, il primo ministro hessian Koch). In totale 16 anni 9 mesi e tre settimane di detenzione (fine 2013) e dopo tale detenzione preventiva, vale a dire una liberazione è impossibile da prevedere.

Altri testi, pensieri e pubblicazioni qui.

Lettera del compagno anarchico Juan Flores Riquelme riguardo l’arresto di Mónica e Francisco

Sapevamo che scegliendo la via della lotta contro il capitale, le nostre vite si sarebbero sviluppate contro ogni previsione, e non ci era sconosciuto che la prigione poteva essere una possibile destinazione.

Abbiamo messo in discussione questa realtà umiliante e la sua cosiddetta “pace sociale”, abbiamo messo in discussione l’arricchimento della borghesia e il suo potere. Ci sono davvero troppe ragioni per prendere posizione contro l’ordine prevalente. Innumerevoli sono stati gli assassinii da parte delle forze repressive del potere, innumerevoli gli insorti che hanno dato la vita per cercare l’acuirsi del conflitto contro gli Stati.

L’élite di questo Paese credeva che saremmo rimastx a guardare dopo tutti gli anni di miseria, alienazione e sfruttamento neoliberale?

Come non tentare di essere lo scoglio contro l’ininterrotta avanzata del capitalismo e degli Stati?

Abbiamo fatto della nostra vita un attacco costante contro il nemico, che estende le infinite complicazioni di un’idea che vive in una moltitudine di cuori, una conseguenza della realtà del posizionarsi contro il nemico. Così è la nostra vita, così l’abbiamo scelta, contro ogni previsione avanzeremo senza ritegno lungo la via della sovversione, oltre i suoi confini, oltre la criminalizzazione e le indagini hollywoodiane, oltre le sue convinzioni e le prigioni, la realtà ci chiede di agire. La nostra unica opzione è quella di mantenere la lotta per la liberazione totale, affrontando con dignità le conseguenze che questo può generare nella nostra vita.

Queste parole sono rivolte a quei temerari e quelle temerarie che, senza voltarsi indietro, hanno difeso con i denti e con gli artigli le idee anarchiche e antiautoritarie. Monica Caballero e Francisco Solar sono un fratello e una sorella con profonde convinzioni e critiche che è impossibile spezzare con questo nuovo colpo di potere nella loro vita.

Ai compagni della cospirazione delle Celle di Fuoco e della Lotta Rivoluzionaria, imprigionati nelle prigioni di Korydallos Grecia.

Ai fratelli e sorelle anarchicx imprigionati nel carcere di Ferrara, in Italia.

A tuttx i/le prigionierx che, pienx di rabbia, si sono scontratx con la polizia durante la recente rivolta di ottobre.

Saluto calorosamente l’iniziativa della Settimana internazionale per i/le prigionierx anarchicx, che si svolge dal 25 al 30 agosto.

Juan Alexis Flores Riquelme
Prigione di alta sicurezza.

via Contra Info, tradotto in inglese da Anarchists Worldwide

UNO SCRITTO DI NATASCIA DAL CARCERE DI PIACENZA

Un anno e tre mesi sono passati dal giorno del nostro arresto, il 21 maggio 2019, e, forse un po’ in ritardo, è sorta per me la necessità di scrivere due righe pubbliche, dopo le migliaia di pagine private, su tutta questa faccenda.

Per prima cosa mi preme ringraziare le decine di compagni che, in un modo o nell’altro, sono stati per me (lontani ma) presenti durante questi mesi, foss’anche solo con una cartolina: la consapevolezza che fuori da queste mura continui ad esistere il mondo che ho lasciato, con le sue contraddizioni ma anche con il suo carico di slanci e passioni, mantiene in vita, se non organicamente, sicuramente dal punto di vista emotivo e intellettuale. Purtroppo non è stato (e non è) un percorso detentivo “facile” (se mai ne esistano), tra l’estradizione, L’Aquila e l’AS3, ma in nessun momento ho sentito di perdere contatto con il mondo esterno, i dibattiti, la lotta, e di questo posso solo ringraziare i compagni che si sbattono e le persone che mi amano (spesso le due cose coincidono). GRAZIE.

Detto ciò, va ammesso che l’aver scelto di non espormi “pubblicamente” attraverso nessun mezzo, perché non è mia abitudine e perché reputo che in certe circostanze siano i fatti a parlare meglio di qualunque comunicato, per certi versi abbia creato un po’ di confusione, anche e soprattutto in merito all’aspetto tecnico e processuale. Cercherò di rimediare.

– OPERAZIONE PROMETEO

Il capo d’accusa che ci viene contestato è il 280 del codice penale: “attentato con finalità di terrorismo”, più una sequela di aggravanti come il concorso e, di nuovo, la finalità di terrorismo (come si applichi l’aggravante di terrorismo ad un reato con finalità di terrorismo è un’astrazione giuridica che ancora non mi è chiara). Niente associazione, niente porto d’armi da guerra, ma l’attentato viene definito “micidiale”, ovvero si qualifica come “attentato alla vita”; la pena parte dai 20 anni, aumentati di un terzo perché “rivolto contro persone che esercitano funzioni giudiziarie o penitenziarie”.

Il teorema inquisitorio ha ben poco di concreto: gli inquirenti sostengono di aver localizzato il negozio cinese nel quale sarebbero state vendute le buste utilizzate per il confezionamento degli ordigni (nonostante i saggi grafici cui sono stati sottoposti tutti i dipendenti non collimino con la scrittura che compare sui plichi ricevuti) e possiedono una ripresa di una telecamera di sorveglianza della piazza antistante il negozio in cui Beppe ed io siamo ripresi a uscire dal medesimo. Tutto qua. Usciamo dal negozio senza avere in mano gli acquisti contestati, nessuno scontrino emesso in quell’orario coincide con i prezzi del materiale che si vorrebbe acquistato, nessuna traccia di impronte digitali o DNA, nessuna confessione rubata con intercettazioni ambientali o telefoniche. Ma si sa, due anarchici che fanno compere in un negozio cinese, a due passi dall’abitazione di uno dei due, nella città in cui SI IPOTIZZA e nel momento in cui SI IPOTIZZA che siano stati confezionati gli ordigni… è più che sufficiente.
Per concludere, una ricerca informatica effettuata a Genova sugli indirizzi dei destinatari dev’essere opera del terzo compagno che trascorreva il weekend in quella città con loro, Robert. Quest’è, né più, né meno.
Ora, che le procure di mezza italia amino fare castelli in aria è risaputo, questa volta in aggiunta alla solita mancanza di concretezza hanno sfoderato la vena epica e letteraria. Il mito di Prometeo è noto ai più: ruba il fuoco (la conoscenza) agli dei per farne dono agli uomini, e perciò viene punito. Chi in questa rappresentazione si appropri della e si autoassegni la parte di dio, è evidente. E se su certi sacri ruoli non va posato nemmeno lo sguardo, figuriamoci l’impudicizia di far loro arrivare un messaggio così chiaro come una busta farcita di polvere pirica. Stereotipica di Prometeo è l’IRRIVERENZA. Egli profana un monopolio, in questo caso quello della giustizia, che non compete agli uomini, e la prometeica punizione è più che severa, è fatidica. E dunque, a prescindere dall’inconcretezza degli indizi, qualcuno va punito, e se sono degli anarchici tanto meglio.
Ad oggi, nessun legislatore ha osato scalfire il sovradimensionamento né l’inconsistenza dell’accusa, d’altronde è nientemeno che dagli dei che arrivano le direttive, e Prometeo è di monito a tutti, servi compresi.

– 2 PICCIONI CON 1 FAVA

L’anarchico, inutile dirlo, ha il fisique du rôle: nel disegno iperbolico degli inquirenti capita a fagiuolo. E infatti, il 90% delle cartacce cui ho avuto accesso (inutile dire che gli atti completi mi sono preclusi, visto che si tratta di più di 200.000 pagine e il carcere dimmerda in cui sono capitata non è attrezzato per consentirmi l’accesso al formato digitale) è la solita solfa su cui imperniano TUTTE le operazioni in chiave antianarchica degli ultimi anni: criminalizzazione della solidarietà, dei rapporti affettivi, travisamento delle opinioni, fantasie morbose da incasellamento questurino.
Lungi da me volermi lanciare in un afflato vittimistico: l’anarchico dello stato è nemico, con l’autorità in guerra e, si sa, in amore e in guerra tutto vale. Non mi aspetto tenerezza, e sono profondamente convinta che l’espressione “un giusto processo” non sia altro che una circonvoluzione a metà tra l’ossimoro e la sinestesia. Ma è bene, a fini d’analisi, parlare anche di questo. Sulla base delle sparate di Sparagna estrapolate direttamente dagli atti del processo Scripta Manent, i ROS dedicano non poche pagine a quello che vorrebbe essere un diagramma linneano della storia dell’anarchismo, cercando a tutti i costi di inquadrare ciò che inquadrabile non è (e partono nientemeno che da Bakunin… che onore!), e di comprendere ciò che, inutile dirlo, compreso non verrà mai dentro alle mura di una questura.
Allo stesso modo viene trattata la solidarietà ai prigionieri, che in questo caso assurge direttamente a movente, essendo uno dei riceventi le buste incriminate Santi Consolo, ex direttore del DAP. E così interessarsi alle sorti di un compagno, o addirittura di un amico, incappato nelle maglie della giustizia, è fattore incriminante; persino inviare una cartolina (firmata) a chi è detenuto assume l’aura del sospetto.

Altro capitolo intero, se non pensassi di starmi già dilungando troppo, si potrebbe dedicare a quella che viene definita “l’analisi della personalità degli indagati”: i toni passano da fantasiosi a paradossali, letteralmente. La partecipazione a un dibattito acceso e attuale (e non solo in seno al “movimento”) come quello sulle tecniche forensi e d’indagine, in particolare sull’utilizzo del DNA e sulla creazione di una banca dati genetica nazionale e internazionale, si trasforma come per magia nell’ossessione del colpevole, assillato dalla costante paranoia di venire arrestato; ogni parola catturata dai microfoni viene letta come criptica (si sa, sono furbi questi anarchici! Quando dicono “Prendiamoci un caffè” in realtà vogliono dire: “Chi porta il C-4?”); svarioni filosofico-esistenziali senza capo né coda, cui nemmeno i diretti interessati saprebbero dare un senso, offrono lo spunto per interpretazioni di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. E qui mi fermo perché, letteralmente, potrei andare avanti ore, ma dal paradosso non ci sono conclusioni logiche da trarre.

Infine:

– SUI TERMINI DI CUSTODIA CAUTELARE

Parecchie volte, ultimamente, mi è stato domandato per corrispondenza: “Ma come? E i tuoi termini non scadono più? Non esci?”. Giusto per chiarire: il termine indicato dal codice penale per questo tipo di reato è di 1 anno, ovvero avrebbe dovuto scadere il 21 maggio 2020. Ma poi, a marzo, il covid. A quel punto escono, a distanza di circa un mese, due Decreti Presidenziali che prorogano di poco più di 30 giorni ciascuno TUTTE le scadenze e le prescrizioni. La GIP di Milano, ad oggi non saprei spiegare il perché, tiene in considerazione solo la prima proroga, e fissa allo scadere del 90° l’udienza preliminare, che congela definitivamente i termini, il 22 giugno.
Nel corso dell’udienza si sentenzia l’incompetenza territoriale della procura milanese in favore di quella di Genova, tutti gli atti vengono inviati a nuovo giudice e… sorpresa! Il conteggio dei termini di custodia cautelare riparte da zero!
Si è poi svolta una prima udienza preliminare a Genova il 29 luglio, con rinvio all’11 novembre. Il ché significa che quando avremo fatto 18 mesi di carcere preventivo sapremo, forse, quanto tempo passerà ancora prima che inizi il processo. Quest’è. Vi rimando alle considerazioni di cui sopra in merito al “giusto processo”.

E su questi tecnicismi chiudo questa lunga ma doverosa disquisizione, con l’idea di renderla “pubblica” attraverso i soliti canali. Molte altre cose vorrei aggiungere, ma non è questa la sede.

Un abbraccio fraterno a tutti i compagni, compreso mio padre, uno più stretto a quelli rinchiusi.

In ogni caso, nessun rimorso.

Salud y Anarquìa

Nat

Parole di Mónica Caballero dal carcere di San Miguel (Cile)

Compagnx, amicx e familiari:

ancora una volta vi scrivo da una cella. Sono confinata nella prigione
di San Miguel, per 14 giorni rimarrò isolata a causa dei protocolli di
prevenzione del contagio da Covis-19, più tardi mi classificheranno e mi
porteranno in un modulo specifico.

Sono passati quasi dieci anni dalla prima volta in cui sono entrata in
carcere come imputata. Durante questi anni, in un modo o nell’altro la
mia vita è sempre stata legata alle carceri; anche se i sistemi di
controllo possono cambiare, la loro struttura sostanzialmente resta la
stessa, perseguendo sempre punizione e pentimento.

Quasi dieci anni fa, quando sono entrata in carcere, ero pienamente
convinta che l’insieme delle idee e delle pratiche antiautoritarie
fossero la chiave fondamentale per affrontare il dominio, in tutto
questo tempo non c’è stato un solo giorno in cui ho pensato il
contrario. Cammino per il carcere a testa alta, orgogliosa del cammino
intrapreso.

Solidarietà con tutte le lotte anticapitaliste.
Newen Peñis [forza ai guerrieri mapuche], prigionieri politici mapuche,
sovversivx e rivoltosx imprigionatx.

A la calle! 
[ liberx subito! ]

Mónica Andrea Caballero Sepúlveda
Anarchica imprigionata
Luglio 2020

Prigione di Fresnes:Una lettera di Roby

Venerdì 24 Luglio 2020.
Fresnes,18 Luglio 2020.

Cari compagni,care compagne.

Vi scrivo per dirvi che sono in forma,che il morale è buono e che continuo ad avere un sacco di energia!Approfitto dell’occasione per ringraziare dal profondo del mio cuore coloro che mi scrivono,che pensano a me,che mi sostengono.Non vi nascondo che il fatto di ricevere delle lettere mi mette di buon umore e mi da un sacco di forza.Ho avuto inoltre il piacere di prendere conoscenza della campagna di diffamazione tramite alcuni articoli di giornale che mi sono stati dedicati.Niente di sorprendente,i media sono uno strumento del potere,utilizzato per infangare le nostre personalità e per alimentare le menzogne che giustificano la mia carcerazione!Voglio dunque rispedirgli tutto il mio disprezzo,cosi come a tutti gli investigatori di questa ennesima operazione repressiva.Dopo quasi un mese di galere,al momento della mia condanna per la mia estradizione alla quale mi sono opposto,ho avuto l’occasione di leggere la versione francese delle accuse nei miei riguardi e mi sono finalmente reso conto delle motivazione per le quali sono incarcerato.Ed è una parola,loro mi accusano di essere anarchico che è una realità/poichè è cosi,non c’è niente di che nel mio dossier.Solamente degli attacchi ideologici e il reato di solidarietà!Che dire di più,non avete mica inventato l’acqua calda miei cari accusatori,il pensiero anarchico esiste da diversi secoli e da un sacco di anni,voi volete metterlo alla gogna.Voi attaccate la solidarietà fatta ai prigionieri,e fin quando vi renderete conto che certe idee,certi ideali,voi non potrete mai imprigionarli,e neppure giudicarli/figuriamoci giudicarli?.Una meravigliosa idea come questa di cui tante persone si fanno portatori/portatrici nel mondo non potrà mai essere arrestata.Non c’è nessuno sbirro,nessuna prigione,nessun tribunale che potrà impedirle di vivere,ovunque sia.Oggi voi rinchiudete i nostri corpi ma non le nostre idee e la solidarietà che sto ricevendo mi fa comprendere ancora di più che noi non saremo mai come voi ci volete.E che mille fiori di solidarietà possano fiorire di nuovo!
Un saluto caloroso a tutti/e gli/le anarchici/e imprigionati e ovunque nel mondo,a voi mando tutte le mie forze!
Un saluto a tutti/e i/le detenuti/e che lottano contro le prigioni e che non abbassano mai la testa davanti alle ingiustizie subite!
Contro il mondo che vogliono imporci,contro la vostra repressione,contro la vostra dittatura democratica!
Per l’Anarchia,per la libertà!
Con rabbia e determinazione.

Roby

Da Beppe (Op. Prometeo)

Riceviamo e diffondiamo una lettera di Beppe datata 04/07/20pire

carissimi/e
spero che questa mia vi trovi bene!
Vi scrivo per segnalarvi una situazione (l’ennesima!) grave che mi sono trovato ad affrontare tra il pomeriggio del 3/7 e la mezzanotte del 4/7!
Come sarete a conoscenza sono rinchiuso da circa 1 anno in una cella da solo nella sezione “protetti” delle galera di Pavia!!
ho da sempre rifiutato tale collocazione mettendo in atto varie forme di lotta (sciopero della fame, sciopero dell’aria…). La ( parola che non riesco a capire, NDR a senso diremmo “direzione”) sanitaria della galera di Pavia pur non avendomi mai sottoposto a nessuna visita medica (anche se c’era una richiesta specifica del GIP Basilone) ha dichiarato che sono in trattamento (con cosa?) per il linfonodo alla tiroide (mai controllata qui) e che ho avuto una grave forma di bronco-polmonite e in caso di necessità avrebbero provveduto a soccorrermi!!
Venerdì (3/7) pomeriggio su Pavia è arrivato un grosso temporale con raffiche di vento, non facendo in tempo a chiudere la finestra, il vento ha chiuso il blindo della mia cella, qui accade sovente quando c’è tanto vento… devo precisare che i campanelli per chiamare i secondini non funzionano, devi solo urlare!! in questo caso il detenuto lavorante avvisa il secondino di turno che sono “chiuso”, lo sento dalla mia cella… non ho mai chiamato un secondino da quando sono rinchiuso in questa fogna, la loro presenza mi irrita…
Aspettando che si sarebbero degnati di riaprire il blindo come tutti in sezione, mi occupo di altro nella cella sapendo che verso le ore 21 sarebbero comunque passati con l’infermiere che distribuisce psico-farmaci… alle ore 20:30 circa il secondino zelante apre lo spioncino del blindo e gli dico subito di aprire il blindo come tutti gli altri che sono molto agitato e non riesco a respirare!
Mi risponde con un Sì e sparisce!!
verso mezzanotte, con il cambio turno dei secondini fanno la conta… non so cosa sia successo, non ricordo niente, mi sono ritrovato sul pavimento pieno di bava con 4-5 secondini che mi continuavano a chiamare, qualcuno diceva che forse ero morto!!
non hanno mai chiamato il medico, né l’infermiere, non sono mai stato visitato anche in queste circostanze… ho capito da un pezzo perché sono stato collocato in questa sezione in questo carcere!
Alle ore 10:30 circa vengo chiamato in infermeria (04/07/20) dopo aver avvisato l’infermiere del mio malessere e di aver perso conoscenza durante la notte. Davanti al medico di turno gli dico l’accaduto durante la notte: è presente l’infermiera e un secondino “graduato” che assiste alla conversazione, mentre mi prende i parametri gli manifesto al medico un dolore forte alla fronte per la botta presa con la caduta, l’infermiera mi dice che non si vede nulla e nel spiegargli che sarebbero venuti a mezzanotte quando ero disteso sul pavimento com’era quando mi hanno trovato i secondini in turno magari si sarebbero accertati sul momento!
A sto punto interviene il secondino presente che con tono minaccioso mi dice che “parlo troppo” e che devo parlare solo di medicine!!
presenti il medico di turno e l’infermiera (dicono essere la moglie di un secondino) non fanno una piega!!
ho fatto richiesta delle cartelle cliniche vediamo se me le portano!!
Spero che questa vi arrivi e non sparisca!!
Vi chiedo di essere partecipi con me contro questo collocamento in questa sezione e questa galera!!
Fate girare a più persone e siti possibili!
Di galere si muore!
Mi rialzo A TESTA ALTA Vomitando tutto il mio odio a questo collocamento!!
Libertà per i compa romani!

Beppe.