About this section

We have choose to add a section on our website to re-post some article or news about repression and direct action of the anarchist “movement” and to spread some news about the struggles around the world. The article you will find here is taken from other website. This is just a way to try to keep up the anarchist comrades we feel near and to spread the voice of the voiceless.

Love punx hate capitalism

 

About repression.

Address of arrested comrades.

Notizie da Regina Coeli

Lettera scritta il 4 ottobre ricevuta il 9

Ciao a tutte e tutti.
Sono stato arrestato il 4 agosto con la misura cautelare di custodia nel carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino insieme ad altr* 4 compagn* e due compagne con la misura cautelare di divieto di dimora dal comune di Torino e provincia per esserci frapposte all’ennesima retata nel nostro quartiere, ma già molto abbiamo detto al riguardo e non mi dilungherò oltre.
Dopo due settimane in carcere, il Tribunale della Libertà ha modificato la misura cautelare per i/le cinque arrestate alla custodia cautelare presso i domicili da noi presentati. Per quel che mi riguarda ho deciso di andare da una compagna presso il comune di Roma. Li i controlli si sono susseguiti di giorno in giorno fino al 22 settembre; giornata nella quale, alle sette del mattino circa si sono presentati alla mia porta vari poliziotti in borghese e due volanti per notificarmi un aggravamento di pena, richiesto dai carabinieri preposti al mio controllo della caserma di La Storta per una presunta evasione effettuata in daa 31 agosto. Da quel momento (22/9) sono quindi stato tradotto al carcere di Regina Coeli.
Non cercherò certo qui, tra queste righe, di difendermi da tale accusa, ma quanomento e approfitterò per salutare e abbracciare col cuore le mie sorelle e i miei fratelli, compagne e compagni. Ripetendo a me stesso che, nonostante la repressione, le angherie e i soprusi ci saremo sempre l’un per l’altra. Che non smetteremo di lottare. Che ci ritroveremo ancora sulle barricate, sorridenti, determinate e a testa alta. Che per quanto possano temporaneamente o meno togliere di mezzo una/o di noi, altre ed altri saranno li a colmare il vuoto. Che non ci sarà pace ne tregua per chi ci opprime e reprime.

Con rabbia e amore, vostro compagno
Beppe

Giuseppe De Salvatore
c/o C.C. Regina Coeli
via della lungara 29
00165 Roma

Non un sasso indietro Vol.II

“Non un sasso indietro” nasce dal desiderio di lasciare una traccia dell’unione tra le lotte ed i benefit, i momenti d’aggregazione, i concerti e le autoproduzioni. Un’altro piccolo contributo, non solo musicale, dedicato a chi ogni giorno lotta contro le frontiere e brucia i Centri di reclusione. Dopo il primo volume a sostegno della lotta NoTav torniamo dopo 3 anni a sostegno della lotta contro i CPR e le frontiere in Italia.
Oltre il disco, nel libretto troverete i testi ed i contatti di tutte le bands che hanno partecipato ed anche una panoramica sul sistema di detenzione amministrativa in Italia.
Facciamo questo perché l’hardcore torni ad essere una minaccia. Perché non sia solo un urlare sotto palco ma un coltello alla gola di chi ci opprime e reprime.

Non un sasso indietro

500 copie numerate a mano. Grafiche inedite create appositamente per il progetto, 19 tracce inedite, 32 gruppi in totale nel disco. Più di 40 realtà hanno contribuito all’uscita di questo secondo volume. Distribuito in Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Lituania, Malesia e Spagna.

  • Uscita prevista: Novembre 2017
  • Formato: Vinile + doppio cd
  • Prezzo: 10€

Violenza sessuale negli ambienti anarchici – critiche e suggerimenti sui modi di affrontarla

A quelle persone anarchiche che passeranno davanti a questo opuscolo non degnandolo neanche di uno sguardo, che ne leggeranno il titolo distrattamente per passare subito ad altro, che penseranno che non le riguarda perché su queste cose hanno già capito tutto o se ne parla fin troppo togliendo spazio ad altre priorità… vorrei dire che invece riguarda proprio loro. Che è anche l’indifferenza e la superficialità con cui viene affrontata (o non affrontata) in ambito anarchico la questione delle violenze sessuali che avvengono tra di noi che permette che queste continuino ad esistere. Il modo in cui reagiamo a queste violenze è determinante, e demarca nette linee di confine tra chi sceglie di supportare il patriarcato e le gerarchie di potere esistenti, e chi decide di solidarizzare con chi ha vissuto le violenze e contrastare con ogni mezzo la cultura dello stupro. Rapporti anche longevi tra anarchici/e si sono rotti proprio nella divergenza tra queste due strade…

Scarica, stampa e diffondi.

Lettera del compagno Greg dal carcere

Da qualche giorno nel carcere di Gorizia tutta la posta in entrata e in uscita, prima di arrivare nelle mani di Greg e dei suoi destinatari, è letta da un secondino. La Procura ha infatti richiesto un provvedimento di censura convalidato dal Gip dell’inchiesta il quale, non sazio di firmare, gli ha nuovamente negato negli scorsi giorni gli arresti domiciliari sostenendo che i possibili ospitanti non erano idonei perché genitori di una compagna.

Nonostante la censura una lettera giunta da poco è riuscita a serpeggiare tra le maglie della burocrazia penitenziaria anticipando l’emissione del provvedimento. Oltre a un modo di pensarsi e muoversi davanti alla repressione, Greg ci descrive una serie di accadimenti che in qualche modo si inseriscono sull’onda lunga delle proteste, seppur in buona parte svincolate tra di loro, che questa estate hanno coinvolto, da Pisa a Sassari, le carceri della penisola.

Riportiamo qui di seguito il testo

Cella 1.2 della c.c. Gorizia, 27 agosto 2017

“Voglio fare di più. Non si tratta solo di resistere. Voglio tornare ad immaginare mondi nuovi. Voglio riappropriarmi di un’originalità viva, radicalmente altra. Voglio capire che sottrarmi alla cattura non significa solo non farmi arrestare ma anche non farmi prendere, in tutti i sensi. Non farmi concentrare nei campi del discorso nemico, non lasciare che siano altri a decidere il pugno di parole che mi serve per descrivere ciò che sono e ciò che voglio.”

 Ispirato dal dialogo II dell’opuscolo “Dialogo sui minimi sistemi”
Grazie agli esploratori e alle esploratrici disperse e coatte del regno di Ade

“Fra ciò che vorrei essere e ciò che sono adesso, c’è il mio percorso”

“Raccontami una storia con una bella fine!
– Non esiste!
– Una bella fine?
– Una fine” 

… a chi ha vissuto andarsene un essere amato raggiungere, su quattro zampe o su due gambe, le stelle.

Ciao a tutt*!
Dal regno delle galere che prima o poi faremo cadere scrivo per salutarvi e raccontarvi due cosine. Qua continuo a camminare, a viaggiare e a correre assieme a voi, dentro e fuori, scrivendoci o pensandoci, e dopo questo primo mese di carcerazione sto accelerando: cresce la concentrazione e la forza che ne deriva. Spero di non essere di lunghi pipponi (ma è già troppo tardi) perché piacciono di più guardandoci. Solo che voglio accennarvi due o tre cose sulle quali mi appoggio in questo periodo per rinforzarmi.
Sono stato per tre mesi sotto mandato di cattura e come sapete sono stato arrestato in Italia. 
Sento la repressione come qualsiasi atto che mi impedisce di decidere, essere, fare, desiderare, consentire, agire. In questi mesi mi sento dunque concentrato sul non scivolare troppo verso l’autorepressione, che per me è l’ultimazione del progetto repressivo, essenza del potere. Concentrarsi quindi ad interrogare e valutare, fra precauzioni e rischi, desideri e paranoie, vita e autorepressione. Questo periodo è stato di grande intensità per cercare di trasformare una situazione di merda in occasioni, belle e forti, di continuare.

“Cospirare è essere, respirare insieme”. Ho continuato a nutrirmi della solidarietà degli incontri e della forza dei pensieri, di un libro come “in incognito, esperienze che sfidano l’identificazione” o delle parole di quell’altro companero che “ha scelto” di prendere i sentieri della latitanza e le strade dell’autostop…verrà l’ora di scambiarsi le nostre esperienze intorno a carriole di birrette!
Insomma mo’ continuo a lavorare sulla mia “fortuna nella sfiga” (tanta solidarietà dentro e fuori), sul mettere da parte la speranza (si sa quando si entra non si sa quando si esce), sul cercare di non preoccuparmi in quanto inutile (mi prendo male due volte se la cosa per la quale mi preoccupo accade e una volta sola se non succede).

Odio l’espressione “finire dentro”. E’ un passaggio che può durare tanto tantissimo (per alcun* una vita…) e anche se un giorno è già troppo, qua non finisce la mia voglia di esserci. Cercare poi di “smaterializzare” la maggior parte delle cose e delle relazioni con il fuori (rifiuto dei colloqui, delle telefonate, sfasamento o assenza della posta), ma nutrire lo stesso la testa, il corpo…il cuore. Il cuore che batte, senza fermarsi mai, pompando l’amore e la rabbia che continuiamo a costruire, ad affinare ed affilare, che in me in questo periodo sento indistruttibili.

Zittire un secondino prepotente, fare scappare gli sbirri, vedere andare in fumo strutture di potere e col sorriso a tutta velocità mettersi in mezzo, mandarli a cagare, tirare lo sciacquone o compostare per bene. Anche prendersi il tempo, attent* a se stess* e agli/alle altr*, curarsi, divertirsi, gioire, astrarsi per capire meglio, imparare, parlarsi, guardarsi. Dentro come fuori.
La situazione qua dentro impedisce spesso di alzare la testa e di esplodere come vorremmo. La pazienza aiuta la concentrazione ma frena la passione, quest’ultima però non sparisce, si sposta solo verso la determinazione di volerla vivere ancora più intensamente. Anche se ogni tanto ci presentano il conto che siamo costretti a pagare, loro fanno una vita, povera e senza sapori, da spie e da servi dei servi.
Passato dunque questo primo periodo di richieste rigettate, bisogna pure raccontare qualcosa di interessante quando si scrive, come diceva quel caro guaglione unto d’olio dalla testa ai piedi. Per dieci giorni dal sedici al ventisei di agosto in questo carcere c’è stata una protesta dei detenuti che hanno aderito all’appello chiamato “La Satyagraha”, organizzato dai Radicali. Riunioni fra detenuti e ricerca di organizzazione collettiva hanno creato stimoli, confronti e agitazione rompendo un po’ la “pace sotto ricatto” caratterizzante questi luoghi. Ci sono stati dieci giorni di sciopero del carrello da parte di tutti i cinquantacinque detenuti (chi non poteva fare la spesa come me era aiutato dagli altri), fra i quali una quindicina sono stati in sciopero della fame per cinque giorni, da tre a cinque battiture di dieci minuti ciascuna al giorno. Momenti di presa bene si sono scontrati poi a sconforto e presa male quando, volendo far diventare più dura la protesta (accenno di sciopero totale e di sciopero dei lavoranti) da parte di alcuni l’unità si è rotta. Anche quando si è saputo che “solo” quattromila o cinquemila detenuti sui cinquantasettemila in Italia hanno aderito allo sciopero. C’era un po’ di speranza di strappare qualcosa al Ministro Orlando anche se non c’erano grosse attese. Neanche il Garante dei detenuti è venuto qua con il “suo obbligo” in caso di sciopero della fame collettiva. Aldilà del fatto che non voglio costruire dei percorsi di lotta legati alle istituzioni politiche, questa protesta (alla quale ho partecipato in solidarietà a* detenut*) dimostrava quanto siano necessarie delle basi solidissime di strumenti e rapporti per rompere l’isolamento e il distacco fra fuori e dentro. Noi da qui non abbiamo avuto nessun eco di questi dieci giorni tranne i pipponi su radio Radicale. Mi sono/ci siamo ritrovati impreparati e senza aver prima preparato gli strumenti che potevano, in tanti modi diversi, velocizzare e agevolare le comunicazioni. Ho fatto dei begli incontri, che potranno servire per le eventuali prossime volte, per pensare, creare, rinforzare gli strumenti, gli accordi e le idee per sostenere le proteste che una o più persone porteranno avanti.
Da qui io voglio continuare, a livelli diversi di questa protesta specifica, a creare curiosità e complicità reciproca con chi mi sta intorno, punto principale “dell’esserci”. Lotta e solidarietà esistono qui dentro anche se i margini di manovra sono molto ristretti dai ricatti e dai trasferimenti che sono molto usati qui.
Penso che le lotte contro l’esistente abbiano a che fare con il carcere che non è da interpretare mai come “più ci reprimono più siamo nel giusto”, ma come il fatto che il carcere e la repressione colpiscono i nostri sogni di libertà.
E i sogni sono fatti per essere realizzati.
Il viaggio è lungo, le strade esistono. Ci si vede domani.

Un abbraccio caloroso, anzi due, per te Paska e te Vespe, per i miei complic* torines* e per tutt* quell* che, a proprio modo, distruggono quest’esistente.

Lettera da Greg dal carcere di Gorizia

Fonte: Macerie

Arrivano con lentezza le lettere che Greg ha spedito dal carcere di Gorizia. Nelle poche arrivate fino a ora racconta della vita ristretta in una struttura detentiva piccola quale è quella friulana in cui i reclusi sono attualmente 36. “Le celle sono aperte dalle 9 alle 18. La sezione è composta da due celle da sei, abbiamo un calcetto in corridoio, facciamo l’aria dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15. In cella ci sono cucina inox, due camping gas, bagno con bidet e doccia grande, acqua fredda e calda immediata.” Un carcere talmente piccolo che “le cose che non si possono prendere attraverso la spesa le si può avere, via domandina, in un paio di giorni; in pratica i due lavoranti vanno al supermercato vicino al carcere!”.

Un carcere appiccicato al Tribunale, costruito all’inizio del secolo scorso, proprio quando un giro di riforme aboliva la catena al piede per i lavoratori forzati, le punizioni in detenzione con l’utilizzo della camicia di forza, i ferri. In diverse città le strutture atte a rinchiudere e raddrizzare venivano accorpate e poste al centro della città, molte volte affiancate al Tribunale, per motivi funzionali e soprattutto per vigere da monito sulla popolazione.

Greg continua a rimanere rinchiuso poiché le istanze che richiedono che sia messo agli arresti domiciliari come i suoi coimputati sono state ripetutamente rifiutate, con le solite motivazioni, ossia l’assenza di qualsiasi argomentazione. Gli accertamenti da parte della polizia sull’idoneità della casa non giungono al giudice che decide così di rifiutare.

Inoltre Greg nota di non ricevere la posta con regolarità e sospetta che le missive a lui destinate vengano trattenute. La corrispondenza è spesso l’unico modo per tenere contatti, scambiarsi informazioni e darsi manforte; il fatto che venga trattenuta a lungo, in maniera ripetuta potrebbe creare fastidio e sopratutto potrebbe fare perdere la pazienza.

Intanto intensifichiamo lo sforzo per farci sentire.

Gregoire Yves Robert Poupine
Casa Circondariale
via G.Barzellini 8
34170 Gorizia

LETTERA DEL COMPAGNO RICCARDO DAL CARCERE DI BILLWERDER, AMBURGO

“La guardia Gohlosh personifica la cattiveria più detestabile: la cattiveria messa al servizio dei grandi della Terra. Una cattiveria monetizzabile. Essa non gli apparteneva più. L’aveva venduta ad individui più competenti che ne facevano uso per asservire e mortificare tutto un popolo miserabile. Non era più padrone della propria cattiveria. Doveva guidarla e dirigerla secondo certi regolamenti la cui atrocità non variava granché.”
(Albert Cossery – Gli Uomini dimenticati da Dio – 1994)

In questo momento mi trovo detenuto nel carcere Billwerder di Amburgo.
Sono stato arrestato venerdì 7 Luglio alle ore 19.30 nei pressi del Rote Flora.
Sono accusato di oltraggio allo Stato, di aver messo in pericolo la pubblica sicurezza, di aver svolto un ruolo attivo all’interno di un gruppo di quindici persone che ha fronteggiato la polizia, in particolare di aver tentato di ferire un poliziotto della Sezione Speciale di Bloomberg adibita ad effettuare arresti e recuperare reperti.
Non riconosco il dualismo “colpevole – innocente” proposto dagli apparati giuridici dello Stato.
Ciò che voglio dire a riguardo è di essere orgoglioso e felice di essere stato presente durante la sommossa di Amburgo contro il G20.
La gioia di vivere in prima persona la determinazione di persone di ogni età e da tutto il mondo che ancora non hanno ceduto alla tentazione di sottomettersi alla logica del denaro e del mondo capitalista non potrà mai essere sopita da nessuna misura cautelare. In un epoca storica in cui il capitalismo cerca di affondare il colpo definitivo e necessario al suo assestamento, in una continua oscillazione fra guerra interna (leggi speciali, chiusura delle frontiere, deportazioni) e guerra interna (massacri indiscriminati, distruzione e avvelenamento del Pianeta Terra); la rivolta di Amburgo contro il G20 ha dimostrato ciò che è più importante per chi ha ancora a cuore la libertà: la possibilità della sua realizzazione.
L’ efficienza tecnologica, fisica e tattica della polizia tedesca è stata tanto impressionante e spaventosa, quanto, di fatto, inutile a disinnescare prima e reprimere successivamente l’esigenza di svolgere contro la società mondiale, assurda e catastrofica, che i venti patetici Capi di Stato stavano lì a sfoggiare con meschinità, blindati nel cuore della città. I rassegnati e i riformisti potranno dire che, visto i rapporti di forza sviluppatisi negli ultimi decenni tra il potere e i suoi sudditi, quello di Amburgo sia stato un ennesimo esperimento di massa per verificare la tenuta degli apparati di sicurezza internazionale. Del resto è quello che veniva detto anche dopo il G8 di Genova nel 2001.
I ribelli e i rivoluzionari, però, non fanno i conti con le dietrologie della politica, ma con i propri sentimenti e i propri progetti. In ogni caso, mi pare di poter ribadire che, se anche così fosse, questo esperimento sia fallito del tutto. Nelle strade di Amburgo ho respirato la libertà incontrollata, la solidarietà attiva, la fermezza di rifiutare un’ ordine mortifero imposto da pochi ricchi e altrettanti potenti sul resto dell’umanità. Non più infinite file di automobili e composte processioni che ogni giorno santificano la liturgia oppressiva ed assassina del sistema capitalista.
Non più masse indistinte costrette a piegarsi e sudare per un’anonima sopravvivenza in favore dell’arricchimento di qualche ingordo padrone. Non più migliaia di sguardi assenti diretti verso qualche asettico display che aliena e deforma le nostre esperienze di vita.
Ho visto individui alzare gli occhi al cielo per cercare di agguantarlo.
Ho visto donne e uomini dare corpo alla loro creatività e alle loro fantasie più represse.
Ho visto le energie di ciascuno impegnate a tendere una mano ad altre che non si ergono al di sopra di nessuno.
Ho visto il sudore gocciolare dalle fronti per soddisfare i propri desideri invece di quelli di qualche aguzzino. Nell’ora della rivolta nessuno resta mai veramente solo.
Un forte abbraccio a tutti i compagni e le compagne, a tutti/e i/le ribelli prigionieri/e dello Stato tedesco. Un saluto appassionato ad Anna, Marco, Valentina, Sandrone, Danilo, Nicola, Alfredo, icompagni e le compagne sotto processo per l’ Operazione “Scripta Manent” in Italia. Ai/alle rivoluzionari/e e ai/alle ribelli prigionieri/e nelle galere di tutto il mondo. Un bacio a Juan. Dove sei … dove sei … sei sempre con noi!
Finché esisto: sempre contro l’autorità! Sempre a testa alta! Viva l’internazionale anticapitalista! Per Carlo! per Alexis! Per Remi! Per la libertà!

Riccardo
Prigione di Billwerder, Amburgo – 20 Luglio 2017

Scritto della compagna Lisa e indirizzo per scriverle in carcere

Riceviamo e pubblichiamo.

Carx compagnx,
vorrei ringraziarvi nuovamente per la vostra solidarietà e appoggio espresso in tante e diverse forme, fin dall’inizio e specialmente durante il processo, sia dentro l’aula del tribunale che dalla lontananza.
In tanti momenti quei gesti mi hanno regalato energia e calore e, evidentemente, rafforzato la mia convinzione che la lotta continua, quale che sia la condizione e indipendentemente dagli ostacoli che si frappongono al nostro cammino.
Proprio perché so esattamente come funziona la giustizia e la smania persecutrice dello Stato, e vista la necessità che in questo processo il tribunale, la PM, gli sbirri e i mass media, avevano di un colpevole, provo un sacco di rabbia.
Rabbia verso questo mondo miserabile e totalmente disuguale dove ci viene imposto il diritto dei potenti.
Rabbia verso questo sistema di castigo, oppressione e confinamento di tuttx quellx che non entrano nei suoi limiti.
Rabbia per la manipolazione, la farsa e la menzogna con cui si alimenta l’opinione pubblica…e ovviamente, ancora più rabbia per molte altre cose.

Questa volta è toccato a me, ma in altri momenti toccherà ad altrx e chissà semplicemente a ognunx di noi, specialmente a coloro che continuano il proprio cammino con dignità e forza.
Ma non ci lasceremo spezzare dallo Stato e dai suoi seguaci.
La galera non è mai una fine; queste condizione aggravate ci animano invece a continuare ancora a difendere la vita e i valori che rappresentiamo.
La lotta continua, qui dentro e lì fuori, finché non si abbatteranno tutte le prigioni e tutte le forme di dominazione e finché ogni autorità non verrà distrutta.

Moltissima forza e solidarietà a tuttx gl/le compagnx detenutx e perseguitatx in ogni parte!

Libertà per tuttx.

 

Lisa

Giugno 2017


Ricordiamo che questo è l’indirizzo per scrivere alla compagna:Lisa, nº 2893/16/7
Justizvollzuganstanlt (JVA) Köln
Rochusstrasse 350
50827 Köln (Germany)

address of arrested comrades

Here is a short and partial list of anarchist comrades arrested. We made this list because we think is really important keep substain the comrades taken by the repression. Keep attention first to send any materials at the comrade than the prison where they stay don’t have particular restrictions for the inmates.

This post will be periodically updated, if you find some error on the address or have some news to add/modify or want help us. please write by email!

 

GERMANIA
Arrested in Hamburg in the riot against G20 summit

RICCARDO LUPANO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
EMILIANO PULEO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
ORAZIO SCIUTO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
ALESSANDRO RAPISARDA 
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
MARIA ROCCO
Jva billwerder
Dweerlandweg n° 100
22113 hamburg
Germany
FABIO VETTOREL
Hahnofersand
21635 Jork
Germany

Arrested for robbery in Aachen

Lisa, nº 2893/16/7
Justizvollzuganstanlt (JVA) Köln
Rochusstrasse 350
50827 Köln (Germany)

 


ITALIA
Procedimento Adinolfi/Op. “Scripta Manent”

NICOLA GAI: Casa Circondariale di Ferrara – Via Arginone, 327 – 44122 Ferrara

ALFREDO COSPITO: Casa Circondariale di Ferrara – Via Arginone, 327 – 44122 Ferrara

BISESTI MARCO: Casa Circondariale – Strada Statale per casale, 50/A – 15121  Alessandria (AL)

MERCOGLIANO ALESSANDRO: Casa Circondariale di Ferrara
Via Arginone, 327 – 44122 Ferrara

BENIAMINO ANNA: c.c. Rebibbia Femminile – via Bartolo Longo 92 – 00156 – Roma

CREMONESE DANILO EMILIANO:  Casa Circondariale di Ferrara
Via Arginone, 327 – 44122 Ferrara

SPEZIALE VALENTINA: c.c. Rebibbia Femminile – via Bartolo Longo 92 – 00156 – Roma

 


Arrested for “G8” in Genova, 2001

FRANCESCO “JIMMY” PUGLISI: Casa Circondariale Roma Rebibbia, Nuovo Complesso – Via Raffaele Majetti, 70 – 00156 Roma

MARINA CUGNASCHI- Seconda Casa di Reclusione di Milano, Bollate – Via Cristina Belgioioso, 120 – 20157 Milano

 


Arrested for the demo of 15th October 2011

CARLO SEPPIA: Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa – Via Don Bosco, 43 – 56127 Pisa

 


Arrested with charge about robbery and attempted murder, still waiting process for attempted escape from the prison of “Buoncammino”

DAVIDE DELOGU
CONTRADA PIANO IPPOLITO 1 – 96011 Augusta (SR)

 


Arrested for resistance at a police control in Turin

Gregoire Yves Robert Poupin
Casa Circondariale di Gorizia
via G. Barzellini n. 8 – 34170 GORIZIA

 


Arrested 3th of August in Florence. accused of two attacks against a fascist library and a cops station.

Pierloreto Fallanca
Casa Circondariale di Lecce
via paolo perrone 4 – 73100 Lecce

Salvatore Vespertino
Casa Circondariale di Sollicciano
via Minervini 2r – 50142 Firenze