4 marzo
2009
La Notizia
che non c’è Informazioni sparite dai media
Il Governo elimina le “discriminazioni” per le donne in
gravidanza.
Basi “elettroniche” USA: il M.U.O.S.
Il
Governo si adegua all’UE.
Venerdì
27 Febbraio 2009 11:58 Il divieto di lavoro notturno per le donne in gravidanza
e fino al compimento di un anno di età del bambino non sarà più automatico.
(...)
«Il
governo», ha annunciato il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viezzoli rispondendo alla Camera a un'interrogazione di
Giuliano Cazzola (Pdl), «è
impegnato a valutare la predisposizione di una norma» che modifichi la
formulazione attuale. Le lavoratrici in gravidanza o neo-mamme, per le quali è
previsto il divieto, hanno diritto a una indennità giornaliera pari all'80%
della retribuzione. La commissione Ue, nell'ambito di una procedura di
infrazione, ha considerato discriminante il divieto e la perdita del 20% del
reddito, «dovuta unicamente al fatto che sono donne». Viespoli ha annunciato
anche la costituzione di «un tavolo tecnico di studio» per «dare impulso agli
strumenti di parità» tra uomini e donne in ambito
lavorativo.
Opus
Dei e PD.
Dopo aver respinto come eversiva la proposta di Epifani di aumentare un pochino
le tasse a quanti guadagnano più di 150 mila euro l'anno, per finanziare la
proposta Franceschini di dare un sussidio ai
disoccupati, Enrico Letta,nipote del gran ciambellano di Berlusconi, propone di
ripristinare lo scalone di Maroni.
Insomma,
togliere ai pensionati per dare ai disoccupati. Fare pare il conto soltanto ad
una ben precisa parte sociale esentandone i grandi redditieri,i managers, gli stessi politici che guadagnano quanto nessuno
al mondo.......
Il
riformista di oggi si chiede tremebondo come mai Franceschini ha avuto il coraggio leonino di chiedere un
sussidio per i disoccupati ignorando che il piano PD prevede che venga preso dai
pochi, pochissimi soldini dei pensionati con il ripristino dello scalone
Maroni.
Naturalmente
il Riformista preferirebbe niente sussidio ai disoccupati e ripristino dello
scalone. Che gli stupendi dei suoi numerosi giornalisti compreso Panza e Sansonetti vengano pagati dal sussidio che il Riformista
riceve dallo Stato non bisogna metterlo nel conto!
Intanto Franceschini chiama l'uomo di Bonanni e dell'Opus Dei nella sua Segreteria. Una scelta che
la dice lunga sul reale orientamento del PD e sul fatto che la linea di piena
collaborazione di Bonanni con la Confindustria ed il
Governo è certamente la più gradita.
La CGIL, con i suoi mal di pancia
periodici, è una seccatura!!
In
ogni caso, il sinistrismo del PD non è destinato a durare a lungo: è programmato
fino alle elezioni europee ed è calcolato sul fatto che il PD ha più margini di
recupero a sinistra che non nell'elettorato che corteggia da sempre, quello di
centro destra.
No
all'installazione del M.U.O.S. (Mobile User Objective System) a Niscemi
Per
sabato 28 febbraio, gli studenti del Liceo scientifico di Niscemi (CL) hanno indetto un corteo che, dopo aver attraversato
tutto il paese, si concluderà nella Piazza centrale dove verranno esposti
striscioni e cartelli contro il MUOS (Mobile User
Objective System). Durante il corteo verrà organizzata
una raccolta di firme, per esprimere il dissenso della popolazione verso quella
scelta. E' questo uno dei "preziosi" regali lasciati dal governo Prodi (e
Berlusconi si è ben guardato dal metterci becco) frutto di un accordo secondo il
quale il governo italiano e quello statunitense hanno deciso di installare, in
contrada Ulmo alle porte della cittadina siciliana, un
sofisticato sistema radaristico. Una stazione analoga
in USA è dislocata in pieno deserto, qui ci troviamo a meno di
Affaroni
nucleari.
Reattori d’Italia, vanto unico al
G8 - Giorgio Ferrari. La prima impressione dopo l'annuncio dell'accordo Berlusconi-Sarkozy sul nucleare è che Berlusconi abbia
voluto forzare i tempi (al parlamento, ai tecnici, alla stessa Enel) per
presentarsi al prossimo G8 che si terrà in Italia come l'unico capo di governo
al mondo che, in piena crisi economica e finanziaria, annuncia investimenti nel
settore nucleare ordinando la costruzione di ben quattro centrali. Non è una
mossa da poco ma, dietro il battage pubblicitario, le cose non stanno proprio
come sembrano.
L'accordo
tra Enel e Edf non prevede di costruire centrali, ma
di eseguire lo studio di fattibilità per 4 impianti da localizzare in Italia e
di finalizzare progetti e assetti societari entro 5 anni: un accordo di
partenariato industriale che nasce da un protocollo d'intesa tra due paesi e
come tale va esaminato.
Scelta
del reattore
Sotto il profilo tecnico la scelta di costruire in Italia 4 unità da 1.600 Mw è sconcertante. Il progetto francese Epr non è collaudato in quanto il primo impianto di questo
tipo è in costruzione ad Olkiluoto in Finlandia (ha
due anni di ritardo e molte non conformità); e non è stato ancora licenziato
(validato) dall'ente di sicurezza statunitense (Nrc
Nuclear Regulatory Commission) ma solo dall'ente di sicurezza francese. La
taglia (1.600Mw) è decisamente scomoda da gestire, sia per i problemi legati al
raffreddamento (maggior consumo di acqua) e il gigantismo dei componenti
principali (vessel, turbine, pompe, alternatori, torri di raffreddamento ove
previste), sia per l'adattamento alle esigenze della rete elettrica italiana che
mal sopporta i distacchi improvvisi di carico (ricordate i due black out del 2003?): ogni centrale di questa taglia
rappresenta circa il 3% dell'intera potenza richiesta dalla rete. Non è un caso
che negli Stati Uniti (che pure hanno una potenza installata 6-7 volte superiore
alla nostra!) la taglia massima dei nuovi reattori in costruzione non supera i
1.300 Mw.
Effetto
sulle tariffe.
Non c'è da aspettarsi una diminuzione delle tariffe elettriche (che sono già le
più alte d'Europa e fino al 40% superiori alla media europea): anzi, poiché il
ddl Scajola prevede di
equiparare
il nucleare alle energie rinnovabili per la priorità nel dispacciamento (e forse anche
nell'agevolazione
tariffaria del Cip6), è assai probabile che il costo marginale di produzione su
cui si calcola il prezzo della tariffa lieviti verso l'alto, con la conseguenza
di mantenere in vita anche impianti vecchi e inefficienti che altrimenti
sarebbero fuori mercato.
Ricadute
tecnologiche.
Le decantate ricadute tecnologiche sul sistema Italia sono illusorie. Se le
centrali saranno costruite da una Joint Venture Enel-Edf al 50% non è affatto vero che «tutto» sarà diviso a
metà, a cominciare dal progetto dell'isola nucleare, che poi è quello che conta,
per finire alle commesse industriali (come accadde trenta anni fa con
l'esperienza del Superphoenix, da cui i tecnici
italiani distaccati per dieci anni presso la Nersa non
ricevettero granché in termini di acquisizione di kow
how, mentre la Nira e
l'Ansaldo ebbero le briciole della committenza). Il combustibile nucleare sarà
costruito in Francia; il vessel in Giappone, nell'unica fabbrica al mondo in
grado di costruirne uno delle dimensioni necessarie ad un reattore da 1.600
Mw; quanto alla componentistica di pregio (turbine,
pompe, alternatori) sarà dura toglierla all'industria francese (Alsthom e associati) che punta all'accordo italo-francese
proprio per ricevere commesse!
Chi
paga e con quali soldi.
L'Epr in costruzione in Finlandia ha sforato il budget
previsto ed è probabile che costerà più di 7 miliardi di euro (cioè 3.400
euro/kw o 4.500 $/kw, quasi
il doppio di un impianto a carbone). Quattro centrali fanno 28 miliardi di euro
di cui la metà a carico dell'Enel, che dopo lo shopping europeo in Spagna,
Slovacchia, Bulgaria è indebitata per 57 miliardi di euro e con i tempi che
corrono sarebbe scellerato farla indebitare ulteriormente. Dunque è probabile
che oltre alle facilitazioni previste dal ddl Scajola (precedenza nel dispacciamento, garanzie sui rischi di costruzione) si
arrivi ad allargare il Cip6 anche alle centrali nucleari e comunque ad aumentare
le tariffe finali.
Localizzazione
degli impianti.
Qui la manovra del governo italiano è a tenaglia: da un lato si punta a
sfruttare i vecchi siti (Montalto, Latina, Caorso e
Trino) in quanto già licenziati; con l'incertezza per Caorso e Trino dovuta alle condizioni del Po che non è in
grado di fornire acqua per altri 3.300 Mw a meno di
non fare torri di raffreddamento gigantesche che certo non gioverebbero al clima
nebbioso di Piacenza e Vercelli. Dall'altro si è rispolverata la lista dei siti
dell'ultimo Pen nucleare (Viadana, San Benedetto Po,
Avetrana e Carovigno in
Puglia, etc.): con qualche probabilità di successo perché – sia chiaro anche a
chi pensa a un nuovo referendum contro il nucleare - le casse dei comuni sono
dissanguate dai tagli alla spesa pubblica ed anche le amministrazioni più restie
al nucleare potrebbero capitolare di fronte all'offerta degli incentivi previsti
in caso di costruzione di nuove centrali. Ma se non bastasse il ddl Scajola
prevede già che, se le amministrazioni locali non decidano in tempi certi, il
governo avochi a sé ogni decisione in materia. Del resto già nel febbraio 2008
(governo Prodi) fu approvato un decreto legislativo che introduce la possibilità
di escludere da qualunque valutazione ambientale le opere che - a giudizio
dell'esecutivo - siano considerate opere di difesa nazionale o su cui venga
apposto il segreto di stato. Recentemente il governo è ricorso a questa
legislazione di emergenza procedendo alla realizzazione di impianti di
trattamento dei rifiuti nucleari e di depositi di stoccaggio a Saluggia (Piemonte) e Rotondella
in Basilicata senza procedere alla valutazione di impatto ambientale o, come nel
caso di Saluggia, omettendo di rendere pubblica la
documentazione di progetto per motivi di segretezza e di difesa nazionale.
In
conclusione un accordo a perdere per l'Italia dal momento che la Francia
importerà il 50% dell'energia prodotta in Italia dalle centrali nucleari,
evitando anche i costi e le controversie relative all'insediamento di questi
impianti entro i propri confini, visto che il territorio francese ne è
disseminato e la gente non ne può più; l'industria francese terrà per sè le commesse fondamentali e il know how e potrà contare su una
rassicurante pianificazione industriale (neanche la Cina ordinerebbe quattro
centrali nucleari a un unico fornitore!). L'Italia invece impiegherà 14 miliardi
di euro in una tecnologia vecchia e obsoleta che se va bene ha un rendimento del
34%, non ha effetti significativi sull'occupazione, mentre produce scorie,
servitù e militarizzazione del territorio. E magari qualcuno arriverà a
sostenere che finalmente con le centrali nucleari non importeremo più energia
dalla Francia, anzi la esporteremo, e se faremo tanti rigassificatori esporteremo anche gas! Il nucleare non serve
a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, più di quanto serva a ridurre
l'inquinamento atmosferico: è solo la scelta disperata di un capitalismo in
crisi che deve ricorrere alle leggi speciali e alla militarizzazione del
territorio per imporlo.