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La strana coppia Berlusconi
- Impregilo e il ponte sullo stretto |
NATO: 60 Anni Dopo di Elsa Rassbach.
27 Marzo 2009, Berlino. Durante la
mattina del 4 Aprile alcuni dei capi di stato (incluso il Presidente degli
stati uniti Barack Obama,
quello francese Nicolas Sarkozy ed il Cancelliere
della Germania Angela Merkel) si stringeranno la mano
per una foto sul ponte a cavallo del fiume Reno che collega la città'
tedesca di Kehl con quella francese di Strasbourg, sede del Consiglio e Parlamento Europeo.
A questo sessantesimo anniversario
dell' esistenza della NATO, allla quale
In entrambe le citta'
bagnate dal Reno il Presidente Obama e gli altri Capi
di Stato riceveranno il benvenuto da parte di una massa di dimostranti di gran
lunga piu' numerosa rispetto a quella che il
Presidente Bush ricevette al vertice G8 che ebbe luogo in Heiligendamm
(Germania) nel 2007.
Dallo scorso Giugno gruppi di
attivisti arrivati da oltre 20 paesi europei e dagli Stati Uniti (inclusi
intellettuali, studenti, sindacati e gente di tutte le eta'
e stili di vita) pianificano le manifestazioni di protesta all' esistenza del
Trattato NATO con la sua logica di Offensiva Bellica e le sue "infinite
guerre".
Gruppi che in questi giorni si
confrontano con preparativi di massicce misure di sicurezza messe in atto dalla
polizia in Francia e Germania.
A tutt' oggi le autorita' francesi si ostinano a rilasciare il permesso
"democratico" di manifestare, in maniera pacifica nel centro della citta' di Strasburgo, contro le decisioni che i vari capi
di stato adotteranno, decisioni che conseguentemente avranno un forte inpatto sul futuro dei cittadini europei.
All' incirca 900 e' salito il
numero del personale di sicurezza che volera' dagli
Stati Uniti per accompagnare il Presidente Obama, il
quale alloggera' allo Strasbourg
Hilton. Piu' di 30.000 saranno in oltre i membri di
polizia e militari ingaggiati dalla Germania e Francia al fine di sopprimere le
proteste dei cittadini europei. Misure e numeri di gran lunga maggiori rispetto
al numero di forze impiegate durante la visita del Presidente George W. Bush a Stralsund, Germania nel 2006 ed a Heiligendamm
nel 2007.
450 dimostranti anti-NATO sono
stati arrestati lo scorso 21 Marzo nelle vicinanze del quartier generale della
NATO in Belgio.
Cittadini tedeschi e francesi
sotto il coprifuoco: per molti di loro e' stato imposto l' obbligo di mostrare
una tessera magnetica data loro in dotazione per poter accedere ai propri
quartieri di residenza, inoltre e' stata imposta loro, la rimozione forzata di
bandiere della pace che erano state sistemate sui balconi e finestre delle loro
case. Direttive queste, arrivate direttamente dagli Stai Uniti..."patria
della sicurezza mondiale"...
« Le parti concordano che un
attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America
settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di
conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in
esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto
dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o
le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con
le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l'uso della
forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area Nord
Atlantica. »
Alla fine della Guerra Fredda
però' invece di sciogliere
Sotto la direzione degli Stati
Uniti,
Allo stesso tempo a sempre piu' paesi, ad esempio la parte Est Europea, e' stata
presentata ufficialmente l' offerta ad entrare a far parte della NATO,
il 29 Marzo 2004 ad esempio si
completa il processo di adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania,
Romania, Slovacchia e Slovenia...il quinto e più grande allargamento
nella storia dell'alleanza. Il tutto, allo scopo "strategico" di
circondare
Intanto, sia i paesi oppositori
che quelli favorevoli alla NATO stanno guardando sottoforma di "test
chiave" (in ambito al concetto d' intervento bellico nelle zone
"fuori area") le guerre in Afganistan e Pakistan, luoghi nei quali gli
Stati Uniti continuano a mandare un numero consistente di truppe armate.
Da tenere in conto e' anche la
gran parte dei cittadini europei i quali non accettano che i loro paesi vengano
trascinati in guerra, non in termini di pagare i costi, non contribuendo all'
invio di soldati, non permettendo neanche che gli Stati Uniti conducano le loro
guerre utilizzando i suoli Europei.
Nonostante alcune indagini abbiano
rilevato che il 70% dei cittadini della Germania siano contrari alla guerra in
Afganistan, agli stessi cittadini tedeschi fu vietata ogni forma di protesta
quando nello scorso Luglio scese in visita a Berlino l' allora candidato alle
elezioni presidenziali, Barack Obama.
In Francia, i cittadini orgogliosi
dell' indipendenza dal comando militare Americano durata ben 43 anni, hanno
mostrato insofferenza susseguitasi da moti di protesta contro le decisioni
dell' attuale Presidente Sarkozy a entrare nuovamente
a far parte della NATO.
Ugualmente, si sono susseguite
vaste forme di protesta e di disubbidienza civile contro le basi militari degli
Stati Uniti e della NATO in Italia, Grecia, Spagna. In Irlanda, una massiccia
protesta civile, ha costretto gli Stati Uniti a ordinare lo spostamento delle
loro truppe dall' aereoporto commerciale di Shannon (utilizzato anche a livello militare) all' aereoporto commerciale di Leipzig,
Germania.
Il 24 marzo la camera dei deputati
della Repubblica Ceca, ha approvato a votazione la mozione di sfiducia del
governo che porterà Mirek Topolanek
a dimettersi, allo stesso tempo il 70% dei cittadini hanno protestato contro il
progetto Americano sulla costruzione dello scudo antimissile spaziale.
ADDIO AL VECCHIO DAL MOLIN Demoliti gli uffici e gli hangarIL CANTIERE DELLA EDERLE 2. Procede senza sosta
l'abbattimento degli edifici dislocati nel lato ovest dell'aeroporto.
È entrato nel vivo il primo
ciclo di operazioni. Ad aprile si inizia a costruire il nuovo quartier generale
30/03/2009
Vicenza. Addio al vecchio Dal Molin. Se ne va un pezzo alla volta quel mosaico coloro
panna, rosso mattone e verde militare che dagli anni Trenta era l'immagine
dell'aeroporto, settore ovest. La west side story ha svoltato una volta per
tutte. In attesa che prenda forma la nuova base Usa, la vecchia caserma si sta
raccogliendo nel cumulo di macerie organizzato dai bulldozer nello spicchio
sud, verso viale Dal Verme.
L'HANGAR. Nell'ultima settimana
sono spariti piccoli e grandi edifici: l'hangar degli aerei, quello su cui l'ex
assessore ai Trasporti Claudio Cicero aveva messo gli occhi coltivando i sogni
da grandeur di una rivincita aeroportuale dopo anni di flop, una rinascita in
grande stile, al costo di una pippa di tabacco:
sarebbe stato sufficiente invertire civile e militare, lato est con lato ovest.
La storia ha imboccato un'altra strada: nessuna inversione, solo una rototraslazione da 11 milioni di euro per la pista di volo,
macinata e ridotta in frantumi come un biscotto per far posto alle caserme
destinate a riunificare la 173a brigata statunitense, oggi divisa tra Italia e
Germania.
IL QUARTIER GENERALE. Spariti
anche magazzini e impianti verso Caldogno. Azzerato
il blue center, il centro polifunzionale, un po'
commerciale e un po' artigianale, dove alla fine del 2008 le ruspe avevano dato
i primi morsi, giusto per assaggiare di che pasta era fatto questo quartier
generale che nel tempo aveva accolto l'aeronautica militare italiana e il
comando Nato che aveva diretto i raid verso l'ex Jugoslavia negli anni Novanta.
Puro amarcord: il futuro è a stelle strisce,
spalmato sulle mappe di Africa e Medioriente.
Sbriciolata anche la palazzina accanto alla torre di controllo: il fine
settimana ha interrotto il lavoro delle benne che hanno lasciato un muro
cariato. Chiamiamolo pure skyline: dietro quella ruspa si rivedono i colli,
riappare Monte Crocetta. Lo skyline del vecchio Dal Molin
non c'è più: resisteranno soltanto due edifici, vincolati dalla
Sovrintendenza per il loro valore storico.
Fermiamo la produzione dei cacciabombardieri JSF
Il governo italiano sta
chiedendo al parlamento il parere positivo alla continuazione della produzione
di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno
il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 14 miliardi di euro.
Per la campagna
Sbilanciamoci! si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di
riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante
ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di
un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le
autentiche missioni di pace del nostro paese.
In un momento di grave crisi
economica in cui non si riescono a
trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono
tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle
politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131
cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la
situazione sociale del paese.
Sbilanciamoci chiede al
parlamento di dare parere negativo alla prosecuzione del programma, destinando
in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di
riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi delle politiche
pubbliche di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha
tagliato di ben il 56%.
Con 14 miliardi di euro si
possono inoltre fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono
contemporaneamente costruire 5000 nuovi asili nido, costruire un milione di
pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa
indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la
cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
Il parlamento faccia una scelta di pace e
di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma. Destini le
risorse alla società, all'ambiente, al lavoro, alla solidarietà
internazionale.
Per adesioni:
info@sbilanciamoci.org
CAPRI ESPIATORI Secondo un copione ormai ben noto, la crisi economica e politica viene
fatta pagare ai più deboli, individuando di volta in volta i capri
espiatori più adatti a distogliere l’attenzione dalle contraddizioni
e dalle ingiustizie più gravi del sistema e ad indirizzare la rabbia
verso obiettivi incapaci di difendere la propria vita e la propria
dignità: un giorno gli immigrati reclusi nei lager di stato (CPT, CIE,
…), poi i rom trattati "come cani", e oggi i cani trattati come
rom…
Nell’incontrollabile pogrom
scatenato da politici senza scrupoli contro i cani siciliani e di tutto il
meridione, non possiamo fare a meno di gridare a favore delle vittime di una
lunga storia fatta di urbanizzazione "selvaggia", di stravolgimento
degli habitat di tante specie colpevoli solo di non essere umane, di randagismo
e fame, di compravendita di animali "d’affezione" trattati come
merci, di maltrattamenti e violenze inaudite, di disinteresse e complicità
nelle sottrazioni di fondi per le sterilizzazioni e l’accoglienza da
parte degli amministratori locali e nazionali, e infine di istigazione
all’odio, alla violenza cieca su chi non può lamentarsi. Non
è forse un caso che, insieme alle centinaia di vittime fra i cani
siciliani, abbia fatto le spese di questa assurda situazione proprio un
bambino...
Non possiamo tacere il fatto che, fra le
cause della tragedia, ci sia un sistema che permette e incentiva la vendita
degli animali, educando adulti e bambini a considerare un essere senziente come
oggetto da comprare, ostentare e magari abbandonare quando “ci si
stufa”; un sistema che incoraggia allevatori senza scrupoli a far
riprodurre cani di razza per il proprio profitto mentre migliaia di esseri
languono nei canili in attesa di essere adottati, accolti e considerati come
soggetti unici, di instaurare una relazione all’insegna della cura,
dell’amore reciproco e della gratuità.
Per comprendere meglio che cosa stia
accadendo, riportiamo un recente comunicato redatto dal gruppo "Un Mondo
Sbagliato"
In Italia sono 600.000 i cani
abbandonati di cui solo un terzo si trova in un canile , di questo un terzo
moltissimi sono rinchiusi in canili lager, strutture fatiscenti che violano
ogni diritto degli animali. Ma questo e' un grosso affare per chi gestisce
questi canili e per le amministrazioni compiacenti. Piu'
cani ospita uno di questi lager piu' sono i
finanziamenti che riceve che certamente non vanno agli animali , impossibile
ovviamente che le amministrazioni e le ASL non vedano tutto questo. Tutti
tacciono spartendosi il bottino perche´ gli
interessi economici di questa forma di zoomafia sono
veramente alti. Si stima che attorno al randagismo ci sia un giro
d’affari intorno ai 500 milioni di euro in cui sono coinvolti privati che
gestiscono le strutture, trafficanti, malavitosi e soprattutto politici
corrotti, senza i quali tutto questo non sarebbe possibile...
E' inevitabile che da queste violenze
sugli animali e dal degrado scaturiscano degli incidenti piu'
o meno gravi.
E allora scatta la tormenta mediatica:
cani pericolosi, lutti cittadini, tutti pronti ad intervenire contro i cani,
tutti si svegliano , proposte d’abbattimento, liste nere di cani, leggi
approvate sull’onda della psicosi collettiva e....
L’assurdità e' che in
questi casi la gente sembra riscoprire una paura atavica per gli animali,
nessuno si indegna per le condizioni di quei poveri cani o attacca chi come le
amministrazioni locali ha lucrato sulla pelle di questi animali, tutti chiedono
provvedimenti speciali, tolleranza zero verso le uniche vere vittime, i cani.
A guidare questo teatrino ovviamente ci
sono gli stessi politici ed amministratori che hanno lucrato o taciuto sul
degrado in cui versavano questi animali.
Lo stesso avviene con gli animali nei
circhi e negli zoo: appena si ribellano alle umiliazioni e ingiustizie che
subiscono ogni giorno, uccidendo o ferendo i loro carnefici sono abbattuti con
gran plauso della gente, nessuno attacca le condizioni innaturali e le torture
che subiscono questi animali.
Solo durante questa stagione di caccia
sono morte 39 persone e ne sono state ferite 76 ma nessuno si e’
scandalizzato o ha richiesto leggi più’ severe per la caccia, anzi
la nuova proposta di legge sulla caccia porta una totale deregolarizzazione
dell’attività' venatoria dando le armi anche ai minorenni. La
caccia con le sue vittime di diverse specie non tocca la gente mentre per un
bambino ucciso dagli interessi economi sul randagismo scoppia la la caccia alle streghe contro i cani.
La realtà è che a politici
locali e nazionali servono questi incidenti, serve la paura della gente, serve
un capro espiatorio per nascondere i reali problemi e imposizioni che subiamo
chini ogni giorno.
I telegiornali continuano a bombardarci
con le immagini dei cani morsicatori mentre si tace
sulle centrali nucleari, sulla devastazione ambientale, sugli interressi
economici delle grandi opere del governo e di forti interessi economici. Noi
continueremo a schierarci con i cani e con ogni animale sfruttato, unica
vittima e capro espiatorio di questa vicenda.
CONTRO
CONTRO LO STERMINIO ISTITUZIONALIZZATO
CONTRO
CONTRO L’ODIO FRA GLI OPPRESSI DI QUALSIASI SPECIE
Animali della Tosca, della Camuna,
dell’Aurora – www.antispecismo.net
ValleVegan – www.vallevegan.org
Empatia Animale -
http://empatia.noblogs.org
BERLUSCONI
– IMPREGILO – PONTE SULLO STRETTO – GARE
“AGGIUSTATE” - INCENERITORI – PROCESSI TAV . . . «È una cosa
drammatica che i vertici di Impregilo dopo lavori difficili per la tratta ad
alta velocità della Bologna-Firenze si sono
trovati assolti dalla magistratura di Bologna e condannati a ben 5 anni da
quella di Firenze. È qualcosa di patologico, è una metastasi del
nostro Paese cui dobbiamo reagire perché c'è qualcuno che usa la
legge come un Moloch che deve colpire. Dobbiamo trovare una via di uscita,
altrimenti le società non vorranno fare lavori sul nostro
territorio». La pensa così il premier Silvio Berlusconi sulla
pesante condanna inflitta all’amministratore delegato d’Impregilo,
Alberto Rupegni, a conclusione del processo sui
crimini ambientali dei lavori per l’Alta Velocità.
Il governo ha un asso nella manica per
evitare che future inchieste della magistratura possano avere conseguenze
sull’iter di realizzazione delle Grandi Opere, primo fra tutti il Ponte
sullo Stretto, ad altissimo rischio d’infiltrazione mafiosa.
L’affidamento di tutti i controlli ad un commissario ad acta, mettendo fuori gioco le procure locali e derogando
dalle leggi generali. Lo ha rivelato «Milano Finanza» con un
documentato articolo dal significativo titolo “Impregilo, niente scherzi
sul Ponte”.
E che si faccia realmente sul serio lo
dimostrano le parole di ringraziamento del presidente della grande
società di costruzioni, Massimo Ponzellini.
Intervenendo alla cerimonia di inaugurazione della prima linea del famigerato
termovalorizzatore di Acerra - presente Berlusconi - Ponzellini ha affermato «che con il premier al nostro
fianco, dopo aver realizzato quest’opera, sapremo vincere altre sfide,
come quella della Salerno-Reggio Calabria e del Ponte
sullo Stretto…».
Amore antico quello del Signore di
Arcore per Impregilo e l’Ecomostro dello Stretto di Messina. Berlusconi
ha pubblicamente rivendicato come sia stato proprio il suo precedente governo a
sollecitare un accordo tra le aziende italiane per progettare e realizzare in
tutta tranquillità la megaopera. Nel corso di un comizio tenuto nel
novembre 2008 durante la campagna elettorale per l’elezione del
Governatore della regione Abruzzo, Berlusconi ha dichiarato: «Sapete
com’è andata col Ponte sullo Stretto? Avevamo impiegato cinque
anni a metter d’accordo le imprese italiane perché non si
presentassero separate alla gara d’appalto ma in consorzio... Eravamo
andati dai nostri colleghi chiedendo che le imprese non si presentassero in
modo molto aggressivo, proprio perché volevamo una realizzazione di mano
italiana, e poi avremmo saputo ricompensarli con altre opere pubbliche».
L’episodio è stato
raccontato dal giornalista Marco Travaglio su «L’Espresso»
del 30 dicembre 2008. Come sottolineato dallo stesso Travaglio, «se le
parole hanno un senso, il premier spiega di avere – non si sa a che
titolo – aggiustato una gara internazionale per far vincere Impregilo sui
concorrenti stranieri, invitando quelli italiani a farsi da parte in cambio di
altri appalti (pilotati anche quelli?)».
Di certo in casa Berlusconi non erano in
pochi i profeti in grado di prevedere per filo e segno quello che sarebbe stato
l’esito della gara per scegliere la società a cui affidare i
lavori tra Scilla e Cariddi. «La gara per il
Ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo», dichiarò nel
corso di una telefonata con Paolo Savona (l’allora presidente
d’Impregilo), l’economista Carlo Pelanda,
proprio ala vigilia dell’apertura delle offerte delle due cordate in
gara. Nel corso della stessa telefonata Pelanda
spiegò di avere avuto assicurazioni in merito dal senatore di Forza
Italia Marcello Dell’Utri, già presidente
di Publitalia ed amministratore delegato di Mediaset. Sfortunatamente, il
colloquio tra Paolo Savona e l’amico Carlo Pelanda
fu intercettato dagli inquirenti della procura di Monza nell’ambito
dell’inchiesta sulla società di Sesto San Giovanni per falso in
bilancio, false comunicazioni sociali ed aggiotaggio.
Incuriositi dalla singolare vocazione
profetica dell’interlocutore, i magistrati lombardi interrogarono Paolo
Savona sul senso di quella telefonata. «Era una legittima
previsione», risponderà Paolo Savona. «Il professor Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente
il concorrente più forte». Carlo Pelanda,
editorialista del “Foglio” e del “Giornale” –
quotidiani del gruppo Berlusconi – ricopriva al tempo l’incarico di
consulente del ministro della difesa Antonio Martino, origini messinesi e uomo
di vertice di Forza Italia. Pelanda era pure un
intimo amico di Marcello Dell’Utri, al punto di
aver ricoperto l’incarico di presidente dell’associazione “Il
Buongoverno”, fondata proprio dal senatore su cui pesa una condanna in
primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione
mafiosa.
Gara piena di anomalie e stranezze
quella per il general contractor del Ponte di
Messina. Alla fase di pre-qualifica riuscì a
partecipare perfino una società su cui sarebbe stato rilevante il
controllo la potente organizzazione mafiosa nordamericana diretta dal boss Vito
Rizzuto. Poi, uno dopo l’altro, si ritirarono
inaspettatamente quasi tutti i grandi gruppi esteri partecipanti. Il 18 aprile 2005
(quarantotto ore prima della scadenza dei termini fissati dal bando), giunse
inaspettata la decisione dei vertici della Stretto di Messina S.p.A.,
società pubblica concessionaria per il Ponte, di concedere ai consorzi
in gara un mese di tempo in più per la presentazione delle offerte. Le
ragioni della benevola proroga restarono ignote, ma gli osservatori finanziari
la giudicarono perlomeno discutibile, anche perché i tre mesi precedenti
erano stati caratterizzati da altalenanti e contraddittori contatti tra i due
colossi italiani capofila delle cordate in gara, l’Impregilo di Sesto San
Giovanni e l’Astaldi di Roma.
Impregilo era al centro di una grave
crisi finanziaria ed i vertici aziendali erano stati azzerati
dall’inchiesta della procura di Monza. Per evitare il tracollo
finanziario i principali azionisti della società avevano invocato
l’intervento del governo e delle banche creditrici, auspicando
l’ingresso di nuovi e più solidi soci. Nel febbraio 2005 i manager
Astaldi dichiararono la propria disponibilità
a fornire 250 milioni di euro per ricapitalizzare la società di Sesto
San Giovanni, ma la loro offerta veniva respinta. In Impregilo fece invece
ingresso un consorzio, IGLI, costituito appositamente dai gruppi Argofin (Marcellino Gavio), Techint-Sirti, Efibanca ed
Autostrade S.p.A. (gruppo Benetton). Efibanca, Techint e Sirti cederanno un anno più tardi la loro
quota di IGLI a Salvatore Ligresti, il costruttore originario di Paternò
a capo del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai.
Sfumata l’ipotesi di una
compartecipazione in Impregilo, Astaldi propose alla
“concorrente” un’alleanza strategica per la formulazione di
un’unica offerta per la realizzazione del Ponte sullo Stretto.
«Dopo la fuga di partner stranieri di entrambe le cordate e la scarsa
convinzione degli altri, il buon senso vorrebbe che i due gruppi in qualche
modo mettessero insieme le forze», dichiarò Vittorio Di Paola,
amministratore delegato di Astaldi, dopo che due
società spagnole partner di Astaldi si erano
ritirate dalla gara. Il 2 maggio 2005, il nuovo consiglio
d’amministrazione di Impregilo respinse però la vantaggiosa
offerta di alleanza.
Coincidenza vuole che negli stessi
giorni era stata depositata un’interrogazione parlamentare al Ministro
delle Infrastrutture, a firma dei senatori Brutti e Montalbano (Ds). In essa si
affermava che la presentazione di un'unica offerta da parte di Astaldi e Impregilo per il Ponte sullo Stretto
«configurava un’effettiva turbativa d’asta e quindi
l'irregolarità della gara». Nell’interrogazione i due
parlamentari denunciavano che i due raggruppamenti avevano avviato « una
trattativa con i buoni uffici di un noto avvocato, consulente legale
dell’ANAS per la sorveglianza sui lavori dell’Impregilo,
notoriamente legato da vincoli professionali ventennali con l’impresa Astaldi, per giungere, attraverso un rimescolamento delle
carte, a presentare un’unica offerta in comune tra Astaldi
e Impregilo, riducendo in tal modo ad uno il numero dei partecipanti effettivi
alla fase conclusiva della gara stessa».
Brutti e Montalbano aggiungevano che il
rinvio dei termini della gara in questione «era stato fortemente
sollecitato alla società Stretto di Messina da una delle due
società concorrenti, indebolita nella sua composizione interna dall’uscita
di un fondamentale partner francese». Sempre secondo gli interroganti, a
tal fine il consiglio d’amministrazione della società
concessionaria aveva inserito nel bando una clausola che consentiva di
aggiudicare la gara anche in presenza di una sola offerta.
«Appare quanto meno sospetto un
rinvio dei termini idoneo a far maturare un accordo tra i due concorrenti e la
contemporanea decisione di modificare il bando, che sembra proprio spingere
nella direzione dell’accordo tra i concorrenti», commentavano i
senatori diessini.
Quando alla scadenza del termine,
giunsero le offerte delle uniche due cordate rimaste in gara, certe
“anomalie” furono sotto gli occhi di tutti. In meno di un anno si
erano verificati cambiamenti rilevanti nelle composizioni dei raggruppamenti.
Nell’associazione temporanea a guida Impregilo, ad esempio, non
comparivano più la società statunitense Parsons.
Nella cordata a guida Astaldi spiccava invece la
scomparsa del Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna. Vere e proprie
fughe provvidenziali, verrebbe da dire, dato che hanno permesso la conclusione
della gara diradando alcuni dei dubbi di legittimità e
regolarità.
Il forfait di Parsons
evitava infatti che la transnazionale finisse nella ragnatela dei conflitti
d’interesse che hanno segnato la stagione delle selezioni dei soggetti
chiamati alla realizzazione del collegamento stabile. La controllata Parsons Transportation Group, a
fine 1999, era stata nominata “advisor”
dal Ministero dei lavori pubblici per approfondire gli aspetti tecnici del
progetto di massima del Ponte di Messina. La stessa Parsons
Transportation Group ha poi partecipato al bando per
il Project Management Consultant per la vigilanza
delle attività del general contractor del
Ponte. Se Parsons Transportation
Group avesse vinto questa gara (cosa poi puntualmente verificatasi) e la
società madre fosse rimasta associata ad Impregilo,
Altrettanto miracolosa l’uscita di
scena del Consorzio Cooperative Costruzioni. Originariamente
Se poi si passa ad analizzare la lista
dei professionisti che sono stati membri del consiglio di amministrazione della
Stretto di Messina S.p.A., c’è il riscontro di un certo feeling
con Impregilo. Nell’aprile del 2005, ad esempio, venne nominato quale
membro del Cda della concessionaria del Ponte, il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit
(oggi Impregilo), consulente della holding di Torino e responsabile del
progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna
e Torino-Milano di cui Impregilo ha ricoperto il
ruolo di general contractor. Nel consiglio di
amministrazione della Stretto S.p.A. sedeva al momento dell’espletamento
delle gare del Ponte, il Preside della facoltà di Giurisprudenza
dell’Università "
Presenze “pesanti” anche
all’interno di Società Italiana per Condotte d’Acqua, altro
partecipante alla cordata vincente per i lavori del Ponte. Condotte
d’Acqua è quasi internamente controllata dalla finanziaria Ferfina S.p.A. della famiglia Bruno. Ebbene, nei consigli
d’amministrazione di Ferfina e di Condotte
Immobiliare (la immobiliare di Condotte d'Acqua) compariva nel giugno 2005 il
professore Emmanuele Emanuele, contestualmente membro
del Cda della concessionaria statale per il Ponte.
Dal 2002, presidente della Stretto di
Messina S.p.A. è l’on. Giuseppe Zamberletti,
più volte parlamentare Dc e sottosegretario all’interno e agli
esteri ed ex ministro per la protezione civile e dei lavori pubblici.
Invidiabile pure la sua lunga esperienza in materia di grandi infrastrutture:
Giuseppe Zamberletti è stato presidente del
Forum europeo delle Grandi Imprese, mentre da più di un ventennio
ricopre la massima carica dell’Istituto Grandi Infrastrutture (IGI), il
“centro-studi” d’imprese di costruzione, concessionarie
autostradali, enti aeroportuali, istituti bancari, per monitorare il mercato
dei lavori pubblici e delle grandi opere e premere sugli organi istituzionali
per ottenere modifiche e aggiustamenti legislativi in materia di appalti e
concessioni a vantaggio degli investimenti privati.
In questa potente lobby dei signori del
cemento, compaiono quasi tutti i concorrenti alle gare per la realizzazione del
Ponte. Vicepresidente vicario di IGI al tempo delle gare del Ponte, il
cavaliere Franco Nobili, trent’anni a capo della società di
costruzione Cogefar (poi Impregilo), passato poi nel
Cda della Pizzarotti di Parma, che ha integrato in un
primo tempo la cordata guidata da Astaldi per il general contractor del Ponte. Dal 1989 al 1993 Franco
Nobili ha pure ricoperto la carica di presidente dell’IRI,
l’istituto di cui è stato direttore generale e membro del collegio
dei liquidatori l’odierno amministratore delegato della Stretto di
Messina, Pietro Ciucci.