Casella di testo: 27 marzo 2009                                                                                                                                                                                                                                                                      informazioni sparite dai media
LA NOTIZIA CHE NON C’è
 
 

 

 


Occupata l’ABI

I risparmi della Difesa

Acerra

Acqua: guerra prossima ventura

Niente tetti per i manager italiani

 

 

 

OCCUPAZIONE dellABI di Roma. Il blitz pacifico è scattato sotto gli occhi increduli dei funzionari Digos che pensavano a un semplice volantinaggio davanti alla libreria Feltrinelli di largo Argentina. Alcuni volti noti della questura avevano provato a strappare informazioni utili agli attivisti del Comitato romano contro il G14 che si erano dati appuntamento nel cuore del centro storico di Roma.

Alle 12 puntuali, tra turisti accaldati e un traffico già impazzito, un gruppo di circa duecento persone si è mosso velocemente verso piazza del Gesù bloccando il traffico ed esponendo due grandi striscioni: «Mutui distrutti diritti per tutti» e «No al protocollo, libertà di movimento».

«Mentre si colpiscono i diritti del lavoro e si tagliano le risorse per la formazione pubblica – si leggeva sul volantino distribuito ai passanti – la rendita continua a saccheggiare le città, negando il diritto alla casa a milioni di persone attraverso affitti impossibili e mutui che valgono uno stipendio».

Nel frattempo, un altro gruppo di circa 50 persone, fra studenti, famiglie sfrattate e inquilini di enti in dismissione, è salito negli uffici della sede nazionale dell’Abi, Associazione bancaria italiana.

Obiettivo dell’azione, un incontro con la direzione per discutere di «moratoria dei mutui e reddito sociale». Dopo un lungo tira e molla, con alcuni momenti di tensione provocati dall’arrivo improvviso di decine di agenti di polizia e carabinieri, la direzione dell’Abi e il responsabile alle relazioni esterne hanno deciso di ricevere una delegazione dei manifestanti. Nell’incontro, andato avanti durato quasi un’ora, sono stati affrontati i nodi della crisi economica e le responsabilità delle banche, a partire da alcune storie esemplari.

Bruna, 78 anni, ha illustrato la vicenda della sua casa, «cartolarizzata» e messa in vendita dalla banca. Una famiglia sfrattata ha raccontato la difficoltà di accedere a un mutuo per chi ha un lavoro precario, «mentre in tutta la città restano vuoti migliaia di appartamenti che nessuno riesce più ad acquistare».

Ma oltre alla questione dei mutui, si è parlato di pignoramenti e dei cosiddetti «fondi dormienti», quei conti correnti [diversi miliardi di euro] abbandonati e inutilizzati, che una legge dello stato intendeva destinare a progetti di utilità sociale o per la stabilizzazione di alcuni settori di lavoro precario. Ancora oggi, però, questa montagna di soldi resta in mano alle banche.

La direzione dell’Abi si è detta disponibile ad avviare un tavolo di confronto cittadino insieme alla prefettura, al Comune e alla Regione Lazio.

Il primo incontro è fissato per lunedì 30 marzo alle 17,30, alla sede di piazza del Gesù e sarà coordinato dal responsabile regionale dei «mutui reatil» [i mutui familiari], Antonio Messina. Il confronto partirà dalle proposte presentate dai movimenti: moratoria dei mutui per la casa, blocco dei pignoramenti, utilizzo dei «fondi dormienti», istituzione di un «fondo sociale», in convenzione con la Regione Lazio, come contributo alla legge sul reddito minimo garantito. La legge, infatti, prevede una parte «indiretta», un pacchetto di servizi gratuiti su mobilità, formazione, cultura e casa.

«Il tavolo dovrà trovare soluzioni concrete – ha commentato una esponente del Comitato romano contro il G14 – Non sarebbe male un intervento delle banche per il sostegno dell’affitto o al mutuo per chi ha un reddito precario. Qualcuno questa crisi dovrà pur pagarla».

In vista della manifestazione di sabato prossimo, i movimenti hanno lanciato quattro concentramenti che raggiungeranno il corteo promosso dal Patto di base. Alle 13,30, piazzale Aldo Moro, stazione Tiburtina, Porta Pia, via Cesare de Lollis.

 

I NUOVI CACCIA F-35 COSTERANNO 13 MILIARDI. Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro.

Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina.

Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.

Per le missioni all'estero.

Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese.

In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104.

Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".

Un affare per Finmeccanica.

I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Prodi).

Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) è già stato attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.

Un riarmo contro la crisi.

Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil.

Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali.

Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.

 

L’INCENERITORE DI ACERRA PRODURRÀ 600 TONNELLATE DI CENERI E SCORIE AL GIORNO CHE ANDRANNO SMALTITE IN DISCARICA.

Lo afferma in una nota il Wwf. L’impianto, spiega l’associazione ambientalista, “produrrà ceneri e scorie pari a circa il 30% in peso di ciò che vi entrerà. Su duemila tonnellate in entrata di rifiuti al giorno, produrrà 600 tonnellate al giorno di ceneri e scorie da smaltire in discarica”.

Inoltre, sottolinea il Wwf, “emetterà comunque ogni giorno oltre 11,5 milioni di metri cubi di fumi che con il loro carico di inquinanti contamineranno aria, suolo e acque”.

“E’ questa la scomoda verità che viene largamente sottaciuta o dichiarata controllabile”, spiega Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania.

“La tragica esperienza della gestione dei rifiuti in Campania – prosegue – e i gravi casi di cattiva conduzione degli inceneritori in altre parti d’Italia (Colleferro) inducono il Wwf, oggi più che mai, a denunciare tutti i rischi per la salute e l’ambiente che potranno derivare dalla messa in funzione di questo impianto”.

“Del resto – prosegue l’associazione – anche un impianto che rispetti i limiti di legge potrà emettere, a norma, fino a 100 picogrammi di diossine per metro cubo”. Diossine, furani, Pcb e metalli pesanti sono particolarmente pericolosi in quanto sono persistenti, vale a dire che tendono a concentrarsi nell’ambiente e sono bioaccumulabili, tendono cioè a concentrarsi lungo la catena alimentare.

“Anche se dovesse emettere – ammonisce il Wwf – meno di 50 picogrammi di diossine per metro cubo, ossia la metà del limite previsto dalla normativa, l’impianto di Acerra emetterà comunque ogni giorno un quantitativo totale di queste sostanze pari a circa 550 milioni di picogrammi. Considerato che la dose tollerabile giornaliera per un adulto di 70 kg di peso è di circa 140 picogrammi, la quantità di diossine che sarà ogni giorno emessa dall’inceneritore di Acerra equivarrà alla dose giornalmente tollerabile per una popolazione di quasi 4 milioni di individui adulti: quasi 10 volte l’intera popolazione di Acerra. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per tutti gli altri composti inquinanti: a ulteriore prova che gli attuali limiti di legge rappresentano una condizione necessaria ma non sufficiente a tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente”.

Il Wwf, che “da anni ha proposto in Campania un ciclo dei rifiuti virtuoso”, esprime “forte preoccupazione circa l’inquinamento che l’impianto di Acerra produrrà in un’area già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale.

Se dovesse essere pienamente attuato il piano del Governo, a causa del sovradimensionamento degli impianti di incenerimento, si annulleranno le politiche più virtuose di trattamento dei rifiuti che devono passare attraverso la diminuzione della produzione e il decollo delle raccolte differenziate finalizzate al recupero di materia. Il Wwf ribadisce ancora l’urgenza di avviare immediatamente serie e concrete iniziative in tal senso”.

ACERRA (NAPOLI), 26 MAR - La polizia ha bloccato il corteo di manifestanti diretto all'inceneritore di Acerra a circa un chilometro dall'impianto. Le forze dell'ordine in assetto antisommossa hanno fermato il corteo nei pressi del ponte della Strada Statale 162. I manifestanti stanno cercando una trattativa con i dirigenti della polizia per poter proseguire il cammino fino al termovalorizzatore.

 

ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA di Rosaria Ruffini

Mentre nel paese imperversano discussioni sull' eutanasia, grembiulino a scuola, guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla >privatizzazione dell'acqua pubblica. *_Il Parlamento ha votato  l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica_*.

Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà >più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da >multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).

Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che  protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale >provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.

L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano >sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una >merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per >trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.... Guerre che saranno dirette dalle>multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

Acqua in bocca.

 

NIENTE TETTI PER LE RETRIBUZIONI DEI TOP MANAGER DELLE BANCHE ITALIANE.

Mercoledì 25 marzo 2009

Le banche potranno continuare a chiedere soldi allo stato, andare sull'orlo del fallimento, pretendere ancora soldi dallo, dare bonus e retribuzioni milionarie ai loro manager.

Questo non lo ha stabilito un truffatore qualsiasi, ma il re della truffa ai danni dei poveri cristi.

Il protocollo firmato oggi da Tremonti e Faissola si occupa anche dei premi legati alla liquidazione dei banchieri chiedendo che siano trasparenti e ragionevoli: «Qualora sia previsto a favore di amministratori o vertici aziendali o traders il riconoscimento a qualunque titolo, al momento della cessazione dell'incarico, di benefici economici, essi siano ragionevoli e opportunamente resi pubblici, fermo restando quanto previsto dal ccnl, se applicabile».