Telecom 1

La protesta operaia in Francia

Telecom 2  

Piaggio           Ansaldo

Rivolta contro il lusso ad Atene 

Operai a Civitavecchia

Scioperi in Egitto 

“SOLDI VERI” DELLA MARCEGAGLIA

 

I “SOLDI VERI” DELLA MARCEGAGLIA: Dalle ultimissime dichiarazioni riportate dai giornali apprendiamo dei rimproveri della Confindustria al Presidente del Consiglio: gli imprenditori vogliono “soldi freschi” nelle loro casse.

La “notizia che non c’è”, su questo argomento, è che i “soldi veri” a cui si riferisce la Marcegaglia sono sempre e solo e ancora quelli di pensionati e lavoratori: non basta più il dilagare dei licenziamenti e della cassa integrazione, non basta più il trasferimento di milioni di posti di lavoro in altre zone, non bastano più le continue incentivazioni di cui gode ora quello ora l’altro settore industriale, altro denaro deve arrivare dal TFR (soldi dei lavoratori) e da un altro intervento sulla previdenza (soldi dei pensionati).

Solo i nostri soldi sono “veri”, mentre quelli (tanti, tantissimi) che imprenditori, manager e affaristi nostrani hanno accumulato in questi anni sono “falsi”, falsi come le loro capacità imprenditoriali, falsi come la loro onestà, falsi come i loro “progresso e sviluppo” fatti di sfruttamento e di speculazione sulla vita altrui.

Dividendi e prebende per azionisti e dirigenti, ancora tagli e disagi per le lavoratrici e i lavoratori!! Nella prossima assemblea sociale di aprile Bernabè alla fine porterà agli azionisti il dividendo di 5 centesimi per azione (6,1 centesimi per le azioni di risparmio).

Una flessione rispetto ai dividendi passati ma sempre un buon incasso considerato l’attuale valore di 0,87 euro per le azioni ordinarie (listino del 3/03/09) e 0,70 euro per quelle di risparmio e, per una azienda che dichiara che l’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2008 è pari a 34.039 milioni di euro, non è certamente male!

Già perché tanto il conto degli interessi degli “investitori” della holding Telco (Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Benetton e Telefonica), nient'affatto disposti a perdersi la ricca cedola di dividendi in un periodo di crisi, lo pagheranno sempre e comunque le lavoratrici e i lavoratori.

Dopo aver incassato nel settembre 2008, dai sindacati confederali e autonomi, già 5.000 licenziamenti “volontari” a “costo zero”, lo scorso dicembre Bernabè ha presentato, nel piano 2009-2011, un programma di “lacrime e sangue”:

• Un’ulteriore riduzione di personale per 4.350 unità (100 in network, 500 Sales e distribution; 700 aree di Staff, 100 Information Technology, 2.150 Customer Care, 800 Delivery e Assurance);

• Nuove dismissioni di aziende/rami di azienda, tra le quali Sparkle;

• Chiusura delle sedi del Customer Care in 22 città con relativa mobilità territoriale (Bergamo, Torino sede di Corso Bramante, Monza, Pavia, Novara, Rimini sede di Via Michelangelo Tonti, Pesaro, Trento, Mantova, Padova sedi di via Giuliani e via Dalmati, Vicenza, Parma, Pescara sedi di via Conte di Ruvo e via Cincinnato, Perugia sede di via Tudente, Macerata, Rieti, Acilia, Taranto sede di via Pirro, Siracusa, Benevento, Salerno, Brindisi);

• Possibile cassa integrazione per i colleghi del 1254;

• Massiccia mobilità professionale;

• Nuove gare di appalto per le attività cedute in passato, senza nessuna garanzia occupazionale per i colleghi esternalizzati.

Le OO.SS. confederali e autonome che a settembre hanno voluto siglare a tutti i costi gli accordi per la mobilità cosiddetta “volontaria” (mentre tutt’ora continuano le pressioni aziendali per “convincere” colleghi e colleghe al collocamento in mobilità) per 5.000 presunti esuberi, hanno fatto indubbiamente una scelta scellerata, privando di fatto tutti i lavoratori e le lavoratrici di Telecom Italia di un possibile spazio di trattativa.

Infatti, nel corso degli incontri precedenti la sigla dell’accordo per la mobilità del 19 settembre 2008, i rappresentanti di Telecom Italia hanno sempre affermato di non poter prendere impegni che escludessero nuovi esuberi, mobilità territoriali o esternalizzazioni come invece era stato richiesto nella piattaforma alla base dello sciopero nazionale del 4 luglio 2008.

Tant’è che la mobilità è stata accompagnata da un altro accordo (scritto in perfetto “sindacalese”)

siglato da Fistel/Cisl Uilcom e Ugl, sulle “linee strategiche del piano industriale”, dove è assente

qualsiasi impegno aziendale in merito a tali questioni.

Il problema di Telecom Italia non sono le lavoratrici e i lavoratori che da anni continuano a fare sacrifici e garantire utili a questa Azienda, ma il debito derivante da una scellerata privatizzazione all’insegna del saccheggio di un patrimonio pubblico.

Venerdì 13 marzo sciopero nazionale intero turno per tutti i lavoratori e le lavoratrici del Gruppo Telecom Italia A Roma presidio a Corso Italia dalle ore 9.00

Cobas del lavoro Privato    FLMUniti-CUB

Telecom. Altri licenziamenti all’orizzonte  Dopo l’annuncio di 5mila esuberi lo scorso settembre, a dicembre la Telecom ha pensato bene di rincarare la dose aggiungendo altri 4mila licenziamenti, per un totale di 9mila lavoratori che Perderanno il posto di lavoro da qui al 2011.

I dipendenti più anziani (circa 2mila) hanno già rinunciato al proprio impiego accettando l’accompagnamento alla pensione tramite la mobilità. Nel frattempo si parla di cassa integrazione e chiusura di 15 unità provinciali, con trasferimento forzato del personale presso le sedi regionali.

Le ragioni dei continui tagli ai posti di lavoro risalgono al 1997, quando venne avviato il processo di privatizzazione. Inizialmente il controllo della società venne consegnato alla famiglia Agnelli. Successivamente, nel 1999, cominciò la scalata di Colaninno e Gnutti con l’aiuto di D’Alema, che stava creando la propria lobby padronale di riferimento poi soprannominata capitani coraggiosi. L’operazione definita “madre di tutte le privatizzazioni” generò un debito di 61mila miliardi di Lire, che negli anni aumentò in maniera costante, raggiungendo i 35mila 770 milioni di Euro nell’ottobre del 2008.

Mediante un meccanismo di scatole cinesi, Colaninno prima e Tronchetti Provera poi acquistarono Telecom senza sborsare un soldo, usando gli introiti derivanti dalle utenze per pagare i propri dividenti e gli interessi sul debito alle banche. In particolare Tronchetti Provera, tramite il controllo dell’azienda GPI su altre società, arrivò a decidere delle sorti di Telecom con meno del 2% delle azioni. Grazie a questa operazione, da leader nel settore delle telecomunicazioni, Telecom passò ad essere l’azienda più indebitata d’Italia.

Purtroppo tale modello è stato poi riproposto in diversi altri casi, a partire da Alitalia. In ognuno di questi, dopo aver prosciugato le risorse finanziarie delle aziende che una volta erano pubbliche, si è proceduto con il loro smantellamento.

Come conseguenza di tutto ciò, Telecom riduce periodicamente il proprio organico, anche nei periodi di espansione aziendale e crescita. Ora che il macigno della crisi è piombato sull’economia, la situazione è destinata a peggiorare. Chi ci va di mezzo, come sempre, sono i lavoratori. Degli oltre 106mila dipendenti del 2002, con le ristrutturazioni di questi anni ne sono rimasti circa 64mila, che diminuiranno a 55mila entro il 2011: quasi un dimezzamento in meno di dieci anni.

Questo episodio non è che l’ennesima dimostrazione di come lo stato non sia un garante imparziale degli interessi di tutti, ma risponda ai capricci della classe dominante. Mediante privatizzazioni ed esternalizzazioni, il padronato guadagna a discapito del servizio pubblico e dei lavoratori, che si ritrovano a pagare il debito di una banda di speculatori. L’operazione Telecom, tra l’altro, prese il via proprio durante il primo governo Prodi.

Come risposta alla crisi, il coordinamento nazionale dei sindacati presenti in Telecom ha

indetto uno sciopero di otto ore per il 13 marzo e annunciato il blocco degli straordinari.

Sicuramente questo è un primo passo, ma crediamo che di fronte ad anni di profitti a danno

dei lavoratori le rivendicazioni debbano offrire una soluzione definitiva a questa situazione.

La Telecom va rinazionalizzata senza indennizzo e il consiglio di amministrazione va sostituito con un comitato composto dai lavoratori ed eletto democraticamente da tutti i dipendenti. Solo così potremo sbarrare la strada una volta per tutte a svendite e ristrutturazioni.

sab, 14 mar @ 07:16 

SCIOPERI IN EGITTO

I mezzi d’informazione non dicono quasi nulla di quel che sta accadendo in questi giorni in Egitto, dove le lotte per difendere i salari e le condizioni di vita si intrecciano alla ribellione contro il ruolo di gendarme filoisraeliano di Mubarak............

Operai, ferrovieri, camionisti, impiegati, studenti, farmacisti, avvocati, centinaia di migliaia di persone sono in sciopero, come informa anche al-Jazeera. I contadini, lo strato più povero, stanno manifestando in massa, colpiti tra l’altro da pretestuose confische dei loro pezzi di terra. Ci sono fabbriche occupate e il polo industriale di Mahalla el-Kobra, a nord del Cairo, sarebbe di fatto sfuggito al controllo delle autorità.

Questa fabbrica tessile, una delle più grandi al mondo, occupa 24.000 operai ed è già stata nei due anni passati l’epicentro della vasta ondata di scioperi, manifestazioni e sit-in in ogni angolo del paese (organizzati anche col tam-tam in internet) contro l’aumento vertiginoso del prezzo del pane e di tutti i beni di prima necessità, in media +50% solo nei primi tre mesi dell’anno scorso.

Nelle carceri egiziane sono rinchiusi 18.000 detenuti “amministrativi” cioè senza processo, a Menufia i 3000 operai della fabbrica tessile Andrama hanno occupato lo stabilimento contro il mancato pagamento dei premi di produzione che corrispondono a 228 giornate lavorative. A Menya oltre 350 addetti alla sgranatura del cotone sono in sciopero a oltranza contro la riduzione dei salari giustificata dal non raggiungimento degli obbiettivi produttivi, causato dal cattivo stato dei macchinari.

A Dakahlia, 150 operaie della Mansoura sono in sciopero contro la sospensione del presidente del sindacato di fabbrica e contro le pressioni del direttore per indurle ad autolicenziarsi in modo da poter chiudere lo stabilimento senza pagare indennità.

A Qena dall’inizio di marzo 250 operai della Hebei, fabbrica di forniture mediche, sono in sciopero

per il mancato pagamento dei salari di gennaio e febbraio.

Tre di essi sono svenuti nel corso di uno sciopero della fame. A Porto Said, 300 operai dell’industria

tessile Eurotex hanno occupato la fabbrica contro i soprusi e maltrattamenti inflitti dalla direzione.

ven, 13 mar @ 18:43 

FRANCIA: LA PROTESTA OPERAIA

In Francia esplode la protesta operaia.

SonyFrance: L’amministratore delegato, Serge Foucher, è stato trattenuto dagli operai all’interno dell’impianto di Pontnox-sur-l’Adour, nel sud ovest della Francia.

I salariati protestano contro i 311 licenziamenti previsti in seguito alla chiusura della fabbrica fissata al 17 aprile prossimo.

Continenantal: il padrone della fabbrica  di pneumatici ha annunciato mercoledì la chiusura della sua fabbrica, dove lavorano 1.120 operai.

Gli operai della fabbrica francese hanno messo in scena una dura protesta contro l’azienda: alcuni operai hanno lanciato arance e oggetti vari contro al sede della fabbrica e decine di pneumatici sono stati dati alle fiamme, sprigionando nell’aria

fumo nero, denso e maleodorante.

dom, 15 mar @ 08:04 

DOPO ATENE, PARIGI

La rivolta riesplode nella periferia di Parigi. Dopo le proteste degli operai della Sony e della Continental, scontri con la polizia nel quartiere dei Mureaux.

Gli scontri sono iniziati poco dopo le 20 di ieri quando la polizia è stata chiamata per l’incendio di un’autovettura e, al suo arrivo, è stata affrontata da un numero non precisato di persone. A ferire i poliziotti sono stati lanci di oggetti metallici.  Il ritrovamento sul posto di varie decine di bombe molotov ha fatto pensare a un’imboscata tesa alla polizia.

I padroni francesi continuano a raccontare la favola dei giovani violenti.

La realta' e' diversa. La periferia di Parigi dove abitano operai e lavoratori protesta e lotta contro la miseria che li colpisce.

sab, 14 mar @ 19:23 

         RiVOLTA CONTRO IL LUSSO NELLE STRADE DI ATENE

Dopo gli scontri di piazza di dicembre 2008 – gennaio 2009. Da diversi giorni ad Atene ci sono assalti alle

vetrine di negozi di lusso, a bancomat, alle filiali di banche nazionali e internazionali, alle auto parcheggiate.

La rivolta di Atene  come quella esplosa quasi contemporaneamente a Salonicco, esprime la protesta contro i licenziamenti e la miseria.

Operai e lavoratori sono alla fame per quale motivo devono sopportare il lusso dei padroni?

Piaggio: oggi scioperi spontanei

Scioperi spontanei con cortei interni alla Piaggio di Pontedera contro l'accordo separato.

Segue il comunicato Fiom sulla trattativa (www.fiom.cgil. it)

Dilettanti allo sbaraglio

La maggioranza della delegazione trattante della Rsu e la Fiom-Cgil non accettano le imposizioni della Piaggio

Ieri, 6 Marzo 2009, la proposta dellAzienda dipotesi daccordo è stata siglata dalla minoranza della delegazione trattante della Rsu (su 11 componenti solo in 5 lhanno firmata) e dalle segreterie provinciali di Fim, Uilm, Ugl.

E quindi improprio utilizzare la sigla le Rsu, assistite dalle segreterie sindacali provinciali di categoria firmatarie, riportata sulla proposta della Azienda dipotesi daccordo. Gli accordi tra i sindacati in vigore prevedono che le Rsu devono esprimersi nella sua maggioranza (metà dei componenti più uno) e solo in tal caso può formalmente validare gli atti negoziali che compie. Ora la maggioranza della delegazione trattante della Rsu non ha siglato la proposta conclusiva dellAzienda.

La delegazione della Fiom-Cgil, coerentemente con gli impegni presi ed il mandato ricevuto, non ha siglato la proposta dellAzienda dipotesi daccordo, perché, ancora una volta sul salario, sulla banca-ore e sulle turnistiche è risultata peggiorativa di quella avanzata lo scorso 17 Ottobre 2008 ed anche dei precedenti accordi aziendali, su cui unitariamente si erano interrotte le trattative ed effettuati gli scioperi.

Ora i lavoratori verranno inondati di cifre e discorsi di ogni genere. Riteniamo necessario, noi così faremo, stare al merito di ciò che è avvenuto e di ciò che è scritto nella proposta/ ipotesi daccordo.

Ci permettiamo di suggerire loro solo di fare un po di conti e si accorgeranno facilmente che, ad esempio, per il 2008 rispetto al 2007 percepiranno la bellezza di un incremento mensile di meno di 10 uro lordi e che rispetto alla cifra messa a disposizione dallAzienda il 17 Ottobre u.s. mancano ben 255 uro, che sempre ad esempio, l’esonero dalla Banca/ ore è stato dimezzato (dal 12 al 6%), che il nuovo premio di risultato è totalmente variabile, che lindennità di efficienza è assorbibile dal contratto nazionale e non certa, che per i contratti a termine l’aumento del nuovo pdr si riduce a 10 euro lordi al mese ect, ect?..

E senza dubbio positivo, il capitolo del mercato del lavoro, ma per onestà si dovrà dire che quel risultato è avvenuto, non solo, ma anche grazie al contributo determinato e caparbio di tutta delegazione FIOM ed è inaccettabile che ciò possa giustificare inadeguati aumenti salariali.

Le responsabilità della Piaggio

L'azienda non ha esitato a dividere le organizzazioni sindacali ed i lavoratori pur di affermare che chi comanda è lei.

E' un grave errore perchè i grandi problemi che oggi sono davanti a noi hanno bisogno per essere risolti di valorizzare lintelligenza e le capacità delle persone che lavorano in Piaggio.

Ciò non si ottiene a comando, ma invece considerando la contrattazione collettiva uno strumento di mediazione tra limpresa ed il lavoro e redistribuendo una parte della ricchezza a chi con il proprio lavoro la produce.

Per questo continuiamo a pensare che le lavoratrici ed i lavoratori della Piaggio hanno diritto e meritano un contratto aziendale migliore di quello proposto/imposto dallAzienda.

Le assemblee ed il referendum sono il momento giusto per far valere il punto di vista del lavoro.

FIOM-CGIL Territoriale di Pisa

Delegazione Trattante RSU-FIOM Piaggio

Pistoia: all'Ansaldo Breda sciopero contro la privatizzazione

Oggi alla Ansaldo Breda di Pistoia, dopo l’assemblea, sciopero di mezzora contro la privatizzazione.

Segue il comunicato della Fiom (www.fiom.cgil. it) (...)

Ansaldo Breda. Non si svende

La Fiom considera sbagliato pensare di cedere parte del pacchetto azionario di Ansaldo Breda a soggetti industriali stranieri, come ipotizzato da Finmeccanica nella giornata di ieri.

In una fase economica complicata come questa, qualche dirigente di Finmeccanica invece di assumersi la responsabilità del valore dell’industria nazionale sembra confondere la realtà con una partita a monopoli.

I lavoratori di questa azienda con il loro contributo negli ultimi anni hanno permesso di invertire una condizione di declino produttivo causata da scelte manageriali irresponsabili, non perché questa azienda venga ceduta a qualche competitore straniero, ma per dare prospettive credibili al

piu grave grande azienda ferroviaria nazionale e alle migliaia di persone che occupa.

         Finmeccanica si preoccupi piuttosto di ricercare carichi di lavoro per questo Gruppo,

         che in questo momento è la vera priorità industriale.

La Fiom conferma l’indisponibilità ad aprire alcun confronto su possibili cessioni totali o parziali del pacchetto azionario di AnsaldoBreda e si impegna a mettere in campo tutte le azioni, auspicabilmente unitarie, a partire dalla mobilitazione dei lavoratori, la dove una ipotesi di questo tipo venga confermata dai vertici di Finmeccanica.

CIVITAVECCHIA - OPERAI DELLA CIMMINO BLOCCANO I CANCELLI DI TV NORD Ancora un blocco dei cancelli della centrale di Torre Valdaliga Nord. Si ripete la protesta dei lavoratori della ditta Cimmino, senza paga ormai da due mesi e con il rischio di licenziamenti. Una protesta annunciata perchè da parte dell'azienda, secondo i lavoratori, non c'è nessun segnale.

Una situazione pesante con i 25 operai, per la maggior parte trasfertisti che non sa più come andare avanti.

Niente stipendio e niente futuro: è la denuncia che molti dei lavoratori, in gran parte provenienti dal Sud, fanno, sottolineando la solitudine in cui

sono costretti a portare avanti la loro lotta. In queste ore si è aggiunta un'ulteriore cattiva notizia. Per molti, infatti, è scaduto il contratto di locazione degli appartamenti presi in affitto dall'azienda, così, nelle prossime ore non avranno più un posto in cui dormire. I manifestanti lanciano un appello alla solidarietà e chiamano in causa l'amministrazione comunale che si è notata per la sua assenza ed indifferenza totale.