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I “SOLDI
VERI” DELLA MARCEGAGLIA: Dalle ultimissime
dichiarazioni riportate dai giornali apprendiamo dei rimproveri della
Confindustria al Presidente del Consiglio: gli imprenditori vogliono
“soldi freschi” nelle loro casse. La “notizia che non
c’è”, su questo argomento,
è che i “soldi veri” a cui si riferisce Solo i nostri soldi sono
“veri”, mentre quelli (tanti, tantissimi) che imprenditori, manager e affaristi nostrani hanno accumulato in questi
anni sono “falsi”, falsi come le loro capacità
imprenditoriali, falsi come la loro onestà, falsi come i loro
“progresso e sviluppo” fatti di sfruttamento e di speculazione
sulla vita altrui. Dividendi
e prebende per azionisti e dirigenti, ancora tagli e disagi per le
lavoratrici e i lavoratori!!
Nella prossima assemblea sociale di aprile
Bernabè alla fine porterà agli azionisti il dividendo di 5
centesimi per azione (6,1 centesimi per le azioni di risparmio). Una flessione rispetto ai dividendi passati ma sempre un
buon incasso considerato l’attuale valore di
0,87 euro per le azioni ordinarie (listino del 3/03/09) e 0,70 euro per
quelle di risparmio e, per una azienda che dichiara che l’indebitamento
finanziario netto al 31 dicembre 2008 è pari a 34.039 milioni di euro,
non è certamente male! Già perché tanto il conto degli interessi
degli “investitori” della holding Telco (Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo,
Benetton e Telefonica), nient Dopo aver incassato nel settembre 2008, dai sindacati
confederali e autonomi, già 5.000 licenziamenti
“volontari” a “costo zero”, lo scorso dicembre
Bernabè ha presentato, nel piano 2009-2011, un programma di
“lacrime e sangue”: • Un’ulteriore
riduzione di personale per 4.350 unità ( • Nuove dismissioni di aziende/rami
di azienda, tra le quali Sparkle; • Chiusura delle sedi del Customer
Care in 22 città con relativa mobilità territoriale (Bergamo,
Torino sede di Corso Bramante, Monza, Pavia, Novara, Rimini sede di Via
Michelangelo Tonti, Pesaro, Trento, Mantova, Padova sedi di
via Giuliani e via Dalmati, Vicenza, Parma, Pescara sedi di via Conte
di Ruvo e via Cincinnato, Perugia
sede di via Tudente, Macerata, Rieti, Acilia,
Taranto sede di via Pirro, Siracusa, Benevento, Salerno, Brindisi); • Possibile cassa integrazione per i colleghi del
1254; • Massiccia mobilità professionale; • Nuove gare di appalto
per le attività cedute in passato, senza nessuna garanzia
occupazionale per i colleghi esternalizzati. Le OO.SS. confederali
e autonome che a settembre hanno voluto siglare a tutti i costi gli accordi
per la mobilità cosiddetta “volontaria” (mentre
tutt’ora continuano le pressioni aziendali per “convincere”
colleghi e colleghe al collocamento in mobilità) per 5.000 presunti
esuberi, hanno fatto indubbiamente una scelta scellerata, privando di fatto
tutti i lavoratori e le lavoratrici di Telecom Italia di un possibile spazio
di trattativa. Infatti, nel corso degli incontri precedenti la sigla
dell’accordo per la mobilità del 19 settembre 2008, i
rappresentanti di Telecom Italia hanno sempre affermato di non poter prendere
impegni che escludessero nuovi esuberi,
mobilità territoriali o esternalizzazioni come invece era stato
richiesto nella piattaforma alla base dello sciopero nazionale del 4 luglio
2008.
Il problema di Telecom Italia non sono le lavoratrici e
i lavoratori che da anni continuano a fare sacrifici e garantire utili a questa Azienda, ma il debito derivante da una scellerata
privatizzazione all’insegna del saccheggio di un patrimonio pubblico. Venerdì 13 marzo sciopero nazionale intero turno
per tutti i lavoratori e le lavoratrici del Gruppo Telecom Italia A Roma presidio a Corso Italia dalle ore 9.00 Cobas del lavoro Privato FLMUniti-CUB Telecom. Altri licenziamenti
all’orizzonte Dopo
l’annuncio di 5mila esuberi lo scorso settembre, a dicembre I
dipendenti più anziani (circa 2mila) hanno già rinunciato al
proprio impiego accettando l’accompagnamento alla pensione tramite la
mobilità. Nel frattempo si parla di cassa integrazione e chiusura di
15 unità provinciali, con trasferimento forzato del personale presso
le sedi regionali. Le
ragioni dei continui tagli ai posti di lavoro risalgono al 1997, quando venne avviato il processo di privatizzazione. Inizialmente
il controllo della società venne consegnato
alla famiglia Agnelli. Successivamente, nel 1999,
cominciò la scalata di Colaninno e Gnutti
con l’aiuto di D’Alema, che stava creando la propria lobby
padronale di riferimento poi soprannominata capitani coraggiosi.
L’operazione definita “madre di tutte le privatizzazioni”
generò un debito di 61mila miliardi di Lire, che negli anni aumentò in maniera costante, raggiungendo i 35mila
770 milioni di Euro nell’ottobre del 2008. Mediante
un meccanismo di scatole cinesi, Colaninno prima e Tronchetti Provera poi
acquistarono Telecom senza sborsare un soldo, usando gli introiti derivanti
dalle utenze per pagare i propri dividenti e gli interessi sul debito alle
banche. In particolare Tronchetti Provera, tramite
il controllo dell’azienda GPI su altre società, arrivò a
decidere delle sorti di Telecom con meno del 2% delle azioni. Grazie a questa operazione, da leader nel settore delle
telecomunicazioni, Telecom passò ad essere l’azienda più
indebitata d’Italia. Purtroppo
tale modello è stato poi riproposto in
diversi altri casi, a partire da Alitalia. In ognuno di questi, dopo aver
prosciugato le risorse finanziarie delle aziende che una volta erano pubbliche,
si è proceduto con il loro smantellamento. Come
conseguenza di tutto ciò, Telecom riduce periodicamente il proprio
organico, anche nei periodi di espansione aziendale
e crescita. Ora che il macigno della crisi è piombato
sull’economia, la situazione è destinata a peggiorare. Chi ci va
di mezzo, come sempre, sono i lavoratori. Degli oltre
106mila dipendenti del 2002, con le ristrutturazioni di questi anni ne sono
rimasti circa 64mila, che diminuiranno a 55mila entro il 2011: quasi un
dimezzamento in meno di dieci anni. Questo
episodio non è che l’ennesima
dimostrazione di come lo stato non sia un garante imparziale degli interessi
di tutti, ma risponda ai capricci della classe dominante. Mediante
privatizzazioni ed esternalizzazioni, il padronato guadagna a discapito del
servizio pubblico e dei lavoratori, che si ritrovano a pagare il debito di
una banda di speculatori. L’operazione Telecom, tra
l’altro, prese il via proprio durante il primo governo Prodi.
sab, 14 mar @ 07:16 I mezzi d’informazione non
dicono quasi nulla di quel che sta accadendo in questi giorni in Egitto, dove
le lotte per difendere i salari e le condizioni di vita si intrecciano
alla ribellione contro il ruolo di gendarme filoisraeliano di
Mubarak............ Operai, ferrovieri, camionisti,
impiegati, studenti, farmacisti, avvocati, centinaia di migliaia di persone
sono in sciopero, come informa anche al-Jazeera. I
contadini, lo strato più povero, stanno manifestando in massa, colpiti
tra l’altro da pretestuose confische dei loro pezzi di terra. Ci sono
fabbriche occupate e il polo industriale di Mahalla
el-Kobra, a nord del Cairo, sarebbe di fatto sfuggito al controllo delle autorità. Questa fabbrica tessile, una delle
più grandi al mondo, occupa 24.000 operai ed è già stata
nei due anni passati l’epicentro della vasta ondata di scioperi,
manifestazioni e sit-in in ogni angolo del paese (organizzati anche col
tam-tam in internet) contro l’aumento vertiginoso del prezzo del pane e
di tutti i beni di prima necessità, in media +50% solo nei primi tre
mesi dell’anno scorso. Nelle carceri egiziane sono rinchiusi
18.000 detenuti “amministrativi” cioè
senza processo, a Menufia i 3000 operai della
fabbrica tessile Andrama hanno occupato lo
stabilimento contro il mancato pagamento dei premi di produzione che
corrispondono a 228 giornate lavorative. A Menya
oltre 350 addetti alla sgranatura del cotone sono in sciopero a oltranza contro la riduzione dei salari giustificata dal
non raggiungimento degli obbiettivi produttivi, causato dal cattivo stato dei
macchinari. A Dakahlia, 150 operaie della Mansoura sono in sciopero contro la sospensione del presidente del sindacato di fabbrica e contro le pressioni del direttore per indurle ad autolicenziarsi in modo da poter chiudere lo stabilimento senza pagare indennità.
ven, 13 mar @ 18:43 In Francia esplode la protesta
operaia. SonyFrance: L’amministratore delegato, Serge Foucher, è stato
trattenuto dagli operai all’interno dell’impianto di Pontnox-sur-l’Adour, nel sud ovest della Francia. I salariati protestano contro i 311
licenziamenti previsti in seguito alla chiusura della fabbrica fissata al 17
aprile prossimo. Continenantal: il padrone della fabbrica di pneumatici ha annunciato
mercoledì la chiusura della sua fabbrica, dove lavorano 1.120 operai. Gli operai della fabbrica francese hanno
messo in scena una dura protesta contro l’azienda: alcuni operai hanno
lanciato arance e oggetti vari contro al sede della
fabbrica e decine di pneumatici sono stati dati alle fiamme, sprigionando
nell’aria fumo nero, denso e maleodorante. dom, 15 mar @ 08:04 DOPO ATENE, PARIGI La rivolta riesplode nella periferia
di Parigi. Dopo le proteste degli operai della Sony e della
Continental, scontri con la polizia nel quartiere dei Mureaux. Gli scontri sono iniziati poco dopo le
20 di ieri quando la polizia è stata chiamata
per l’incendio di un’autovettura e, al suo arrivo, è stata
affrontata da un numero non precisato di persone. A ferire i poliziotti sono
stati lanci di oggetti metallici. Il ritrovamento sul posto di varie
decine di bombe molotov ha fatto pensare a
un’imboscata tesa alla polizia. I padroni francesi continuano a
raccontare la favola dei giovani violenti. La realta sab, 14 mar @ 19:23 RiVOLTA CONTRO IL LUSSO NELLE STRADE DI ATENE
La rivolta di Atene come quella esplosa quasi
contemporaneamente a Salonicco, esprime la protesta contro i licenziamenti e
la miseria. Operai e lavoratori sono alla fame per
quale motivo devono sopportare il lusso dei padroni? Piaggio: oggi
scioperi spontanei Scioperi spontanei con cortei interni
alla Piaggio di Pontedera contro l Segue il comunicato Fiom sulla trattativa
(www.fiom.cgil. it) Dilettanti allo sbaraglio La maggioranza della delegazione
trattante della Rsu e Ieri, 6 Marzo 2009, la proposta dellAzienda dipotesi
daccordo è stata siglata dalla minoranza
della delegazione trattante della Rsu (su 11
componenti solo in 5 lhanno firmata) e dalle
segreterie provinciali di Fim, Uilm,
Ugl. E quindi improprio utilizzare la sigla
le Rsu, assistite dalle segreterie sindacali
provinciali di categoria firmatarie, riportata sulla proposta della Azienda dipotesi daccordo. Gli accordi tra i sindacati in vigore prevedono
che le Rsu devono esprimersi nella sua maggioranza
(metà dei componenti più uno) e solo
in tal caso può formalmente validare gli atti negoziali che compie.
Ora la maggioranza della delegazione trattante della Rsu
non ha siglato la proposta conclusiva dellAzienda. La delegazione della Fiom-Cgil, coerentemente con gli impegni presi ed il
mandato ricevuto, non ha siglato la proposta dellAzienda dipotesi daccordo, perché, ancora una volta sul salario,
sulla banca-ore e sulle turnistiche è
risultata peggiorativa di quella avanzata lo scorso 17 Ottobre 2008 ed anche
dei precedenti accordi aziendali, su cui unitariamente si erano interrotte le
trattative ed effettuati gli scioperi. Ora i lavoratori verranno
inondati di cifre e discorsi di ogni genere. Riteniamo necessario, noi
così faremo, stare al merito di ciò che è avvenuto e di
ciò che è scritto nella proposta/ ipotesi daccordo. Ci permettiamo di suggerire loro solo
di fare un po di conti e
si accorgeranno facilmente che, ad esempio, per il 2008 rispetto al 2007
percepiranno la bellezza di un incremento mensile di meno di 10 uro lordi e
che rispetto alla cifra messa a disposizione dallAzienda
il 17 Ottobre u.s. mancano ben 255 uro, che sempre ad esempio,
l’esonero dalla Banca/ ore è stato dimezzato (dal 12 al 6%), che
il nuovo premio di risultato è totalmente variabile, che lindennità di efficienza è assorbibile dal
contratto nazionale e non certa, che per i contratti a termine
l’aumento del nuovo pdr si riduce a 10 euro
lordi al mese ect, ect?.. E senza dubbio positivo,
il capitolo del mercato del lavoro, ma per onestà si dovrà dire
che quel risultato è avvenuto, non solo, ma anche grazie al contributo
determinato e caparbio di tutta delegazione FIOM ed è inaccettabile
che ciò possa giustificare inadeguati aumenti salariali. Le responsabilità della Piaggio L E Ciò non si ottiene a comando, ma invece considerando la contrattazione collettiva uno
strumento di mediazione tra limpresa ed il lavoro e
redistribuendo una parte della ricchezza a chi con
il proprio lavoro la produce. Per questo continuiamo a pensare che
le lavoratrici ed i lavoratori della Piaggio hanno diritto
e meritano un contratto aziendale migliore di quello proposto/imposto dallAzienda. Le assemblee ed il referendum sono il momento giusto per far valere il punto di vista
del lavoro. FIOM-CGIL Territoriale di Pisa Delegazione Trattante RSU-FIOM Piaggio Pistoia: all Oggi alla Ansaldo
Breda di Pistoia, dopo l’assemblea, sciopero di mezzora contro la
privatizzazione. Segue il comunicato della Fiom
(www.fiom.cgil. it) (...) Ansaldo Breda. Non si svende In una fase economica complicata come questa, qualche dirigente di Finmeccanica invece di assumersi la responsabilità del valore dell’industria nazionale sembra confondere la realtà con una partita a monopoli. I lavoratori di questa azienda con il loro contributo negli ultimi anni hanno permesso di invertire una condizione di declino produttivo causata da scelte manageriali irresponsabili, non perché questa azienda venga ceduta a qualche competitore straniero, ma per dare prospettive credibili al
Finmeccanica si preoccupi piuttosto di ricercare carichi di lavoro per questo Gruppo,
che in questo momento è la vera
priorità industriale. CIVITAVECCHIA - OPERAI DELLA CIMMINO BLOCCANO I CANCELLI DI TV NORD Ancora un blocco dei cancelli della
centrale di Torre Valdaliga Nord. Si ripete la protesta dei lavoratori della ditta Cimmino, senza paga ormai da due mesi e con il rischio di
licenziamenti. Una protesta annunciata perchè da parte dell Una situazione
pesante con i 25 operai, per la maggior parte trasfertisti
che non sa più come andare avanti. Niente stipendio
e niente futuro: è la denuncia che molti dei lavoratori, in gran parte
provenienti dal Sud, fanno, sottolineando la solitudine in cui sono costretti a portare avanti la loro lotta. In queste
ore si è aggiunta un
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