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BOLOGNA MARZO ‘77. BOLOGNA MARZO 77 - CHI DIMENTICA
E’ COMPLICE
Chi dimentica assolve i veri
criminali…
Chi dimentica uccide due volte chi
è già stato ammazzato…
Chi dimentica è compilce…
La sveglia suona, quando ancora il
sole non è sorto, il lavoro non c’è l’ho più ma la sveglia suona sempre alle 6, ferma al
giorno in cui mi hanno licenziato “Le sue idee politiche e la sua
militanza in organizzazioni non consone all’ordine democratico, ci
costringono a congedarla da ogni incarico” così recita la lettera
di licenziamento che il mio capo mi ha consegnato il 6 marzo 1977. Qui a
Bologna l’aria è pesante, si sente che qualcosa è cambiato,
non è più tempo di feste e di canne: qualcosa sta cambiando ma nessuno sa a cosa andiamo incontro.
Percorro via
Pietralata per arrivare a via del Pratello dove devo
incontrare un compagno sotto Radio Alice, abbiamo deciso di andare a sentire
una conferenza di CL (Comunione e Liberazione), arrivato sotto via del Pratello vedo il compagno accompagnato da altri due che
conosco solo di vista. Arrivati nei pressi dell’Università
salutiamo alcuni compagni che avevano avuto la nostra
stessa idea, insieme ci incamminiamo verso l’aula dove si tiene
l’assemblea. Davanti la porta ci sono due personaggi conosciuti del
servizio d’ordine di CL che subito ci fanno
capire che la nostra presenza non è gradita, reagiamo parte qualche
cazzotto, qualche insulto e veniamo respinti dall’aula. La litigata aveva
chiamato a raccolta alcuni compagni che stavano all’università, un
centinaio principalmente del collettivo di anatomia.
Inizia una contestazione all’assemblea di CL che costringe i Ciellini a
barricarsi dentro. Un certo Prof. Cattaneo chiama il Rettore Rizzoli che
immediatamente segnala la situazione alla questura. Vediamo entrare da un lato
della facoltà un folto gruppo di carabinieri che prontamente ci carica
facendo uscire incolumi i Ciellini dall’aula.
L’intervento della polizia
anima in tutti i compagni una rabbia che ci dà
la forza di andare allo scontro per respingere la polizia. Nel frattempo vedo
dietro di me che sono arrivati compagni da quasi tutte le facoltà , un compagno di lettere mi dice
che fuori da Anatomia ci sono altri scontri.
In tutta la città ci sono
scontri, appaiono le Molotov, la polizia spara,
l’autonomia risponde.
Io vedo in lontanaza
due camionette della celere che bloccano un lato della strada,il
lato opposto è presidiato da due cordoni di carabinieri,sono incordonato
nella terza fila, mi copro il volto con una sciarpa a strisce rosso blu quella
che uso pure per andare a vedere il Bologna, dal primo cordone si staccano tre
compagni che tirano fuori dalla borsa a tracolla due bocce: le accendono e le
lanciano verso la libreria di CL una fiammata avvolge tutta la saracinesca.
Arriviamo a
Via Masciarella il numero di compagni è
diminuito ora siamo un piccolo gruppo a fronteggiare i carabinieri, una molotov
colpisce una camionetta, un carabiniere allunga il braccio su una 127 bianca
prende la mira e dalla sua pistola esplode 6 colpi, vedo un compagno che
indietreggia, poi cade a terra, una macchia rossa si allarga sulla sua camicia
il compagno è morto.
Il compagno è Francesco Lorusso.
CHI DIMENTICA E’ COMPLICE
CUBA E INTERNET. Aldo Garuti. La continua aggressione
mediatica contro Cuba, purtroppo, fa presa anche sulle persone più
accorte e sensibili, compresi i miei amici, che mi hanno segnalato
l’inclusione di Cuba nella solita lista nera dei Paesi considerati nemici
di Internet (vedi articolo “Sono dodici gli
Stati canaglia dell’Internet”), basato sulle asserzioni di ‘Reporters sans Frontières’, fonte della pseudo notizia.
Perciò, nelle considerazioni a seguire
cercherò di correggere questa stortura indotta dal sistema (dis)informativo
Va innanzi tutto osservato che a
Cuba esistono migliaia di computers a disposizione
dei cittadini, in biblioteche, scuole, università, centri sociali che
possono essere consultati gratuitamente e liberamente. Il loro uso è
insegnato gratuitamente a giovani, adulti e anziani in tutta l’Isola.
Chiunque abbia girato per le città cubane ed abbia occhi per vedere può confermare la presenza pressoché capillare
nel Paese dei “Club de Computación”.
Il fatto è che IL GOVERNO
CUBANO HA DOVUTO, FINORA, LIMITARE L’USO DI INTERNET AI PRIVATI A CAUSA
DEL BLOCCO USA CHE IMPEDISCE A CUBA DI COLLEGARSI AI CAVI SOTTOMARINI AD ALTA
VELOCITÀ CHE UNISCONO
Per questa ragione, la rete
informatica cubana deve dipendere dalle connessioni via
satellite che sono molto più lente, costose e precarie. Quindi le connessioni devono essere riservate, in primo
luogo, ai servizi di primaria necessità, come ospedali, scuole ecc.
In pratica, gli Stati Uniti
bloccano l’accesso di Cuba alla banda di Internet
e poi accusano l’Isola di restringere l’uso di questo servizio a
pochi privilegiati. Le restrizioni imposte a Cuba impediscono all’Isola
di usufruire di velocità di connessione alla
Rete addirittura persino disponibili, invece, per un qualsiasi utente privato,
in altre nazioni.
Dalla nascita di
Internet, Washington ha bloccato Cuba nell’utilizzazione della
Rete informativa mondiale e contemporaneamente ha cominciato una feroce
campagna accusando l’Isola di negare la libertà di connessione.
Per via delle leggi del Blocco, Cuba non può collegarsi ai canali
internazionali di fibra ottica che passano vicino alle sue coste ed è
obbligata a farlo via satellite, metodo più caro e che limita
l’uso di questa risorsa.
Cuba, come Paese, ha accesso ad
Internet dal 1996 e solo via satellite. La connessione via cavo è invece
più rapida, di miglior qualità e tra il 15 e il 25% più
economica che via satellite. Nel 2005 Cuba infatti, ha
pagato più di 4 milioni di dollari per poter accedere a Internet via
satellite, secondo quanto riportato dal Ministero dell’Informatica e
delle Comunicazioni di Cuba (MIC).
Oggi, dopo 13 anni, in conseguenza
del suddetto bloqueo USA Cuba non ha ancora ottenuto
accesso ai cavi di fibre ottiche che passano proprio vicino alle sue coste.
Ogni volta che Cuba voglia aggiungere un nuovo canale ad Internet, la
controparte statunitense deve ottenere la licenza appropriata dal Dipartimento
del Tesoro USA. Parimenti, se una compagnia nordamericana volesse aprire un
nuovo canale a Cuba o decida di aumentare la velocità della connessione,
ugualmente deve farsi rilasciare un’apposita
licenza dal Dipartimento del Tesoro USA.
Ne consegue che l’autorizzazione
dell’ampiezza di banda via satellite di cui dispone è di soli 65
Megabyte al secondo (MB/s) in uscita e 124 MB/s in
entrata, vale a dire inferiore a quello di molte aziende e persino di alcuni
utenti privati con connessioni a fibre ottiche ad alta velocità (ADSL)
in altri Paesi (in Australia, Bangladesh, Regno Unito, Italia o negli Stati
Uniti, ad esempio, una persona può accedere all’alta
velocità con un servizio ADSL e con la possibilità di download
fino a 24 MB al secondo e in Norvegia o in Giappone si superano persino i 100
MB).
Ciò, ovviamente, non
è sufficiente per le necessità di sviluppo di Cuba. I suoi costi
d’acceso ad Internet sono inoltre molto più elevati. Peraltro, la stessa
telefonia non era riuscita ad avanzare, sino a soli pochi
anni fa, verso la digitalizzazione e l’installazione di fibre ottiche su
tutto il territorio nazionale, e questo limite infrastrutturale ha
rappresentato un enorme ostacolo.
L’acquisto di hardware (come Intel, Hewlett Packard, IBM e Macintosh) e software (es. la sola
Microsoft, che con Windows domina oltre il 90% del mercato dei sistemi
operativi installati nei PC) a Cuba, sempre a causa del bloqueo,
non può avvenire direttamente dagli Stati Uniti, che sono
l’emporio mondiale della tecnologia informatica, e avviene perciò
da Paesi terzi, con maggiori costi di trasporto e rincari anche del 30%. Oltre
a ciò, gli Stati Uniti esercitano un controllo egemonico sui server, di cui i principali del mondo si trovano proprio in
territorio statunitense.
Stanti tali limitazioni imposte
dal bloqueo, la diffusione di Internet
a Cuba procede secondo un modello di appropriazione sociale delle tecnologie
informatiche e delle comunicazioni, cioè appunto seguendo criteri di
priorità sociale, privilegiando, ad es., la diffusione
dell’informazione medica (attraverso la rete di salute “Infomed” appositamente dedicata ai medici cubani), i
portali informativi per gli intellettuali e gli artisti (Cubarte)
la ricerca scientifica e universitaria nei vari rami del sapere, della
produzione e dei servizi.
Così, con gli scarsi mezzi
economici e tecnologici di cui dispone, le possibilità offerte da
Internet e, in generale, dalle nuove tecnologie sono messe a disposizione degli
interessi vitali di tutta la popolazione del Paese, non solo a chi è
connesso in rete.
Le autorità cubane hanno cioè deciso di dare la priorità della
connessione alla Rete in maniera organizzata, per garantire il suo uso sociale
in forma adeguata a medici, scienziati, studenti, professionisti,
personalità della cultura, centri di ricerca, ecc.
Questa strategia è
riconosciuta da istituzioni internazionali come un esempio positivo
per altri Paesi in via di sviluppo che vogliono superare il divario digitale
esistente con i Paesi ricchi, un modello per i Paesi sottosviluppati. Tutte le
scuole, anche quelle più remote di campagna (incluse quelle ove non
giunge la rete elettrica nazionale), sono dotate di computer, TV e
videoregistratori alimentati all’occorrenza da pannelli fotovoltaici
(come del resto anche i consultori medici di campagna, presenti capillarmente
ovunque). In ogni comune del Paese si può trovare un “Joven Club de Computación”
per le persone di qualsiasi età che vogliano
apprendere l’uso del computer e farne pratica.
In base ai dati risalenti a 3 anni
fa (2006), a Cuba esistono oltre 1.370 domini registrati e 2.500 circa siti
web, di cui 135 appartenenti ad organi di stampa, ci sono 940.000 utenti di
posta elettronica e altri 219.000 di Internet, che
diventano centinaia di migliaia tenendo conto del carattere sociale che
permette che uno stesso punto di connessione sia utilizzato da varie persone.
Con circa 377.000 PC usati per
scopi di pubblica utilità ed una proporzione di 3,4 PC ogni 100
abitanti, si può affermare che oggi Cuba sta estendendo la socializzazione delle nuove tecnologie
dell’informazione. La media aumenta però considerevolmente se si
considera che, in effetti, queste macchine si trovano in centri di studio,
culturali, industriali e sanitari, oltre che nelle banche e negli uffici
postali.
Il 100% dei centri
d’insegnamento, per esempio, utilizza le nuove tecnologie come appoggio
ai programmi scolastici, assieme a televisori e video, a vantaggio dei
2.230.658 studenti delle 12.784 scuole esistenti. Tutti gli istituti di studio
del Paese impiegano computer nel processo educativo, comprese 2.368 scuole
rurali con pannelli solari fotovoltaici, 93 delle quali hanno un numero
d’iscritti pari ad un solo alunno (uno!).
La domanda che dovrebbe porsi una
persona dotata di semplice buon senso sarebbe, allora:
MA SE LO STATO CUBANO VOLESSE DAVVERO IMPEDIRE L’ACCESSO AD INTERNET ALLA
POPOLAZIONE, PERCHÉ
CHAVEZ E IL CELLULARE A 10€ L’aveva promesso e a meno
di un mese dal primo annuncio il presidente venezuelano Hugo Chávez ha mostrato il cellulare più economico del mondo:
solo 14 dollari (poco più di 10 euro), nome in codice C366 El Vergatario.
Il semplice candybar, permetterà
praticamente a tutti i venezuelani di avere un telefonino. El
Vergatario integra fotocamera, lettore Mp3,
calcolatrice, calendario, sveglia e radio FM. Vetelca,
l’azienda che lo produrrà, si avvarrà del supporto di una
serie di investitori, tra cui il governo venezuelano e
una serie di produttori stranieri, tra cui spicca ZTE, noto produttore cinese.
Il C366 verrà interamente realizzato in
Venezuela e quindi commercializzato anche nei Caraibi e in altri paesi del Sud
America.Per altre centinaia di migliaia di loro il rinnovo del
contratto è a rischio nell’immediato futuro.
VIA RASELLA 24 MARZO
Oltre ad una
commemorazione la nostra vuole essere una dimostrazione per mostrare che
sfortunatamente l’antifascismo è tornato un tema all’ordine
del giorno, ed un valore ancora da eseguire e da manifestare. I neofascisti stanno dilagando,
portano con loro le loro politiche razziste e violente, coperte da un comune
pseudo fascista ( N.B. collana di Alemanno), ignari di
mantenere una coscienza sporca di sangue,
non permetteremo loro di inneggiare ad un regime che ha sparso solo
lutti e miseria. Rendiamo noto che la resistenza
continua, oggi come ieri, per sempre antifascisti!
CHI DIMENTICA è COMPLICE.
ONORE AI MARTIRI DELLE FOSSE ARDEATINE. SOLIDARIETA’ NEI CONFRONTI DELLE
LORO FAMIGLIE.
Piccola storia, ma
quella vera, del tibet. Una regione da sempre cinese ma molto isolata, nella quale 800 nobili
e qualche centinaio di monaci controllava praticamente
tutto, aveva diritto di vita e di morte sulle persone, con i monaci che
sottraevano i bambini ai contadini da piccoli, spesso ne abusavano, e
uccidevano chi protestava. La mortalità infantile era
altissima, non esistevano scuole nè
ospedali, prima dell’arrivo dei maoisti. Ora tutto
il mondo vuole credere che ci sia in realtà un intero popolo dietro a
quattro monaci provocatori da sempre finanziati come elemento destabilizzatore
dalla Cia.
Il Tibet è da migliaia di anni parte della Cina. Vengono
mostrate le mappe delle varie nazioni cinesi che si sono succude
nei secoli. Si parte dalla dinastia Yuan (dal 1271 al 1368) e si vede
già che il Tibet era una regione del regno cinese, così come coi Ming, Qing, Repubblica Cinese
e Repubblica Popolare Cinese. La parte davvero divertente della cosa - sottolinea l’autore del video - è che il Tibet
era già parte della Cina prima ancora che Stati Uniti, Canada,
Australia e Nuova Zelanda fossero
scoperte dagli europei.
Nel 1903, durante la dinastia Qing, i britannici presero il controllo del Tibet,
trattando i tibetani come schiavi (seguono alcune cruente immagini
dell’epoca).
Prima del 1950, quando i cinesi
ripresero il controllo della regione, il Tibet era comandato dai monaci diretti
dal Dalai Lama, il quale mantenne un governo di tipo schiavista. Pensate
veramente - è la domanda retorica che segue - che il Dalai Lama sia oggi
contento visto che ha perso tutti i privilegi di cui
godeva in quel periodo?
Il Dalai Lama era ed è
finanziato dalla Cia per separare il Tibet dalla Cina
(nota mia: materialmente l’agenzia che oggi si occupa di finanziare il
cosiddetto governo in esilio del Tibet è
Il governo cinese spende ogni anno
40 milioni di dollari in Tibet per costruire infrastrutture, scuole, ospedali,
edifici. Una eventuale indipendenza, naturalmente,
lascerebbe il Tibet anche in grave crisi economica, visto che non sarebbe per
nulla autosufficiente. Molto bello il messaggio che segue; fate attenzione,