Vik a Gaza
8Dec/110

VII udienza processo Vittorio

Questa mattina grande presenza di amici e parenti degli imputati; inizia il processo con l'ascolto di un altro testimone Abdel Razek Abu Arb, 40 anni abitante a Gaza, lavora presso il dipartimento dei Vigili del Fuoco (dove lavorano anche gli altri imputati). Gli avvocati della difesa si oppongono:
Avv: ci opponiamo perchè questo teste non è scritto nei verbali dell'inchiesta e quindi non è legale la sua testimonianza. A noi non è stato comunicato niente e quindi questo teste per noi non è ammissibile.
Pubblica Accusa: Il testimone ha già rilasciato la sua deposizione e se guardate bene tra le copie dell'inchiesta vi risulta anche lui. Per noi va bene la deposizione, non abbiamo altre domande da porre.
La difesa invece continua a voler allungare i tempi, quindi chiede che vengano aggiunti altri testimoni chiave e chiede di voler rinviare ancora il processo.
Giudice: il testimone in aula sarà ascoltato e rifiutiamo la richiesta della difesa di ometterlo e di rimandare la seduta. Il testimone presente è già iscritto negli atti con la sua deposizione. Poi fa un rimprovero agli avvocati della difesa.
Giudice: Sembrate dei bambini seduti in classe che non ascoltano la lezione, non fate mai nessun riferimento all'inchiesta in causa e chiedete sempre il rinvio senza fare nessun intervento sulla accusa.
Il teste Abdel viene ascoltato.

9Sep/110

Gaza: processo per l’omicidio di Vittorio Arrigoni

Da Radiondarossa

Una compagna da Gaza e l'avvocato Pagani della famiglia Arrigoni ci raccontano l'udienza che si è svolta ieri a Gaza per l'omicidio di Vittorio Arrigoni.

9Sep/110

Inizia il processo…Vik con noi!

Dal blog Militant

Come ricorderete, alcuni di noi parteciparono lo scorso maggio al progetto CO.R.UM (Convoglio Restiamo Umani) che attraversò il valico di Rafah per giungere nella Striscia di Gaza, al fine di portare solidarietà (ad un mese di distanza dal suo omicidio) alla memoria di Vittorio Arrigoni; nelle stesse giornate, di cui ancora oggi portiamo indelebile il ricordo e le cicatrici, il convoglio si adoperò per far si che l’omaggio a Vittorio si tramutasse in una ripresa ed un continuo del suo lavoro, del suo impegno, della sua lotta.

6Jun/110

(English) 4-6-2011. About the real circumstances at Rafah crossing

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

1Jun/110

Manifestazione alla buffer zone

29May/110

(English) Gaza, the dream behind the reality

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

29May/112

“Gaza aiuta a restare umani”. Intervista a Jehad, giovane palestinese

Da diritto di cronaca

Raccontare Gaza dal basso. Non la questione israelo-palestinese, non Hamas né il sionismo ma le singole storie, i racconti del corpo vivo di Gaza. Osservata con gli occhi di un occidentale, la Palestina può sembrare un cumulo di macerie. Invece no, c’è chi la ama e vuole trasmettere la sua “eterna” bellezza.
Jehad Nagy è nato e vive da venti anni a Gaza City. E’ un giovane studente di ingegneria informatica. Segue la passione per la scrittura, la fotografia e vorrebbe diventare un grande regista. Tutte le sue passioni sono coronate dal suo attivismo e dalla voglia di raccontare.
Jehad invita a conoscere un’altra Gaza, quella vista con altri occhi e non quella raccontata dai mass media internazionali. Crede che in ogni cosa o situazione negativa ci sia sempre un lato buono. Dove c’è il male, c’è anche il bene. Dove c’è il cattivo tempo c’è anche il bello. Secondo Jehad le persone di tutto il mondo non dovrebbero parlare solo di bombardamenti, ma valorizzare Gaza e i suoi cittadini. ”Tutti devono vedere Gaza – spiega - e come queste persone che vivono nei campi e in altre aree distrutte, fanno sorrisi nonostante tutto”.

29May/110

(English) To get my Visa to USA, I passed by Jerusalem as a stranger and lost dignity

Posted by Shahd Abusalama

It’s like a commitment for every Palestinian, and especially every Gazan, to make before leaving the borders of the Occupied Territories: a commitment to get insulted and humiliated and never say a word. Four hours of waiting to get permission passed like four years. The excitement I had didn’t make the situation any easier. I was sitting with my friends who have been approved for the leadership program in USA when a Palestinian who worked on the Beit Hanoun border told us to get ready to leave. No words could describe what I felt then. “Oh, thank you, God. Finally, we are passing!” I screamed. I simply went crazy and started to jump out of indescribable happiness, forgetting about everybody around.

My steps were too big and I could hardly breathe. All I could think about was that I wanted to get there as fast as I could. I didn’t know what was waiting for me after the long road that separates Gaza from Erez.

16May/114

La musica libera, ciò che il muro reprime

Dall'Italia sono arrivati nella Striscia di Gaza, insieme al convoglio, flauti, trombe, tamburelli e clarinetti.

La giornata di oggi è stata anche dedicata a due laboratori musicali. La mattina presso il centro doposcuola "Il bambino della Palestina" che si trova nel campo profughi di Jabalia, a nord di Gaza, e nel pomeriggio presso l'Orfanotrofio Al-Amal di Gaza City.

Il centro doposcuola "Il bambino della Palestina", di cui si occupano molti volontari, permette ai bambini di svolgere attività ricreative, come il canto, la pittura o la clownerie al termine dell'orario scolastico. I bambini ci hanno accolti nel giardino del centro con uno spettacolo di giocoleria e le bambine avevano preparato per noi una canzone ed una danza. Facile è stato interagire con loro, sia per la diffusa conoscenza della lingua inglese che per la loro curiosità che gli ha permesso rapidamente di entrare in confidenza con strumenti per loro nuovi. Con le bambine e i bambini è stato realizzato un grande disegno in ricordo di Vittorio Arrigoni e si sono trasmesse le nozioni basilari per lo studio del flauto e delle percussioni, oltre a suonare e cantare insieme "Bella ciao", che già conoscevano grazie a Vik, e "Onadikum", canto libanese ormai divenuto inno della resistenza palestinese.

15May/110

Video: il porto di Gaza

Ore 9. Intervista a Mafuz Kabariti della "fisherman and marine sport association" che spiega la situazione dei pescatori palestinesi. Il fisherman and marine sport association sta pianificando di andare insieme ai pescatori in mare per violare il limite delle 7 miglia e permettere ai palestinesi di arrivare fino a 10 miglia. Altra intervista a Silvia che fa parte del Civil Peace Service che è un progetto portato avanti dall'ISM e da associazioni locali che seguono e documentano le violazioni e le aggressioni da parte della marina militare israeliana che a volte avvengono anche all'interno delle 3 miglia.
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14May/114

Voci che resistono

13 maggio 2011

Cominciamo a conoscere Gaza. Zona nord-est della città: i racconti dei ragazzi palestinesi ci portano indietro di qualche anno, a quei giorni di dicembre del 2008 quando l'esercito israeliano diede inizio all'operazione piombo fuso. Dinnanzi ai nostri occhi i segni di tutto quello che ha portato: edifici distrutti, case abbattute, i campi dove i contadini coltivavano la terra completamente inariditi e contaminati dalle bombe al fosforo bianco. Il confine con i territori occupati da Israele dista solo qualche km, tra questo e lo spazio abitato c'è la così detta “buffer zone”: pezzi di terra coltivabili a cui però i palestinesi non possono accedere; quando lo fanno rischiano sempre un attacco israeliano che parte puntuale dalle torrette disposte lungo la linea di confine. In alcune di queste torrette spara un cecchino, in altre mitragliatrici automatiche. Spesso durante il periodo dei raccolti i militari israeliani irrompono con i carri armati sparando sui contadini all'interno della “buffer zone” per devastare i campi, così com'è avvenuto stamattina. In alto nel cielo, ci fa notare uno dei ragazzi, si erge un dirigibile: attraverso questo mezzo Israele controlla tutta la città di Gaza, al suo interno è posta una potente telecamera satellitare, una sorta di panopticon ultra moderno. L'unica differenza è che il controllore è sempre ben riconoscibile. Conosciamo anche gli abitanti di questa parte di città, i primi a venirci incontro sono i bambini, sui quali i segni della guerra non hanno intaccato il sorriso.

Continuano a raccontarci di quel maledetto bombardamento. Questa volta sono le parole di una donna a farlo: il marito perso, i suoi figli sotto le macerie, una di questi con la pallottola in testa e il viaggio in Germania per farla operare. E poi. La storia della famiglia Al Samoni: trenta persone rifugiatesi dentro casa sotto indicazione dell'esercito israeliano, le bombe che piovono sulla casa, lo stesso esercito che impedisce l'arrivo delle ambulanze e dei soccorsi immediati. Il quartiere, prima della strage determinata dai bombardamenti, si chiamava Al Zaytoon. Ora porta il nome della famiglia Al Samoni. Sentiamo poi i racconti di un'altra disumanità: i soldati che bussano alle porte, chiedono alle donne di poter parlare con il proprio marito e il fucile che spara colpendolo a morte, non appena questo esce. Gli abitanti della zona, cercando di ricostruire il quartiere stesso e di reinventarsi un'esistenza oltre la guerra, hanno costruito con il supporto della comunità un asilo che hanno chiamato Al Samuni, in omaggio alla famiglia sterminata. L'asilo è l'unico tocco di colore giallo in mezzo al grigio della difficile ricostruzione. Il prossimo convoglio che partirà alla volta di Gaza, prenderà lo stesso nome: Al Samuni.

Operazione “Piombo fuso”: più di trenta giorni di bombardamenti e oltre 1400 civili uccisi. Mesi di isolamento, senza assistenza sanitaria, senza scuola per i bambini. La locale fabbrica di cemento completamente devastata. Le bombe, due tonnellate e mezzo di “democrazia” israeliana, che colpiscono ogni genere di obiettivo: la zona dei ministeri ha ricevuto fino a sette attacchi. I campi destinati all'agricoltura che vengono asfaltati al termine dell'intervento militare.

Incontro tra madiattivisti.

Nel pomeriggio c'è stato il primo incontro tra gli attivisti coinvolti nella comunicazione. Un'assemblea composta da giornalisti, blogger, mediattivisti ed artisti indipendenti, del convoglio e palestinesi. Il filo conduttore è stata la volontà di continuare il preziosissimo lavoro che Vittorio ha sempre portato avanti. E' proprio da questi giovani, che hanno conosciuto Vittorio e con lui hanno collaborato, che arriva un forte impulso all'avvio di questo progetto. E' emersa la necessità di coordinare ed organizzare l'enorme quantità di materiale comunicativo autoprodotto che è il cuore pulsante di informazione alternativa all'interno della Striscia di Gaza. Difatti i media mainstream si limitano a raccontare una Gaza fatta solo di lacrime e sangue, sempre alla ricerca di scoop sensazionalistici e mai di un serio approfondimento.

Le giovani e i giovani gazawi vogliono invece raccontarci la vita quotidiana sotto l'assedio, con le sue ombre, ma anche con le sue luci. Per questo siamo giunti alla necessità di dover creare un coordinamento internazionale, che riesca a proiettare Gaza nel mondo, e il resto del mondo dentro Gaza.

Incontro alla Radio El Shaab Voice Radio.


Scarica il video

Nel pomeriggio una delegazione di CO.R.UM è stata ospite dell'emittente radiofonica El Shaab Voice Radio. Durante i bombardamenti, dal decimo piano dell'edificio dove si trova la redazione, l'emittente ha fatto da vedetta per le ambulanze indicando via radio i luoghi dove intervenire. Nell'intervista che abbiamo rilasciato in diretta abbiamo raccontato le ragioni che hanno portato il convoglio qui a Gaza, ad un mese dell'assassinio di Vittorio.

Palestina libera!

11May/112

Benvenut@ a Gaza

"Gaza, apre le porte per il benvenuto al Convoglio Restare Umani. Vittorio Utopia Arrigoni è stata la fonte di ispirazione per tutte le persone che hanno aderito al convoglio con le parole "Restiamo Umani". O. ha creato il ritratto di Vik per dire "Benvenut@ a Gaza"