Vik a Gaza
17May/111

La resistenza delle donne


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“Sono arrivati gli abbiamo dato da bere e l’hanno rovesciato, ma li abbiamo perdonati. Sono arrivati, gli abbiamo dato da mangiare e l’hanno buttato, ma li abbiamo perdonati. Siamo andati a a cercare il cibo, siamo tornati e abbiamo trovato le strade sbarrate”.

Così Israele ha occupato la Palestina uccidendo e torturando madri, padri e figli, distruggendo le case, ostruendo le strade, rubando l’acqua.

Le donne palestinesi hanno resistito e continuano a resistere a tutto questo. Così racconta Mariam dell’Unione delle Donne Arabe, che dal 1982 rivendica sostiene e promuove l’emancipazione femminile in ogni ambito del quotidiano.

14May/110

Incontro con i giovani e le giovani palestinesi

A due giorni dal nostro arrivo nella Striscia, abbiamo finalmente avuto l’occasione di realizzare un’assemblea con le realtà autorganizzate dei giovani gazawi, principali organizzatori della nostra permanenza a Gaza.

Un incontro fortemente desiderato nella preparazione di questo Convoglio, sia per le informazioni che dai nostri paesi abbiamo ricevuto rispetto alle lotte che quotidianamente portano avanti, sia perché Vittorio, nei mesi precedenti alla sua uccisione, aveva deciso di istaurare con loro una relazione politica privilegiata, restituendo loro una forte visibilità.
La stessa composizione del Convoglio, fatta prevalentemente di giovani attivisti e attiviste, ha trovato una naturale complicità con queste compagne e compagni che con la loro presa di parola stanno insegnando alle forze politiche palestinesi un nuovo percorso che mira al superamento delle divisioni interne per un comune fronte contro l’occupazione. Allo stesso tempo, stanchi anche loro come noi dei vecchi schemi della politica, ma soprattutto dei vecchi partiti, analizzano con estrema maturità la situazione interna, determinati a raggiungerne il superamento.

All’incontro, partecipato da tante e tanti si presentano 3 gruppi.
Il primo è il collettivo del 15 marzo, nato sulla scia delle rivolte giovanili in Nordafrica, a seguito di una grande manifestazione svoltasi proprio in quel giorno in Terra di Palestina e che ha visto un forte protagonismo di moltissimi giovani. Ci raccontano che è un’esperienza sociale fatta soprattutto di scrittori e scrittrici che hanno scelto di utilizzare la forma della comunicazione sul web per raccontarsi al mondo.

Il secondo gruppo a presentarsi è stato il movimento del 5 giugno, data che fa riferimento all’offensiva militare israeliana del 1967. La scelta di questo nome è dettata dalla convinzione che la situazione di smarrimento della leadership del mondo arabo vissuta in quegli anni si stia riproponendo in questo momento. Il loro è un lavoro svolto quotidianamente casa per casa, che si concretizza anche nella pulizia delle strade e attraverso il volontariato sociale, nato a Rafah e a Betlemme e portato avanti anche all’interno della Striscia a partire del primo maggio.

L’ultimo a presentarsi e a salutarci è il GYBO (Gaza Youth for Break Out), nato nel 2010 e particolarmente attivo contro gli abusi economici e politici perpetrati da Israele. Il loro manifesto si apre con serie di “Fuck!” equamente distribuiti tra Israele, le autorità palestinesi, l’Onu e gli Stati Uniti. Il loro manifesto ha fin da subito ricevuto migliaia di adesioni su facebook. In seguito a questo successo informatico i giovani hanno cominciato ad organizzare iniziative in strada. Il gruppo è presente anche in west bank e svolge un importante lavoro di interconnessione tra le diverse realtà giovanili presenti in Palestina.
Il coordinamento di queste tre realtà, Movimento popolare per la Resistenza, si incontra ogni settimana per organizzarsi in assemblee non gerarchiche, riservando una centralità alla questione dei prigionieri politici detenuti non solo dallo stato d’Israele ma anche da entrambe le autorità palestinesi.

L’assemblea si è poi inevitabilmente concentrata, data la loro numerosa presenza, sul ruolo femminile all’interno del movimento giovanile, dando vita a un dibattito partecipato e intenso. Le varie difficoltà nel nascere donne in Palestina si realizzano nel quotidiano determinando l’esclusione dei ruoli femminili attraverso una serie di divieti di natura tradizionale, legislativa e sociale che impediscono la possibilità di affrontare anche le scelte più elementari come fumare in pubblico, recarsi al mare o giocare a pallone.
Ci teniamo a specificare che è una questione sentita e percepita come cruciale in ogni parte del mondo, non dunque specchio di dinamiche culturali di questa terra, ma chiara riproposizione della prevaricazione maschile sull’universo femminile.
Una compagna sottolinea infine come le donne siano state parte fondamentale nella costruzione e nello sviluppo del movimento, rinunciando a ogni forma di delega nella continua ricerca dell’autodeterminazione femminile.
Alle iniziative promosse dalle compagne di questi collettivi hanno partecipato donne di diversa generazione, religiose e laiche, unite dall’espressione di una rabbia e di un desiderio di ribellione che le accomuna tutte.

Finalmente siamo riusciti ad incontrare quei corpi che quotidianamente ridisegnano un agire politico fuori dai vecchi schemi e che sono parte attiva di quel vento di cambiamento che scuote e si afferma da una parte e dall’altra del Mediterraneo mantenendosi in continua connessione.
No estan sol@s!