Vik a Gaza
17May/111

La resistenza delle donne


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“Sono arrivati gli abbiamo dato da bere e l’hanno rovesciato, ma li abbiamo perdonati. Sono arrivati, gli abbiamo dato da mangiare e l’hanno buttato, ma li abbiamo perdonati. Siamo andati a a cercare il cibo, siamo tornati e abbiamo trovato le strade sbarrate”.

Così Israele ha occupato la Palestina uccidendo e torturando madri, padri e figli, distruggendo le case, ostruendo le strade, rubando l’acqua.

Le donne palestinesi hanno resistito e continuano a resistere a tutto questo. Così racconta Mariam dell’Unione delle Donne Arabe, che dal 1982 rivendica sostiene e promuove l’emancipazione femminile in ogni ambito del quotidiano.

Le donne sono parte attiva nella rsistenza palestinese, nonostante  i molteplici tentativi da parte dell’occupazione sionista di zittire la voce femminile. Fin dall’inizio dell’occupazione la donna in Palestina, si è adoperata in molteplici ruoli che la situazione d’assedio imponeva.
Sono state madri, costruttrici di campi profughi, combattenti, infermiere. Fondamentali sono state soprattutto nel trasmettere il valore della resistenza ai propri figli e alle proprie figlie, insegnando loro il significato della rivoluzione, spiegando l’importanza della dfesa della terra palestinese e della lotta verso la libertà. Hanno cresciuto nel loro grembo la popolazione palestinese.

Negli anni hanno accresciuto ancora di più il valore della resistenza ereditando le armi della rivolta, con determinazione sono diventate ancora più protagoniste nel processo rivoluzionario cercando in esso anche il cambiamento sociale: sono scese nelle strade, hanno rivendicato i loro diritti, hanno lanciato pietre, hanno combattutto l’esercito israeliano, costruendo resistenza.

L’Unione delle Donne Arabe è attiva in diversi progetti che sostengono l’educazione e la cultura, ritenuti fondamentali per l’emancipazione femminile. Privilegiano qualsiasi attività che sappia accrescere la soggettività della donna a livello sociale, politico, economico, sanitario.

“Gli uomini ci impongono di metere il velo e gli rispondiamo che se vogliono se lo possono mettere loro!". In questo modo viene sottolineata  la loro volontà ad autodeterminare le scelte sul proprio corpo. Il problema non è se indossare o meno l’hijab ma la strumentalizzazione maschile della religione a scopi che mirano al libero arbitrio di una donna. A tal proposito le donne dell’Unione si sono sempre battute affinchè in nessun contesto sociale fossero costrette ad indossare indumenti contro la loro volontà.

Commenti (1) Trackback (0)
  1. I loved reading your diary and watching the videos. It is so fantastic that you are there to continue Vik’s work and also to give Gazan’s an oporunity to tell you, Vik’s friends, how much they loved him and how devastated they are that they have lost him. Well done you amazing people!


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