Vik a Gaza
16May/114

La musica libera, ciò che il muro reprime

Dall'Italia sono arrivati nella Striscia di Gaza, insieme al convoglio, flauti, trombe, tamburelli e clarinetti.

La giornata di oggi è stata anche dedicata a due laboratori musicali. La mattina presso il centro doposcuola "Il bambino della Palestina" che si trova nel campo profughi di Jabalia, a nord di Gaza, e nel pomeriggio presso l'Orfanotrofio Al-Amal di Gaza City.

Il centro doposcuola "Il bambino della Palestina", di cui si occupano molti volontari, permette ai bambini di svolgere attività ricreative, come il canto, la pittura o la clownerie al termine dell'orario scolastico. I bambini ci hanno accolti nel giardino del centro con uno spettacolo di giocoleria e le bambine avevano preparato per noi una canzone ed una danza. Facile è stato interagire con loro, sia per la diffusa conoscenza della lingua inglese che per la loro curiosità che gli ha permesso rapidamente di entrare in confidenza con strumenti per loro nuovi. Con le bambine e i bambini è stato realizzato un grande disegno in ricordo di Vittorio Arrigoni e si sono trasmesse le nozioni basilari per lo studio del flauto e delle percussioni, oltre a suonare e cantare insieme "Bella ciao", che già conoscevano grazie a Vik, e "Onadikum", canto libanese ormai divenuto inno della resistenza palestinese.

Nella gioia e nel divertimento di una mattina di festa e giochi, non siamo comunque stati esonerati dall'ennesimo confronto con gli effetti degli armamenti israeliani sulla popolazione. In questo caso su una bambina affetta da un tumore agli occhi causato da contatto con fosforo bianco e costretta ad infinite operazioni che, non essendo possibile fare nella striscia a causa della mancanza di strumenti e medicinali adatti, costringe la famiglia a ripetuti viaggi in Israele .

Nel pomeriggio siamo stati all'orfanotrofio di Gaza. Il centro è stato aperto nel 1949 quando, in seguito alla Naqba, molti bambini hanno perso i loro genitori. La prima attività dell'orfanotrofio è stata infatti quella di togliere i bambini dalle strade per offrirgli una casa ed una possibilità di futuro e di completare gli studi fino all'università. Abbiamo trovato una struttura più tradizionale ma ben organizzata con spazi di studio, gioco e camere colorate. Anche con loro abbiamo giocato con i ritmi, cantato e suonato insieme.

Questa giornata ci ha permesso di progettare nuove incursioni musicali a Gaza, dove lo studio della musica non è diffuso, ma dove diffusa è la voglia di conoscere, interagire e  sperimentare nuove forme espressive.

La musica libera, ciò che il muro reprime.

Commenti (4) Trackback (0)
  1. conosco una ragazzino che è nato sano e la mala sanità rumena ha reso praticamente cieco, i genitori non sanno da chi farlo visitare perchè non ci sono medici specialisti in Romania, come vedete i drammi ci sono anche altrove non per forza solo in palestina e non per forza causati sempre e solo dai cattivi israeliani.
    La differenza è che voi avete l’attenzione di tutti i buonisti , questi genitori se la devono sbattere da soli

    • Penso sia un commento abbastanza fuoriluogo questo, sebbene sia vero che in molti paesi la povertà sia così pesante da non permettere un livello di sanità e assistenza sociale adeguato. Qui si parla di un popolo a cui hanno tolto il semplice diritto ad esistere, e non si tratta né di buonismo ( cosa c’entra? adesso difendere la libertà, la pace e condannare le uccisioni di innocenti significa essere buonisti?), né di ignorare gli altri drammi che esistono al mondo. Non penso che tutti quelli che sostengono la Palestina, e il Convoglio in primis, credano che esista una scala di importanza dei problemi mondiali, o che ignorino tutti gli altri. Semplicemente il caso della Palestina è emblematico, è il simbolo di molti altri popoli che lottano per l’autodeterminazione. E nonostante tutta l’attenzione, come dici tu, non credo che i palestinesi abbiano ospedali di lusso e, anche se li avessero, ci sarebbero molti genitori là dentro a piangere figli morti senza motivo, e non per colpa della malasanità.

      Aggiungo che probabilmente non ci sono così tanti “buonisti”, visto che i media sono ben lontani da raccontare cosa succede in queste terre, e non parlo solo della Palestina, dato che ci sono molti altri popoli che lottano per l’autodeterminazione, nel silenzio più assordante.

  2. Tutto molto bello, quello che state facendo!!! Bravi, ragazzi!

  3. …girogirotondo…CAMBIA il mondo…
    Grazie ragazzi,per il sorriso che avete portato,per i ponti che state gettando,per la speranza rinnovata che state infondendo…


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