Vik a Gaza
8Dec/110

VII udienza processo Vittorio

Questa mattina grande presenza di amici e parenti degli imputati; inizia il processo con l'ascolto di un altro testimone Abdel Razek Abu Arb, 40 anni abitante a Gaza, lavora presso il dipartimento dei Vigili del Fuoco (dove lavorano anche gli altri imputati). Gli avvocati della difesa si oppongono:
Avv: ci opponiamo perchè questo teste non è scritto nei verbali dell'inchiesta e quindi non è legale la sua testimonianza. A noi non è stato comunicato niente e quindi questo teste per noi non è ammissibile.
Pubblica Accusa: Il testimone ha già rilasciato la sua deposizione e se guardate bene tra le copie dell'inchiesta vi risulta anche lui. Per noi va bene la deposizione, non abbiamo altre domande da porre.
La difesa invece continua a voler allungare i tempi, quindi chiede che vengano aggiunti altri testimoni chiave e chiede di voler rinviare ancora il processo.
Giudice: il testimone in aula sarà ascoltato e rifiutiamo la richiesta della difesa di ometterlo e di rimandare la seduta. Il testimone presente è già iscritto negli atti con la sua deposizione. Poi fa un rimprovero agli avvocati della difesa.
Giudice: Sembrate dei bambini seduti in classe che non ascoltano la lezione, non fate mai nessun riferimento all'inchiesta in causa e chiedete sempre il rinvio senza fare nessun intervento sulla accusa.
Il teste Abdel viene ascoltato.

27Nov/110

VI udienza omicidio Vik

Gaza 24 novembre, 6° udienza per Vik
Questa mattina c'erano altre 4 udienze nel tribunale militare di Gaza, prima di quella prevista agli assassini di Vittorio. Dovevano esssere udienze veloci, poi doveva iniziare il processo previsto e rimandato dal 3 novembre scorso.
La prima udienza, ha visto un uomo alla sbarra, in prigione da 3 mesi senza nessuna imputazione. La Pubblica Accusa chiedeva di rimandare ancora; la difesa chiedeva una liberazione su cauzione in attesa della presentazione degli atti dell'inchiesta e la formulazione di una accusa per l'imputato. Processo rimandato.
La seconda udienza, un processo per detenzione di polvere di alluminio; l'imputato un giovane che lavora presso una ditta che fornisce sostanze chimiche all'Universita', Facolta' di chimica, per gli esperimenti in laboratorio. Accusato di voler costruire armi contro l'autorita', il processo si e' svolto con un lungo simposio sulle possibilita' di utilizzo di questo elemento per utilizzarlo come esplosivo. Processo rimandato.
Altri due processi rimandati perche' non erano presenti ne avvocati ne testimoni.
Infine il 5° processo, ora ormai tarda, le 1 del pomeriggio. i testimoni previsti per la giornata, erano arrivati ma poi sono andati via, cosi il processo e' stato rimandato...ancora.... prossima udienza 5 dicembre 2011. :-(

23Oct/110

Processo Vittorio Arrigoni: 4° udienza

di MICHELE GIORGIO - Roma, 21 ottobre 2011,

Venti minuti. Tanto è durata ieri, davanti alla corte militare di Gaza city, la quarta udienza del processo ai responsabili del rapimento e dell’assassinio di Vittorio Arrigoni. Poche battute e il giudice ha fissato la quinta udienza al 3 novembre. Svaniscono perciò le assicurazioni date all’inizio di settembre dal capo della procura sui tempi rapidi della giustizia militare. Sino ad oggi non abbiamo ancora ascoltato dalla voce dei quattro imputati – Tamer Hasasnah, Mahmud Salfiti, Khader Jram e Amer Abu Ghoula – i motivi per i quali pianificarono il rapimento, assieme al giordano Abdel Rahman Breizat e a Bilal Omari (entrambi uccisi dalla polizia), e perchè decisero nella notte tra il 14 e 15 aprile di uccidere Vittorio. Il mese scorso l’avvocato di Khader Jram ha riferito le spiegazioni date dal suo assistito durante gli interrogatori, legate ad un «mancato rispetto della moralità e dei costumi locali». Ma non sono convincenti e a distanza di sei mesi tutti, a cominciare dalla famiglia Arrigoni, aspettano di conoscere la verità sull’assassinio di Vittorio, impegnato a sostenere i diritti di Gaza e di tutti i palestinesi.

3Oct/110

Processo Vittorio Arrigoni: 3° udienza

Gaza, 3 Ottobre 2011

Ci viene comunicato che uno dei 4 imputati, fino a quel momento in arresto, e' stato scarcerato e seguira' il processo a piede libero. Si tratta di Al Ghoul, colui che ha affittato la casa dove furono uccisi gli altri due assassini di Vittorio. Nelle udienze precedenti Al Ghoul, si e' sempre presentato insieme agli altri detenuti, quindi anche lui detenuto. Nessuna informazione e' stata resa nota per la sua scarcerazione, tranne l'udienza precedente, nella quale ha dichiarato di aver dato la casa a persone che non conosceva, e tale testimonianza, a differenza degli altri, e' stata da lui confermata e non estorta con la forza.

22Sep/110

Processo Vittorio Arrigoni: 2° udienza

Gaza, 22 settembre 2011

Riprende la seconda udienza del processo ai presunti rapitori e assassini di Vittorio. La seconda udienza ufficiale, le altre udienze non ufficiali non sono di nostra conoscenza. Inizia con il solito scompiglio delle panche da sistemare, delle macchine fotografiche da non utilizzare, delle gambe da non incrociare, e "boom" entra la corte militare, tutti in piedi. Qualcuno tra il pubblico non si alza e viene ripreso dai militari presenti.

9Sep/110

Gaza: processo per l’omicidio di Vittorio Arrigoni

Da Radiondarossa

Una compagna da Gaza e l'avvocato Pagani della famiglia Arrigoni ci raccontano l'udienza che si è svolta ieri a Gaza per l'omicidio di Vittorio Arrigoni.

9Sep/110

Inizia il processo…Vik con noi!

Dal blog Militant

Come ricorderete, alcuni di noi parteciparono lo scorso maggio al progetto CO.R.UM (Convoglio Restiamo Umani) che attraversò il valico di Rafah per giungere nella Striscia di Gaza, al fine di portare solidarietà (ad un mese di distanza dal suo omicidio) alla memoria di Vittorio Arrigoni; nelle stesse giornate, di cui ancora oggi portiamo indelebile il ricordo e le cicatrici, il convoglio si adoperò per far si che l’omaggio a Vittorio si tramutasse in una ripresa ed un continuo del suo lavoro, del suo impegno, della sua lotta.

8Sep/110

A Gaza si apre il processo contro i killer di Vittorio “Vik” Arrigoni

Da Ilfattoquotidiano

Inizia oggi davanti a un tribunale militare, a Gaza, il processo a quattro persone imputate di aver partecipato al sequestro e all’assassinio di Vittorio Arrigoni, l’attivista e reporter italiano ucciso nella Striscia, nella notte tra il 14 e il 15 aprile scorsi, dopo un rapimento lampo e dai contorni ancora poco chiari.
I quattro imputati sono Mohamed Salfiti (23 anni), Tamer Hasasnah (25), Khader Gharami (26) e Amer Abu Ghula (25). Mancano all’appello i due presunti capi della cellula che ha rapito e ucciso “Vik”, il palestinese Bilal al Omari e il giordano Ahmed Rahman Breizat, uccisi dalle forze di sicurezza di Hamas pochissimi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Arrigoni, nel blitz contro il presunto “covo” del gruppo, nel campo profughi di Nusseirat.

8Sep/110

Vik Arrigoni, oggi il processo

Dal manifesto del 7 settmbre 2011

Vittorio Arrigoni è stato strangolato tra le 23 del 14 aprile e l'1 di notte del 15. Era ancora vivo nel video girato dai suoi rapitori e messo in rete. Il volto tumefatto e sanguinante dell'attivista e giornalista italiano mostrato dalle immagini filmate era il risultato dei colpi durissimi che aveva ricevuto, in particolare uno inferto alla testa con il calcio di una pistola da Bilal al Omari, suo occasionale compagno di palestra, nelle prime fasi del sequestro allo scopo di fermare il suo tentativo di liberarsi e fuggire.

16Jul/110

(English) Israeli warship attacks Oliva boat

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

13Jul/110

Noi non staremo in silenzio

NOI NON STAREMO IN SILENZIO: DICHIARAZIONE SULLA LEGGE ISRAELIANA ANTIBOICOTTAGGIO

“Stiamo per arrestarvi, ma è difficile perchè tutto ciò che fate è parlare”
un soldato israeliano all'organizzatore palestinese Mohammad Othman, 2009

tradotto da boycottisrael

Noi, cittadini israeliani, membri di Boicott! (Boycott! Supporting the Palestinian BDS Call from Within), con la presente dichiarazione reiteriamo il nostro supporto e sostegno al Palestinian Call for Boycott, Divestment and Sanctions contro Israele, fino a quando non si accorderà alle leggi internazionali e ai principi universali dei diritti umani. Lo dichiariamo nonostante la nuova legislazione della Knesset israeliana che punta a penalizzare le attività nostre e dei nostri partner, limitando libertà di parola e organizzazione politica e ancora più importante - proibendo ai cittadini israeliani di agire secondo la loro coscienza quando questa entra in conflitto con le deplorevoli politiche di stato.
La legge anti-BDS non è il primo tentativo di mettere a tacere la campagna BDS.

12Jun/110

Intervista a Haidar Eid del BDS Palestine


Intervista a Haidar Eid del BDS Palestine

8Jun/113

10 giugno CO.Ru.M racconta

APERITIVO RACCONTO DEL CONVOGLIO "RESTIAMO UMANI" DI RITORNO DA GAZA

ORE 19.00 - APERITIVO PALESTINESE - PROIEZIONI VIDEO, SLIDESHOW, MOSTRA FOTOGRAFICA

ORE 20.30 - VIDEO RACCONTO E PRESENTAZIONE PROGETTI A CURA DI CO.R.UM.

ORE 22.00 - PROIEZIONE DEL FILM "ARNA'S CHILDREN" DI JULIANO MER KHAMIS

SALA VITTORIO ARRIGONI - TEATRO CINEMA PALAZZO
PIAZZA DEI SANNITI_SAN LORENZO

7Jun/111

Incontro con il mediacenter a Khuzaa


Scarica il video

Incontro del CoRUm con le persone che gestiscono un mediacenter a Khuzaa vicino a Khan Younis, dove seguono la quotidianità delle famiglie di contadini che vivono nella buffer zone sotto l'assedio quotidiano delle violenze dell'esercito israeliano. Tra le altre attività del centro c'è quella del primo soccorso medico, in mancanza di ospedali e ambulanze spesso ostacolate dall'esercito di occupazione che blocca le vie per impedirne l'accesso al villaggio.

7Jun/110

(English) Visiting Gaza by Peter Voss

Visiting Gaza a second time - May 12 to May 17, 2011 by Peter Voss

This report will be quite different from my first report about the trip almost exactly one year ago in May 2010. Originally I had planned to continue last year's trip, but circumstances in Egypt were less favorable for me this time and towards the end of April I had given up hope of getting into Gaza this year.
It was only two days later that the chance was offered to join the Convoglio Restiamo Umani (convoy stay human) that was going to commemorate Vittorio Arrigoni on May 15, one month after he was murdered. My fellow traveler Edith Lutz and I knew very little about the convoy when we arrived in Cairo on May 10.

to be continued

Inserito in: CO.R.UM. Nessun commento
6Jun/111

CAMPO ESTIVO “Libertà: con Vik nel cuore”

Palestina, Campo profughi di Aida dal 10 al 20 luglio 2011


Free palestine Roma è una rete composta da collettivi ed individualità antirazziste al fianco di chi lotta in Palestina contro l'occupazione sionista, l'espansione coloniale e il muro dell’Apartheid.
Anche quest'anno, come facciamo da diversi anni, ci proponiamo di tornare nei territori occupati, a portare il nostro contributo alla resistenza palestinese.
Sulla scia delle rivolte che dal Nord Africa si sono diffuse in tutto il medio oriente aprendo la strada a nuove possibilità di cambiamenti radicali, ci sembra di fondamentale importanza continuare a intessere relazioni solidali con i compagni e le compagne palestinesi, proseguendo i progetti portati avanti nel corso degli anni e a sostenere come ci è possibile la resistenza locale. Ci sembra importante, ora più che mai, nella misura in cui in Palestina la situazione va sempre peggiorando, le colonie continuano ad espandersi, le terre palestinesi vengono occupate arbitariamente e la violenza dell'esercito israeliano vede un crescendo sconcertante.
In questo momento di grandi cambiamenti torniamo nei territori occupati per ribadire che rifiutiamo la "normalizzazione" del progetto sionista di occupazione.

6Jun/113

Ostia murales per Vittorio Arrigoni


Il 5 Giugno del 1967 si concludeva la guerra dei 6 giorni: lo Stato di Israele occupava militarmente le alture del Golan, il Sinai egiziano e Gerusalemme, espropriando ulteriori terre alla popolazione palestinese. Nel 44° anniversario di quella giornata, un gruppo di solidali con la lotta palestinese ha voluto ricordare la recente morte di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani nella Striscia di Gaza. Per lasciare a tutti un segno visibile del suo impegno a fianco della popolazione palestinese e contro l’occupazione israeliana, si è voluto dipingere un muro a fianco del Teatro del Lido di Ostia, mentre si volantinava nei pressi della spiaggia.
Dopo circa un’ora si è fermata la prima pattuglia dei carabinieri, che come prima cosa ha cercato di bloccare fisicamente gli autori del disegno, ma ha trovato la determinazione di alcuni presenti che, facendo scudo, hanno impedito che ciò accadesse. A quel punto i carabinieri hanno chiamato i rinforzi e si sono presentate sul posto altre due volanti dei carabinieri, tre della polizia e un cellulare della municipale. In blocco hanno richiesto i documenti di tutti i presenti, minacciando denunce per danneggiamento. I documenti non sono stati rilasciati, ma il disegno è rimasto incompiuto a causa delle continue “pressioni” delle guardie.

6Jun/110

(English) 4-6-2011. About the real circumstances at Rafah crossing

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

5Jun/110

CO.RU.M. visita agli ospedali


Scarica il video.
Questo video racconta la visita ai due principali ospedali di Gaza: lo Shifa Hospital e l'Alawada Hospital nel campo profughi di Jabalya.

2Jun/114

Incontro con progetto Gazzella


Stamattina (14 maggio) alle 9 abbiamo incontrato Elham, la responsabile del progetto Gazzella in Palestina.
Gazzella è una onlus italiana che si occupa di bambini feriti e mutilati dalle armi da fuoco israeliane.

1Jun/110

Manifestazione alla buffer zone

31May/110

Da Gaza alla Valsusa, sul sentiero dell’Utopia…

Oltre cinquecento persone hanno raggiunto il presidio Clarea, al passo della Maddalena, Val di Susa. Un'affluenza straordinaria per le alture antistanti Chiomonte, snodo cruciale per la realizzazione del tunnel geognostico lungo 7 km che sancirà l'inizio effettivo dei lavori per il Tav.

Dopo le dure prese di posizione degli organi istituzionali locali, che nel corso di un incontro con Confindustria avevano invocato esplicitamente il ricorso alla forza, il popolo No Tav ha risposto con una presenza massiccia e pacifica. "Non arretreremo di un centimetro" hanno dichiarato i comitati NOTAV valsusini. Donne, anziani, giovani e famiglie hanno partecipato all'allestimento del presidio e alla preparazione delle strutture difensive: barricate fatte di materiale edile e tronchi d'albero raccolti sul posto.

29May/110

(English) Gaza, the dream behind the reality

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

29May/112

“Gaza aiuta a restare umani”. Intervista a Jehad, giovane palestinese

Da diritto di cronaca

Raccontare Gaza dal basso. Non la questione israelo-palestinese, non Hamas né il sionismo ma le singole storie, i racconti del corpo vivo di Gaza. Osservata con gli occhi di un occidentale, la Palestina può sembrare un cumulo di macerie. Invece no, c’è chi la ama e vuole trasmettere la sua “eterna” bellezza.
Jehad Nagy è nato e vive da venti anni a Gaza City. E’ un giovane studente di ingegneria informatica. Segue la passione per la scrittura, la fotografia e vorrebbe diventare un grande regista. Tutte le sue passioni sono coronate dal suo attivismo e dalla voglia di raccontare.
Jehad invita a conoscere un’altra Gaza, quella vista con altri occhi e non quella raccontata dai mass media internazionali. Crede che in ogni cosa o situazione negativa ci sia sempre un lato buono. Dove c’è il male, c’è anche il bene. Dove c’è il cattivo tempo c’è anche il bello. Secondo Jehad le persone di tutto il mondo non dovrebbero parlare solo di bombardamenti, ma valorizzare Gaza e i suoi cittadini. ”Tutti devono vedere Gaza – spiega - e come queste persone che vivono nei campi e in altre aree distrutte, fanno sorrisi nonostante tutto”.

29May/110

(English) To get my Visa to USA, I passed by Jerusalem as a stranger and lost dignity

Posted by Shahd Abusalama

It’s like a commitment for every Palestinian, and especially every Gazan, to make before leaving the borders of the Occupied Territories: a commitment to get insulted and humiliated and never say a word. Four hours of waiting to get permission passed like four years. The excitement I had didn’t make the situation any easier. I was sitting with my friends who have been approved for the leadership program in USA when a Palestinian who worked on the Beit Hanoun border told us to get ready to leave. No words could describe what I felt then. “Oh, thank you, God. Finally, we are passing!” I screamed. I simply went crazy and started to jump out of indescribable happiness, forgetting about everybody around.

My steps were too big and I could hardly breathe. All I could think about was that I wanted to get there as fast as I could. I didn’t know what was waiting for me after the long road that separates Gaza from Erez.

25May/110

Aeroporto del Cairo, Edificio n. 3: una fiaba, la storia palestinese senza fine, nulla è cambiato

di Omar Karem

I palestinesi hanno sostenuto la rivoluzione egiziana, hanno mandato tanti messaggi via
Twitter quanto gli egiziani, sono scesi in piazza per mostrare il sostegno per i loro fratelli
egiziani, hanno sofferto con loro i primi giorni della reazione alla rivoluzione, quando
venivano strangolati dalla rivoluzione stessa, hanno celebrato il trionfo della Rivoluzione. Con
la caduta di Mubarak, che è stato un fantoccio di Israele e degli Stati Uniti, i palestinesi
speravano di vedere la fine dell'embargo durato tre anni che Israele aveva loro imposto.

22May/114

Con amore e rispetto dal profondo del mio cuore ai miei fratelli e sorelle italiane

Sin dal giorno in cui ho saputo della partenza del convoglio Italiano, non ho fatto altro che pensare all’incontro con gli amici e le amiche di Vittorio. Sognavo il giorno in cui sarebbero arrivati a Gaza: il 12 Maggio… il giorno più lungo per noi, perché io e i miei amici fummo costretti ad aspettare il convoglio nelle nostre case; non ci fu dato il permesso di riceverli al confine di Rafah, né di invitarli nelle nostre case, figurarsi…

Non ci sono parole per esprimere la mia felicità quando ho incontrato questi grandi uomini e donne. Loro sono per me un modello. Il loro amore per Gaza è solo meraviglioso: loro mi hanno insegnato come amare la mia patria, a restare coerente con i miei principi, a continuare a combattere per la libertà e a resistere… a “restare umani”.

21May/110

Dopo 19 maggio rassegna stampa

Da Noidonne

Adnkrons - Media: nasce 'Stay Human', la piattaforma web creata dai giovani di Gaza

Peacelink

Amisnet - conclusioni sul convolgio

Redattore sociale - Viaggio nelle strutture sanitarie della Striscia di Gaza: "Le vere vittime sono i minori"

Il manifesto - Geraldina Colotti

36155. ROMA-ADISTA. Un mese fa nella Striscia di Gaza veniva ucciso Vittorio Arrigoni. Con la sua morte non si spegneva però il desiderio di dare voce a questa prigione a cielo aperto, a questo popolo stretto tra la morsa dell'assedio israeliano e il silenzio internazionale. Così, per ricordare Vittorio e per dire che niente può fermare il movimento di solidarietà al popolo palestinese, lo scorso 11 maggio il convoglio "Restiamo umani" - composto da circa 80 attivisti e attiviste per la maggioranza provenienti dall'Italia ma anche da Stati Uniti, Polonia, Germania - è partito alla volta de Il Cairo, destinazione finale Gaza. Ci sono volute 12 ore per percorrere i 500 km che separano la capitale egiziana dal valico di Rafah, 5 checkpoint, nessuna certezza di arrivare alla meta. Alla fine però, complice la rivoluzione di piazza Tahrir e il conseguente allentamento del controllo sul confine, il convoglio ce l'ha fatta e il 12 maggio è entrato a Gaza City per restarvi cinque giorni. Pochi, tutto sommato, ma carichi di incontri e di significati, come hanno raccontato alcuni dei partecipanti al loro rientro in Italia, durante una conferenza stampa tenutasi a Roma il 19 maggio scorso (maggiori informazioni al sito http://vik2gaza.org). «Il nostro non è stato un convoglio umanitario», ha esordito Andrea Costa. «E non perché non avessimo materiali di quel tipo ma perché abbiamo voluto un convoglio "umano". Volevamo ricordare Vittorio, la Naqba [giornata di lutto per i palestinesi, che il 15/5/'48, giorno della nascita di Israele, dovettero lasciare la Palestina in grandissima maggioranza] e instaurare collaborazioni, gettare le basi per progetti futuri». Tra questi il progetto di una piattaforma mediatica comune. «Una sorta di aggregatore di notizie, per il rilancio di materiale prodotto all'interno della Striscia, perché di fermento ce n'è. Siamo arrivati con l'idea di dover insegnare loro qualcosa e invece non è così», ha spiegato Manolo Luppichini, videomaker collaboratore del programma di Rai3 "Presa diretta".
Perché è questa l'altra faccia di Gaza. Una realtà viva di cui nessuno parla perché è oscurata dalla tragicità degli eventi. C'è il gruppo 15 marzo, nato sulla scia delle rivolte giovanili in Nordafrica, che ha visto un forte protagonismo di moltissimi giovani, movimento del 5 giugno, o ancora il Gybo (Gaza Youth for Break Out), artefice del manifesto che si apre con serie di "Fuck!" equamente distribuiti tra Israele, le autorità palestinesi, l'Onu e gli Stati Uniti.
Ma non solo. Il convoglio ha anche incontrato una delegazione di palestinesi deportati nel 2002 da Betlemme alla Striscia di Gaza in seguito all'occupazione della Basilica della Natività e all'assedio delle truppe israeliane che fecero 8 morti e 12 feriti. Un bollettino di guerra quotidiano, di cui la commerazione della Naqba del 15 maggio scorso - durante la quale due persone sono rimaste uccise dal fuoco israeliano e 60 sono rimaste ferite (10 sono in terapia intensiva) - non è che l'ultima pagina di sangue in ordine di tempo.
Ma nonostante tutto, sono la resistenza e la tenacia di questo popolo a essere rimasti impressi: «Sono tornato a Gaza dopo due anni e ciò che mi ha colpito è il desiderio di non cedere alla violenza dell'esercito israeliano», è il racconto di un altro attivista, Franco Speranza. «Nonostante le difficoltà che incontrano nel reperire i materiali da costruzione, di cui Israele impedisce l'entrata, grande è la voglia di ricostruire». «E così - gli ha fatto eco Alessandra Capone - il cemento viene recuperato dalle macerie, o fatto passare attraverso i tunnel sotterranei che costituiscono una delle fonti di approvvigionamento più importanti per il popolo palestinese e che sono continuamente bombardati».
Quei tunnel di cui ci raccontava Vittorio anche nel suo ultimo intervento sul suo blog il 15 aprile scorso, poche ore prima di essere ucciso. (ingrid colanicchia)

21May/110

19 maggio rassegna stampa

NTNN - Voci da Gaza

(AGI) - Roma, 19 mag. - Non un solo un convoglio umanitario, ma un convoglio umano in ricordo di Vittorio Arrigoni: dal 12 al 17 maggio, un delegazione di amici del pacifista italiano rapito e ucciso dai miliziani salafiti a Gaza City, e' stato nella Striscia di Gaza. La carovana CO.R.Um (Restiamo umani) ha voluto ricordare il 36enne volontario italiano, ma anche gettare un ponte di collaborazione con i movimenti palestinesi e raccogliere l'eredita' di Vik. "E siamo stati travolti dall'ondata di affetto, moltiplicato in mille rivoli, nei confronti di Vittorio, l'uomo che consideravano un fratello, prezioso come un figlio", ha raccontato Alessandra Capone, che ha incontrato i giornalisti, insieme a un gruppo di compagni di viaggio, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa.
Il convoglio, che ha portato cibo, farmaci, pannelli solari, era composto da un'ottantina di persone, la gran parte italiane ma non solo: c'erano anche attivisti statunitensi, francesi, polacchi, tedeschi; e c'era tra gli altri Edith Lutz, ebrea olandese scampata ai campi di concentramento, figura storica dell'attivismo pacifista filo-palestinese nel movimento Jews for Peace. Il convoglio, hanno raccontato i protagonisti, ha trovato un'economia devastata dalle sofferenze di anni, una popolazione poverissima stremata dall'embargo unilaterale, ma anche un ambiente che sembra attingere nuova energia e linfa vitale dalla riconciliazione palestinese: "Giovani talentuosi, ragazzi che 'stanno sul pezzo', molte donne: principalmente laici, ma anche credenti senza integralismi", ha spiegato Manolo Luppichini. Sono i giovani dei Movimenti 15 Marzo e 5 giugno, movimenti che nascono dal basso, dalla societa' civile, sull'onda delle rivoluzioni del nord Africa. "Sono la testimonianza della capacita' dei palestinesi di non cedere, di essere un'esplosione continua di vitalita', di sognare un Paese vero, aperto e democratico", ha osservato Franco Speranza; "aree che erano completamente rase al suolo stanno risorgendo, zone di uffici vengono ricostruiti, i campi di grano al confine sono completamente coltivati". Rimane l'orrore della violenza: "Non c'e' famiglia a Gaza che non abbia una vittima del fuoco israeliano; e ci sono intere famiglie annientatate o devastate dalla macchina della guerra. Gli effetti di Piombo Fuso si vedono: bambini costretti sulle sedie a rotelle o devastati dal fosforo bianco, dalle bombe a grappolo e da tutte le armi non convenzionali usate da Israele in aree popolate da civili", ha raccontato ancora Andrea Costa. (AGI)

(AGI) - Roma, 19 mag. - Gli obiettivi del convoglio sono stati "pienamente raggiunti", ha proseguito Costa: "Rompere l'assedio a Gaza, essere vicini ai palestinesi nell'anniversario della Nabka, e creare un rapporto di collaborazione che dara' i suoi frutti in futuro". Ne e' nato un rapporto "quasi simbiotico" che punta a una serie di progetti: primo fra tutti, il media center gia' allestito in un palazzo di Gaza (con tanto di connessione Internet e corrente elettrico), primo passo verso la creazione di una piattaforma comunicativa: "Un punto di snodo, incontro e rilancio dell'informazione e di quando viene prodotto dai giovani all'interno della Striscia di Gaza. Giovani che sono stanchi di essere considerati solo come vittime e che invece vogliono lanciare una nuova intifada, un'intifada che stavolta sara' culturale: vogliono comunicare cultura, passione amore, tutto quello che a Gaza di solito viene oscurato dalla teagicita' degli eventi", ha osservato ancora Luppichini.
Adesso la loro missione non e' finita: a breve una delegazione del convoglio incontrera' la famiglia di Arrigoni per trasmettere loro l'affetto, l'amore e la traccia che il giovane ha lasciato a Gaza. Tra l'altro, ognuno di coloro che e' salito sul convoglio "Vik2Gaza" si e' autofinanziato: le spese di viggio sono state sostenute dai singoli partecipanti, che non hanno voluto 'pesare' sui fondi da devolvere alla causa palestinese. Per chi volesse saperne di piu', il materiale (anche documentario e iconografico) si puo' trovare sul sito www.vik2gaza.org, dove c'e' anche il numero di Iban per devolvere contributi alla causa palestinese. L'appuntamento per tutto e a fine giugno, quando rialzera' le vele Freedom Flotilla. E qualcuno degli amici di Vittorio che era sul convoglio "Restiamo Umani", sara' sicuramente sulla Navi Marmara.(AGI)

20May/113

Vittorio racconta Gaza in onda su aljazeera

Inserito in: Video, Vik2Gaza 3 Commenti
19May/110

Un messaggio dai giovani di Gaza al convoglio

19May/112

Superare le frontiere: dal porto alla partita di calcio con i giovani di Gaza

Inserito in: CO.R.UM., Foto 2 Commenti
18May/110

18 maggio Rassegna Stampa

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.

18May/115

I pensieri di una ragazza che ha partecipato al convoglio

SEI UNO DI GAZA
E in un istante una gioia soddisfatta e piena di emozioni sovrasta, intrisa da quel formicolio dell’immaginazione, che solo la non-vista di un qualcosa che apparentemente conosci ti sa dare. E così entri a Gaza, passi il valico, i controlli, l’ansia sovrasta, piedi cercano terra nuova da percorrere e all’improvviso l’immaginazione si materializza e diventa paesaggio: palazzi, persone, occhi, mani e anime di gente che ha visto tanta e lunga guerra. Urla dentro e fuori; il cielo si apre alla sera e la terra si squarcia in crateri che gli attacchi sionisti hanno lasciato nel tempo. Viene il giorno e con esso un nuovo sole ti accompagna. Sabbia sotto i piedi e occhi puntati su di te. Sono occhi di chi sa cosa il passato gli ha riservato come una ferita che non smette mai di sanguinare. Ed allora ascolti storie di vita miste a sangue, dolore. Affrante quanto dignitose. Case ripiene di gente e di cuori e poi dall’alto fatte esplodere come formiche crudelmente schiacciate.

17May/110

17 maggio Rassegna stampa

Il fatto quotidiano - pag 17

Collettivo zapatista lugano

17May/111

Comunicato stampa: Co.ru.m. lascia la striscia di Gaza

COMUNICATO STAMPA
IL CONVOGLIO RESTIAMO UMANI (Co.R.Um.) LASCIA LA STRISCIA DI GAZA
La delegazione di 73 attivisti passa il valico di Rafah per tornare in Egitto, dopo 5 giorni passati a Gaza

Alle 13 (ora italiana) i 73 attivisti del Convoglio Restiamo Umani – Co.R.Um. - hanno lasciato la Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah, diretti verso Il Cairo, da dove partiranno per fare rientro in Italia. Il Convoglio era entrato a Gaza lo scorso 12 maggio dopo un lungo viaggio attraverso il deserto del Sinai, con l'obiettivo di tornare nel luogo dove Vittorio Arrigoni ha speso la propria vita. “Stiamo andando a Gaza, Vittorio è con noi”, avevano scritto nel primo report, pubblicato sul sito www.vik2gaza.org.

Tantissimi gli incontri e le iniziative a cui il Convoglio ha preso parte in questi giorni, costantemente accompagnato dalla popolazione palestinese, che l'ha condotto attraverso i luoghi raccontati da Vittorio Arrigoni, in una Gaza ancora distrutta dai bombardamenti israeliani dell'offensiva “Piombo Fuso” del 2008/2009. Tra le numerose assemblee anche quella con i mediattivisti di Gaza, con lo scopo di realizzare una piattaforma multimediale che grazie al contributo di blogger e giornalisti, palestinesi ed internazionali possa portare avanti il lavoro di testimonianza diretta della vita a Gaza avviato da Vittorio, attraverso un sito web.

Il Co.R.Um ha inoltre preso parte alla manifestazione indetta per il 15 maggio presso il valico di Eretz, controllato da Israele, nella giornata in cui in tutti i Territori Palestinesi occupati si celebrava la Nakba, la “catastrofe”. Manifestazioni che sono state represse dall'esercito israeliano ovunque, e in particolare a Gaza, dove una persona è morta e 65 sono state ferite. Nelle ore successive alla manifestazione una delegazione del convoglio è andata a visitare i feriti presso l'ospedale in cui erano stati ricoverati.

Nella stessa giornata, presso il porto di Gaza, si sono svolte le commemorazioni per il trigesimo della morte di Vittorio Arrigoni, a cui Corum ha partecipato insieme ai pescatori palestinesi, con i quali si sono svolti altri incontri nel corso della settimana.

Tutti i report, i video girati e le testimonianze sono pubblicati sul sito www.vik2gaza.org

All'arrivo della carovana in Italia sarà indetta una conferenza stampa.

Co.R.Um.

17May/111

La resistenza delle donne


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“Sono arrivati gli abbiamo dato da bere e l’hanno rovesciato, ma li abbiamo perdonati. Sono arrivati, gli abbiamo dato da mangiare e l’hanno buttato, ma li abbiamo perdonati. Siamo andati a a cercare il cibo, siamo tornati e abbiamo trovato le strade sbarrate”.

Così Israele ha occupato la Palestina uccidendo e torturando madri, padri e figli, distruggendo le case, ostruendo le strade, rubando l’acqua.

Le donne palestinesi hanno resistito e continuano a resistere a tutto questo. Così racconta Mariam dell’Unione delle Donne Arabe, che dal 1982 rivendica sostiene e promuove l’emancipazione femminile in ogni ambito del quotidiano.

16May/110

Incontro con i professori di agronomia della facoltà di Al-Azhar

Nel pomeriggio una delegazione del convoglio ha incontrato alcuni professori di agronomia della facoltà di Al -Azhar per approfondire la tematica della coltivazione della terra nella striscia di Gaza e le sue evidenti problematiche.
Abbiamo incontrato il professor Ahmed Schaban, agronomo specializzato in economia e gestione delle risorse, il professor Khalil Tubai, scienziato del suolo e il professor Isalznad, specializzato in orticoltura.
Immediatamente gli agronomi hanno ringraziato per la presenza e l’interessamento il convoglio, sottolineando quanto sia importante per la Palestina. Hanno ovviamente parlato di Vik, con sentita commozione, ricordando come il suo lavoro a fianco dei contadini fosse fondamentale. “Era conosciuto da tutti i Gazawi come un fratello, il ragazzo italiano, una presenza non istituzionale, nelle strade, tra la gente”.
Dimostrandosi molto disponibili ed entusiasti, ci hanno fatto una panoramica, in modo anche tecnico, delle problematiche che affliggono la coltivazione della terra nella Striscia e nel West Bank.

16May/116

All’ospedale il giorno della Naqba

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16May/110

16 maggio rassegna stampa

l'Unità

Blitz quotidiano

16May/114

La musica libera, ciò che il muro reprime

Dall'Italia sono arrivati nella Striscia di Gaza, insieme al convoglio, flauti, trombe, tamburelli e clarinetti.

La giornata di oggi è stata anche dedicata a due laboratori musicali. La mattina presso il centro doposcuola "Il bambino della Palestina" che si trova nel campo profughi di Jabalia, a nord di Gaza, e nel pomeriggio presso l'Orfanotrofio Al-Amal di Gaza City.

Il centro doposcuola "Il bambino della Palestina", di cui si occupano molti volontari, permette ai bambini di svolgere attività ricreative, come il canto, la pittura o la clownerie al termine dell'orario scolastico. I bambini ci hanno accolti nel giardino del centro con uno spettacolo di giocoleria e le bambine avevano preparato per noi una canzone ed una danza. Facile è stato interagire con loro, sia per la diffusa conoscenza della lingua inglese che per la loro curiosità che gli ha permesso rapidamente di entrare in confidenza con strumenti per loro nuovi. Con le bambine e i bambini è stato realizzato un grande disegno in ricordo di Vittorio Arrigoni e si sono trasmesse le nozioni basilari per lo studio del flauto e delle percussioni, oltre a suonare e cantare insieme "Bella ciao", che già conoscevano grazie a Vik, e "Onadikum", canto libanese ormai divenuto inno della resistenza palestinese.

16May/117

Ciò che Vittorio ha costruito a Gaza resterà nel tempo

Un pozzo che disseterà quindicimila persone del campo profughi di Jabalia, nord est della striscia di Gaza.

La riconoscenza del popolo e della resistenza palestinese al compagno Vittorio, martire, perchè qui chi dona la vita per la causa palestinese tale è considerato, si trasforma nella concreta realizzazione di un suo progetto di un suo sogno.

La minucipalità si Jabalia ci accoglie calorosa di un calore fraterno che Vittorio è riuscito a conquistare .

Un ricamo della Palestina è il dono che viene offerto a Egidia, madre di Vittorio, una targa simbolica ringrazia il nostro passaggio.

Un sogno di un sognatore, il sole di Gaza oggi ha illuminato.

16May/111

Prigionieri politici: una ricorrente e triste realtà

Siamo entrati nella sede della Croce Rossa internazionale di Gaza city dove ci siamo trovati immersi in una folla di persone, le stesse che ogni settimana rinnovano il loro incontro per ricordare e chiedere la liberazione dei prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. La maggior parte donne riunite al centro della sala che a gran voce scandiscono cori di protesta e lotta a sostegno dei loro familiari. Ciascuna tiene stretta tra le mani una foto di un marito o di un figlio mostrandola con orgoglio.

Negli interventi il primo pensiero va a Vittorio, nel ribadirci tutta la loro sofferenza per la perdita di un fratello caro, sottolineando senza mezzi termini ogni distanza da chi l'ha ucciso.

"Non siamo terroristi, i nostri prigionieri sono reclusi per aver combattuto per la libertà e la dignità di tutte e tutti". Sono le sentite parole di una donna il cui figlio è rinchiuso da 26 anni colpevole solo di aver partecipato ad una manifestazione contro gli insediamenti, e che non vede da 5: è la situazione che le accomuna tutte a causa delle restrizioni che Israele impone ai detenuti politici palestinesi.

Un'altra signora ci ha raccontato la storia del figlio arrestato e deportato nella prigione israeliana di Saba, da 10 anni non solo non hanno la possibilità di vedersi ma non possono nemmeno sentirsi o scriversi ne avere notizie l'uno dell'altro. Anche questa donna è stata in carcere per alcuni anni ed è perciò al corrente di quali siano le condizioni a cui sono costretti i prigionieri.

E ancora la storia di una donna arrestata con il proprio bambino mentre tentava di difendere la propria casa. Lei venne rilasciata poco dopo ma il bambino che nel frattempo è diventato ragazzo è ancora dentro.

Oltre ai terribili trattamenti che subiscono quotidianamente non esiste nessuna tutela sanitaria, le operazioni chirurgiche non vengono eseguite: ci raccontano la storia di un uomo che ancora attende un'operazione al cervello che continua a venirgli negata. Anche per questo le proteste sono all'ordine del giorno, scioperi della fame, scioperi della sete scandiscano la quotidiana routine carceraria. Oggi ad esempio alcuni detenuti sono entrati nel 7 giorno di sciopero della fame.

Contro ogni gabbia e ogni muro.
Libertà per tutti e tutte

16May/115

Buffer zone: maledetto assedio!

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Anche questa mattina ci svegliamo con poche ore di sonno dovute agli incontri con i compagni e le compagne palestinesi che riusciamo a compiere ogni giorno fino a tarda serata. E ovviamente a causa delle interminabili assemblee del CO.R.UM. che ci trascinano fino all’alba.

16May/110

CO.R.UM, aggiornamenti della mattinata

Corrispondenza per gli aggiornamenti della mattinata dal convoglio restiamo umani

15May/110

Co.ru.m arriva a Gaza! con Vik oltre la frontiera

15May/110

Imbarcazione ebraica accolta a Gaza

Otto mesi dopo il sequestro da parte della marina israeliana di una imbarcazione israeliana in rotta verso Gaza, l’imbarcazione è arrivata simbolicamente a Gaza il 14 di maggio. Edith Lutz, coorganizzatrice e passeggera dell”Irene ha portato con sè un collage di foto dell’imbarcazione a Gaza. “Stiamo ancora aspettando la restituzione della vera imbarcazione”, dice, “ma ciò che è più importante è l’arrivo del messaggio”. Il messagiio è: ci sono molti ebrei che che si oppongono alle politiche oppressive di Israele.

15May/110

La giornata della Naqba: la memoria tiene viva la resistenza popolare

“Il 15 marzo, nelle strade, abbiamo affrontato e sconfitto la paura per la polizia, il 15 maggio abbiamo aperto una frontiera e schiacciato il terrore al quale ci costringe l’assedio, abbiamo invaso la buffer zone, lottando contro l’apartheid!”
Queste riportate sono le parole emozionanti dei giovani e delle giovani palestinesi che hanno partecipato al corteo che da dentro la Striscia di Gaza ha aperto il valico di Erez.
Il valico di Erez chiude la frontiera, separando la Palestina frammentata e colonizzata della West Bank dalla Palestina assediata della Striscia di Gaza.
Il 15 maggio 2011, il 63° anniversario della Naqba, è una giornata speciale che non resterà l’unica: la forza di una mobilitazione enorme convince tutti e tutte  ed è segno di un chiaro spartiacque con l’isolamento del passato.

15May/113

Gaza: commemorazione di Vittorio Arrigoni

Hai visto Vik che bel sole che c'è questa mattina al porto di Gaza city? Hai visto quanti siamo? Noi, italiani e internazionali del Co.R,UM., i giovani ragazzi gazawi, i pescatori.

Il mare calmo, piatto di fronte a noi, il cielo terso. E noi siamo rimasti qui a lungo ad assorbire i luoghi dove tu sei arrivato con una delle prime barche di Ship to Gaza, tutti insieme.

Siamo saliti su Oliva, il progetto che hai ideato insieme ai pescatori, la tua idea divenuta finalmente realtà, la piccola imbarcazione che permetterà di interporsi tra i pescherecci che salpano in mare e la marina israeliana. I pescatori sono proprio orgogliosi di questo. Hanno voluto farcela provare, un piccolo giro all'interno del porto.

I ragazzi gazawi hanno intonato con noi onadikum, la canzone che cantate sempre insieme e che ormai avrai imparato a memoria. Intanto dei petali di rosa e una bandiera palestinese si fanno trasportare verso l'orizzonte, il mare aperto. L'Utopia.

C'è ancora tanto da fare qui a Gaza... Lo facciamo insieme, no?


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15May/110

Manifestazione al valico di Erez

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Manifestazione al checkpoint di Erez, al confine tra Gaza e la West Bank.

15May/110

Video: il porto di Gaza

Ore 9. Intervista a Mafuz Kabariti della "fisherman and marine sport association" che spiega la situazione dei pescatori palestinesi. Il fisherman and marine sport association sta pianificando di andare insieme ai pescatori in mare per violare il limite delle 7 miglia e permettere ai palestinesi di arrivare fino a 10 miglia. Altra intervista a Silvia che fa parte del Civil Peace Service che è un progetto portato avanti dall'ISM e da associazioni locali che seguono e documentano le violazioni e le aggressioni da parte della marina militare israeliana che a volte avvengono anche all'interno delle 3 miglia.
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15May/110

15maggio: rassegna stampa

Amisnet - La corrispondenza da Gaza di Erica, attivista del Co.R.Um. e la testimonianza dell' attivista palestinese Nasser Nasser [8:53m]

Nena - News
- Vittorio tanti interrogativi poche risposte

Corriere della sera
- Scontri e tensioni per il 63° Naqba Day

parrotized

Bliz quotidiano - Gaza celebra la "Naqba", gli italiani ricordano Arrigoni

MO:NAQBA;GAZA,ATTIVISTI ITALIANI IN AREA-CUSCINETTO TESTIMONI DEGLI SPARI E DEI DURI SCONTRI DIVAMPATI A VALICO EREZ (ANSA) - GAZA, 15 MAG - Giunti a Gaza per commemorare la figura del volontario Vittorio Arrigoni - ucciso un mese fa da una cellula di salafiti islamici che esigevano la liberazione da parte di Hamas di un loro leader - decine di attivisti italiani hanno preso parte oggi alle manifestazioni indette dai palestinesi in occasione della Naqba (il 'disastrò della costituzione di Israele, 63 anni fa) spingendosi verso una 'zona cuscinettò a ridosso di Israele. È stata, hanno detto, «una giornata di lotta, in solidarietà del popolo palestinese» durante la quale hanno assistito a duri scontri divampati al valico di Erez, fra Gaza ed Israele. Sul terreno sono poi rimaste alcune decine di feriti palestinesi, fra cui un giornalista locale colpito alla testa; gli attivisti italiani sono tornati indietro indenni. Nel pomeriggio un altro palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano ad est di Gaza City: secondo la versione israeliana, cercava di collocare un ordigno accanto ai reticolati di confine. Che la giornata potesse concludersi con incidenti era stato preso in considerazione dagli organizzatori del 'Convoglio Restiamo Umanì (Co.R.Um) fin dalla mattinata, quando agli attivisti sono state fornite dettagliate regole di comportamento per affrontare possibili circostanze di emergenza. Sventolavano bandiere ed esponevano magliette con l'effige di Arrigoni: un attivista impavido - hanno rilevato - che non esitava ad entrare nelle 'zone di interdizionè lungo i confini di Gaza, sfidando il fuoco israeliano. «Siamo determinati anche noi ad entrare nella zona di interdizione» hanno dichiarato, prima di lasciare Gaza City. Ma Hamas aveva predisposto un severo servizio d'ordine per impedire ai dimostranti - in particolare quelli stranieri - di raggiungere l'area israeliana del valico di Erez e di conseguenza gli automezzi degli attivisti italiani sono stati costretti a fermarsi. Centinaia di dimostranti palestinesi sono egualmente riusciti ad aggirare le forze di Hamas e a scagliarsi con rabbia verso l'area israeliana del valico dove hanno provocato danni ingenti. Per non essere sopraffatti i soldati israeliani hanno sparato, prima in aria e poi anche sulla folla. Decine di persone, per lo più adolescenti, sono rimaste ferite. «È stata una grande giornata di lotta» ha concluso uno dei partecipanti italiani, accusando poi l'esercito israeliano di aver fatto ricorso a troppa violenza di fronte a dimostranti che, ha precisato, si erano presentati disarmati. (ANSA).

15May/110

Co.RU.M: conclusioni dal media center

Conclusioni della giornata da un compagno dal mediacenter a Gaza

Una compagna ci racconta la sua visita all'ospedale di Gaza dopo i ferimenti e le due uccisione dell'esercito israeliano al valico di Eretz

15May/112

Naqba: manifestazioni al valico di Erez

Naqba: manifestazioni nella buffer zone di gaza

Per la prima volta la popolazione palestinese si reca verso la buffer zone del valico di eretz nel nord della striscia di Gaza. L'esercito israeliano schiera i carri armati e i cecchini sparano, doversi i morti. Una corrispondenza da una compagna del Convoglio restiamo umani.

Naqba: dal valico di Eretz parte israeliana

Una compagna che si stava recando a Gaza tramite il valico di Eretz ci racconta delle manifestazioni e degli spari dell'esercito israeliano.

Da radiondarossa

Un racconto dalla manifestazione al check point di Kalandia a Ramallah. Diversi feriti.

Il racconto da un compagno del campo di Aida della manifestazioni per la Naqba in Cisgiordania

Il convoglio restiamo umani lascia la manifestazione as Eretz che sta continuando solo i palestinesi. Co.ru.m si sta recando all'ospedale per capire quanti feriti e morti ha fatto l'esercito israeliano.

14May/111

Incontro con i combattenti della Chiesa della Natività

In serata abbiamo incontrato una delegazione di compagni deportati nel 2002 da Betlemme alla Striscia di Gaza in seguito ai loro 40 giorni di resistenza all'interno della Basilica della Natività assediata dalle truppe israeliane. In quei drammatici giorni 8 combattenti furono uccisi e 12 feriti, mentre coloro che sopravvissero, senza cibo né acqua, vennero catturati e deportati: 26 a Gaza e 13 nel resto del mondo, 3 dei quali in Italia. Il loro esilio sarebbe dovuto essere inizialmente di un anno, tramutatosi poi in più di 9; in questo periodo non sono potuti tornare per nessun motivo a Betlemme, neanche per i funerali dei loro cari.

Alcuni di loro di fatto sono profughi due volte, perché dopo essere nati e cresciuti in un campo sono stati nuovamente esiliati dal governo israeliano. Ci hanno raccontato che nella fase iniziale l'Unione Europea ha tentato di trovare una soluzione, ma ben presto si sono resi conto, a causa anche dell’assenza di risultati, che dovevano essere ben altri i soggetti chiamati ad intervenire, ovvero coloro che in tutto il mondo combattono per la libertà dei popoli.

Ci hanno tenuto inoltre a sottolineare che la tragedia della deportazione non sparirà dalla memoria con il passare delle generazioni, così come vorrebbe Israele, perché nutrono i loro figli con la consapevolezza dei loro diritti; le chiavi delle case che sono state tolte ai genitori sono ora nelle loro mani. Infine hanno voluto mandare un messaggio alla madre di Vittorio: “hai perso un figlio, ma da oggi puoi considerare tutti i palestinesi tuoi figli”.

14May/110

Molto da vedere, tanti e tante da incontrare

Vik2Gaza 14 Maggio 2011 – Gaza city

In ogni parte del mondo, il mare è una distesa di acqua che si perde all’orizzonte, ad occhio nudo è un’avventura senza fine che sollecita l’immaginazione, il desiderio, la voglia di andare oltre il suolo calpestabile.
In questa terra sotto assedio militare, dove ogni attacco è teso a minare l’autonomia della popolazione, rendendola dipendente dalle “generose” concessioni degli oppressori, il mare è una delle poche forme per sopravvivere e provvedere al proprio sostentamento.

Nella Striscia di Gaza, anche il mare è una frontiera invalicabile, un ricatto vederlo lì ogni giorno, piatto o arrabbiato, con una minaccia costante fuori dalla natura e completamente dipendente dalla disumana voglia di sopraffazione. Il mare palestinese della Striscia di Gaza è completamente sotto il controllo militare dello stato d’Israele, ufficialmente restano attraversabili unicamente 3 miglia dalla costa, a discrezione dei cecchini di turno sulle motovedette israeliane.

Questa mattina il Convoglio Restiamo Umani ha incontrato le associazioni di pescatori che si coordinano quotidianamente per salpare all’alba e riconquistare la propria agibilità nelle acque sotto occupazione. Nonostante i trattati internazionali prevedano la sovranità di uno Stato fino alle venti miglia marine, lo stato di assedio che si vive in Palestina costringe i pescatori, circa 4000, a fermarsi entro le tre miglia, subendo numerosi attacchi armati da parte dell’esercito che determinano arresti, 150 solo negli ultimi anni, feriti, morti e sequestri delle imbarcazioni.
Le stesse operazioni militari, non ultimo l’attacco chiamato “piombo fuso”, continuano ad inquinare le acque e ad avvelenare i pesci del Mar Mediterraneo, rendendo ancora più difficile una delle principali attività di questa striscia di terra, e impedendo, così come ci ricorda anche uno dei sindacalisti dei pescatori, le attività sportive legate al mare. L’incontro si conclude di fronte ad un porto colmo di piccole imbarcazioni, ognuna segnata da una differente storia di resistenza; tra queste scorgiamo OLIVA, la piccola barca varata a pochi giorni dalla morte di Vittorio Arrigoni, a lui dedicata, e che continuerà ad effettuare quelle operazioni di monitoraggio assistenza ed interposizione che lui praticava, con l’idea di un Mar Mediterraneo senza frontiere, dove ogni persona sia libera di muoversi e raggiungere nuove terre. La barca OLIVA, come tutte le attività portate avanti da Vik, avrà il supporto delle realtà che partecipano al convoglio, così come quello dei comitati popolari contro il muro e le colonie che hanno permesso la realizzazione di questo sogno, inaugurato durante il primo giorno della conferenza sulla resistenza popolare a Bil’in.
La giornata del Convoglio prosegue verso due dei più importanti presidi medici di Gaza City, anche se mentre ci muoviamo abbiamo la fortuna di incontrare ed attraversare un corteo promosso dalle reti di artisti che quotidianamente contribuiscono alla Resistenza del popolo palestinese e che accolgono la nostra partecipazione con il calore al quale ormai i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi ci stanno abituando.
Il primo ospedale che visitiamo è lo Shifa Hospital, in piena attività, la struttura che durante gli attacchi militari soccorre e cura le persone colpite da armi da fuoco. In seguito all’operazione piombo fuso questo ospedale ha portato avanti le ricerche sulle conseguenze a lungo termine dell’uso di armi non convenzionali utilizzate dall’esercito israeliano in quello che ormai ritiene il proprio laboratorio a cielo aperto.
Nonostante l’occupazione metta a repentaglio l’autonomia energetica, il lavoro prezioso che il team di medici porta avanti nel quotidiano, lo attesta come l’unico centro in grado di prestare assistenza alle persone diventate sterili in seguito all’utilizzo da parte d’Israele del fosforo bianco.

Il secondo ospedale che visitiamo è l’Alawda hospital, all’interno del campo profughi di Jabaliya. Questa struttura, finanziata totalmente dalle organizzazioni non governative, ha assistito 500 persone durante l’operazione “Piombo Fuso” con la partecipazione attiva delle volontarie e dei volontari dell’ISM, tra cui Vittorio, all’interno delle ambulanze.
Jabaliya Camp accoglie il Convoglio con l’entusiasmo di centinaia tra le 190.000 persone ancora costrette ad abitare in 1,4 kmq; a portarci gli onori di casa, uno tra i più anziani abitanti. E’ una partita di calcio, stranamente finita in pareggio, a farci salutare con la promessa di ritornare presto.

Without your freedom, we’ll never be free!

14May/110

Incontro con i giovani e le giovani palestinesi

A due giorni dal nostro arrivo nella Striscia, abbiamo finalmente avuto l’occasione di realizzare un’assemblea con le realtà autorganizzate dei giovani gazawi, principali organizzatori della nostra permanenza a Gaza.

Un incontro fortemente desiderato nella preparazione di questo Convoglio, sia per le informazioni che dai nostri paesi abbiamo ricevuto rispetto alle lotte che quotidianamente portano avanti, sia perché Vittorio, nei mesi precedenti alla sua uccisione, aveva deciso di istaurare con loro una relazione politica privilegiata, restituendo loro una forte visibilità.
La stessa composizione del Convoglio, fatta prevalentemente di giovani attivisti e attiviste, ha trovato una naturale complicità con queste compagne e compagni che con la loro presa di parola stanno insegnando alle forze politiche palestinesi un nuovo percorso che mira al superamento delle divisioni interne per un comune fronte contro l’occupazione. Allo stesso tempo, stanchi anche loro come noi dei vecchi schemi della politica, ma soprattutto dei vecchi partiti, analizzano con estrema maturità la situazione interna, determinati a raggiungerne il superamento.

All’incontro, partecipato da tante e tanti si presentano 3 gruppi.
Il primo è il collettivo del 15 marzo, nato sulla scia delle rivolte giovanili in Nordafrica, a seguito di una grande manifestazione svoltasi proprio in quel giorno in Terra di Palestina e che ha visto un forte protagonismo di moltissimi giovani. Ci raccontano che è un’esperienza sociale fatta soprattutto di scrittori e scrittrici che hanno scelto di utilizzare la forma della comunicazione sul web per raccontarsi al mondo.

Il secondo gruppo a presentarsi è stato il movimento del 5 giugno, data che fa riferimento all’offensiva militare israeliana del 1967. La scelta di questo nome è dettata dalla convinzione che la situazione di smarrimento della leadership del mondo arabo vissuta in quegli anni si stia riproponendo in questo momento. Il loro è un lavoro svolto quotidianamente casa per casa, che si concretizza anche nella pulizia delle strade e attraverso il volontariato sociale, nato a Rafah e a Betlemme e portato avanti anche all’interno della Striscia a partire del primo maggio.

L’ultimo a presentarsi e a salutarci è il GYBO (Gaza Youth for Break Out), nato nel 2010 e particolarmente attivo contro gli abusi economici e politici perpetrati da Israele. Il loro manifesto si apre con serie di “Fuck!” equamente distribuiti tra Israele, le autorità palestinesi, l’Onu e gli Stati Uniti. Il loro manifesto ha fin da subito ricevuto migliaia di adesioni su facebook. In seguito a questo successo informatico i giovani hanno cominciato ad organizzare iniziative in strada. Il gruppo è presente anche in west bank e svolge un importante lavoro di interconnessione tra le diverse realtà giovanili presenti in Palestina.
Il coordinamento di queste tre realtà, Movimento popolare per la Resistenza, si incontra ogni settimana per organizzarsi in assemblee non gerarchiche, riservando una centralità alla questione dei prigionieri politici detenuti non solo dallo stato d’Israele ma anche da entrambe le autorità palestinesi.

L’assemblea si è poi inevitabilmente concentrata, data la loro numerosa presenza, sul ruolo femminile all’interno del movimento giovanile, dando vita a un dibattito partecipato e intenso. Le varie difficoltà nel nascere donne in Palestina si realizzano nel quotidiano determinando l’esclusione dei ruoli femminili attraverso una serie di divieti di natura tradizionale, legislativa e sociale che impediscono la possibilità di affrontare anche le scelte più elementari come fumare in pubblico, recarsi al mare o giocare a pallone.
Ci teniamo a specificare che è una questione sentita e percepita come cruciale in ogni parte del mondo, non dunque specchio di dinamiche culturali di questa terra, ma chiara riproposizione della prevaricazione maschile sull’universo femminile.
Una compagna sottolinea infine come le donne siano state parte fondamentale nella costruzione e nello sviluppo del movimento, rinunciando a ogni forma di delega nella continua ricerca dell’autodeterminazione femminile.
Alle iniziative promosse dalle compagne di questi collettivi hanno partecipato donne di diversa generazione, religiose e laiche, unite dall’espressione di una rabbia e di un desiderio di ribellione che le accomuna tutte.

Finalmente siamo riusciti ad incontrare quei corpi che quotidianamente ridisegnano un agire politico fuori dai vecchi schemi e che sono parte attiva di quel vento di cambiamento che scuote e si afferma da una parte e dall’altra del Mediterraneo mantenendosi in continua connessione.
No estan sol@s!

14May/110

14 maggio foto

Inserito in: CO.R.UM., Foto Nessun commento
14May/112

CO.RU.M. terzo giorno di carovana

Terzo giorno di convoglio raccontata in questa corrispondenza a Radiondarossa. L'incontro con i pescatori di Gaza. La visita al campo profughi di Jabalya e all'ospedale di Gaza.

14May/110

Roma: a Cinema Palazzo un’opera per Vittorio


E' stato appena inaugurata l’opera di Mimmo Pesce dedicata alla memoria di Vik. "E’ un omaggio dell’artista e occupante delll’EX CINEMA PALAZZO – SALA VITTORIO ARRIGONI. A quasi un mese di distanza dall’assassinio di Vittorio, giorno in cui con la morte nel cuore siamo entrati in questi locali abbiamo voluto fare un altro omaggio a un fratello, un amico, un compagno. Intanto riceviamo notizie che il Convoglio Restiamo Umani è entrato a Gaza e sta incontrando decine di cittadini, attivisti e associazioni. Un ponte oggi unisce le due sponde del Mediterraneo.
Ciao Vik, Restiamo Umani"