(init.plp)> <: &win( title => qq|Un museo? Malattie mentali? Uh?| ) :>
La programmazione di computer, come qualsiasi altra applicazione logica a stretto contatto con una macchina, è un campo che costringe ad una forte concentrazione, se si vogliono ottenere risultati di un certo peso.
Questa forma spinta di concentrazione è una singolare manifestazione. Talvolta, le persone che ne sono rapite raggiungono uno stato di isolamento dall'ambiente, anche il più prossimo, da sembrare catatonici. Sguardo similperso, schiena incurvata, pochi segni di vita. Se non fosse per le mani, frenetiche danzatrici della tastiera.
In qualcosa, tutto questo, e nel suo perpetuarsi quotidiano, ricorda sorprendentemente l'autismo ed è stato persino canonizzato in patologia. Per questo a me (e non solo a me) piace ironizzare sulla questione e paragonare la scrittura del software ad una malattia, essendone felicemente affetto.
L'idea del museo invece nasce come semplice parodia di un nome (quello dello Smithsonian Museum -- http://www.si.edu). Ma in realtà è più di una semplice assonanza.
Il software infatti nasce vecchio. Anche nel caso dei migliori software, intendo quelli che determinano qualche tipo di rivoluzione. Questo perchè le menti che li partoriscono sono incessantemente al lavoro, perchè un software non è mai perfetto. Mai...
Così qualsiasi programma rilasciato in versione stabile è già un oggetto da museo, agli occhi di un programmatore, perché la versione successiva, quella in sviluppo, è di fatto il programma che c'è nella testa di chi lo sta scrivendo. <: &closewin() :> <: &stoppage() :>