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ArkTrip IV [viaggio studio alla Biennale di Venezia] dal 17 al 21 ottobre 2008

Come negli anni passati il TPA organizza una visita alla Biennale di Venezia. Quest anno l'esperienza è stata accompagnata da una performance sul tema della monnezza in campania.
La performance ha avuto luogo davanti l'ingresso del padiglione Italia dei Giardini, con lo scopo di fare informazione e sensibilizzare gli spettatori su un tema che è falsamente lontano da loro [sia in termini di distanza kilometrica sia di responsabilità].
Ogni sakketto riportava la propria differente natura di rifiuto altamente tossico e provenienza geografica [città della lombardia, piemonte, veneto...]. Il loro posizionamento, come in un vero e proprio rituale, è stato accompagnato dalla lettura del volantino "Campania infelix: storia di una ribellione"....ecco il testo:

 

Immaginate un futuro distopico.
Uno strano mondo in cui si decide di premiare con finanziamenti
statali chi brucia i rifiuti invece di riciclarli. Chi produce diossina,
polveri ultrasottili e ceneri tossiche.
E immaginate anche una terra benvoluta dal sole e dal mare, ma molto
meno dal governo degli uomini. E una potente azienda privata che
decide di guadagnare più soldi possibili dall’incenerimento. E così, con
l’aiuto di governatori di destra e di sinistra e la pressione delle banche
vince l’appalto per gestire tutti i rifiuti. Ma vince con l’imbroglio, facendo
l’offerta peggiore per la salute dei cittadini, cambiando in corso d’opera
le regole del gioco, cancellando perfino delle righe dal contratto. Il
governatore di "sinistra" dirà di non averlo letto quel contratto. In fondo
quelle due pagine valevano solo un miliardo di euro e il benessere di tutti
i cittadini.
Ma la grande azienda non si accontenta, vuole bruciare tutto il possibile
e, in attesa di avere i forni, mette nel combustibile tutto quello che
raccoglie, perfino quello che non dovrebbe andarci, perfino le cose umide
e marce. Arriva a sabotare i suoi stessi impianti per riuscirci! Perché la
pagano a tonnellate. E con queste balle di combustibile comincia a
edificare una città, un enorme città della monnezza. E’ una città
invivibile per gli esseri umani, ma non per le banche, che
cominciano a quotarla. Già ora vale più di un miliardo di euro.
Naturalmente la grande azienda sa di non poter mangiare da sola. In
quella terra ci sono predoni rapaci, abituati a farsi pagare per
interrare ovunque rifiuti tossici. Bisogna tenerli a bada. Una mano la
danno ancora i governanti: l’impresa può scegliere a suo piacimento
dove mettere le discariche, disinteressandosi delle conseguenze sulla
natura e sui cittadini.
Si possono così fittare i terreni dei predoni e comprare le loro discariche.
Si permette loro di sversare rifiuti speciali nelle discariche autorizzate per
quelli ordinari e perfino di metterli nelle balle di combustibile, così
pesano di più.
La grande impresa privata, in nome del denaro, sta mettendo le
basi per un’opera grandiosa: il più grande disastro ambientale
dell´Europa occidentale, i più alti tassi tumorali, il 45% di tutto il
suolo inquinato dell’intera nazione è qui.
Mancano ancora dei tasselli, bisogna accontentare i camerieri dei potenti,
quelli che preparano le pietanze e quelli che ne certificano la bontà:
burocrati e docenti universitari. Ma con questi si fa prima, basta
gratificarli di consulenze ben pagate, centinaia di migliaia di euro.
E poi c´è L´Emergenza, il grande film che va in replica da
quindici anni, appassionando e spaventando milioni di spettatori.
La scenografia é povera e trash, con milioni di sacchetti di immondizia,
ma il successo è mondiale e l’effetto garantito. Così lo spettacolo viene
continuamente ri-finanziato.
Ansia, Scandalo e Miracolo sono i tre atti principali. Con virtuosa
simmetria emozionale, ogni atto prepara ciclicamente i successivi.
Eppure la gente comincia a ribellarsi. Non le va proprio di ammalarsi
o di veder disintegrata la sua terra. Qualcuno è anche stufo di vedere
sempre lo stesso film. Ha imparato che ci sono metodi alternativi
all’autodistruzione, come la raccolta differenziata, il riciclaggio dei
materiali, il trattamento "a freddo". E questi metodi sono stati boicottati
per denaro. Tanti sentono puzza di tradimento, o forse è solo la puzza
dei rifiuti. Ecco che si rivoltano. Si rivoltano e non gli importa niente
se gli amici dei potenti ribaltano su di loro la responsabilità di
tutto: eco-fondamentalisti li chiamano. Forse lo sono. Ma ecofondamentalisti
della propria sopravvivenza e della propria
dignità. Addirittura, della democrazia. E non si riesce a tenerli a
bada...
Finchè arriva un predone più grande e potente. Sfrutta il momento
più emozionante, "l’atto del miracolo", quello in cui i sacchetti
improvvisamente scompaiono, per riscrivere ancora le regole. Quello che
altrove è bianco qui sarà nero, quello che altrove è pericoloso qui non lo
è più. E’ un apoteosi: più discariche, più forni, più soldi e niente
regole inutili. Basta con tutti questi regolamenti sulla salute,
sull’ambiente, perfino sulla sicurezza del lavoro.
Stavolta sarà un suo emissario a decidere tutto, a stabilire come, quando
e dove. Niente paura: è uno che ha già dimostrato di saper trattare gli
amici. Oppure volete che ritornino i sacchetti, che bussino alla porta di
casa, che si infilino dalla finestra del bagno?! Per chi non è ancora
convinto ci sarà l´esercito, che gioca da mesi una bizzarra guerra
ai rifiuti, ma, si sà, è più bravo a farla agli esseri umani.
Tuttavia gli eco-fondamentalisti resistono. Sono insegnanti, agricoltori,
studenti, precari e perfino sbandati. In comune hanno ben chiari i nomi
di questa favola distopica: Impregilo, Rastrelli, Bassolino, Ecomafie,
Confindustria, Bertolaso, Berlusconi... E i luoghi: Acerra,
Giugliano, Savignano, Andretta, Terzigno, Gianturco, Serre,
Pianura, Ponticelli... Chiaiano è tra questi. Un luogo densamente
popolato nell´area metropolitana di Napoli. Incuneato tra l’area
ospedaliera e un parco naturale. Il grande predone vuole costruirci
un´enorme discarica su cui campeggerà il cartello "buona per tutto".
Solo che migliaia di eco-fondamentalisti continuano a mobilitarsi
per salvare la Campania dagli speculatori e dagli eserciti: è lo
Jatevenne Movement. Siamo donne e uomini che hanno smesso
di essere spettatori per sentirsi finalmente una comunità. La
nostra lotta è appena cominciata.

RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE www.rifiutizerocampania.org

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