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Perché Maggio_Gravina _ilTerzoPianoAutogestito???

Presentazione TPA Maggio Gravina-1

Le iniziativa svolte oggi a palazzo Gravina sono organizzate dal Terzopiano Autogestito di Architettura. Il Terzopiano è un collettivo di studenti e laureati che svolge dal 1994 attività politiche e culturali in uno spazio occupato ed autogestito di palazzo Gravina. Con gli eventi di questa giornata e quelli che seguiranno intendiamo promuovere la conoscenza dell’edificio e della sua storia, come anche la sua apertura alla città per lo svolgimento di iniziative politiche, culturali e sociali non istituzionali.

Crediamo che una migliore integrazione dell’Università con il quartiere possa non solo essere compatibile con lo svolgimento delle sue attività istituzionali ma favorire negli studenti una maggiore coscienza dei bisogni sociali del territorio e del ruolo civile dell’architettura; come anche di promuovere nei cittadini la consapevolezza di un bene culturale altrimenti vissuto superficialmente come mera scenografia, convolgendoli attivamente nella sua salvaguardia e corretta utilizzazione.

Siamo contrari ad una tutela burocratica che mummifichi il patrimonio architettonico in un’astratta cornice di attività ‘compatibili e decorose’ scollegate dalle esigenze concrete di chi li vive.

Siamo contrari ad un governo delle sedi universitarie politicamente debole e fondato sulla mera legittimità giuridica, incapace di costruire democraticamente usi consensuali del patrimonio pubblico, che lasci mano libera alle interferenze autoritarie di magistratura e polizia.

Per questo chiediamo che mai più questi soggetti possano entrare in una sede universitaria, che siano palazzo Gravina o strutture consimili, per intimidire e denunciare ragazze e ragazzi colpevoli solo di voler animare con attività di socializzazione spazi altrimenti chiusi alla fruizione pubblica.

Riteniamo necessario mobilitarsi perché vengano recuperati e riaperti i tanti spazi negati di questa città, un patrimonio indispensabile per il soddisfacimento delle sue esigenze culturali, sociali ed economiche.

Per questo lanciamo una campagna per restituire alluso collettivo uno spazio straordinario come lo storico chiostro seicentesco di Monteoliveto, il cui ingresso è ornato da un murale di Felice Pignataro abbandonato al degrado, liberandolo dallinvasiva e degradante occupazione di un parcheggio automobilistico a servizio delladiacente casermaPastrengo.

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Quale città?

babel_righttothecity_5La necessità di un conflitto sociale metropolitano che si concretizzi attraverso l’occupazione di immobili, la resistenza agli sfratti e la riappropriazione di spazi urbani risponde a due fondamentali rivendicazioni.

 

Una riguarda il diritto all’abitare: il problema dell’emergenza abitativa esiste e coinvolge, nella nostra città al momento circa 20.000 nuclei familiari in attesa di una casa e le vittime dei 1600 sfratti per I quali è stata data procedure esecutiva. Solo negli ultimi giorni di gennaio si sono verificati una media di 5 sfratti al giorno. Si prevede in oltre che nel 2013 46.000 famiglie non riusciranno a pagare il mutuo.

Questa e “l’austerity” che riguarda l’abitare, politiche selvagge di smantellamento di un sistema di welfare gia precario che usa “l’emergenza crisi” per farne gravare i costi sulle spalle delle fasce deboli della società, in favore di pochi. Basti pensare che la proprietà immobiliare è concentrata nel 5% della popolazione mentre il 90% degli sfratti avviene per “morosità incolpevole” (dovuti cioè a reddito insufficiente).

L’altra rivendicazione in atto riguarda il diritto alla città: lo spazio urbano così come si è conformato in anni di gestione neoliberista del territrio si affida alla logica degli immobiliaristi e soddisfa l’esclusiva esigenza del consumo privato, privilegia egoismo e segregazione invece che contatto e comunanza. Così il mercato di strada diventa via via meno attraente e “sicuro” del centro commerciale, il quartiere universitario si trasforma in campus chiuso e la vita di città diventa una struttura a due livelli, con I ricchi chiusi in territori protetti e I poveri cacciati dai centri storici ed confinati nei ghetti o nelle squallide baraccopoli periferiche. Oltre alle case è lo spazio pubblico ad essere negato, la concezione stessa di luogo collettivo ha subito un cambiamento radicale, diventando esclusivamente luogo del consumo sempre più orientato al controllo dei fruitori che alle sue caratteristiche fisiche. Le città sono disseminate di telecamere “amiche” collegate alle forze di polizia, pubblica o privata.

Villa Lieto De Luca a Capodimonte, l’ANM e Villa Medusa finalmente restituite alla collettività rappresentano dei “blocchi” significativi perché edifici emblematici delle trasformazioni urbane in atto. Esempi di come le esigenze economiche siano solo un pretesto per mettere in atto una precisa strategia politica di privatizzazione. Infatti Dopo aver speso 100 mila euro di fondi pubblici per una parziale ristrutturazione, ed essere stata abbandonata per anni Villa De Luca è stata messa in Svendita per la cifra 2,5 milioni, mentre Villa Medusa compare alla ridicola cifra di 5 milioni di euro.

La progressiva accelerazione delle politiche di privatizzazione del “cosiddetto” Bene Comune ha portato ad un processo di svendita tanto dei servizi essenziali (quali ospedali, trasporti, scuole, acqua, ecc.) tanto del patrimonio immobiliare pubblico,che anni di mala politica hanno ridotto in stato di abbandono e degrado.

E’ così che gli spazi abbandonati, dimenticati da tutti, non possono essere visti come mere risorse economiche a cui attingere in tempo di crisi finanziaria, bensì rappresentano una possibilità di sviluppo, di cambiamento, possiedono un valore intrinseco, capace di modificare il tessuto urbano che li circonda, offrire dei servizi e delle risposte ad interi quartieri, sia che si tratti dei giganteschi dormitori di periferia sia che si tratti delle aree storiche ad altissima densità dove uno spazio vuoto acquista un potenziale inestimabile ; valore che quindi deve essere messo a servizio della collettività e non gettato nella fogna del “mercato libero” appannaggio dei vari speculatori di turno.

Appoggiamo e siamo solidali con i percorsi che, dal basso, in maniera autorganizzata , stanno portando avanti queste esperienze di riappropriazione, di pronta risposta alle politiche nazionali di svendita del patrimonio immobiliare.

Collettivo Break_Out   Architettura

Terzo_Piano_Autogestito

 

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 Irruzione dei Carabinieri a Palazzo Gravina

al Rettore dell’Università “Federico II” di Napoli,
professor Massimo Marrelli
al Pro-Rettore dell’Università “Federico II” di Napoli,
professor Gaetano Manfredi
al Preside della Facoltà di Architettura di Napoli,
professor Claudio Claudi de Saint Mihiel
al Sindaco del Comune di Napoli,
Luigi De Magistris
all’assessore ai Beni Comuni ed alla Democrazia Partecipativa,
Alberto Lucarelli
all’assessore alla Cultura ed al Turismo,
Antonella Di Nocera

Oggetto: irruzione intimidatoria dei carabinieri a palazzo Gravina e convocazione urgente di un tavolo di confronto Comune/Università/Studenti per risolverne i problemi di gestione

Sabato scorso studenti appartenenti a diversi collettivi universitari, tra cui il nostro, sono rimasti in palazzo Gravina oltre l’orario di chiusura, avendo l’Università negato l’autorizzazione a svolgervi un’iniziativa musicale con cui intendevamo dimostrare che è possibile realizzare in quell’edificio attività serali rispettose delle esigenze del quartiere. Sembra che il diniego sia dovuto principalmente all’opposizione del comandante della caserma Pastrengo, per ragioni di orario. Si tratta ovviamente una motivazione pretestuosa, dato che in occasione della Notte d’Arte il Comune di Napoli aveva autorizzato lo svolgimento di concerti e dj set fino a notte tarda in numerosi spazi all’aperto della II Municipalità. Proprio questa circostanza rendeva la nostra proposta estremamente ragionevole, configurandola come parte del dialogo aperto negli ultimi giorni con l’Università per individuare una soluzione condivisa ai problemi di utilizzo degli spazi universitari per questo tipo di attività. Non essendo disposti ad accettare che un’imposizione arbitraria ci privasse sia di un’iniziativa a cui tenevamo, sia della possibilità di fornire un esempio di gestione responsabile di palazzo Gravina, abbiamo ritenuto necessario restare nella corte dell’edificio per svolgervi ugualmente l’evento programmato. I fatti ci hanno dato ragione: la festa si è svolta nella massima tranquillità, senza recare fastidio al quartiere né generare alcun danno alle strutture della Facoltà; il volume della musica è stato contenuto e la stessa è stata spenta alle 3:30. Paradossalmente, riteniamo che il riposo del quartiere abbia ricevuto maggior nocumento dall’affollato e rumoroso dj set techno di piazza del Gesù (autorizzato) che dalla nostra festa. Con la nostra azione, lo ribadiamo, abbiamo quindi costituito un precedente positivo per risolvere i problemi di uso di palazzo Gravina.
Ha avuto invece torto chi, ritenenendo legittimo ricorrere alla forza per imporre un diniego arbitrario, ha autorizzato un manipolo di carabinieri armati ad invadere il cortile di palazzo Gravina la mattina di sabato, prima ancora che scattasse l’orario di chiusura dell’edificio. I carabinieri hanno praticamente sequestrato per oltre un’ora tutti gli studenti ivi presenti,pretendendo, con il consueto armamentario di paternalismo ed intimidazione, di identificarli ovvero di tradurli in caserma; infine, dopo aver effettuato ripetutamente riprese video di coloro che si trovavano nel cortile, inclusi un cane ed un bambino, anche con strumenti privati (telefoni cellulari con videocamera, parte dei quali presumibilmente non di ordinanza), hanno lasciato l’edificio comunicando che ogni persona identificabile attraverso i filmati sarebbe stata denunciata per il rifiuto di fornire le proprie generalità e l’occupazione abusiva di edificio pubblico.
Che in una città come Napoli i carabinieri ritengano di impegnare decine di agenti per coartare studenti colpevoli solo di voler animare con attività culturali spazi per cui pagano tasse salate, in cui dovrebbero avere piena agibilità e che rimangono invece chiusi per oltre la metà del tempo disponibile, al contrario di quanto avviene in altre Università italiane ed europee, ci sembra al tempo stesso ridicolo ed inquietante; così come che gli stessi carabinieri abbiano potere di veto in materia di utilizzo degli spazi universitari.
Crediamo che quanto è accaduto costituisca un pericoloso precedente a danno dell’agibilità democratica dell’Università, di cui vanno accertate le responsabilità. Non sappiamo chi abbia autorizzato i carabinieri ad entrare in una struttura universitaria dove peraltro non si stava commettendo alcun reato. Non sappiamo chi abbia richiesto o approvato il loro intervento intimidatorio, che ha costituito l’unico momento di tensione in una giornata che si è svolta per il resto nella massima tranquillità. Sappiamo invece che l’Università deve assumersi la responsabilità di garantire che i suoi studenti non vengano minacciati da chicchessia quando si trovano all’interno delle sue strutture. Divergenze interne alla comunità universitaria devono essere risolte con il dialogo tra le sue componenti e con le altre istituzioni democratiche, di cui non fanno certo parte le autorità di polizia. La gestione degli spazi universitari è un problema politico ed amministrativo, non una questione di ordine pubblico. Episodi come questo non devono più ripetersi.
Ci è stato comunicato che il Rettore sarebbe intervenuto per garantire da azioni giudiziarie gli studenti che erano presenti sabato mattina a palazzo Gravina. Abbiamo esposto direttamente la questione anche al Sindaco di Napoli, che si è impegnato a fare chiarezza sulla vicenda. Chiediamo ad entrambi di adoperarsi affinchè queste garanzie siano ribadite; che nessuna conseguenza ricada sulle ragazze ed i ragazzi che hanno erano presenti sabato mattina a palazzo Gravina ; e che i filmati realizzati dai carabinieri, in violazione delle norme sulla privacy ed anche con cellulari privati degli stessi, siano restituiti ai legittimi interessati o distrutti.
Ribadiamo a tutti i destinatari di questa lettera la necessità di convocare immediatamente il previsto tavolo di confronto Università/Comune/Studenti, di cui il Rettore ha discusso martedì scorso con il Sindaco e che lo stesso si era impegnato a convocare entro la settimana scorsa. Occorre fissare una data prima della fine dell’anno, che va chiuso ponendo le premesse concrete per recuperare ad un uso pubblico responsabile le tante strutture disponbili, universitarie e non, presenti nel centro storico della nostra città.
Napoli, 17 dicembre 2012 Terzopiano Autogestito
collettivo politico di architettura
terzopiano@autistici.org

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