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Cantiere Tav: un anno di ritardo e lo pagherà l’Italia

Cantiere Tav: un anno di ritardo e lo pagherà l’Italia

Secondo il cronoprogramma del 2011 lo scavo della tratta fissa del tunnel geognostico di Chiomonte – fino a 5765 metri – sarebbe dovuto durare 689 giorni. Il cronoprogramma aggiornato al 2015 allunga la durata dello scavo a 1084 giorni, con una dilatazione dei tempi di 395 giorni. Oltre un anno di ritardo. Chi pagherà per questo ritardo? Secondo i documenti di Telt a rimetterci sarà l’Italia, che pagherà da sola l’ultimo tratto del tunnel, senza il cofinanziamento di Francia e Unione Europea.

Ma andiamo con ordine. Nel cronoprogramma stilato da Telt nell’ottobre 2011 lo scavo con la talpa sarebbe dovuto incominciare il 2 maggio 2014, e arrivare alla fine della tratta fissa il 20 marzo 2016. In realtà iniziarono con largo anticipo il 12 Novembre 2013, come attesta l’Action Status Report per il cofinanziamento europeo. Quasi sei mesi di vantaggio sono stati persi strada facendo e a loro si è aggiunto ulteriore ritardo. Il cronoprogramma di Telt redatto nel 2015 indica infatti come termine della tratta fissa il 31 ottobre 2016. Lo scavo della tbm durerebbe quindi 36 mesi anziché i 23 previsti inizialmente.

Crono tratta fissa

Lo scavo del tunnel geognostico non finisce però con la tratta fissa. Il Cipe (86/2010) ha autorizzato e finanziato un tunnel “con una lunghezza complessiva di circa 7,5 Km”. Rimangono quindi ancora altri 2 km conclusa la tratta fissa, la cosiddetta tratta opzionale. E quando pensa di finirli Telt? Secondo il cronoprogramma del 2011 la talpa avrebbe impiegato 210 giorni per terminare questa parte finale. Il cronoprogramma 2015 riduce incredibilmente a 150 giorni quest’ultima fase portando il termine dello scavo al 1 aprile 2017 e la fine dei lavori al 2 ottobre 2017; ma è un altro l’aspetto importante. Nell’ultimo cronoprogramma c’è scritto esplicitamente che l’ultima tratta sarà “financé à 100% par l’Italie”. Merci!

Lo scavo in clamoroso ritardo e parte dello scavo totalmente a carico dell’Italia, senza cofinanziamento francese o europeo: le previsioni dei detrattori dell’opera sembrano concretizzarsi una dopo l’altra.

Qualcuno chiederà mai conto a chi dichiarava solennemente che i lavori per l’intero cunicolo esplorativo sarebbero terminati entro il 2015?

Quel cantiere è un pozzo che ingoia soldi che potrebbero essere utilizzati per qualcosa di utile per tutti, non sarà mai troppo tardi per porre fine a questo spreco.

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