lunedì, ottobre 23, 2017
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TAV: ProNatura annuncia un esposto alla Corte dei Conti

TAV: ProNatura annuncia un esposto alla Corte dei Conti

L’associazione ambientalista Pro Natura annuncia di aver presentato alla Corte dei Conti di Torino un esposto sui risultati economici di 9 anni di lavori della Torino-Lione. Ecco il comunicato stampa:

Mario Cavargna, presidente di Pro Natura Piemonte, e Marco Scibona, senatore del Movimento 5 Stelle, hanno presentato alla Corte dei Conti di Torino un esposto sui risultati economici di 9 anni di lavori 2007-2015 di LTF SA – Lyon Turin Ferroviaire – la società che ha avuto il mandato dei governi italiano e francese ad eseguire studi, progetti e prospezioni per il progetto del nuovo tunnel ferroviario ad Alta Velocità tra Italia e Francia.
I risultati nel periodo del programma cofinanziato dall’Unione Europea, tratti dai bilanci di LTF e dai dati forniti direttamente dalla Unione Europea agli esponenti, mostrano che LTF nei 7 anni 2007-2013 del cronoprogramma originario è riuscita ad eseguire ed a spendere solo il 16% di quanto fissato, cioè 338 milioni euro sui 2.091 milioni di euro preventivati. Con la successiva proroga di due anni per il 2014 e 2015, che ha anche ridotto gli obiettivi ormai irraggiungibili, LTF non ha fatto di meglio: nel 2014, ultimo anno per cui si ha un bilancio, invece dei 313 milioni di euro preventivati nel programma ridotto, ne ha spesi solo 44,5 milioni. Alla data del 31 dicembre 2015, secondo un dato provvisorio, ma stimabile con sufficiente precisione, nonostante la proroga, LTF ha speso solo un altro 7% del programma originario, per cui il contributo della Unione Europea di 671 milioni di euro è andato perso per 430 milioni, cioè per circa 2/3.
Gli esponenti chiedono che la Corte dei Conti, alla luce di queste pesantissime inefficienze, accerti l’affidabilità del progetto e del suo management LTF – TELT, prima che il governo, nel prossimo vertice di Venezia, con la firma del protocollo aggiuntivo al trattato del 29 gennaio 2001 si obblighi in una decisione di non ritorno per un impegno che, nelle sue varie voci, presuppone un fabbisogno di 30 miliardi di euro. Un fabbisogno che, man mano che viene stanziato, viene sottratto dalle disponibilità dello Stato a danno di altre necessità anche se i lavori effettivi, sulla base degli andamenti riscontrati in questi 9 anni di lavori preliminari, dovessero durare oltre 60 anni.

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