lunedì, ottobre 23, 2017
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Intervista a Foietta: “Aspetto una risposta da Plano, non da Bussoleno”

Intervista a Foietta: “Aspetto una risposta da Plano, non da Bussoleno”

Per chi avesse ancora dubbi sul ruolo del tavolo governativo presieduto da Foietta è giunto il momento di fare i conti con la realtà. Proponiamo quest’intervista del Commissario Foietta, uomo del partito trasversale degli affari, vecchia volpe della politica italiana.
Per onor di cronaca, checcè ne dica Foietta, i sindaci chiesero un tavolo di confronto con il governo, fu il minsitro Del Rio a tramutare il tavolo tecnico-politico in un tavolo di concertazione (come successe con l’osservatorio Virano) dove dispensare soldi e compensazioni cercando di vendere fumo all’Europa, parlando di dialogo e pacificazione.

Qui in Val Susa, siamo testardi, se crediamo di avere ragione non cambiamo idea, a meno che non ci si convinca che la ragione sta da un’altra parte, ma, abbiate pazienza, gli argomenti fin’ora son stati pochini e di certo non ci hanno ben disposto.
In Val Susa siamo per il dialogo, ma in condizioni eque ed oneste, e lo sai anche tu Foietta.
E’ da vent’anni che dialoghiamo, andando ovunque a far conoscere le ragioni della nostra lotta, ma tutti i politici e i commissari che si son succeduti, guarda un po’, non hanno mai avuto orecchie per noi ma solo la voce grossa per i loro slogan pro-opera e pro-affari loro.
Così caro Foietta evita di darci lezioni di democrazia, per una volta imparala tu la lezione: qui non tutto ha un prezzo, per cui mettiti l’anima in pace che in Valle non cambia il vento.

 

da Valsusaoggi.it

Commissario Foietta, dopo la scelta del Comune di Bussoleno, come farete ad avviare il tavolo di dialogo con i sindaci? 

Sa cosa le dico? Che il mio interlocutore si chiama Sandro Plano e l’Unione dei Comuni. Sono loro che devono dirmi se le cose sono cambiate, e non il Comune di Bussoleno. È il presidente dell’Unione, insieme ai vari Sindaci, ad aver chiesto di aprire un tavolo con il governo, non siamo stati noi  a farlo. È questa la cosa paradossale: prima chiedono una cosa, poi ci ripensano. C’è troppa ambiguità.

Ma il Comune di Bussoleno ha espresso una posizione chiara e vincolante

Io aspetto da Plano una risposta su questo, e se davvero ora è così. Non è il Consiglio Comunale di Bussoleno a dover stabilire le regole del tavolo, ma l’Unione dei Comuni che ne parla con il governo. Il ministro ha assegnato questo compito al sottoscritto e a Plano. E do per scontato che, in realtà, il fronte dei sindaci non sia così omogeneo.

Ma nel nuovo tavolo coi sindaci, si può inserire questo terzo soggetto esterno a parlare di opzione zero, come chiesto da Bussoleno? 

No, non si può fare, perché non è nel mio mandato discutere in questo tavolo se l’opera Tav va fatta o no. Supera le mie competenze e l’incarico che mi è stato dato. Io sono un commissario tecnico, non ho questo potere. L’abbiamo detto da subito: il tavolo coi sindaci serve per migliorare il progetto e discutere dei problemi collegati all’opera. Il tavolo non si fa per decidere se la Tav si fa o no. Quello è già stato stabilito da tempo. E rinunciare alla Tav non è neppure nelle competenze del ministro. È il parlamento a decidere, e l’ha già fatto un sacco di volte, con ratifiche, atti pubblici, ecc. C’è la volontà dello Stato e il sì dell’Unione Europea. Noi siamo stati chiari da subito su questo, e durate la visita del ministro a Torino, nessuno dei sindaci ci aveva posto – come vincolante per il tavolo – la questione dell’opzione zero. I sindaci hanno chiesto di fare un tavolo, noi abbiamo detto sì, ponendo subito le condizioni chiare. E poi c’è un’altra cosa.

Cosa?

Siamo in uno Stato di diritto: la Val Susa non è una libera repubblica.  In un qualsiasi Stato di diritto, le scelte le fanno gli organi proposti, e queste scelte sono state già fatte. Chi lo nomina questo terzo “soggetto esterno”? Con quale legittimità? C’è il governo, ci sono i sindaci. Ci sono delle regole in democrazia.

Cosa sta succedendo tra sindaci e Movimento?

Il problema è tutto all’interno della Valle di Susa. È in atto un gioco di equilibri e di ruoli tra i sindaci e il movimento. Tra chi decide che cosa fare: il messaggio si ieri è stato chiaro. “Cari sindaci, non siete voi a decidere il modello di confronto con il governo, ma decidiamo noi del movimento”. Per arrivare a questo sono state utilizzate anche intimidazioni, con striscioni e scritte sui muri a Bussoleno. Il movimento No Tav non vuole perdere il controllo sulle scelte dei sindaci, ma anche su questo, molte cose sono cambiate rispetto al passato. Occorre capire se i sindaci della Val Susa hanno quindi  uno spazio di autonomia decisionale, essendo rappresentanti delle istituzioni e dei cittadini, o se sono sotto tutela del Movimento No Tav. Non so se tutti gli altri Comuni faranno quella delibera: Bussoleno è da sempre considerato il Comune più caldo sul fronte No Tav, la loro “Stalingrado”.

E quindi?

Penso che quanto avvenuto ieri  sia stato solo un pretesto, perché credo nell’intelligenza delle persone. La delibera di ieri è un pretesto del Movimento No Tav per ribadire che in realtà non si deve fare niente, nessun dialogo. D’altronde si chiama Movimento No Tav, e non “Movimento facciamo meglio la Tav”. Qualsiasi opzione di dialogo viene vista come nemico, come lotta di classe.

Cosa intende dire, riguardo il cambiamento delle scelte dei sindaci? 

Intendo dire che non è necessario diventare amici, perché ora ci si può parlare senza farsi la guerra. I cantieri inizieranno anche in altre zone della Valle. C’è una terza via, che è questa: il dialogo, perché i cantieri ci saranno nei paesi, e i Comuni devono sapere le cose, e ragionare su come gestirli, e per intervenire su eventuali problematiche e proporre dei miglioramenti.

E riguardo l’audizione in parlamento? 

I sindaci hanno i loro canali, li utilizzino. Anche il ministro si è detto favorevole. Facciano domanda alle commissioni parlamentari, non è un problema. Se trovano una maggioranza che mette in discussione la Tav, facciamo delle proposte.

Dopo questa delibera di Bussoleno, cambierà  qualcosa?

No. Io continuerò a dialogare con i sindaci, anche più di uno, in delegazione o gruppi. Perché c’è uno Stato di diritto, la Val Susa non è una libera repubblica autonoma, e le scelte sui progetti le fanno gli organi preposti. La scelta sulla tav è stata già fatta. Ora si tratta di capire come gestire l’opera e i cantieri sul territorio, e migliorarla.

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