venerdì, ottobre 20, 2017
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Un 28 giugno di determinazione e partecipazione

Un 28 giugno di determinazione e partecipazione

C’è un modo empirico per sapere se una manifestazione no tav è andata bene: guardare le facce. Se i volti che riconosci non sono solo quelli che popolano i comitati e le assemblee, se vedi le facce che incontri nelle vie, nelle associazioni e nei bar dei paesi in Valle, allora sì, la manifestazione ha la giusta partecipazione popolare.
E ieri è andata bene, nel fiume di persone partito da Exilles c’era il popolo no tav, composito e compatto. Donne e uomini, famiglie e ragazzi, pensionati e amministratori.

Con la consueta ottusità il prefetto aveva vietato il percorso concordato per il corteo. Perché il diritto di manifestare esiste ancora – per carità! – ma solo dove decidono Lorsignori. Avvicinarsi al cantiere è vietato, praticare i sentieri è vietato, si può solamente percorrere la statale distante centinaia e centinaia di metri dall’ingresso del cantiere TAV. Ma il movimento sa dov’è il cuore del problema e lì vuole andare. Così si è scesi, tutti insieme, sotto un sole cocente verso via dell’Avanà, fino ai blocchi messi dalle forze dell’ordine. Questo il dato più significativo della giornata: migliaia di persone che infrangono i divieti del prefetto, che percorrono quelle strade che vorrebbero vietarci per difendere il cantiere di un’opera inutile.

I giornali raccontano la giornata – per lo più – concentrandosi sulla scaramuccia avvenuta alle reti, condita da grappoli di lacrimogeni.
Un’immagine comoda per i detrattori del movimento.
Una rappresentazione che, di fatto, ignora quel fiume di gente accorso per essere protagonista dell’ennesima giornata di lotta.
Si è voluto cogliere e ingigantire un dettaglio della giornata; un corollario, il teorema è la partecipazione e la determinazione dei no tav che questa volta si è espressa con la volontà di infrangere i divieti, per dimostrare ancora una volta e a moda nostra la contrarietà all’opera e la testardaggine nel difendere la nostra terra.

Il corteo è poi tornato a Chiomonte, da dove e ripartito per tornare al cantiere. E ancora divieti infranti, barriere abbattute, astuto ingresso nella zona del cantiere. Avevamo detto che saremmo andati al cantiere tutti insieme, e così è stato. Con questa partecipazione, con questa determinazione dovranno fare i conti. Tutti quanti. Se qualcuno si illudeva di poter aver a che fare con una Valle pacificata, beh, quell’aspettativa è andati in frantumi.

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