giovedì, dicembre 13, 2018
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Il direttore Calabresi e il polverone del cantiere Tav

Il direttore Calabresi e il polverone del cantiere Tav

“Una gita in montagna non potrà che farmi bene, via dalla città, in mezzo ai boschi; un po’ di aria pulita è ciò che ci vuole”. Deve aver pensato qualcosa del genere Mario Calabresi, direttore de La Stampa, mentre risaliva la Val Susa per andare in visita al cantiere Tav di Chiomonte nel pomeriggio dello scorso venerdì 27 gennaio.

Era stata una settimana complicata per il suo giornale sul fronte Tav. Il giornalista che si era occupato per anni di ciò che accadeva in Valle condannato per diffamazione nei confronti di un no tav e poi la sentenza che assolveva i no tav dall’accusa di terrorismo che esplicitamente contraddiceva ciò che La Stampa aveva ripetuto per mesi.

Ma se il direttore sperava di fuggire dall’aria pesante di Torino per respirare finalmente in mezzo ai monti si è dovuto ricredere: l’aria venerdì pomeriggio in Clarea era tutt’altro che salubre!

Noi abbiamo a disposizioni i valori del particolato pm10 nel cantiere, rilevati da un contaparticelle posto alla Maddalena da LTF, nelle ore in cui il direttore de La Stampa faceva la sua visita (Qui i dati). Tenete conto che per il particolato pm10 il limite per la protezione della salute umana è di 50 µg/m3, limite giornaliero campionato per via gravimetrica. Alle ore 14 del 27 gennaio il contaparticelle rilevava una concentrazione di pm10 pari a 80 µg/m3, alle ore 15 di 95 µg/m3, alle 16 di 68 µg/m3, alle 17 di 118 µg/m3, alle 18 di 76 µg/m3, il valore delle 19 non è disponibile mentre alle 20 era di 99 µg/m3. Niente male considerando che si è in una valle alpina, circondati da una corona mozzafiato di montagne innevate. Ma a mozzare il fiato, più che la vista, è quello che si respira. Concentrazioni come quelle rilevate durante la visita di Calabresi ce le aspetteremmo in una metropoli, non in Val Clarea!

Se possiamo permetterci un consiglio, oltre alla mascherina che alcuni dei presenti alla visita sfoggiavano all’uscita dal tunnel, il direttore Calabresi farebbe bene ad andare a parlare con qualche amministratore o qualche tecnico valsusino, per sentire che aria tira, e non limitarsi alla visita in cantiere scortato dal tuttofare Virano. Ne gioverebbe la salute e la capacità di districarsi in una vicenda, quella del Tav, in cui La Stampa, o meglio alcuni dei suoi giornalisti, non si è dimostrata affatto impeccabile.

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