lunedì, dicembre 11, 2017
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Maxiprocesso #notav, lacrimogeni: che male può fare un documento?

Maxiprocesso #notav, lacrimogeni: che male può fare un documento?

Da Notav.info

Venerdì nuova pagina in aula bunker di una lunga storia che vede la Procura di Torino ed il Ministero degli interni, a braccetto, opporsi in tutti modi all’ingresso nel processo di documenti che possano minare la tenuta dell’accusa.

Si è già detto della assurda, stupefacente, incomprensibile opposizione del ‘pool no tav’ all’ingresso delle carte che provano il legame tra alcune ditte del cantiere di Chiomonte e la ‘ndrangheta (uno dei grandi motivi di opposizione), e addirittura della messa in dubbio che questi legami esistano. D’altronde, il procuratore aggiunto Ausiello, che sperava di diventare capo e invece è rimasto vice, è arrivato anche a smentire le conclusioni delle sue stesse indagini sulla mafia quando si è trattato di toccare l’area TAV. Roba da rimanere sbigottiti, chissà che ne pensano i PM antimafia della Calabria…

 Ma restiamo sui gas lacrimogeni CS.

4357 ne sono stati sparati tra il 27.6.2011 ed il 3.7.2011, una guerra chimica di portata inaudita, di poco inferiori ai 6.000 di Genova G8. Non solo un’enorme quantità, già di per se sproporzionata e quindi illegale, ma anche illegali le modalità di sparo.

Infatti in quei due giorni sono centinaia i tiri diretti contro i manifestanti: decine quelli confermati in aula dai testimoni, diversi quelli immortalati in video e foto.

Si sapeva che lo sparo diretto era vietato, lo avevano già confermato alcuni carabinieri nel processo a Nina e Marianna, e ci voleva poco a capire la pericolosità estrema dell’arma, che spara proiettili metallici di 100 grammi a 270 chilometri all’ora e che può menomare seriamente oltreché uccidere. La sistematicità dello sparo illegale può avere influito sulla psiche dei manifestanti?

Fino ad ora, visto che la Procura si era opposta con tutte le sue forze alle richieste di acquisizione degli imputati (che volevano fossero acquisite circolari interne del Ministero), nessun documento provava l’esistenza di divieti espliciti alle forze di polizia. Nessun documento che dicesse nero su bianco bisogna sparare in un certo modo (gli ormai mitologici 45° di inclinazione, di cui tutti vociferavano) e non in un altro.

Così, mancando pochi giorni all’inizio delle discussioni finali, venerdì le difese hanno provato a depositare nel processo un manuale tecnico operativo realizzato dal Ministero degli interni (trovate il link al documento in fondo) che spiega come vengono utilizzati i reparti speciali, le dotazioni, i divieti, durante le operazioni di OP. E proprio le modalità da seguire per il lancio dei gas lacrimogeni, oltre alle cautele – si, proprio le cautele – che gli agenti di polizia devono avere verso i manifestanti dopo averli esposti al CS.

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E come dicevamo, tanto per cambiare Procura e Ministero degli interni si oppongono al documento. Evidentemente all’accusa non interessa arrivare alla verità del processo, e quindi capire se come e dove le forze dell’ordine abbiano ecceduto e commesso reati, ma giungere alla verità per cui sono i no tav, e solo loro, da biasimare.

La procura perché “non ne capisce la provenienza…”, addirittura vuole sapere dall’avvocato “come se lo è procurato”, contesta che sia un documento pubblico perché non può verificare, perché non c’è una data ecc. ecc. Come se non fosse di provenienza pubblica un documento senza data! L’avvocato le dice: secondo lei è falso? Mi dica che è falso! Mi dia le prove che è falso! E dire che il ‘pool no tav’ della procura ha sempre intorno a se agenti del Ministero degli interni, compresi DIGOS, durante tutte le udienze, come l’altro giorno. Alzare il telefono e controllare al Ministero? No, meglio opporsi a prescindere.

Il Ministero a sua volta si oppone perché dice che tutte le operazioni di Chiomonte del 2011 sono regolate da apposite ordinanze. Non dice, il Ministero, che le ordinanze il Ministero aveva rifiutato di produrle a richiesta degli avvocati, non dice che la Procura si era opposta all’acquisizione, non dice che alla fine, quando il Tribunale si è degnato di ordinarne l’acquisizione…le ordinanze sono arrivate tutte omissate e segretate, inutili. Nemmeno, il Ministero, ricorda che per dichiarazione di uno dei più importanti agenti operativi quei giorni, il Dr. Scarpello ex-DIGOS Torino, non venne fatto nessun briefing sull’uso delle armi lacrimogene.

Era quindi una questione di principio quella dell’ultima udienza: vedere sino a che punto la Procura avrebbe fatto muro contro l’acquisizione di un documento redatto dallo Stato, con tanto di marchi e simboli del Ministero degli interni.

E allora eccolo qui: con tutte le sue belle indicazioni di provenienza e certificazione: atti provenienti dall’Indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del vertice G8 tenutosi a Genova, Comitato Paritetico Camera-Senato, prodotti nel procedimento 13024/01 RGNR Tribunale penale di Genova, definito con sentenza passata in giudicato.

Vediamo qualche cosa di interessante dal manuale per quanto riguarda i gas CS.

1) La polizia deve soccorrere i manifestanti colpiti dai CS. 

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2) E’ vietato sparare diretto e sparare con inclinazioni inferiori a 45°.

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Divieti corredati di disegnino: è chiaro che sparare direttamente contro le persone è vietato dalle circolari del datore di lavoro

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Ingrandimento:

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Vedremo adesso cosa replicherà la procura di Torino…

Qui il documento completo.

E qui un esempio di cosa significhino 45 gradi in Val Susa:

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