lunedì, ottobre 23, 2017
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Ripreso il processo del “compressore”. LTF si nasconde

Ripreso il processo del “compressore”. LTF si nasconde

da TG ValleSusa

di Gabriella Tittonel.

“Il Giudice non decide niente, decidiamo noi” – questo affermato da alcuni esponenti del Servizio investigativo al gruppo di persone che chiedevano, dentro e fuori l’aula bunker, di poter entrare in aula fino a sessanta presenze,fuori3 così come da accordi presi in precedenza. Affermazione che ha suscitato rumorose proteste, scemate con la soddisfazione della richiesta. Così si è aperta oggi, dopo la pausa estiva, l’udienza ormai nota come “del compressore”, udienza partita a ritmo ridotto, dovuto in parte proprio dal riprendere un dibattimento che vede a tutt’oggi in prigione, dal 16 dicembre dello scorso anno quattro ragazzi e dal 10 luglio scorso, per gli stessi fatti, altri tre.

Con un po’ di nervosismo iniziale e con l’assenza, dovuta a un incidente avvenuto sulla Torino-Milano, fino alle ore 11 di due avvocati della difesa, Pelazza e Losco, è iniziato il processo, che ha visto la deposizione di tre teste, di Strapanzano Fabrizio, della Polizia Scientifica della Questura di Torino, che ha relazionato sui rilievi effettuati sui reperti trovati nella mattinata del 14 fuori2maggio 2013, di Muffo Paolo, Digos della Questura di Torino, che si è occupato della trascrizione delle intercettazioni telefoniche, redatte il 30 maggio 2013 e Luigi La Sala, consulente balistico della Procura.

Minuziose le descrizioni dei reperti ritrovati, la descrizione dello scenario in cui si sono fotografati e poi prelevati, lavoro minuzioso che ha sofferto in seguito del passaggio da una mappa a una formattazione in pdf e che lascia alcuni interrogativi ancora tutti da chiarire. Con qualche curiosità, una di queste non soddisfatta, della domanda dell’Avv. della difesa Novaro che verteva sul numero rilevato di bottiglie inesplose e di colli di bottiglie utilizzate.

E inquietante, per coloro che non ne sono a conoscenza, la relazione sulle intercettazioni telefoniche, un vero e proprio oreccfuorihio sempre vigile, pronto ad utilizzare informazioni, chiaramente non esaustive e facilmente riutilizzabili con significati diversi. In questo senso va la perplessità avanzata dall’Avvocato Losco che ha chiesto di poter contare su una perizia sulle intercettazioni da parte di un consulente informatico che sia esperto di riconoscimento della voce, cosa questa non ancora avvenuta. Nella prossima udienza dovrebbe essere affrontata la questione.

Mentre si è fatta chiarezza sulle qualità degli artifici utilizzati. Anche oggi sono stati presenti alcuni spezzoni di filmati e alcune fotografie. Su un cantiere del quale si parla molto, ma che è, questa è l’impressione che se ne coglie, conosciuto da pochi. Col rischio di trasformare un luogo concreto in un luogo dell’immaginario, una sorta di set cinematografico. Sul quale i giurati dovranno dichiararsi. E del quale pare sia certamente più importante l’aspetto degli affari piuttosto che quello delle relazioni umane e dell’ascolto.striscione2

Con il termine dell’udienza, con i saluti da parte dei famigliari e degli amici ai quattro imputati, la questione del processo, dei processi su quest’opera, si è spostato altrove, in piazzetta Nizza, sempre a Torino, per condividere con la gente comune della città una situazione altrimenti “patrimonio” delle parti interessate e degli organi di informazione e per tenere, nel pomeriggio un’assemblea. In aula si ritorna mercoledì 24 settembre.

G.T. 18.09.14

di Fabrizio Salmoni

Dopo l’udienza in aula bunker per il processo ai quattro ragazzi detenuti per l’assalto al cantiere del 14 Maggio 2013, una cinquantina di dimostranti si sono trasferiti in piazza Nizza per manifestare contro Ltf, la società che sta effettuando lo scavo del tunnel geognostico di Chiomonte. Una manifestazione annunciata che non si prevedeva fosse particolarmente minacciosa o pericolosa..

I dimostranti si sistemavano con gazebo e bandiere di fronte alla sede torinese di piazza Nizza per scoprire che gli uffici non sono più segnalati:. niente più targa della società sulla pubblica via, solo paradossalmente un cordone di polizia di fronte a quello che era l’ingresso agli uffici. Sorpresi i manifestanti come i giornalisti al seguito. I Digos fingevano di essere all’oscuro  (“Ma sul serio? Anche noi pensavamo…). Un controllo telefonico della nostra redazione per sapere se la sede era stata trasferita e dove, otteneva la risposta che l’informazione non era disponibile (per il TG Vallesusa) “per ragioni di sicurezza perché c’è una manifestazione in corso…”. Una risposta che dava adito al sospetto che si trovassero ben sul posto, nascosti dietro le persiane. Sul sito ufficiale niente più indirizzo italiano, solo quello francese. Invece un ulteriore controllo rivelava che la sede è stata spostata a Giugno scorso in via Borsellino nei pressi del Tribunale, dove i manifestanti si sono a loro volta trasferiti,  preceduti a spron battuto dalla Digos che aveva improvvisamente scoperto il nuovo indirizzo.  Un segreto quasi di Pulcinella per una società semipubblica che evidentemente pensa di avere molto da temere, che vive la propria missione in un’atmosfera di tensione e semiclandestinità malgrado la protezione di polizia e per cui la trasparenza è evidentemente un concetto estraneo. (F.S. 18.09.2014)

 

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