lunedì, dicembre 11, 2017
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Sentenza del processo ad Andrea, Claudio, Giobbe. Robe da matti.

Sentenza del processo ad Andrea, Claudio, Giobbe. Robe da matti.

Ieri è stata pronunciata la sentenza del processo per una “colazione” al cancello della centrale di Chiomonte in cui erano coinvolti Andrea, Claudio e Giobbe.
La sentenza condanna Andrea a 1 anno e 7 mesi, Giobbe a 2 anni e 5 mesi e Claudio a 4 mesi, revocato l’obbligo di firma per Andrea. L’ennesima sentenza gonfiata.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza ai tre ragazzi che, come molti altri no tav, stanno scontando sulla loro pelle le angherie della procura torinese.
Anche questa volta i PM con l’elmetto, Padalino e Rinaudo, hanno ipotizzato reati assurdi:  sequestro di persona (!), resistenza a pubblico ufficiale, tentata rapina (!), minacce, ingiurie e violenza privata. La richiesta delle pene altissima: rispettivamente 4 anni, e 3 anni e 8 mesi.

Ci pare di ritrovare un filo conduttore nel comportamento della procura torinese, forse un piano ben preciso.
Schermata 2014-05-30 alle 16.21.17Vengono presi fatti banali, episodi a “bassa intensità” e ci si costruiscono sopra, con l’aiuto del solito giornalismo, storie esagerate e ricostruzioni che facilitano la richiesta di pene pesanti ipotizzando reati abnormi.

Una colazione ai cancelli della centrale di Chiomonte, una delle azioni messe in campo dal movimento no tav per impedire o rallentare, interponendo la propria persona, il passaggio dei mezzi d’opera diretti al cantiere e alla devastazione della Clarea.
In questo contesto, una mattina come tante viene bloccato un mezzo diretto al cantiere, ma oltre all’operaio viene anche bloccato un estraneo con una macchina fotografica, ne nasce un diverbio, una discussione, quell’uomo si scopre essere un poliziotto in borghese  (con tanto di pistola in tasca) giunto per fotografare l’abuso edilizio del presidio Gravella.

La ricostruzione di quell’episodio fatta dalla procura è a dir poco sperticata, basti leggere le opposizioni portate dalla difesa, ma, come detto, non è un caso, c’è una volontà ben precisa, un uso spregiudicato della giustizia a fini politici, volta a perseguire non il reato ma le persone, nella fattispecie i no tav. E allora una discussione diventa sequestro di persona così come il danneggiamento di un compressore diviene terrorismo.
Continua pertanto a sembrarci preoccupante questo atteggiamento poiché, se anche un blocco, una protesta in cui non è stato torto un capello a nessuno, viene utilizzato per colpire chi dissente in modo pesante cercando di impaurire e terrorizzare, si va a minare profondamente il diritto stesso di opporsi alle ingiustizie, alle speculazioni delle lobby, cioè si mette in gioco ancora una volta la libertà di tutti.

Lo abbiamo dimostrato il 10 maggio a Torino, in tanti, questo atteggiamento repressivo non piega il movimento e non isola, nè lascia indietro nessuno!

LIBERI DI RESISTERE!

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